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Il regalo
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Titolo: Il regalo
Autore: Hely
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Racconto n° 4087
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Lui era riuscito a sedurla, a entrarle dentro, così profondamente, al punto che lei gli avrebbe concesso tutto.
Lei era riuscita ad affascinarlo, a conturbarlo, così tanto, al punto che lui le avrebbe chiesto tutto.
Con estrema naturalezza, un'incredibile intesa si era immediatamente creata fra loro, e lentamente cresceva, giorno dopo giorno, facendoli vivere in uno stato di sensualità costante, di desiderio continuo. Una piacevole ansia, che fa stare sui carboni ardenti, camminare a tre metri dal suolo, con il pensiero fisso, la testa fra le nuvole e il corpo sempre in fibrillazione.
L'unico sistema di comunicazione era la posta elettronica. Dieci o più e-mail durante il giorno, per parlarsi, confidarsi, denudarsi, offrirsi, l'uno all'altra incondizionatamente.
Li coinvolgeva lo stesso modo di concepire l'universo erotico attraverso i desideri, i sogni, le fantasie condivise, e quella voglia di darsi in una maniera diversa, giocosa e intrigante.
Lei, così limpida, disponibile, mai esausta di inondarlo di se stessa.
Lui, così misterioso, inaccessibile, mai sazio della sua conoscenza.
Lei, che non sapeva quasi nulla di lui.
Lui, che al contrario sapeva quasi tutto di lei.
Si era donata tutta, mente, corpo e anima, e ora lui conosceva le sue fantasie più trasgressive, i suoi desideri più nascosti. Conosceva tutti i suoi pensieri, anche quelli più intimi, che a volte sono inconfessabili persino a se stessi.
Conosceva il suo corpo, tutto, attraverso le foto.
Lei si era divertita ed eccitata a mandargli i suoi - pezzi di me - , per comporre l'appetibile puzzle.
Ogni giorno gli mandava un particolare del suo fisico, ben sapendo l'effetto che in lui avrebbe suscitato. Prima gli aveva donato la mente e poi il corpo. Sapeva che entrambi, insieme, sarebbero stati una miscela esplosiva per provocarlo, catturarlo e coinvolgerlo.

- Muoio dalla voglia di toccare quel meraviglioso involucro, fatto di cosce, fianchi, seni, spalle, labbra, pelle, che custodisce quello stupendo cervello che hai, - le scrisse - ma nonostante la voglia e il desiderio di sfiorarti, di guardarti negli occhi, di sentirti gemere, mi stuzzica l'idea di prolungare questa tensione fino all'inverosimile. Vorrei incontrarti al buio, senza vedere, per accarezzarti, sentirti e odorarti, con il tatto, l'udito e l'olfatto spinti al massimo. Assaporarti e gustare ogni angolo della tua pelle, ogni profondità. -
Leggendo quelle parole, un brivido le correva lungo la schiena e non voleva altro che offrirgli tutta se stessa, pronta a esaudire ogni suo desiderio.
Un giorno lui le scrisse: - Mi hai fatto tantissimi regali e meriti di essere ricambiata. La prossima settimana avrai il mio. Spero ti sia di gradimento, come io ho gradito i tuoi. Voglio regalarti un massaggio rilassante. Un'oretta di distensione a domicilio che farebbe una persona di mia fiducia. Un uomo che credo ti piacerà. -
Lei rispose: - Farò tutto quello che vorrai. A te che sai darmi incredibili emozioni, non posso e non voglio dire di no. Accetterò tutti i tuoi regali senza riserve. Mi fido di te. Sono nelle tue mani. -
Lui continuò: - Ci sono delle regole e le faccio io. Se per qualsiasi motivo non vuoi che si proceda, gli dirai tranquillamente che può bastare così. Egli capirà e si fermerà senza alcun problema.
