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Nelle Mani del Conte di Lassade
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Titolo: Nelle Mani del Conte di Lassade
Autore: Pat Stefy
Contatto:
Racconto n° 412
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Sia io che Katia non siamo più riusciti a dimenticare quella notte, sembrava piacevole, dolcissima invece ci trovammo coinvolti in una vicenda incredibile di cui ancora ci sfuggono i contorni reali.
Che cosa ci accadde veramente ?
Paura, terrore, sesso, violenza, l'esperienza vissuta quando cademmo nelle mani di quell'essere, suoi prigionieri , temo che ci segnerà per moltissimo tempo, forse per sempre.
Per ora siamo riusciti trovando un attimo di conforto, a scriverne su queste pagine, in seguito vedremo cosa farne e come utilizzarle.
Se solo potessimo parlarne con qualcuno, se solo riuscissimo, ma con chi e come ?
Era una calda notte con temperature quasi africane eventi che da alcuni anni si verificavano nelle nostre regioni, caratterizzandone le Estati, belle, ardenti, ti sentivi infiammare, bruciare dai più forti desideri.
Con Katia la mia ragazza, decidemmo, dopo cena, di salire lungo i sentieri che conducevano al parco collinare e raggiungere la "Villa" i resti di quella che era stata la dimora estiva o meglio il "casino da caccia" dell'antica e nobile famiglia dei Lassade i proprietari del parco.
Proprietà che era stata ceduta dai loro eredi al comune ai primi del '900 come ricordato sul cartello esposto all'entrata del parco.
Volevamo sederci su una panchina ed ammirare la cometa di Halley che stava appunto in quei giorni solcando il cielo della nostra città.
Sudavamo copiosamente sia per il caldo umido, sia per il percorso in salita, indossavamo naturalmente un abbigliamento decisamente estivo, pantaloncini corti, e magliette, lei una gialla molto scollata sia sul seno che sulla schiena e che la lasciava completamente sbracciata, io una T-shirt azzurra
Dai capelli castani ora anche leggermente schiariti dal sole, con occhi verdi, Katia come me di piccola corporature era comunque una donna decisamente attraente e desiderabile non potevo che considerarmi sicuramente molto fortunato.
Tornati da pochi giorni dal mare, aveva le pelle liscia abbronzata, quasi come dorata, camminava davanti a me ed io non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle sue gambe snelle e ben tornite e dalle sue natiche, queste ed il seno erano ancora più evidenziati dalla cintura del marsupio che le cingeva i fianchi.
Arrivati alla villa, notammo che anche altre persone avevano avuto la nostra stessa idea, altre tre coppie ,un gruppetto di ragazzi e ragazze organizzati con bevande ed una chitarra, inoltre poco più avanti sul prato scorgemmo anche una famiglia con due bambini.
Noi ci sedemmo proprio sulla panca posta a ridosso dei vecchi muri della villa, mentre altri già occupavano le altre panchine oppure stavano sdraiati sul prato ammirando lo spettacolo offerto dal cielo in quella notte estiva.
Non eravamo davvero molti, sufficientemente sparsi in giro e semi nascosti dal buio, passai il braccio destro attorno alle spalle di Katia le accarezzai la schiena e le braccia nude, le baciai delicatamente la spalla sinistra, lei mi prese la mano e ci scambiammo un paio di baci.
Poco dopo i genitori con i due bambini decisero che era giunto il momento di tornare a casa, raccolsero i resti del pic-nic, giocattoli vari e si avviarono sulla strada del ritorno, verso il parcheggio delle auto posto nella piazzola posta ai piedi della collina.,
Le sfiorai i seni, le cosce, poi lei mi fermò : " Dai Paolo, aspetta, dopo, ora guardiamo le stelle e la cometa, guarda c'è anche una splendida luna "
Naturalmente aveva ragione, anche perché per le nostre effusioni avevamo a disposizione tutta la notte, almeno così pensavamo, restammo a lungo seduti in silenzio tenendoci per mano con la schiena appoggiata al muro della casa e contemplando il cielo.
Passarono quasi un paio d'ore ed anche gli altri decisero di lasciare il posto, prima il gruppetto , poi una volta anche le altre coppie si alzarono e si diressero verso il cancello di uscita, rimanemmo soli.
Provai per qualche secondo un po' di apprensione, soli in un parco la notte, di questi tempi, consapevole di non essere certo un colosso, un metro e sessanta per sessanta chili, piccolo, non potevo certo garantire una grande difesa in caso di aggressione.
Ma Katia era del parere che invece è proprio nei parchi che non poteva succedere niente, sosteneva che semmai sarebbe stato molto più pericoloso girare la notte per certi vicoli cittadini, li si che si correvano reali pericoli di essere assaliti, rapinati o anche peggio.
