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Il faro
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Titolo:
Il faro |
Autore:
Emma |
Contatto:
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Racconto
n° 408 |
Altri
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Sì, proprio un faro, un autentico faro antico su un'isola greca dell'Egeo. Cercavamo un posto dove andare in vacanza e, invece dell'albergo o di qualche casa in affitto, abbiamo trovato questa opportunità strana. All'estremità di un'isola, col mare che lambisce le rocce della base, raggiungibile solo in barca o in un quarto d'ora a piedi dal paese. Altissimo, solido, con le pareti di pietra spessissime, dipinto in alto a grandi fasce bianche e rosse. Soggiorno e cucina al piano terreno. Una ripidissima scricchiolante scala a chiocciola in legno e, una sopra l'altra, quattro camere ciascuna col suo bagnetto. In cima una piattaforma rotonda con una larga balaustra attorno e al centro la vecchia monumentale lampada in ottone e vetro ormai in disuso, circondata alla base una annosa panca circolare di granito. Il panorama, naturalmente, è da cartolina, col mare dappertutto e infinite isole e isolette tutto attorno. Eccezionale, originale, romanticissimo e perfetto per noi. Si parte in una allegra comitiva di amici e, quasi a sera, si è a destinazione e si prende possesso del faro. A me e ad Antonio tocca la camera più in alto. Gli altri si sistemano sotto. Siamo giusto in otto e la sistemazione è perfetta. Tuffo all'imbrunire, per inaugurare la vacanza. Passeggiata fino in paese. Cena gustosissima e quasi regalata, gelato ad un bar e ritorno, già al buio, per la mulattiera sassosa. Poi tutti a letto: c'è da inaugurare anche quello. Nonostante la giornataccia stanchissima tra aeroporti, traghetti e menate varie, Antonio è in piena forma e riusciamo a fare l'amore come non ci succede da un po'. Sarà l'aria di mare che entra dalla finestrucola spalancata proprio a fianco del letto? Sarà la magia delle antiche pietre? Sarà la luna che stampa la sua luce sulle lastre ruvide del pavimento, e illumina la stanza come una magica e romantica abat-jour? Sarà il silenzio incredibile, col frinire dei grilli e lo sciabordare delle onde? Sarà che siamo finalmente in vacanza? Sarà anche l'idea degli altri sei, che, proprio sotto di noi, si staranno abbracciando nudi nei loro letti e si staranno facendo coccole appassionate quanto lo sono le nostre. Fatto sta che viviamo il nostro momento di grazia scopereccia e ci diamo dentro fino a notte fonda. Poi però diventa difficile dormire. Sarà il silenzio? Sarà lo sciabordio del mare? Saranno la camera ed il lettone inconsueti? E sarà anche che fa caldo e le lenzuola sono appiccicaticce del nostro sudore. Insomma, non riusciamo a dormire e così recuperiamo qualcosa da metterci addosso (a me bastano un paio di mutande e la maglietta di Antonio; a lui bastano le mutande soltanto) e saliamo alla piattaforma dell'ultimo piano a fumarci una sigaretta e a guardare luna e stelle. E' piacevole il legno rugoso della scala sotto i piedi nudi, così come poi è piacevole il tepore delle pietre del terrazzo e, sotto al sedere, della panca circolare che circonda la lanterna. La luna piena illumina tutto con una luce magica. Si vedono anche isole lontanissime, qui e là punteggiate solo dalle poche lucine dei villaggi. Si vedono altre luci di barche in navigazione. Si vedono gli spruzzi bianchi del mare contro gli scogli. E soprattutto si apprezzano il silenzio e la pace. Tutto dorme e, anche sotto di noi, persino gli altri nostri amici, evidentemente, hanno finito le loro sgroppate accoppiatorie e dormono il sonno dei giusti. Inevitabile prenderci per mano, abbracciarci, ed inevitabile anche baciarci. Non con la foga di chi ha la necessità di accoppiarsi e godere, ma con la dolcezza ed il languore di chi è già sazio e aspira solo a dolci, innocue coccole romantiche. Sì, dolci coccole romantiche, ma mica poi tanto innocue. Perché, a forza di abbracci e baci, finiamo coll'eccitarci di nuovo. Tanto più che Antonio non si limita a casti baci e ad abbracci fraterni. Gli è tornato duro, lo ha tirato fuori dall'elastico delle mutande e me lo struscia contro il pancino o, meglio ancora, mentre mi bacia il collo, contro il sedere. Poi si mette a trafficare con la mia maglietta, fino a sfilarmela. Io non riesco a non eccitarmi quando ho le tette nude e abbraccio un uomo ugualmente quasi nudo. Finisco col riaccendermi tutta e col pensare che forse la serata non è mica finita