Il massaggio avverrà sul tuo letto. Non cambiare le lenzuola, non fare la doccia, puoi lavare solo le parti intime. Ci sono delle restrizioni, ma non mi va di dirtele. Dovrai scoprirlo tu se vorrai. Questa è una sorpresa, fa parte del mistero e del gioco. Nella peggiore delle ipotesi, il regalo si rivelerà solo un massaggio rilassante, nella migliore, dovrai scoprirlo tu. Una richiesta da parte mia: dovrai farmi sapere quanto hai sperimentato, quanto hai desiderato, quanto hai sentito. Tutto, emozioni e sensazioni. Se tu non ti opporrai lui andrà fino al termine, fino al limite del percorso che gli è stato consentito. Così comprenderai quali restrizioni ha avuto. Non ci saranno altri appuntamenti. Questa sarà la prima e ultima volta. Mi piace l'idea che ci sia qualcuno che si prenda cura di te, che ti passi le mani addosso, che ti senta. Spero che piaccia anche a te il fatto di essere toccata da un uomo che ti è spedito a casa, di cui non conosci nulla, ma sapendo che puoi fidarti ciecamente. Da lui saprò come sei, che pelle hai, il tuo profumo, come ti muovi, che fai, che sensazioni provochi. E muoio dalla voglia di saperlo... -

Era tutto stabilito. L'incontro sarebbe avvenuto il primo martedì del mese entrante. Esattamente dopo una settimana. La comunicazione tra loro si ridusse. Lui voleva lasciarla sola per farle vivere quest'attesa con una sorta di mistero, timore, ansia, euforia. E difatti così fu.
Per tutta la settimana non ebbe che quel pensiero nella testa. Lasciarsi toccare da un uomo sconosciuto ma amico di lui, la intrigava. Un massaggio rilassante, ma fino a che punto? Quali erano i limiti imposti? Che cosa e quanto l'altro conosceva di loro?
Sapere che tramite quella persona, lui avrebbe conosciuto altro di lei, la emozionava. Avrebbe scoperto dove abitava, vissuto la sua casa, visto le sue cose, percepito i suoi gusti, e fatta amicizia con il suo adorabile gatto.
Lentamente e sempre di più, tessera dopo tessera, il meraviglioso e intrigante mosaico si sarebbe composto e lui l'avrebbe ammirato in tutte le sue sfaccettature.
Il giorno prima del fatidico appuntamento aveva sistemato la casa, voleva che tutto fosse in ordine.
La sera si era addormentata tardi. Era agitata. Non riusciva a contenere l'adrenalina che saliva a ritmi veloci lasciandola sospesa in un vortice di sensazioni senza fine.
Martedì mattina, alle 11.00 in punto, il campanello suonò.
Aprì la porta con il cuore che le batteva forte in petto.
Un uomo sui quarantacinque anni, di bell'aspetto le sorrise. Immediatamente si stabilì un clima cordiale, sconosciuti ma complici, uniti da un filo, le cui estremità erano saldamente tenute dal mandatario e organizzatore di tutta la situazione.
Egli si mise subito a suo agio, tolse la camicia, indossò una maglietta, si lavò le mani e la invitò a sdraiarsi sul letto, di schiena, senza togliersi il babydoll. Lei aveva indosso anche il perizoma, ma non il reggiseno.
Cominciò a massaggiarle le spalle e la nuca dicendole che in questo modo iniziava a prendere confidenza con la sua pelle. Estrasse poi dalla borsa un panetto di burro/olio per massaggi all'aroma di Ylang-Ylang, patchouli e agrumi, che rapidamente diffuse il suo profumo inebriante nella stanza. Massaggiava abilmente le gambe e le cosce. Abbandonata a quelle magnifiche coccole, era tranquilla e rilassata. Al momento la percezione era di un trattamento classico, e si chiedeva se tale fosse rimasto, o se e quando avrebbe preso un'altra piega.
L'attesa cominciava a stimolarla. Le fece togliere il babydoll e seguitò a massaggiarla.
