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A-mantide
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Titolo: A-mantide
Autore: Chiara Copercini
Contatto:
Racconto n° 4129
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Mi piace pensarti, ti penso quando sai che ti penso e ti penso quando non sai che ti penso. Accendi in me istinti sessuali bestiali e ti desidero come una donna, come un uomo, come un animale. Sono come un corpo senza pelle, il desiderio cade su di me e brucia implacabile senza tregua come sale gettato sulle mie carni indifese. Mi sento morire mentre mi parli e mi guardi e ti muovi impercettibile verso di me, una mano sfiora il mio braccio in un gesto distrattamente calcolato. La tua mano calda incontra la mia pelle fasciata di calze a rete nere, decorate con fili intrecciati, messe come una barriera nel tentativo ridicolo e inutile di porre una difesa ai tuoi assalti. Senti la mia pelle attraverso le trame della calza, la tua mano su di me è mia, il mio cuore che aumenta i battiti è il tuo.

Quando ti penso non ho rispetto di me, non mi curo delle mie vergogne, non posso sopire il mio desiderio di avvolgermi attorno a te come un'edera, di farmi inchiodare al muro come una farfalla.

In questo gioco a due io ti posseggo anche quando non te ne accorgi, in un orgasmo continuo iniziato nell'istante in cui i nostri occhi si sono incrociati e tu mi hai visto incorniciata in quel portone buio con la pelle bagnata di pioggia.
E anche ora continui a tormentarmi, perché anche se non ci sei
non smetto di sentirti dentro.

Parte II

Il tessuto pieghettato cadeva molle e inoffensivo da un lato del letto, la stoffa viveva di un'esplosione di fiori verdi: foresta immaginaria di piante carnose tropicali racchiuse da un orlo scuro, che ne definiva il bordo della gonna, cucita semiaperta come la corolla di una calla. Il tessuto prese vita e si avvolse su di lei, con la volontà sleale di lasciare esposta solo una parte del suo corpo, tenendo celato il resto.

L'orlo scuro a strapiombo sulla scollatura rivelava il pericolo, rendendolo ancora più invitante. Lei sapeva già che i due lembi della gonna appena sopra le ginocchia, si sarebbero aperti ad ogni passo, facendola sentire piacevolmente vulnerabile.

L'ovale dello specchio conteneva la sua immagine, mentre lei non smetteva di ammirarsi con uno sguardo obliquo, immaginando già dove gli occhi di lui si sarebbero posati, magari mentre lei era voltata a guardare altrove, fintamente distratta per permettergli di violarla con incontrollata fantasia.

Un bacio inizia molto prima del bacio stesso.

Un bacio nasce sospeso nell'aria tra due corpi e resta lì per qualche secondo, immobile galleggiando sul pulviscolo di una stanza semibuia, mentre fuori crepita la pioggia.

Un bacio è il punto d'incontro di due corpi, che si arpionano da lontano, si spingono a vicenda, fingono di rifuggersi e poi si tuffano uno nella bocca dell'altro in un'apnea sempre più vorace. Una bocca si apre e l'altra la segue docile, per poi aprirsi essa stessa seguita questa volta dalla compagna come in una danza. La bocca dell'uno ruba saliva all'altra, pregustando in quell'umido un'anteprima di quell'altra bocca ancora lontana per adesso. Ancora inespugnabile. Per ora.

Ora il vestito verde era tra loro. Ma non sembrava verde, era nero, perché nera era la stanza e nera era l'ombra di lei. Le sue labbra erano arroventate, graffiate dalla guancia del suo amante, che si divertiva a succhiarle e a morderle come se avesse timore di lasciarsele scappare. In quel momento entrambi erano solo lingue, pronte a cercarsi, ad avvolgersi e a mangiarsi a vicenda; in quel momento entrambi erano solo mani impegnate ad afferrarsi, a spostare orli, a percorrere cerniere con le dita, facendosi strada tra tessuti e bottoni. Questa volta non c'erano calze a impedirgli di sentire la sua pelle, non era più tempo di immaginare, ma di prendere possesso di tutto ciò che ti quel bacio era cornice.

Parte III

Il vestito verde si raggrumò attorno alla vita di lei, l'aria fredda avvolse le sue gambe tese leggermente aperte come un compasso. Il suo corpo pareva appeso su quello di lui; sarebbe bastata una leggera spinta per farle perdere l'equilibrio reso precario dai suoi tacchi sottili, architettati con meticolosa precisione, per forzare il collo del piede a disegnare un arco perfetto. L'abito si schiantò silenzioso sul freddo marmo, lasciandola indifesa ad uno sguardo che la assaporava per la prima volta. Lei amava quel suo sentirsi invasa, abbassò lo sguardo e sentì la sua pelle farsi bollente prima ancora che lui la toccasse. Il tessuto del bustino fu debellato e la mano di lui ne prese il posto. Non poteva non farlo adesso: si inarcò verso di lui per offrirsi completamente arresa, prigioniera e mai come in quel momento davvero libera.

Le due ombre si fusero ed un essere a due teste prese vita. Onde inquiete dal muro intrapresero il loro cammino e passarono al tavolo, per poi scivolare sul pavimento ed inerpicarsi su un tessuto cedevole e levigato. Membrane di stoffa dapprima lisce e immote si incresparono come acqua e liquide inghiottirono la figura e furono una cosa sola.

