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Chiardiluna
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Titolo:
Chiardiluna |
Autore:
lisa_62 |
Contatto:
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Racconto
n° 4122 |
Altri
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- Sei pronta? - Sì, eccomi! Mi infilo velocemente una corta giacca nera, afferro la borsetta e cammino verso di lui, che mi aspetta davanti alla porta aperta con un'espressione contrariata. - Ce ne hai messo di tempo... - Scusami. - Però mi piace il colore di rossetto che hai scelto, brava. Arrossisco e abbasso gli occhi. -Anche le scarpe sono eleganti. Stai migliorando. Ogni volta che mi fa un complimento sento qualcosa che si scioglie dentro di me, uno struggimento intenso che mi fa capire quanto lo ami e quanto desideri sentirmi bella per lui. Indosso il vestito verde acqua che mi ha regalato proprio ieri. Siamo andati insieme in un negozio, le commesse lo conoscevano bene, immagino sia solito andare lì quando deve acquistare qualcosa di carino per le sue amanti. Non ho potuto scegliere nulla, ci hanno pensato loro, le solerti signorine, a portarmi i capi da provare, evidentemente su sua richiesta. Solo vestiti con spalline sottili, aderenti sul seno e più morbidi sulle anche, lunghi appena sopra le ginocchia e di tessuti leggeri e setosi, quasi trasparenti. Il camerino era spazioso, una specie di piccola stanza con specchi sui tre lati, un attaccapanni e un divanetto. Lui si è seduto davanti a me e ha guardato, mentre mi spogliavo vedevo i suoi occhi brillare e le labbra vibrare. Quando finalmente ho indossato questo vestito, ho capito subito che l'avrebbe scelto, mi è bastato percepire una variazione del ritmo del suo respiro per sapere con certezza che sarei uscita con quello addosso. -Non toglierlo. Sei bellissima. Aveva la voce roca ed io mi sono sentita privilegiata perché stavo vivendo quel momento con lui ed era tutto così intenso da lasciarmi senza fiato. Anche stasera voglio godere del suo sguardo ammirato, fantasticando su ciò che accadrà. Per compiacerlo, sotto al vestito ho solamente una guepiere e ho scelto le calze color carne con il bordo nero che gli piacciono tanto. Niente mutandine, anche se questo vorrà dire che dovrò stare molto attenta a come mi siederò, potrei bagnare il vestito. -Cammina davanti a me, fatti guardare. So che mi sta valutando, verificando quanto ondeggia la stoffa mentre cammino, per l'emozione temo che finirò per barcollare sui tacchi a spillo. Sento i suoi occhi su di me come mani. Se lui potesse leggere i miei pensieri, sentirebbe tutto il mio desiderio. Vorrei che mi chiedesse di baciarlo, qui, per la strada, ma so che non lo farà. Decide lui quando e dove usarmi, io devo solo farmi trovare pronta. Non è difficile e io sono una buona allieva, sento il suo cuore fermarsi un attimo ogni volta che, toccandomi, sente la mia eccitazione sulle sue dita. -Fermati ora. Solleva un po' il vestito dietro, senza girarti. Aspettavo la sua richiesta. Lentamente, con le mani arriccio la stoffa sui fianchi fino a scoprire le giarrettiere e il bordo delle calze. Non lo vedo, ma so che si è appena passato la lingua sulle labbra e quel pensiero mi fa impazzire. Fra le gambe sento caldo e umido, mi basta il suo sguardo per perdermi completamente. -Sali in macchina. Non dico nulla, apro la portiera e mi siedo, sollevando il vestito. La pelle dei sedili è fredda al contatto con la mia che è bollente. Non dice una parola mentre percorriamo la strada. Guardando fuori dal finestrino cerco di capire