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Vestito Nero
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Titolo: Vestito Nero
Autore: Atros
Contatto:
Racconto n° 4109
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Era una giornata calda e, sebbene fosse solo aprile, c'erano più di trenta gradi.
La città era calda, torrida.
Lei indossava un vestito nero, leggero, estivo, aderente.
Era nero con fiorii rossi e foglie verdi.
Il biondo dei suoi capelli si fondeva con i colori del vestito e la rendeva ancora più sensuale.
Un insieme di colori che attiravano l'attenzione di tutti.
Si fermavano a guardarla, a squadrarla, lei immagine della primavera e del risveglio del desiderio.
Lo risvegliava in tutti.
Lo sentiva nei loro sguardi, nei loro commenti: a volte rallentava per goderseli più a lungo.
I suoi tacchi riecheggiavano sul selciato, come ad anticipare il suo arrivo per poi lasciare un eco del suo passaggio.
La primavera era la stagione dove tutte le sue voglie si risvegliavano, e andavano soddisfatte.
Oggi cercava carne fresca, robusta e resistente, voleva Godere.

Fu attirata dal vociare di un gruppo di muratori che stavano costruendo un palazzo nei pressi del suo ufficio.
Le arrivavano distinti i loro commenti: era proprio quello che stava cercando, loro erano pronti al punto giusto.
Si diresse verso quegli uomini, mostrando un misto di classe e sensualità.
Poteva sentirli eccitati anche da questa distanza.
Scelse quello che le ispirava più sesso e puntò verso di lui inchiodandolo col suo sguardo.
Gli altri continuavano a fare battute sempre più spinte. Lei li ignorò, lo prese per mano e lo portò sul retro di un gabbiotto.
Lo voleva e lo voleva subito, lì.
Non importava se gli altri li avessero visti o sentiti.
Lo spinse contro la parete di prefabbricato e lo inchiodò col suo corpo, poi iniziò a baciarlo sulla bocca, sul collo e sulle spalle: sapeva di sale, di sudore, di uomo.
Lei non portava il reggiseno e i suoi capezzoli eretti sfregavano contro il petto di lui.
Fu un attimo e lei gli prese il sesso tra le mani, lo strinse forte percorrendolo con le dita per tutta la lunghezza, lentamente.
Gesti lenti a contrasto con la foga intensa dei loro baci e delle mani di lui che le strizzavano i seni.
Lui non era italiano, ma capì ugualmente quando lei, mentre gli mordeva la spalla, gli sussurrò, "prendimi, adesso."
E la prese.
A fondo.
La fece girare e fu lui ora a inchiodarla alla parete per prenderla, senza via di fuga, senza scampo alcuno.
La penetrò col suo membro duro, affondando dentro di lei, possedendo il suo sesso.
Era questo che lei desiderava, che voleva, che bramava.
Artigliò le spalle dell'uomo con le unghie e lui si spinse ancora più a fondo.
Intorno a loro, i gemiti riecheggiavano amplificati in un cantiere stranamente silenzioso, in attesa.
Lo morse ancora sulla spalla e lui affondò completamente dentro di lei.
Poi riprese a entrare e uscire dal suo sesso con colpi sempre più poderosi e affondi più decisi, totali.
Il bordo irregolare del prefabbricato le sfiorava il sedere, la toccava da dietro come mani complici che la stringevano e avvolgevano.
Lui mormorava qualcosa in una lingua che lei non conosceva, ma poteva capirne il senso da come le possedeva i seni.
Accelerarono entrambi i movimenti in un continuo crescendo di piacere, di desiderio e di voglia.
Le loro voci ormai erano più simili a urla che a semplici gemiti.
Lo morse ancora mentre l'eccitazione di quella situazione così intensa le fece esplodere l'orgasmo nella mente e poi nel corpo.
Lui rispose con altrettanta foga, colpo dopo colpo, sbattendola contro la parete ad ogni colpo.
Sbattendola fino a venire, a esplodere tutto il suo liquido denso piacere.
Rimasero così per alcuni minuti.
Lui si rivestì e come se niente fosse riprese a lavorare.
Lei rimase lì, chiedendosi se sarebbe andata via o se sarebbe rimasta per un altro ancora.