Affermava poi inoltre che: "Oh se ci vogliono rapinare, li lasciamo prendere tutto tanto .."
Io a volte ribattevo: "Ma Katia e ...e se vogliono anche altro"
Lei concludeva quei discorsi quasi sempre con un'espressione ed un sorriso complice ed accattivante e con le parole :
: " Basta che non ci feriscano o ammazzino ! "
Si trattava naturalmente di battute semi serie, parole buttate lì.
Anche quella sera a tavola aveva liquidato un mio dubbio più che altro scherzoso ripetendo per l'ennesima volta
:" Ma dai una passeggiata notturna nel parco è un ottima idea, su tranquillo che non ci violenta e nemmeno mangia nessuno ."
:" Andiamo via anche noi ? " proposi ma con ben poca convinzione.
" No restiamo ancora, la casa sarà un forno " rispose lei
Non potevo che essere contento, la situazione era...era magica, eccitante, stimolante
Katia dopo qualche secondo aggiunse : " C'è una leggenda sai, pare che 8 o 9 secoli fa sia stato ucciso un nobile uno dei Lassade, da queste parti su per la collina, tra i boschi, sembra che fosse un brutto tipo.
Un violento, si dice commettesse soprusi , violenze sia su donne che uomini, gente delle campagne attorno, contadini, serve, abitanti del paese che faceva rapire e su cui sfogava i suoi istinti depravati.
:" Fece una brutta fine insomma ? " chiesi
Katia : " Ci fu una rivolta, lo massacrarono e lo bruciarono, era accusato anche di essere posseduto dal demonio o roba del genere.
Lo arsero in mezzo al bosco dove sorgono i resti diroccati di un'antica costruzione usata per secoli come cantina per la conservazione delle botti di vino dalla famiglia dei Lassade.
Incuriosito domandai :" Tra quei ruderi fu rinvenuta un'iscrizione vero ? "
K :" Si è vero, recante una frase del tipo : resterai a vagare tra le tenebre fino a che una luce ti indicherà il cammino per tornare , oppure qualcuno pronuncerà queste parole, roba del genere, non è ben chiaro, non si riusciva a leggere bene.
Sia per il tempo trascorso sia che perché la pietra era stata come scheggiata, rovinata , colpita forse in un tentativo di cancellazione della scritta fatto in tempi remoti.
Inoltre sembra che ne manchi anche un pezzo, perduto o forse asportato chissà quando, atti vandalici compiuti da qualche stupido teppista..
Questa leggende mi avevano sempre affascinato, spesso parlavamo di queste cose, Katia era un'esperta, una studiosa di un certo livello, io solo un appassionato, più che altro per ricavarne materiale per scrivere racconti di fantascienza o dell'orrore, un mio Hobby che curavo per puro divertimento.
Ma quella notte, in quel momento in quel luogo, provavo più che altro il desiderio di abbracciarla, di spogliarla, toccare e baciare il suo corpo.
Avremmo anche potuto fare all'amore su quella panchina, spogliarci e stenderci sull'erba tra i fiori completamente nudi, attendere l'alba, sarebbe stato bellissimo.
Forse l'avremmo fatto, anzi direi sicuramente, ne provavamo tutti e due un forte desiderio, ma purtroppo il destino o chissà chi aveva deciso ben altro per noi in quella strana ed incredibile notte.
Udimmo un tuono, fenomeno assolutamente inspiegabile, considerato la completa assenza di nuvole, non ne potemmo che attribuire la causa al passaggio di un aereo, poi fummo investiti da forti raffiche di vento, una cosa di brevissima durata, infine tutto tornò calma, buio e silenzio interrotto solo dai grilli, dalle cicale e dai nostri respiri.
Poco dopo sentimmo distintamente dei rumori provenienti da dietro la costruzione, rumori come quelli prodotti dagli zoccoli di un cavallo, la cosa non era strana perché ad alcuni chilometri c'era giusto un maneggio.
Certo se si considerava l'ora, doveva trattarsi di uno molto sicuro del fatto suo, sia per quanto riguarda la strada da fare sia per le sue capacità di cavaliere per percorrere campi, prati e sentieri con quell'oscurità.
Qualche istante dopo alla nostra destra sbucò da dietro il muro un cavaliere, la bestia era uno splendido esemplare, un vero destriero dal pelo nero e lucido, l'uomo alto, forte, imponente, incurante del caldo indossava un ampio mantello scuro completo di cappuccio.
Sua fianco sinistro del cavaliere , nonostante il buio, si riusciva a scorgere la sagoma stretta e lunga di una spada sporgente da sotto il mantello, con la mano sinistra reggeva le redini, mentre nella destra teneva una specie di corda arrotolata.