dove mi sta portando, ma è un posto nuovo, che non conosco. Stiamo salendo, andiamo in collina. La serata è tersa, l'aria fresca e frizzante. Respiro piano, immobile, percepisco il suo odore sotto il velo del profumo, è come se potessi annusare la sua pelle, insinuandomi sotto i suoi vestiti, sottile e invadente, toccandolo dappertutto. -Ti avevo detto di mettere lo smalto. Il tono della voce è piatto, incolore. Mi giro sorpresa verso di lui e poi, subito dopo, osservo le mie dita, le unghie pallide, nude. Nella fretta ho dimenticato di laccarle, la boccetta dello smalto sarà ancora aperta sul ripiano del bagno. -Oh...perdonami. So quanto ci tiene che io sia sempre perfetta, come ho potuto scordarmi? Sciocca, sciocca, sciocca!! -Mi dispiace terribilmente- è tutto ciò che riesco a dire. -Anche a me- risponde senza calore. Arriviamo in silenzio ad un falsopiano, in lontananza si vedono delle luci, altre auto parcheggiate, viavai di gente. L'insegna recita - Ristorante Chiardiluna - , istintivamente guardo in cielo e vedo una splendida luna piena. E' proprio la serata giusta. -Aspetta. Non scendere. Mi fermo, appoggio nuovamente la borsetta accanto ai piedi e lo guardo. -Apri le gambe. Ubbidisco, allungandomi leggermente sul sedile, per essere più accessibile. Lui si gira verso di me e mi bacia, un lungo bacio liquido. La sua mano corre sul mio sesso, accarezzandolo. Poi sento che ha qualcosa in mano, qualcosa che comincia ad infilarmi dentro. Cosa sono? Sembrano palline... Prima una, senza fatica... Due... Tre... Una strana sensazione mi prende, mentre spinge con più forza la quarta pallina dentro di me. Respiro sulle sue labbra e istintivamente allargo le cosce per facilitare l'inserimento della successiva... Cinque... Sei... Dio... -Sono otto in tutto. Ancora un attimo e ti sentirai del tutto piena. Sette... Otto...finalmente... Sospiro. -Guarda le mie dita. Sei fradicia. Non ti vergogni? -No. Sorride. Mi vuole senza pudore. -Leccale ora. Adoro quando mi fa leccare le sue dita dopo che le ha immerse in me. Assaggio il mio sapore, mentre lui esplora la mia bocca, ne prende possesso, la reclama come sua. Mi bacia ancora una volta. -Sistemati il rossetto. Entriamo.
Il locale è ben arredato, i tavoli sono distanziati, alcuni sui lati sono all'interno di piccole nicchie. Il cameriere si avvicina, riconoscendolo, gli parla sottovoce indicando un tavolo libero nell'ultima nicchia in fondo. La tovaglia rosa poggia su un'altra più grande bianca, che scende dai bordi in piccole pieghe ondulate. Al centro del tavolo, una composizione di fiori freschi. I piatti sono di porcellana finissima con delicati decori di foglie, le posate ben allineate, i bicchieri brillano alla luce della lampada fissata al muro. Leggo il nome del mio amante su un segnaposto, in bella calligrafia, sembra scritto da una mano femminile e istintivamente provo una fitta di ingiustificata gelosia. -Siediti. Sorridendo, sollevo il vestito e mi siedo. Sento le palline dentro di me muoversi, adattarsi al mio corpo, mentre un sottile languore mi prende e vorrei che mi toccasse, qui, ora, subito! Lui si accomoda nel posto di fianco al mio. In questa posizione, lui domina la sala. So che gli piace avere tutto sotto controllo, non sceglie mai a caso. Sento la sua mano che si posa protettiva sulla mia coscia. Quando arriva il cameriere, mi stringe forte, all'improvviso, le sue unghie mi penetrano nella carne facendomi sussultare. So che devo restare immobile, ma mi sfugge un breve gemito, prima che il suo sguardo feroce mi aiuti a ritrovare l'abituale compostezza. Sto