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Valeria
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Titolo: Valeria
Autore: Mrs Robinson
Contatto:
Racconto n° 411
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Ho sempre sentito il bisogno di essere padrona delle mie scelte. Chissà, forse per il fatto di essere cresciuta in una famiglia all'antica, in una realtà provinciale, ma soprattutto a causa del mio carattere! La sensazione di essere sempre fuori posto, non mi ha mai abbandonata. Già nel corso della mia adolescenza mi accorgevo di non condividere lo stile di vita delle mie coetanee, i loro eccessivi timori, le paure a mostrarsi, a manifestare i propri desideri. L'approccio al sesso, poi, era così un tabù, da non poterne nemmeno pronunciare il nome a voce alta. Così crebbi con il desiderio di scappare: fuggire dalle sbarre che rinchiudevano la mia anima in assurde convenzioni bigotte, che mi impedivano di volare, che tarpavano le mie ali verso il desiderio di godere completamente di ciò che la vita era in grado di offrirmi.
Fino al termine delle scuole dovetti vivere il sesso di nascosto, a volte sentendomi in colpa per il solo fatto di apprezzare tanto ciò che, invece, sembrava essere considerato da tutti una ' pratica sporca e malvagia '.
Al termine degli studi decisi di frequentare l'università lontano da casa e in una grande città. Fu lì che conobbi Valeria.
Condividevamo un piccolo appartamento vicino a Città Studi; Valeria era allegra, esuberante e molto disinibita. Cresciuta in una realtà opposta alla mia a 19 anni aveva già avuto molte esperienze, aveva molti amici, tanto da iniziarmi in tutti i sensi alla vita sociale. A volte rideva di me, della mia inesperienza, del mio timore verso i ragazzi. Mi spronava dicendomi quanto fossi bella; mi insegnava a mettere in risalto i miei seni taglia 4°, il mio sedere sodo a mandolino, il mio sguardo da gatta, la mia sensualità innata.
Ricordo una sera in cui dovevo provarmi dei vestiti per una festa cui ero stata invitata per la sera successiva. Avevo acquistato un completino nero in pizzo: reggiseno a balconcino e perizoma trasparente e lo indossavo mostrandolo a Valeria e sfilando davanti allo specchio a parete della camera.
Camminavo ancheggiando, mentre i seni abbondanti sobbalzavano ad ogni passo. Osservavo la mia immagine riflessa nello specchio: un magnifico decolleté, fianchi ben proporzionati, lunghe gambe affusolate, i piedi curati, le unghie dipinte, solo una collana i perle a completare l'opera.
E poi c'era Valeria, che seduta sul letto mi fissava. Aveva smesso di sorridere. Mi guardava negli occhi, accarezzandosi dolcemente il seno. Vedevo la sua mano indugiare sul capezzolo che spuntava già turgido dalla maglietta bianca. Vedevo la sua lingua rosea inumidire le labbra carnose, la vedevo fissarmi e spostare ripetutamente lo sguardo sui miei seni racchiusi nelle meravigliose coppe di pizzo, poi scendere lungo la pancia ed osservare interessata ciò che il perizoma rivelava inesorabile. Poi tornava a guardarmi, rivolgendomi un invito silenzioso. Il mio sconcerto era totale. Mai avevo pensato a Valeria in altro modo se non come ad un'amica eppure quella sera il suo comportamento mi turbava; sentivo piacere nell'avvertire il suo sguardo su di me, desideravo che guardasse le mie parti intime, immaginavo la sua lingua su di me, sulla mia bocca. D'istinto mi avvicinai a lei, lasciando che Valeria mi conducesse in un mondo che sembrava già conoscere. Si alzò in modo che le nostre bocche fossero vicine, mi guardò ancora ed attese affinché potessi avvertire il calore del suo alito sul viso, affinché il mio desiderio di baciarla diventasse irrefrenabile. Schiuse dolcemente le labbra, offrendomi alla vista la punta della lingua. Sentii il desiderio di farla mia, di assaporare quel meraviglioso frutto e così feci. Con un bacio dolcissimo avvolsi il suo desiderio; sentivo il calore della sua bocca nella mia, succhiavo avidamente le sue labbra, stringendola a me come una meravigliosa scoperta. Le mani di Valeria impugnavano i miei seni, liberandoli dal piccolo indumento rimasto. La osservai chinarsi per succhiarli, la sentii giocherellare con la punta della lingua sui capezzoli duri, pizzicarli, mordicchiarli dolcemente, mentre il calore tra le gambe diventava incontrollabile. Il perizoma già intriso di desiderio scivolò lungo le mie gambe. Valeria si staccò da me, lo raccolse, si sistemò sul letto, e cominciò ad annusarlo, a leccarlo, lasciandomi inebetita dal desiderio. Mi fermai ad osservare quella scena: Valeria che si passava maliziosa i miei slip sotto il naso, sul viso, sul collo, mentre le mie dita frugavano tra la peluria bagnata che le mostravo desiderosa. Sentivo dentro di me il bisogno di assaggiarla, di baciarla, di coprirla con il mio corpo; volevo che fossimo una cosa sola, avvolte dal desiderio di godere della nostra voglia fino ad allora celata. Valeria osservava le mie dita scomparire dentro di me; le osservava uscirne completamente bianche e bagnate, le leccava gustandone il sapore acidulo, fino ad affondarvi con la sua lingua. In piedi, divaricavo le gambe per offrire tutta me stessa al suo viso: godevo nel vederla affondare nel mare del mio desiderio incontrollato; sentivo la sua lingua leccare sempre più forte, dal clitoride, poi sempre più giù, fino a violare qualsiasi mia inibizione, ogni mia resistenza. La sua lingua entrava ed usciva dal mio buchino più stretto, mentre le sue belle dita, lunghe ed affusolate, si muovevano per regalarmi tutto il piacere possibile. Venni così, nella sua bocca, impazzendo di piacere nel sentirla bere la mia voglia di lei.
Osservare il suo bel viso, bagnato di me e desideroso di esplodere in un orgasmo mi fecero volare; la feci stendere sul letto, divaricare le gambe, pretendendo che fosse lei stessa ad aprirsi davanti a me. Valeria, allora, con le mani ancora bagnate di me, cominciò a spostare delicatamente la peluria che celava il suo piccolo clitoride. I suoi movimenti lenti e meticolosi, mi fecero impazzire; non appena scorsi le gocce di piacere colare lungo le cosce mi tuffai desiderosa di annegare in quel piacere infinito. Assaporavo il profumo di donna che mi offriva senza ritegno, gustavo la dolcezza del suo liquido. I suoi umori, il suo profumo mi inebriavano, mentre la mia lingua la penetrava sempre più forte. Ormai era un fiume in piena; la vidi inarcare la schiena ed aprirsi ancora di più a me, quel tanto da divaricare il suo piccolo buchino. Feci scivolare la lingua anche lì, sentendola impazzire dal desiderio. Sobbalzava di piacere, senza più alcun ritegno. Sostituii alla lingua il mio dito, dentro e fuori, sempre più, fino a che i gemiti divennero sospiri, sempre più forti, sempre più rochi, fino a che un grido di piacere riempi il silenzio della nostra passione.
Il suo orgasmo così pieno, così forte è ancora impresso nella mia mente. Valeria dorme abbracciata a me. Sembra una bambina. Una meravigliosa creatura, dolce, appassionata... e innamorata.