Guardando meglio ci accorgemmo che questa era fornita di un manico luccicante, probabilmente d'argento era chiaro, si trattava di una frusta.
L'uomo parve non fare caso alla nostra presenza dirigendosi lentamente verso l'altra estremità del prato, dove oltre la siepe ed un muro, iniziava la distesa di campi e prati che portava verso il paese posto sotto a quella collina
Già, notai in quel momento, il paese , diversamente dal solito dalla nostra posizione non si scorgevano le luci delle case e nemmeno quella dell'illuminazione stradale.
Era indubbiamente strano, ma forse pensai, la siepe doveva essere cresciuta dalla nostra ultima visita, ed ora oscurava la vista, oppure forse si era verificato un black out della luce in qualche zona, poteva succedere, era già successo con quel caldo con tutti quei condizionatori regolati al massimo !
Katia osservando la figura commentò a bassa voce : " Dev'essere uno di ritorno da una di quelle rievocazioni storiche, forse abita da queste parti, ti assicuro comunque che l'abbigliamento è perfetto, anche i finimenti del cavallo, almeno per quello che posso vedere da qui con solo la luce lunare non come in certe occasioni che mischiano elementi del 1200-1300 con altre cose , particolari, vestiti ,armi che sono del '500 o oltre".
:" Non ti sfugge mai niente che palle però così precisona" risposi con una punta di ironia facendole scivolare la spallina della maglietta della spalla sinistra
Katia ." Oh sai io le cose le noto che ci posso fare come noto che tu hai una certa voglia.."
" Perché forse tu no " risposi baciandola sulla spalla
Lei mi fece scivolare la mano sinistra sulla coscia verso l'inguine e rise.
Quelle ultime parole scambiate con un tono più alto o forse la risata furono udite dall'uomo a cavallo, che fece voltare la bestia e venne verso di noi.
Notammo che si stava avvicinando, Katia ritirò su la spallina della maglietta e ci preparammo a salutarlo, pensai ad una qualche frase sul clima, sul luogo, la cometa , sulla sua splendida cavalcatura oppure sul suo abbigliamento, ma non ci fu la possibilità per quel genere di tranquilla conversazione.
Il cavaliere si avvicinò era veramente alto , imponente, gli occhi "duri" dallo sguardo gelido penetrante, ci fissavano da sotto folte sopracciglia, aveva una barba nera con vasti ciuffi di peli grigi, lunga ed incolta, scopriva una schiera di denti, ma non stava affatto sorridendo, anzi il volto era contratto in un ghigno ben poco rassicurante.
Parlò e fu quasi un ringhio : " Voi, come osate stare qui sulla mia proprietà, in questo luogo dove solo io sono signore e padrone "
Accantonai subito l'impressione che stesse scherzando magari continuando ad interpretare la parte del signorotto medievale, la prima cosa che mi venne in mente fu " ma come parla questo " comunque riuscii a rispondere
:" Guarda, anzi guardi, che è un parco pubblico , ci possono venire tutti"
Katia sorridendo aggiunse :" Se arrivavi prima c'era dell'altra gente, puoi anche evitare certi toni, calm.."
L'uomo la interruppe bruscamente :" Come osate rispondermi invece di implorare perdono ! "
Io alzai la voce :" Ma cosa c. .dici, è un parco pubblico, le capisci queste parole o no ! parco pubblico accidenti ! non lo vedi il cartello ?"
Accompagnai queste parole con una rotazione del braccio verso sinistra per indicare la posizione dov'era appunto istallato il cartello in questione, rimasi sorpreso , non c'era, era sparito, quella sera non ci avevo proprio fatto caso, ma c'era sempre stato.
Lo ricordavamo benissimo, un palo con attaccato un cartello recante il nome della villa e qualche cenno storico, un altro con la dicitura parco pubblico ed il regolamento per i visitatori, più un terzo più piccolo con la scritta WC ed una freccia indicante un punto sul retro della casa.
C'era sempre stato ma ora era sparito, pensai che forse era stato rimosso per lavori di manutenzione, non ebbi il tempo per altre valutazioni perché quell'uomo sempre più adirato urlo :" Miserabili servi, schiavi, come osate, sarà un vero piacere punirvi, vi farò pentire di essere nati"
Gridava ed inveiva agitando quella frusta, decisamente la situazione si stava mettendo male cominciavamo ad avere paura, il cavallo impennava, scalpitava, non era certo una mansueta cavalcatura da maneggio per turisti,, anzi mi ricordò un termine letto in un romanzo storico ambientato poco dopo l'anno mille : un cavallo da guerra !, poteva essere una vera arma se guidata da una mano esperta.
Anche Katia naturalmente era spaventata, :" Ma cos'è pazzo, un maniaco ? " disse, la presi per un braccio rispondendole : " Andiamo !"