Recollect me darling raise me to your lips
Two undernourished egos four rotating hips*

Posò le mani sui suoi fianchi e ne percorse l'elastico senza varcarlo, solo per sentire la voglia di lei farsi compatta e il suo respiro farsi più rapido.

Hold on to me tightly I'm a sliding scale
Can't endure then you can inhale
Clearly

Gli piaceva il finto negarsi improvviso di lei, il suo tenere le cosce chiuse, la sua ingannevole resistenza, il suo guardarlo con occhi nudi di desiderio.

Era brava, sapeva giocare.

Out of body experience interferes
And dreams of flying I fit nearly
Surrounds me though I get lonely
Slowly

Avrebbe voluto gettarsi sul suo corpo morbido e arrendevole, morderle i seni, marchiarla con i denti e strapparle il primo gemito, ma si trattenne. Le gambe di lei gli dicevano di aspettare. Colse il suo piedino come un fiore, ne sfiorò con le labbra la caviglia, con le dita percorse la sua pelle lentamente, per sentirne la mutevole consistenza farsi più tenera e sensibile sotto il ginocchio, come la carne di un petalo.

Moving up slowly
Inertia keeps
She's moving up slowly
Slowly

E proprio come un fiore scaldato dai raggi del sole, lei iniziò ad aprirsi lentamente, preparandosi ad accoglierlo. Con le dita percorse i bordi della mutandina che ancora lo divideva da lei, con un dito finse di penetrarla e sorrise quando vide che lei spingeva i suoi fianchi contro di lui, frustrata.

Moving up slowly
Inertia creeps
Moving up slowly
She comes

Poi lui decise di mettere fine a quel tormento, si aggrappò all'elastico e sfilò anche l'ultimo ostacolo. Si chinò su di lei e la aprì come un frutto di mare, per succhiarne la parte più delicata e nascosta. Iniziò a scoparla con la lingua, e man mano che la sentiva vibrare di piacere affondava sempre più dentro di lei, bevendone avidamente il succo dolce, che iniziò a colargli sul mento.

Ne fece il suo pasto.

Man mano che lui si nutriva di lei si sentiva più forte.

Man mano che lei si faceva cibo si sentiva più immensa, perché sapeva che solo in quel modo poteva entrare dentro di lui e prenderne completo possesso.

Parte IV

Lei si fece liquida per violentare la sua bocca, affondando nelle sue carni come dolce veleno trasparente. Lui scivolò fuori da lei e sollevò lo sguardo per contemplarla nella penombra. La luce cadeva di sbieco sul suo ventre, infiltrandosi negli avvallamenti delle sue anche e del suo monte di Venere. Una parte del suo corpo era nascosta e buia come una valle che sta per essere inghiottita dalla notte.
Era nato dentro di lei e dentro di lei voleva tornare, per restarci per sempre e lei lo sapeva. Se lo sarebbe tenuto dentro per sempre. Lo avrebbe fatto entrare.
E lui entrò e la prese.
Lui entrò e lei se lo prese.
Lui precipitò nel suo buco stretto e caldo, piantò il suo sesso dentro di lei che cedette sotto i suoi colpi.
Lei se lo sentiva tutto e desiderò che lui non smettesse mai di farsi largo nelle sue viscere. Con le unghie si ancorò alla pelle di lui, ci affondò crudelmente.
Un po' le dispiaceva; adorava la sua pelle liscia come una pesca, non aveva mai sentito un uomo con una pelle così inebriante. La pelle di lui era come una tela di Fontana: sarebbe stata un'opera d'arte solo marchiata dai segni rossi del suo piacere.

Ma aprirle la fica a lui non bastava.
Le ammutolì i gemiti con le dita, che lei iniziò a succhiare avidamente e con l'altra mano forzò il passaggio che agli altri era sempre stato proibito.
La sorpresa la fece sobbalzare...lui sentì la vampata della sua rabbiosa ribellione, un improvviso dolore alle dita morse fino all'osso lo riscosse.
Istintivamente si ritrasse, ma troppo tardi si accorse che lei non lo avrebbe mai lasciato andare.
Erano l'uno dentro l'altro e lo sarebbero stati per sempre.
La morte zampillò gioiosamente proprio mentre da lui erompeva la vita, inondandola di piacere e lei avida e vorace rinacque.

Lei ormai sazia lo spinse via, il corpo di lui scivolò lontano prosciugato ed esanime
come un relitto in mezzo all'oceano di quelle lenzuola azzurre.
Lei lo guardò e si accorse di quanto era stato bello.
Una parte di lei si rammaricò, una parte di lei sorrise trionfante.
Ora quella bellezza sarebbe vissuta dentro di lei e in lei avrebbe avuto nuova forza.
Si alzò e nuda percorse l'appartamento, il vestito verde scivolò sul suo corpo con un flebile fruscio. In strada i rumori della città la inghiottirono sporchi e grigi.

Mentre camminava incrociò lo sguardo di un ragazzo che veniva nella direzione opposta alla sua.
Era moro, alto, vestito in modo impeccabile e aveva quel modo di camminare tipico di chi sa esattamente dove vuole arrivare.
Lei sostenne il suo sguardo sfrontato, poi voltò il viso per permettergli di iniziare a desiderarla.

Si sentiva così piena di vita in quell'istante.
E sapeva che si sarebbe sentita così
ancora a lungo.

*(Testo tratto da: Massive Attack, Inertia Creeps)