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Titolo: Nike
Autore: Wesel
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Racconto n° 4108
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Così ti ricordo la prima volta, Nike, con quel breve cappotto scuro, il fumo che usciva per il freddo dalle tue labbra sottili, sopra la sciarpa rigata, viola e bianca, che ti copriva il collo. E ogni volta che ti rivedo mi appari come una Grazia sensuale, dalle linee duttili e lisce, dai chiaroscuri morbidi sul ventre, come quando la luce ti colpisce sui fianchi.

Ora sei qui, di fronte a me, mentre con una mano mi accarezzi il viso, cercando le mie labbra. In questo spazio breve, minimo e interminabile, tra le nostre labbra c'è tutto: la dolcezza dell'attesa, la certezza che ancora una volta quest'attesa finirà, il ricordo del nostro ultimo bacio, che ora sta per morire e rinascere in un nuovo gioco. Fino a quando sei tu per prima ad assaggiare le mie labbra semichiuse, che conosci da tempo, ma non conosci ancora. Poi, lieve, la tua lingua le accarezza, le avvolge in un tenue abbraccio, che subito scompare. Presto, troppo presto per le mie labbra. Ora sono loro a cercarti, mentre ti allontani. Ti rincorro. La mia lingua, adesso, di nuovo ti assapora, s'incontra con la tua, ne gusta ogni palpito, ogni mossa. Poi s'allontana, esce da te, per sentire il desiderio che l'accende, come a richiamarti. E tu non tardi, scorri le mie labbra con le dita, e un altro bacio ti fa risplendere.

Carezzandoti la schiena, coperta della tua camicia in raso lieve, sento un tuo sussulto - come la prima volta - che si annulla nel tuo abbraccio, nel palmo della tua mano che mi sfiora la nuca. Ed ecco, lentamente, il tuo ventre mi appare nudo, scopri il seno e t'avvicini alla ricerca del mio petto. Lo senti sotto il blu della mia camicia. Sei tu a farla, lentamente, scivolare a terra, dove si adagia sulla tua. A terra, il tappeto bruno accoglie i nostri corpi, che tra breve - adesso - saranno nudi. Ti guardo, e tutte le volte che già ti ho guardata, studiata, persa, sono lì, di fronte a me. Tu sei ogni volta che ti ho vista.

Ancora la tua lingua è sulla mia, la sento tra i denti, mentre le labbra suggono le labbra. Non hai odore. Sai di fresco, di brezza leggera, di un vento semplice che scorre dalle colline. Non hai gusto. Sai di acqua che cola tra le mie mani.

E allora prendo a carezzarti le braccia, mentre ti distendi e mi chiami. Ed ecco, le mie labbra si posano sulla tua pelle, che trema appena, dalle guance al seno tiepido; la mia lingua si sofferma un poco sui tuoi capezzoli fermi, per discendere, giù sul ventre che già si muove come un'onda, fino a incontrare il tuo sesso liscio. Gioca con le tue labbra, sfiorando appena il clitoride, mentre respiri di piacere. Ora ti cerca dentro, per risalire dove l'attrae il tuo godimento. E i tuoi umori caldi mi strappano un sorriso e una voglia di baciarti che trattengo a stento, quando ti avvicini al mio viso, lo ricopri di carezze e porti la mia bocca alla tua. Mi vuoi ancora, e io ti voglio ancora. Anch'io non so più attendere e dolcemente entro in te, carezzandoti dentro col mio pene che ondeggia al ritmo del tuo ventre. Ti trattengo un poco, le tue mani premono sulle mie spalle calde, e io capisco. Cedo. Rotoli su di me e inizi la tua danza. Ti seguo, seguo il tuo bacino, le tue mani ferme sul mio petto. Ora sono io a trattenermi. Fino a quando reclini il capo all'indietro, mostrando il tuo seno alla luce che entra sottile dalle finestre, e ti colora, e gioca con le ombre della tua pelle. Il mio sperma ora è in te. Mentre lo senti, cadi avanti sul mio corpo, mi accarezzi le labbra con due dita, prima di posare ancora una volta la tua lingua sulla mia.

Fra poco te ne andrai. Ora sei stesa a terra, al mio fianco, tra i nostri abiti sparsi. Non so se ci rivedremo: fa parte del gioco - abbiamo detto - quando e come deve essere improvviso: un mio, un tuo richiamo basta e sappiamo - questo è il nostro patto - che non potremo resistere. E ancora sarà la sorpresa di ritrovarci, e scoprirci sempre noi e sempre diversi.