Cercammo di dirigerci al più presto verso il cancello, sapevamo di dover percorre una notevole distanza prima di arrivare alla macchina, ma speravo che una volta varcata quella dannata soglia, il matto avrebbe smesso di infastidirci, pensai anche eventualmente di chiamare aiuto, il 113 o il 112 con il cellulare.
Le nostre speranze furono drammaticamente deluse, l'uomo spronò il cavallo, ci superò facilmente raggiunse il cancello e lo chiuse, sguainò la spada e venne verso di noi e ci prese prigionieri.
L'arma era una lunga spada dell'alto medioevo, un uomo forte con quella poteva facilmente uccidere, trapassare e fare a pezzi un corpo umano.
Katia cercando di non perdere la calma disse con la voce un po' incrinata dalla paura :" Ascolta, senti guarda che non puoi farlo, è un sequestro non puoi tenerci qui con la violenza, dai lasciaci uscire"
L'uomo sembrava divertirsi ed eccitarsi ancora di più per la nostra paura, tentai di azionare il cellulare, ma invano pur accendendosi non aveva nessun segnale, come fossimo lontanissimi da qualsiasi fonte di emissione, emanava solo la luce della batteria, comunque non avrei potuto usarlo, con un colpo sulla mia mano con quella frusta, me lo fece volare via, in qualche punto tra l'erba.
Poi disse :" Siete in mio potere, posso farvi quello che voglio, sarà una notte di piacere e divertimento" brandendo minacciosamente la spada ed agitando la frusta prese a sospingerci verso la villa.
Cercai di pensare cosa potevo fare, ma Katia mi mise la mano sul braccio e sussurrò :" Non fare resistenza, questo ci squarta, è meglio che lo assecondiamo " poi verso di lui disse cercando di usare un'espressione docile e serena
:" Va bene, ci arrendiamo, non farci del male, facciamo quello che vuoi"
Alzammo le braccia, ci voltammo e ci incamminammo verso la villa, in quel momento notammo con stupore che la costruzione sembrava in condizioni molto migliori, e che dalle finestre filtrava della luce, debole tremolante ma sempre luce mentre fino a poco prima era tutto buio, rovine, polvere e ragnatele.
Mentre ci portava verso il luogo dove ci voleva tenere prigionieri, iniziò a toccarci, lisciarci con la frusta passandola prima delicatamente sulle braccia nude di Katia, , sul seno, lungo la schiena, tra le sue natiche, io accennai ad una reazione ma Katia con un cenno della mano mi ridisse di stare calmo.
Poi sempre usando la frusta mi sollevò il mento, me la fece scivolare sul torace, mi sfiorò il pene ed il sedere.
Eravamo terrorizzati chi diavolo era quell'uomo ? in che mani eravamo finiti ? cosa ci voleva fare ? era tutto strano, non si vedevano luci attorno a noi, neanche quelle della casa di contadini posta in alto sulla collina, dove spesso avevamo acquistato uova e formaggi , cosa accidenti ci stava succedendo. ?
Arrivati vicino alla porta di ingresso della villa Katia posò delicatamente la mano sul ginocchio dell'uomo che ci aveva catturato ed implorò :" Senti non abbiamo fatto niente, non abbiamo preso o rubato, non ti abbiamo fatto niente, lasciaci andare non torneremo più, se ti abbiamo offeso chiediamo perdono. "
Io tentai di aggiungere :" Se abbiamo fatto qualche cosa, chiama la polizia penseranno loro a ..a punirci"
Il cavaliere parve non comprendere, scese agilmente da cavallo ed ordinò : " Silenzio vi ho preso e siete in mio potere, mi divertirò, goderò dei vostri corpi e penserò come torturarvi, ora entrate ! "
Esitammo allora lui gridò sempre più violentemente agitando la spada :" entrate ho detto o vi faccio a pezzi e vi getto in pasto ai cani"
Udimmo latrare, abbaiare, ringhiare e rumore di catene, anche quelle bestie da dove saltavano fuori ? stavamo vivendo un tremendo incubo.
Entrati nella casa notammo che le sorprese non erano finite, l'interno era come abitato, vissuto, la stanza era illuminata da alcune torce e da un fuoco, c'era un rozzo e grande tavolo, cassettoni vicini alle pareti con sopra vivande, una cesta di frutta e brocche che sembravano contenere acqua o vino.
Sulla destra scorgemmo una specie di letto, un pagliericcio ma ricoperto di ricche lenzuola e coperte mentre alle pareti erano appesi trofei di caccia ed anche un paio di dipinti.
L'uomo si liberò del mantello aveva una folta capigliatura ormai quasi bianca, prese una brocca e bevve avidamente e smodatamente, il vino gli bagnava anche la barba gocciolando sugli indumenti, una casacca di cuoio ricoperta da borchie e lamine di metallo, un cinturone con un pugnale.