L'odore del burro/olio si faceva sempre più inteso e favoriva l'espandersi dell'eccitazione.
Ora le mani si posavano sui glutei. La pressione era delicata ma allo stesso tempo audace e il respiro di lei iniziava a farsi affannoso. Ogni volta che le mani spingevano le natiche verso l'alto, sentiva la sua fica, già abbondantemente bagnata, aprirsi, e il piacere irradiarsi a tutto il corpo provocandole forti vibrazioni. Avvertiva il respiro di lui, sempre più corto. Lo sentiva ansimare e deglutire più volte la saliva. Entrambi erano molto eccitati, e il massaggio stava subendo la sua meravigliosa metamorfosi, trasformandosi da classico in erotico.
La situazione era particolare, misteriosa e intrigante. Le sensazioni erano fortissime e contrastanti. Era tutto così emozionante, conturbante, magico. I pensieri si accavallavano nella mente. Le venne il dubbio che quell'uomo lì accanto fosse in realtà lui stesso, che faceva finta di essere il suo amico.
La eccitava però anche pensare che il massaggiatore fosse veramente l'amico, il tramite, attraverso il quale arrivare a conoscerla ancora di più.
La stuzzicava pensare che l'indomani lui avrebbe saputo tutto.
Quelle mani addosso le piacevano, e allo stesso tempo immaginava fossero le sue.
Lui e l'altro, l'altro e lui. Questa dualità, questo sdoppiamento era un gioco frizzante e stimolante.
Le chiese di girarsi e lei adesso provava un leggero imbarazzo. Sin'ora di spalle, con gli occhi chiusi, era stato più facile cercare di nascondere le emozioni. Ora, con il volto scoperto, quasi nuda, era completamente esposta e offerta alla sua vista. Gli sguardi s'incrociarono trasmettendo l'uno all'altra una forte carica sensuale. Lei alzò il braccio sulla testa, coprendo parte del viso e gli occhi per proteggere il suo disagio. Lui iniziò a massaggiarle le gambe, e poco dopo le sussurrò: - Queste possiamo anche toglierle. - Le sfilò le mutandine, senza trovare alcuna resistenza.
Le mani adesso premevano sul ventre. Il suo corpo fremeva e sussultava a ogni tocco.
Egli accarezzava con vigore e delicatezza il seno grande e morbido. Baciava i capezzoli, e il calore della sua lingua era come fuoco ardente sulla pelle. Lei non poteva fare a meno di emettere piccoli gemiti soffocati, e quando le sfiorò il pube, si abbandonò senza remore e senza pudore a quell'intenso piacere. Lui avvicinò la bocca alle piccole labbra e cominciò a succhiarle, tirarle e mordicchiarle sempre con più audacia. Insistette sul clitoride, gonfio e pulsante, per suggerlo e titillarlo con la punta della lingua. Le sue dita intanto penetravano nella fica e si muovevano abilmente. Uno...due ... tre dita... Ormai lei era in estasi.
Sentiva quell'uomo sconosciuto accanto, che le stava dando tutto quel godimento. Immaginava lui, in ufficio, che in quel momento fantasticava su quello che stava accadendo. Pensava che le mani, la bocca, la lingua dell'amico fossero le sue. Lui e l'altro, l'altro e lui. E volle che fossero tutti e due. Era incredibilmente eccitante credere di averli entrambi, insieme.
Quattro mani, due bocche, due lingue a darle il massimo del piacere, adorata come una regina, venerata come una dea, e in quell'istante provò un orgasmo intenso e sublime.

Lui l'abbracciò con dolcezza. Poi le disse: - vado in bagno a lavarmi le mani... che voglia... -
Tornò nella stanza. Lei era rimasta sul letto, esausta, e lo osservava. Tolse la maglietta, indossò la camicia, la giacca, riordinò la borsa, prese il casco e si avvicinò. La baciò delicatamente sulla bocca e mormorò: - Ci vediamo presto... no, non lo so, chissà... -