sbagliando tutto! Non ero preparata alla morsa delle sue dita, il dolore è intenso e profondo, sono sicura che dal mio viso traspare, anche se il cameriere sembra non aver notato nulla, o forse è solo troppo educato. E' lui che decide cosa ordinare, sa cosa mi piace e soprattutto vuole qualcosa che piaccia anche a lui e che sia facile da usare per i giochi che ama fare a tavola. Per un tempo che pare interminabile, lo sento parlare come se la sua voce provenisse da lontano, le mie orecchie sono chiuse, la mia coscia pulsa e grida, il respiro è trattenuto. Dio, ti prego, fa' che finisca presto! Non mi accorgo subito che la sua mano non stringe più. Onde concentriche di dolore arrivano ancora, inesorabili, al mio cervello. Le sue dita stanno risalendo dalla coscia verso il mio sesso, come ubbidendo a un comando inespresso allargo leggermente le gambe, aprendomi per lui. Sospiro, quando sento le sue dita accarezzarmi, chiudo gli occhi e assaporo questo piacere, lascio che si sovrapponga al prima, permetto al mio corpo di rilassarsi. -Apri gli occhi. Lo guardo e dal mio sguardo lui vede quanto gli sono grata per essere lì, con lui. Avvicina il suo viso e mi bacia e tutto diventa meraviglioso, le sue labbra sono calde e umide, la sua lingua si muove nella mia bocca, rapida, insistente. Il suo respiro accelera e, appena se ne accorge, si stacca da me. Resto per un attimo con le labbra bagnate e aperte, come se non riuscissi a credere che siamo lontani ora, un leggero pizzicore sulla coscia mi riporta alla realtà. -Vedi quell'uomo seduto da solo nel tavolo vicino alla colonna? -Sì. Avrà circa quarant'anni, è vestito in modo elegante, barba e baffi curati e sta parlando animatamente al cellulare. -Quando siamo entrati, ti ha guardato con molta attenzione. -Non me ne sono accorta. -Io sì. Non capisco perché mi dice queste cose, quando siamo insieme io ho occhi solo per lui, non esiste nient'altro intorno e lui lo sa. -Faresti una cosa per me? Che domande! Sa benissimo che farei qualsiasi cosa per lui! -Certo. -Alzati e vai al suo tavolo. Chiedigli di sfilarti le palline, molto lentamente, mettile in un bicchiere e torna qui da me. Lo guardo stupita. Un brivido mi percorre la spina dorsale, sento un gran calore pervadermi e il cuore impazzito vorrebbe scoppiare. -Ti prego, non chiedermelo. La mia voce è un sussurro colmo di speranza che questo sia solo uno scherzo, che voglia semplicemente divertirsi osservando il mio imbarazzo. I suoi occhi sono due fessure. Non sta scherzando ora e non sopporta di essere contraddetto, non da me. -Hai il cellulare? -Sì. -Chiamami. Estraggo il telefono dalla borsa, compongo il numero abbreviato e,qualche secondo dopo, il suo cellulare inizia a squillare. Mette l'auricolare e appoggia il telefono sul tavolo. -Ora vai da lui. Subito. Porta il telefono, voglio ascoltare ogni parola. Il suo tono non ammette repliche, e nemmeno i suoi occhi. -Aspetto che finisca la telefonata? -No. Vai! Mi alzo. I tacchi mi sembrano più alti di prima, ho l'impressione che il tavolo occupato dallo sconosciuto sia lontanissimo, miglia e miglia da percorrere su un terreno accidentato, sento che cadrò, scivolerò, accadrà qualcosa di terribile che lo farà vergognare di me. Penso a questo e cammino, raggiungo la mia meta prima del previsto. L'uomo alza gli occhi verso di me. Sta ancora telefonando e probabilmente non ha idea del perché io sia lì di fronte a lui. Resto zitta e penso a come glielo dirò. Capisco che è a disagio, sta cercando di riordinare i pensieri e di non perdere la concentrazione. Dice –Un attimo-, copre il telefono e mi chiede –Cosa desidera?