e un'altra ripassatina potremmo anche darcela. Anche Antonio deve pensarla allo stesso modo, perché mi entra con la mani dentro le mutande e esplora deciso. Visto che le sue mutande sono ormai scese a mezza coscia, se le toglie del tutto e cerca di sfilarle anche a me. "Ma sei matto? E se si sveglia qualcuno e viene su?" "Ma chi vuoi che si svegli! E poi li sentiremmo arrivare." In effetti, il silenzio sotto di noi è completo e ormai deve essere molto tardi. Mi lascio convincere e anche le mie mutande finiscono ammucchiate alle sue e alla maglietta, su sedile di pietra. Abbracciati in cima la faro, siamo i padroni della notte, siamo i padroni del mare. Siamo due semidei greci, nudi come i semidei greci, appassionati come dovevano esserlo Elena e Paride, anche loro nudi e abbracciati nella notte in cima ad una torre dell'antica Troia. Andiamo avanti un bel po' a cullarci nel nostro sogno ellenico ed erotico, meditando nel frattempo anche se sia meglio ingropparci direttamente lì, al cospetto della notte stellata e della vergine luna, o scendere al più morbido lettone del piano di sotto. Quando ci riporta alla realtà il cigolio di una porta. Ci stacchiamo allarmati e pronti a rivestirci, ma il cigolio per fortuna è lontano, laggiù in basso. Ci sporgiamo dalla balaustra (bella la sensazione delle tette nude sul granito ruvido e tiepido) e vediamo che qualcuno è uscito dalla porticina del faro e sta andando verso gli scogli. E' Silvia, impossibile non riconoscere la sua lunga criniera bionda. E con lei c'è Sandro. Lei in maglietta bianca e lunghe gambe scoperte. Lui si direbbe solo con le mutande, o forse con un costume da bagno. Vanno sul limite degli scogli, tenendosi per mano. Evidentemente anche loro non riescono a prendere sonno. Siamo troppo in alto e troppo nascosti dal parapetto perché ci vedano: inutile allarmarsi troppo per il fatto di essere del tutto biotti. Noi, invece, al chiar di luna, possiamo vederli benissimo. Sul limite degli scogli, guardano il mare che si infrange ai loro piedi, poi si abbracciano e si baciano. Cazzo! Finisce che, se stiamo zitti e non ci facciamo vedere, assistiamo a qualche scena da film a luci rosse. Magari anche loro si svestono e si mettono a scopare all'aperto. Certo che però anche noi due in cima la faro siamo da luci rosse. Io chinata con le tette contro la balaustra e Antonio dietro di me, abbracciato come un polpo, a strusciarsi l'uccello contro il mio sedere e con una mano tra le cosce a sgrillettarmi piano la passerina. Ma Silvia e Sandro, con nostra gran delusione, non vanno al di là di qualche casta limonata al cospetto del mare notturno. Poi tornano verso il faro, si siedono su un gradino di pietra, dandoci la schiena, la testa di lei sulla sua spalla, e si mettono a parlare sottovoce. Troppo in basso per capire cosa dicono. Addio all'idea degli amici spiati a trombare appassionatamente sotto le stelle. Siamo quasi delusi. E in più anche la mia ispirazione scopereccia è svanita. Ho voglia di rivestirmi e di andare a dormire. Antonio continua ad averlo duro, ma anche lui si vede che ormai è preso da altri pensieri. Poi però succede il fattaccio. Antonio trova un frammento di intonaco della balaustra e lo lancia giù a tintinnare sulle pietre alle spalle dei nostri amici. Si guardano in giro, non vedono nessuno. Non si sognano neppure di guardare in alto. Altro sassolino dopo qualche minuto e stessa scena, finché uno psittt sussurrato da Antonio li fa guardare in su e non ci vedono. Un cenno con le mani, un saluto sottovoce. E quindi Antonio che, con mia gran sorpresa, li invita a salire, che qui è più fresco e si sta meglio e si vede il panorama. Silvia e Sandro annuiscono, si alzano, infilano la porticina del faro e si avviano su. Ci metteranno un bel po' a salire tutti quei gradini, ma io, senza nulla addosso, sono subito nel panico più completo. Mi precipito verso i nostri straccetti abbandonati sulla panca per rimettermi velocemente qualcosa addosso, ma Antonio è più svolto di me. Mi precede, se ne impossessa e li lancia giù. Tutto lancia giù: le mie mutande, la maglietta e anche le sue mutande. "Ma sei scemo???!!! E adesso!!!" Sono fuori di me e cerco perfino di colpirlo con un ceffone, ma lui mi intercetta la mano, para il colpo, mi costringe a una mezza rotazione, mi abbraccia da dietro, mi immobilizza i polsi, mi bacia sul collo e mi sussurra con gran calma. "Tranquilla, Emma. Senza vestiti siamo fighissimi. E rilassati, ... che siamo in vacanza."
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