Una ricostruzione perfetta di come a quei tempi andavano vestiti uomini d'arme.
Ruttò e si asciugò la bocca con la manica di una specie di camicione che spuntava da sotto la casacca le cui maniche arrivavano solo fino ai gomiti ,poi sempre minacciandoci con la spada ordinò :" Spogliatevi "
Esitammo arretrando e tenendoci per mano, Katia cercò di pregarlo :" No aspetta non puoi..."
L'uomo urlò : " Spogliatevi nudi, o vi faccio sbranare dai cani ! "
Ci guardammo attorno terrorizzati, era alto. probabilmente più di un metro e novanta, forte ed armato poi c'erano anche i cani, non li vedevamo ma li sentivamo eccome., cosa potevamo fare ?
Alle nostre spalle c'era una porta socchiusa, tentammo , provammo a scappare cercando di chiuderci in quella stanza, era un tentativo disperato, se fossimo riusciti a chiuderci dentro e resistere fino al mattino, forse sarebbe arrivata gente, e saremmo riusciti a chiamare aiuto.
Forse qualcuno poteva salvarci da quel pazzo violento, da quel maniaco.
Riuscimmo a varcare la soglia e cercammo di richiudere la porta alle nostre spalle ma quel tipo riuscì a buttarcisi contro ed ad impedirci di chiuderla con i chiavistelli pazzo di rabbia cominciò a tempestarla di calci, e spallate.
Noi cercammo in ogni modo di resistere spingendo con tutte le nostre forze, lui con un urto poderoso riuscì a scostare il battente di una quindicina di centimetri ed ad infilarci un braccio.
Con la mano ricoperta da un guanto il cui dorso era protetto da scaglie di ferro sfiorò il braccio nudo di Katià, poi la passò sulla mia mano ed il mio braccio rise e disse :" tra poco sarete miei "
Spingemmo con la forza della disperazione e lui fu costretto a ritirare il braccio che rimase un attimo incastrato. Gridò forse per il dolore o per l'ira, ed a quel punto pronunciò con un tono freddo, pacato che ci fece rabbrividire una minaccia :" Ora basta, vi concedo l'ultima possibilità, se entro con la forza e per il demonio vi garantisco che ci riuscirò, vi spello vivi, vi strappo quella belle pelle liscia a frustate e vi getto in pasto ai miei cani.
Se invece vi arrendete , sottomessi,, vi violenterò ugualmente ma non vi ucciderò, vi terrò come schiavi, ma avrete salva la vita
Katia mi guardò, io annui, non c'era altra scelta, allora rispose cercando di non piangere :" va bene, va bene ci arrendiamo , pietà non farci del male non ucciderci "
Mollammo la presa sulla porta ed arretrammo con le braccia alzate verso il centro della stanza, l'uomo irruppe all'interno spalancando la porta e facendo a pezzi con un colpo di spada una panca che lo divideva da noi.
Era furente , eccitato, senza aspettare che ce l'ordinasse ancora ci spogliammo completamente e ci inginocchiammo con le braccia alzate, ci afferrò e ci condusse nella stanza da dove avevamo cercato di fuggire, ci fece sdraiare uno accanto all'altra facendoci poggiare la pancia sul piano del tavolo
Tirò fuori il pene, le sue intenzioni erano fin troppo chiare, allargammo le gambe e ci tenemmo per mano, ci sodomizzò con brutalità e violenza
Prima prese Katia, ci baciava e leccava la schiena, con la mano libera dal pugnale, ci toccava e palpava dappertutto, le tette di Katia, la sua vagina il mio pene, poi con il manico rotondo del pugnale iniziò a penetrarmi.
Poco dopo toccò anche a me, mi inculò ce l'aveva duro e resistente urlammo, gridammo ed implorammo, sicuramente ci dovevano sentire anche a molta distanza, ma di questo il nostro torturatore pareva non preoccuparsi.
Quel porco ci aveva stuprato senza nemmeno togliersi quella casacca corazzata, per tutto il rapporto avevamo sentito sulla pelle della schiena il contatto delle borchie e delle lamine metalliche, non so come aveva tirato fuori il pene, quando si ritenne soddisfatto, rimise nel fodero il pugnale e riprese in mano la spada.
Menò qualche fendente nell'aria, poi alzò il braccio armato minacciosamente e lo calò dando un colpo di piatto con la lama sul tavolo nello stretto spazio tra i nostri due corpi e rise rumorosamente per il terrore che ci aveva procurato.