-. -Posso aspettare. Finisca pure la telefonata. So che il mio amante mi sta guardando, sento il suo sguardo su di me, so che mi sta ascoltando, che riconosce dal tono della mia voce quanto sono agitata e preoccupata. Mi volto un attimo e incrocio il suo sguardo. E' completamente rilassato, quasi distratto, all'apparenza. Ma io so che non è così. Pregusta il suo momento. Lo sconosciuto mormora velocemente un –Ti richiamo più tardi, un imprevisto, scusami- e finalmente mi dedica tutta la sua attenzione. -Cosa posso fare per lei? -Ho bisogno di aiuto. -Il suo amico laggiù non è in grado di aiutarla? -No. Mi ha mandato lui qui. Sta pensando a uno scherzo, lo vedo da come atteggia la bocca, dai suoi occhi che si muovono alla ricerca di qualcosa di invisibile che gli permetta di giustificare il mio comportamento. E' un bell'uomo, molto attraente. Mi osserva, capisco di piacergli. Ciò nonostante, mantiene un tono distaccato, è all'erta. -Vuole dirmi allora cosa posso fare per aiutarla? Mi trema la voce, lui sente che sono imbarazzata, ma anche eccitata. I suoi occhi ora si fissano nei miei. E' curioso, comincia a divertirsi. -Il mio amante vorrebbe che lei mi sfilasse lentamente le palline che mi ha infilato dentro. Le parole sono uscite velocissime, quasi sovrapposte. Noto che resta un attimo interdetto, forse pensando di non aver capito bene. -Infilate...dove? Un luccichio dei suoi occhi mi rivela che ha compreso benissimo, ma anche lui vuole giocare. -La prego... Mi guarda comprensivo. Poi sposta lo sguardo in direzione del mio amante che, dal tavolo, sorride e osserva. -Quante sono? -Otto. -Mmmmhh... Sarà un piacere per me... Farlo molto lentamente... -Grazie. Gli sono davvero riconoscente, temevo una reazione diversa, che si irritasse, che mi trattasse male, invece si presta, mi aiuterà. -Venga più vicino allora. Mi avvicino a lui il più possibile. Per il momento, le altre persone ai tavoli non notano nulla di strano, sembriamo solo due persone che parlano. Si gira verso di me e insinua una mano sotto il vestito, scoprendo parzialmente le mie gambe. Rabbrividisco al suo tocco e lui se ne accorge. -Sei bella- mi dice. Non rispondo, sono troppo impegnata a restare ferma e in piedi. Sento gli occhi del mio amante su di me, lui sa che sto tremando. -Tranquilla...Sarò molto delicato. Allarga un po' le cosce. Ubbidisco. Il mio movimento sembra casuale, ma ora la sua mano può salire fino ad incontrare la cordicella che esce dal mio corpo e che segnala la presenza delle palline. -Oh, le hai davvero dentro... -Sì.. – e mi sfugge un sospiro. -Ora comincio...rilassati... Sento che fa forza e cerco di non opporre resistenza. Quando la prima pallina esce, non riesco a trattenermi e gemo. -Brava...Ora sarà più semplice... Mi appoggio alle sue spalle per non cadere, le gambe mi tremano per l'eccitazione e la vergogna. Si accorge che sono bagnata e mi sorride. -Che meraviglia... Sei un lago di umori... Due... -Oh... Tre... -Mmmmm... Quattro... -Vorrei fermarmi qui.