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Addio, amore mio.
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Titolo: Addio, amore mio.
Autore: Angelica
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Racconto n° 4080
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Nella vita tutto ha un inizio e una fine. Persino la rosa più profumata e dai colori più intensi appassisce. Come appassiscono le storie d'amore, persino quelle che sembrano nate per durare per sempre.

No, non è facile gestire il distacco, sapere che chi ti stringeva tra le braccia non lo farà più, pensare che quando la voglia ti stordisce da dentro e non vorresti altri che lui a riempirti il cuore e la carne, lui non ci sarà più. Ha scelto così, i motivi non contano. Come non contano le lacrime che spendo e che servono solo a farmi più male.

Che senso hanno i ricordi? Che senso ha che io continui a farmi più male ripensando alle sue parole, alla prima volta che sono stata sua, a quando mi ha detto - sei bellissima - e a me, che non l'aveva mai detto nessuno, è sembrato il dono più grande che la vita mi avesse mai fatto? Che senso ha pensare a quante volte ho sognato che sarei davvero stata sua per sempre, anche se non l'unica, anche se non la prima o la preferita. Perchè non sono la legittima: sono - l'altra - , la donnaccia, l'amante. Non ho valore, non mi è permesso soffrire. Anzi, è bene che soffra e che venga cacciata da quell'angolino di cuore che era diventata la mia cuccia, il luogo in cui sentirmi protetta e grata per una sua carezza una volta ogni tanto.

Non avrei mai voluto amarlo: era iniziato tutto per gioco. Un gioco fatto di parole che poi sono diventate carne e sudore, voglia e passione, tremito e attesa. Quasi una sfida per una donna cui gli anni si appiccicavano addosso senza che uno sguardo maschile la sfiorasse nemmeno per sbaglio.

No, non avrei voluto amarlo, ma se pure è capitato non gli ho mai chiesto nulla di più, grata alla vita per ciò che mi dava, per ciò che nessun altro uomo mi ha mai dato.

Ora è finita, lo sento, anche se lui temporeggia per darmi il tempo di abituarmi all'evento. - Continueremo a sentirci - mi dice. No, troppi anni ho vissuto sentendomi l'amica del cuore di uomini che mi volevano accanto, ma non così tanto da aprirmi le gambe e spingersi a fondo nell'anima pulsante che liquida cola.

Non so se sia vero che lei l'ha scoperto oppure se sia soltanto un modo per non dirmi diretto che di donne più belle ce ne sono a bizzeffe. E tra queste quasi tutte sono molto più brave di me, che a letto valgo meno di niente.

E' vero, ho cercato di trasformarmi in puttana, facendomi forza per entrare dove chi acquista è perché o batte la sera o ha una gran voglia di sesso. Calze a rete, lingerie, reggicalze, completini che indossati mi facevan sentire una troia, un animale assetato di cazzo... gli piaceva così e a me piaceva far qualcosa di eccitante per lui. Ora, mentre apro il cassetto e guardo con il cuore che impazza tutti quegli indumenti che, ad uno ad uno, mi portan con la mente a momenti che sanno d'amore, sento quanto dovessi apparire ridicola così abbigliata. Li tolgo dal cassetto e, con delicatezza, ne annuso l'odore come se il detersivo potesse non aver avuto ragione del suo liquido caldo.

Non voglio soffrire per lui, perché lui è stato ciò che di più bello mi abbia mai regalato la vita. E io gliene sarà sempre grata. Ma non voglio neppure vivere di ricordi. Ero sola prima di incontrarlo, sarò nuovamente sola... custodendo nel cuore il ricordo del suo abbraccio.

Si è trattato di un sogno, uno splendido sogno che mi ha regalato uno scampolo di sorriso in una vita di buio. Ma ormai è giunta la sera. Le tenebre si stanno imponendo, il gelo entra nelle mie vene e ne scaccia il calore.

Che tu sia sereno, amore mio. Grazie di avermi tenuta per mano.