Subito dopo prese Katia per un braccio e le ordinò :" Vai a prendere la frustra che ho lasciato la nell'angolo e portamela poi rimettiti sul tavolo "
Lei naturalmente obbedì senza fiatare, lui arretro di un paio di passi e ci dette alcuni colpi di frusta, poi si sedette e ci comandò : Ora alzatevi e servitemi da mangiare, ho fame e sete "
Eseguimmo prontamente, consapevoli che sarebbe bastato un'esitazione, un errore, uno sbaglio per dover poi subire botte, frustate o altro ancora di peggio.
Mentre riempivamo una scodella di legno con della zuppa lasciata a scaldarsi sul fuoco del camino, Katia mi raccomandò dobbiamo fare quello che dice, questi ferri che sono qui appesi sono terribili strumenti di tortura, non hai idea delle cose orribili che ci potrebbe fare, possiamo solo pregare che si accontenti del sesso.
Gli porgemmo la zuppa, la carne ed il cesto di frutta, fummo pronti a riempirgli il boccale di vino appena lo vuotava, mangiò e bevve a sazietà canticchiando una canzone di cui non capimmo le parole, mentre noi ci tenevamo a rispettosa distanza seduti sul pavimento.
Ridendo ci gettò alcuni ossi con un po' di carne attaccata, qualche tozzo di pane, della frutta, fece scivolare verso di noi la ciotola con i resti della zuppa, Katia scosse la testa, come potevamo aver voglia di mangiare ? ma furono sufficienti un paio di schiocchi della sua frusta che subito rosicchiammo ed ingoiammo gli avanzi che ci gettava.
Finito il pranzo, si stirò le membra poi ci prese e ci incatenò sempre completamente nudi ad uno dei pali che reggevano il tetto della costruzione ed uscì all'esterno, probabilmente per sistemare il cavallo o dar da mangiare ai cani.
Rimanemmo soli, ed avemmo così finalmente la possibilità di parlare e cercare un momento di consolazione tra tutta quella paura e violenza, mi appoggiai con la schiena al palo, Katia si distese mettendo la testa sulle mie cosce, le passai le mani tra i capelli, le accarezzai le guance , i seni , assaporammo quei pochi istanti di tenerezza consapevoli che potevano anche essere gli ultimi.
Lei sembrava affascinata da un dipinto posto sulla parete di fronte a noi, raffigurava un forte guerriero in armi con in pugno la spada ancora sanguinante, ai suoi piedi giaceva un cadavere straziato probabilmente di un nemico.
Katia quasi urlò :" Mio Dio è lui, è tornato"
Io trasalendo chiesi :"Lui, ma chi ?"
K. :" L'uomo che ci ha catturato e che ci tiene prigionieri è il conte di Lassade, quello della leggenda , è uguale ! mio Dio.
Io :" Capisco che tu sia sconvolta ed atterrita ma cosa dici ! dai si deve trattare di un pazzo, uno psicopatico che magari in un delirio crede di essere quel tipo, forse influenzato da una casuale somiglianza, ha reperito chissà come armi oggetti e.....
K.:" No no ragiona, non vedi non c'è niente fuori posto, niente roba moderna neppure uno spillo ,non si sentono rumori di macchine, non si vedono luci, gli abiti, le armi tutto perfetto anche il cibo.
Chi berrebbe oggi acqua come quella che c'è nelle brocche, con residui di sabbia e fango, presa su da un qualche pozzo, ed i suoi denti gialli , neri di carie, non hanno mai visto ne uno spazzolino ne un dentifrici e potrei continuare in questo elenco all'infinito !
Io :" E' assurdo ci deve essere una spiegazione, comunque vedrai che domani mattina passerà della gente, ci sentiranno....
K.:" Noooo non oserà venire nessuno qui, si dice che, la famiglia lo confinò proprio in questi luoghi perché sfogasse le sue voglie senza sporcare troppo il loro nome , fino naturalmente a quella condanna.
Anzi invece forse arriveranno dei suoi amici dei compagni di baldoria che vorranno anche loro divertirsi, approfittare di noi.
Oppure quando si sarà stancato sarà lui a venderci come schiavi o a cederci a qualche contadino o pastore sempre ammesso che non ci ammazzi quando si sarà stancato di fare sesso.
Io :" Ma come può essere successo una cosa così incredibile, pazzesca ? "
K. :" Forse l'incantesimo, forse sono stata io pronunciando quelle frasi, forse la cometa è l'astro che guiderà il suo cammino sul ritorno.
Io tra le mille domande che mi assillavano , chiesi :" Allora, .siamo nel passato, nel Medioevo ? "
K.:" Temo proprio di si, oltre che suoi prigionieri , lo siamo anche del tempo "
Io :" Se è così cosa possiamo fare ?, quando torna se ci slega, posso cercare di colpirlo tu puoi cercare di scappare, tenteremo di sorprenderlo e....