- dice. -Oh no... Le vuole tutte, in un bicchiere... -Il tuo amico è perverso. E tu sei la sua puttana? Lo dice con dolcezza, come se fosse qualcosa di cui andare fieri. Cinque... Sento che il suo respiro è diventato più profondo, mentre la sua mano indugia tra le mie cosce, accarezzandomi. Sei... Sette... -L'ultima, tesoro... Otto... Non toglie subito la mano. Qualcuno si è incuriosito, mi sembra che intorno ci sia più silenzio, come se il mio respiro fosse l'unico rumore nel locale. Mi stringe il sesso, tenendo le palline fra le dita. -Peccato che sei già sua... Io non vedo l'ora di ritornare al mio posto, è umiliante lasciare che le sue dita frughino dentro di me. Mi mostra le palline nella sua mano umida e mi chiede: -Dove le metto? Afferro un bicchiere vuoto, un calice da vino. -Qui, per favore. Mi sento avvampare, mentre le fa scivolare lentamente nel bicchiere, conscio del fatto che siamo visibili e che tutti, ormai, hanno capito che è successo qualcosa. -Grazie...devo andare ora. -Aspetta... Mi prende per un braccio, mi costringe a restare. Poi versa nel bicchiere un po' di vino, sorridendo. -Bevi per me. Stordita, avvicino il calice alle labbra e assaggio il vino e il mio sapore insieme. -Sei fantastica. E' fortunato ad averti. Di nuovo i due uomini si scambiano un'occhiata di intesa, di nuovo mi sento venir meno al pensiero dell'interminabile spazio che dovrò percorrere per tornare alla sicurezza del mio tavolo, tenendo il bicchiere in mano. I rumori del ristorante sono ritornati alla normalità, qualcuno mi guarda mentre mi giro e torno sui miei passi. Faccio finta di essere sola e guardo avanti, verso il mio amante, che ha gli occhi chiusi e sembra essersi addormentato. Non respiro finché non mi siedo. -Brava. Le sue labbra si sono mosse appena, ma sento che è soddisfatto di me. -Spegni il cellulare ora. -Sì. -E finisci di bere il vino. L'impressione è che sia trascorso un tempo infinito, ma tutto è accaduto in pochi minuti. Resto in silenzio. Non tocca a me parlare. -Si sta annusando la mano. Ti è piaciuto lasciarti toccare? -Io non volevo. -Ma ti è piaciuto? Voglio la verità. Mi trema la voce ma ammetto. -Sì. -Ha sentito quanto sei eccitata? -Sì. -Sai che questo significa che dovrò punirti, dopo. La sua voce tradisce il piacere che già immagina, quando poserà le sue mani su di me e non sarà per accarezzare, ma per sentirmi fremere e urlare. -Lo so. L'arrivo del cameriere con gli antipasti interrompe la nostra conversazione. Le palline sono ancora nel bicchiere, noto che il cameriere cerca di non guardarle, ma invano. Nel mio piatto vedo un piccolo soufflé di formaggio, alcune fette di prosciutto arrotolato intorno a qualcosa che sembra pane abbrustolito, una salsina rosa, due piccole carote crude. La tensione mi ha messo appetito. Il mio amante sorride e dice: -Aspetta. Non mangiare. Alzo lo sguardo su di lui per capire cosa devo fare. Sorride, mentre con la mano prende una fetta di prosciutto. -Apri la bocca. Come se esistessimo solamente noi due, mi infila le dita in bocca, nutrendomi, lasciandosi mordere, gustare. -Mmmm...sei vogliosa... Prende una carota, la passa nella salsa e poi mi dice –Leccala-. Sono consapevole che ci stanno guardando, so che non è consuetudine in un ristorante fare ciò che lui mi fa, eppure non sono imbarazzata, più forte è il desiderio di compiacerlo, di essere semplicemente ciò che lui vuole io sia. Non temo nulla quando lui è con me. A parte me stessa e l'amore che riempie ogni mia cellula, la voglia di appartenere a lui soltanto, la sensazione che mi prende di non valere nulla senza lui accanto. -Il nostro nuovo amico ci sta guardando. La sua voce è un misto di orgoglio e gelosia, sento quanto questi due sentimenti combattano dentro di lui. -Che guardi. Io vedo solo te. -Lo so, piccola. Le sue labbra fremono, intuisco il suo desiderio e mi sento l'unica per lui, almeno in questo momento io sono il suo mondo, ho io il potere. Se ne accorge. Di colpo ritorna freddo e distaccato. Non ho mai capito come sia possibile cambiare atteggiamento in modo così repentino, senza preavviso, mi inquieta