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Estate
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Titolo: Estate
Autore: Tecla
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Racconto n° 4057
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I crepuscoli di polvere danzavano nel raggio di sole che filtrava attraverso le gelosie.
Quella mattina Dora aveva dovuto svegliarsi alle 7, era il primo giorno di scuola dopo le vacanze estive e lei aveva voglia di tornare tra i banchi , rivedere le sue compagne,le stesse dell'anno prima, tranne Sofia che aveva dovuto seguire sua mamma a Milano nella casa dei nonni.

Dora tornò ad osservare il raggio di sole ma la voce di sua madre la riportò al presente e lei decise di alzarsi. La divisa della scuola era come sempre piegata in ordine sulla cassapanca al fondo del letto.
La indossò assaporando l'odore di sapone misto a quello della sua pelle cotta dal sole. Scese a fare colazione assieme alla nonna ed al fratellino poi uscì affrettandosi per non perdere lo scuolabus.

Arrivata in classe aveva trovato ad attenderla il suo solito banco con la formica sbeccata accanto alla finestra. Quante volte guardando fuori aveva immaginato di trovarsi altrove.. ed infatti dopo solo 2 ore di lezione lei era lì con il mento sul palmo della mano e la matita tra i denti,lo sguardo perso tra le foglie del castagno in cortile. Pensava a quella strana estate appena passata.

Erano partiti come ogni anno con la macchina del padre stipata di bagagli e risate per le prese in giro di lui verso le innumerevoli borse di sua madre che all'ultimo pareva sempre avere dimenticato qualcosa di fondamentale.
Dora aveva osservato il paesaggio mutare fino allo svincolo di Genova dove finalmente aveva rivisto il mare splendere nella luce del tardo pomeriggio.
La famiglia Brusa era già arrivata e la finestra della stanza di Cecilia era aperta. Dora vedeva le tende muoversi appena e si avviò scavalcando la bassa recinzione che delimitava le due proprietà entrando nella stanza per abbracciare di slancio l'amica che stava seduta in mezzo al letto laccandosi le unghie dei piedi con uno smalto rosa pallido.

Passarono il resto del tempo aggiornandosi sulle loro avventure e ridendo di quella che fino a poco tempo prima era stata la 'vergogna' di entrambe. Cecilia però aveva delle novità.. lei l'aveva fatto, Dora pensò che nulla nella sua persona , nel suo sguardo era cambiato e che se Cecilia non glielo avesse detto lei non lo avrebbe di sicuro indovinato.

I giorni di mare scorrevano pigri tra bagni salati e olio di cocco, i ritmi scanditi da anni di abitudine e confidenza verso quei luoghi ormai esplorati e scoperti.
Nel primo pomeriggio Dora aveva chiesto a Cecilia di raccontarle di nuovo quello che era successo quell' inverno .
Era stato tutto molto dolce, l'aveva spogliata baciandola sul viso e con le sue mani delicate l'aveva accarezzata a lungo poi c'erano stati i baci e quel momento imbarazzante mentre in un angolo della stanza indossava quello che lui stesso aveva definito ' la nostra assicurazione contro gli imprevisti '
Dora ascoltava e pensava che la realtà non era mai all'altezza della fantasia.
Disse a Cecilia che doveva rientrare e le promise che si sarebbero incontrate più tardi in spiaggia.

Ora si osservava davanti allo specchio della sua stanza nel costume rosso che avevano acquistato insieme quella mattina al mercato di Rapallo e che le donava particolarmente.
Notò con piacere l'assenza dell'odiato segno bianco del reggiseno e ora la sua schiena appariva scura e compatta dal collo fino al bordo delle mutandine.
Pensava ai momenti che Cecilia doveva aver vissuto e immaginò di vedere riflesse mani che le accarezzavano i capelli ed il viso.
Chiuse gli occhi concentrandosi sulla sensazione di calore che saliva dalle gambe allo stomaco. Le mani sconosciute scesero verso il seno che sembrava coperto da mille bocche smaniose di essere baciate e sentì i capezzoli diventare duri,un brivido salì lungo la spina dorsale e le sue ginocchia si schiusero per poi ricongiungersi seguendo un movimento istintivo che non riusciva a controllare.
Le dita si infilarono sotto l' elastico del costume abbassandolo fino sui fianchi, avvertiva un calore in mezzo alle gambe, si sentiva umida e in qualche modo aperta fino all'ombelico, sembrava che mancasse qualcosa che riempisse quel 'vuoto'
Le mani correvano dal suo ventre verso l'interno delle cosce che si aprivano come per facilitarne la discesa. Sentiva l'odore del suo sesso e le pareva che una piccola goccia di umore le scorresse verso il ginocchio.
Ora le dita compivano dei lenti cerchi poco più in basso del monte di venere e si spostavano più giù verso la sua apertura per seguirne il bordo e tornavano nuovamente sul suo clitoride che ormai era gonfio e pulsante. Dora teneva la testa indietro i gomiti appoggiati sul letto e le gambe larghe e ripiegate con i piedi che quasi si toccavano ed era talmente protesa che pensava non sarebbe più riuscita ad assumere una posizione normale.
Poi sentì le sue labbra. Succhiavano là dove prima le dita toccavano, succhiavano e leccavano , la punta della lingua insisteva e premeva mentre Dora si sollevava verso quella bocca per farsi inghiottire ancora e ancora.
Voleva urlare ma aveva paura di interrompere quel ritmo serrato che la stava portando,lo sapeva,verso l'orgasmo. Infatti venne,sentì i suoi muscoli stringersi sulle dita che ancora la penetravano per poi rilassarsi.
Nella penombra della sua stanza sentì il rumore ovattato dei passi che si allontanavano e pensò 'Grazie Cecilia'.