Mi interruppe subito, mettendomi le dita sulle labbra e sorridendo tristemente disse :" Non fare lo scemo dai, non faresti un passo che ti avrebbe già fatto a pezzi, è quasi il doppio di noi, armato, poi dove scappiamo c'è il muro , il cancello, i cani, ha il cavallo, ci riprenderebbe subito ed allora, specie se fossimo anche riusciti a ferirlo, ci farebbe cose terribili e li si che forse sarebbe meglio per noi che ci uccidesse
:" Allora cosa facciamo ?" lei pure spaventata riusciva a conservare una forte inspiegabile calma e forza d'animo, l'ammirai.
Rispose :" Credo che una possibilità ci sia, forse l'unica, folle anche questa ma forse c'è !"
Vedi su questa leggenda ho letto molto, ho fatto ricerche sul periodo, mi servivano per una tesi, ebbene potrebbe essere che il Conte di Lassade non fosse veramente cattivo.
Probabilmente si limitava ad organizzare delle orge dove succedeva di tutto, sorpreso dalle autorità ecclesiastiche, denunciato da qualcuno, fu arrestato, quelli che erano coinvolti con lui gli gettarono addosso tutte le colpe, fu condannato, pagò per tutti.
Potrebbe proprio essere stato tradito da una coppia di giovani ed ora è tornato per vendicarsi, e noi siamo caduti nelle sue mani, pensa l'abbiamo anche deriso offeso, come ben sai a quei tempi per molto molto meno...."
Io :" E se le cose sono così qual' è la nostra possibilità ? "
K.:" Quando tornerà dovremo essere docili, sottomessi, amarlo, farci all'amore, scoparlo con trasporto, facendogli credere di godere, darci completamente a lui e farlo felice.
Forse così gli daremo, gli restituiremo quello che allora non ebbe "
Io :" Accidenti, cavolo, ma come è pazzesco, dici che così riusciremo ?.."
K. :" Possiamo sperarlo, non posso saperlo con sicurezza, comunque è l'unica cosa che possiamo fare "
Io :" Come facciamo, cosa posso fare io ? "
Katia sorridendo continuò :" Lo so che certe cose non le hai mai fatte, fai quello che faccio io, lasciati andare, fagli quello che ti piacerebbe fosse fatto a te, e .....e preghiamo
Poco dopo lo sentimmo avvicinarsi alla porta, ci baciammo con trasporto e ci tenemmo pronti, le catene erano abbastanza lunghe per consentirci di muoverci di alcuni metri, entrò non aveva più indosso quella casacca corazzata, portava solo un camicione e una specie di calzamaglia, quando si sedette ci avvicinammo.
Ci inginocchiammo e gli sfilammo i calzari, gli massaggiammo i piedi poi Katia prese un po' d'acqua e glieli lavammo, lui appariva soddisfatto e si sfilò la calzamaglia, allora cominciammo a baciargli e leccargli le gambe, le cosce fino a che arrivati all'inguine Katia gli praticò un rapporto orale, mentre io provvedevo a continuare a baciargli la pancia e leccargli i testicoli.
Rideva, godeva, venne, Katia ingoiò e continuò ad accarezzarlo in tutto il corpo, baciandolo sulle labbra, intanto anche io presi il suo pene in bocca e feci del mio meglio, come avevano fatto alcune donne con me, venne ancora riempiendomi la bocca di sperma.
Non rimase anche a me che ingoiare, chissà come avrebbe reagito se ci fossimo azzardati a sputare ?
Non portava più la spada ma aveva ancora il pugnale ed una specie di mazza ferrata con lunghe punte che teneva legata al polso destro, mentre fuori dalla porta sentivamo muoversi, e ringhiare i suoi cani.
Katia avvicinò la sua bocca alle orecchie del Conte o per meglio dire a questo punto del nostro padrone, e gli sussurrò
:" Ti prego signore non ucciderci, saremo i tuoi schiavi , divertiti , facci quello che vuoi ma non ammazzarci "
Il Conte era eccitato, felice, ci ordinò di avere un rapporto, di fare all'amore, eravamo spaventati, terrorizzati ma ubbidimmo o meglio cercammo di farlo il meglio possibile, baciai Katia, le leccai le tette, la pancia, la vagina, lei mi accarezzò la schiena, mi toccò e massaggiò il pene, poi la penetrai, fu comunque dolce , bello nonostante la situazione.
Lui ci guardava, toccava, pungendoci leggermente con la puta del pugnale, dandoci dei colpetti con la frusta, ci aiutò molto il fatto che quel rapporto pur fatto in una situazione orribile poteva comunque essere l'ultimo !
Doveva essere al culmine dell'eccitazione, bevve un'altra abbondante sorsata di vino, ci saltò addosso, ci trascino su quella specie di letto , era incredibile aveva una potenza inesauribile , ci fece inginocchiare e ci sfondò nuovamente il culo. con grande impeto e violenza.