saperlo controllato al punto da dimenticare ciò che stiamo vivendo insieme, la magia del toccarsi, i brividi e la paura del dopo. Le palline restano nel bicchiere per tutta la sera. Ceniamo come due conoscenti, scambiamo poche parole. Ogni tanto mi chiede di leccargli le dita, sento che trema mentre lo faccio. Mi obbliga a gustare il dessert senza usare le posate. Ha scelto una torta ai frutti di bosco, con pan di spagna e crema. Quando sono in difficoltà mi aiuta con le dita, sento brucianti gli sguardi provenienti dagli altri tavoli mentre mi piego per leccare il piatto. Non voglio incontrare i loro sguardi curiosi, perciò guardo in basso. Chissà cosa pensa lo sconosciuto dall'altra parte della sala? -Pensi a lui, vero? E' incredibile come riesca a carpire i miei pensieri più segreti, o sono davvero così trasparente come lui dice? -Riesco a leggere la tua anima, lo sai. Alzo gli occhi e lo guardo. Con un dito, raccoglie qualcosa dall'angolo della mia bocca e me lo fa leccare. E' un gesto leggero, semplice, quasi paterno. Ma racchiude una forza indescrivibile, con quel gesto lui mi marchia ancora una volta come sua, ribadisce i suoi diritti su di me, sulle mie labbra, sul mio corpo. Quando finalmente ci alziamo per uscire e sto per prendere le palline dal bicchiere, mi ferma e dice: -Portale a lui, lasciagliele come ricordo, io comunque non le userei più per te dopo che le ha toccate un altro uomo. Ubbidisco, mentre il mio sconosciuto complice sorride e si stupisce del regalo. Poi mi giro ed esco dalla sua vita per sempre. L'aria si è rinfrescata, istintivamente mi chiudo meglio la giacca mentre andiamo verso l'auto parcheggiata. -Fa freddo, ora.- dice. Non rispondo, non è una domanda. All'improvviso, mi afferra e mi spinge contro la portiera, premendo con forza sul mio corpo. Sento il suo alito caldo vicino all'orecchio, con voce roca mi dice –Stai ferma-. Non mi muovo, anche se la lamiera è gelata e non sono abbastanza vestita per non sentirlo. Si scosta da me un attimo, mi solleva il vestito e, senza darmi il tempo di capire, mi sculaccia con violenza. Un solo colpo, ma forte. L'urlo mi esce dalla labbra prima che io riesca ad impedirmelo. Di nuovo, un'altra, se possibile ancora più violenta, lo schiocco arriva alle mie orecchie insieme ad un dolore lancinante, come se al posto delle mani avesse un rasoio. Le sue dita mi cercano, mi toccano, allargo le gambe perché possa fare ciò che desidera. -Oh... Entra in me, sente il bagnato, sente che lo desidero. Ancora. Un'altra sculacciata, inaspettata, umida. Sì...ti prego...non fermarti adesso...continua... Voglio le sue mani, le voglio sopra e dentro di me. Sta ansimando, nuvole di alito si condensano attorno al suo viso, mentre colpisce ancora, una, due, tre, quattro volte. Gemo e mi aggrappo per non scivolare e intanto sento un sottile calore invadermi, la voglia di girarmi e di essere sua, subito, qui, senza aspettare. -Sei una puttana. Lo dice con disprezzo, ma anche con amore. So che ama la mia dualità, è attratto dalla mia ingenuità e dalla mia perversione. Sa bene che posso essere dolcissima e baciarlo per ore o troia come nessuna altra. Sa ogni cosa di me. Sa quando fermarsi, prima che l'orgasmo mi scuota. Qualcosa mi scivola lungo le cosce, qualcosa che esce da me, un rivolo di piacere, una scia di desiderio, un richiamo. Ti prego...amore...ti prego... Non lasciarmi ora... Non posso chiederlo, posso solo sperare che sia lui a decidere cosa fare di me. Riprende fiato. Si allontana. -Sali, ti riporto a casa.
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