Finalmente pago, ci tenne tra le sue braccia, eravamo ancora incatenati, ogni minima possibilità di fuga era preclusa, restammo con le nostre mani sul suo torace e tra le sue gambe, spaventati, angosciati in attesa del nostro destino.
Poi si verificarono cose inspiegabili, abbiamo nel dormiveglia un ricordo confuso, annebbiato del Conte di Lassade vestito, equipaggiato, armato per la guerra con l'elmo in piedi davanti alla porta, mentre veniva investito da una grande fonte di luce.
Seguì il fragore assordante di un tuono, raffiche di vento fortissime che spalancarono porte e finestre di quella casa maledetta, ci destammo, eravamo sempre nudi ma stesi sul pavimento, era tutto sparito, le catene, i mobili,, le cose contenute in quelle stanze, anche quell'uomo, le sue armi, la frusta, tutto ! erano rimaste solo polvere e ragnatele.
L'unica cosa che scorgemmo in terra illuminata dalla luce del giorno che entrava da una finestra, fu il mucchietto dei nostri vestiti, ci coprimmo e ci avvicinammo alla porta, uscimmo sul prato, e corremmo verso il cancello, mi fermai solo un secondo per raccogliere tra l'erba il cellulare.
Il cancello era spalancato e come sempre li accanto era piantato ben visibile il palo con i cartelli !.
Non era possibile neppure per un attimo pensare di aver solamente fatto un brutto sogno, un incubo magari dopo essersi addormentati vicino alla villa dei Lassade, i segni sui nostri corpi delle frustate e delle violenze che ci aveva inferto il Conte, ce lo impedivano.
Guardammo un attimo il cartello con la scritta "gabinetto pubblico" sentivamo un bisogno tremendo di lavarci le parti intime, il sedere dove avvertivamo la presenza dei resti dello sperma di quell'uomo ed anche naturalmente di sangue, e di sciacquarci la bocca.
Ma la paura di veder riapparire di nuovo il Conte di Lassade sul suo cavallo, di essere nuovamente presi, catturati, di riprecipitare nell'incubo, ci fece correre verso l'auto lontano da quel luogo.
Attorno a noi era tornato tutto normale, Katia fortunatamente aveva avuto ragione, ci giunsero alle orecchie rumori di macchine agricole, di auto che salivano e scendevano lungo la strada, incontrammo il portalettere sul suo scooter , una coppia che pedalava su quelle biciclette sportive ed altra gente.
Ci guardavano tutti, dovevamo avere un aspetto tremendo, stravolto, abbassammo gli occhi ed accelerammo il passo, arrivati al parcheggio salimmo finalmente sull'auto e scappammo verso casa.
Quella sera stessa raccontammo alcune minime parti di quella brutta avventura a Gloria un'amica da cui, essendo un medico ,ci facemmo visitare e medicare, lei si dimostrò molto dolce, affettuosa e premurosa, ci chiese :" Dio mio ma quanti erano ? " poi ci consigliò , ci raccomandò di denunciare i nostri aggressori.
Noi promettemmo , rassicurammo, lei iniziò ad insistere che poteva e voleva accompagnarci, continuava a parlare, non la smetteva più fino a che Katia per la prima vota parlò in tono seccato : " Gloria, basta, scusaci ma adesso lasciaci soli e va casa, va bene ci hanno, ci siamo fatti inculare e seviziare ma sappiano noi cosa dobbiamo fare,
Non potevo che essere d'accordo, cosa e chi potevamo denunciare ?
Inventare qualche storia avrebbe potuto inguaiare qualcuno, raccontare la verità ci avrebbero sicuramente presi per pazzi
Cosa ci era veramente successo ?
Come era potuto verificarsi un'assurda incredibile vicenda come quella ?
Chi era veramente l'essere che ci aveva catturato, violentato e torturato tutta la notte ed ora era sparito, con il cavallo ed i cani ?
Inoltre parlandone, confessandoci intimamente sapevamo che in quegli ultimi momenti di quella notte, avevamo certo sempre provato paura e terrore ma anche , anche un po' di inconfessabile piacere, potevamo confessare con qualcuno questo, no , mai
L'unica cosa che ci ripromettemmo di fare fu di andare un giorno, in pieno giorno naturalmente protetti dalla presenza di parecchia gente, a dare qualche altro colpo a quella pietra in modo da cancellare completamente quella diabolica iscrizione, se poi avessimo rimediato una denuncia, beh pazienza .
Forse chi in altri tempi aveva fatto altrettanto, ...aveva avuto i suoi buoni motivi



P.S. Il racconto è ovviamente frutto di pura fantasia
Scritto da due amici , un uomo (Pat) ed una donna (Stefy)