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Lui l'aveva immaginata da sempre così!
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Titolo:
Lui l'aveva immaginata da sempre così! |
Autore:
Typicalsituation |
Contatto:
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Racconto
n° 4184 |
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Lui l'aveva da sempre immaginata così. In realtà erano anni che fantasticava su come avrebbe voluto quell'occasione. Anni in cui non era ancora riuscito a sbattere il suo essere nell'imprevista occasione. Si, perchè in fondo Lui non era alla ricerca di quella Donna, di quell'essere perfetto. No, Lui anelava all'occasione ed in fondo della donna poco gli importava. Aveva trascorso anni della sua vita a raggiungere un livello di conoscenza di se a dir poco perfetto. Tempo fatto di innumerevoli secondi, di respiri, fra una tirata di sigaretta e l'altra, di sospiri, di intensità. Lui era un esploratore del mondo femminile. Aveva iniziato fin da piccolo, quando ancora con le braghette corte, si intrufolava nelle librerie della sua città di allora. Una citta piatta, grigia, nebbiosa, ma indiscutibilmente ricca per Lui di opportunità, in quella fase della vita in cui tutto è scoperta eccitante, esilarante. Entrava noncurante degli sguardi delle commesse e si fiondava nel reparto della letteratura - spinta - . La definiva così allora. Aveva bisogno di guardare, di osservare e di leggere quei sacri testi che gli avrebbero trasformato una visione da normale ad eccelsa. Leggeva e si informava, guardava ed ogni tanto girava la testa quasi fischiettando, come se quello che stesse facendo non fosse affatto adatto alla sua età. Fantasticava nel guardare l'anatomia umana femminile, quel mistero di organi curvi. Familiarizzava con parole nuove come - utero, vagina, perineo, grandi e piccole labbra, clitoride, uretra - e guardava la trasformazione di quelle strane parole nella nascita di un essere chiamato femmina. Sì Lui, nella sua immaginazione di fanciullo, assisteva per la prima volta al parto della sua mente, il parto della figura che lo averbbe segnato nell'intimo per sempre e che avrebbe inaspettatamente ritrovato in se stesso, così vicino che, come direbbe un poeta, - la tua mano sul mio petto è la mia stessa - . Nel crescere Lui sentiva questa attrazione intimamente oltre che nel corpo. Stava sviluppando una sorte di nuovo recettore nervoso affine solamente all'odore di donna. Girava per la città annusando come un cane da fiuto, l'odore dell'aria alla ricerca di quel particolare odore. L'odore. L'odore che qualche tempo dopo lo avrebbe inebriato nell'anima e nella mente esaltando definitivamente quella sua predisposizione naturale ad amplificare il corpo di una donna. Lui l'aveva immaginata da sempre così. Il suo rapporto con il corpo femminile prese forma quando per la prima volta vide sua madre completamente nuda e lei, affatto imbarazzata per la curiosità di suo figlio, incuriosita a sua volta della sua curiosità, si prestava a fargli esplorare il concetto di corpo, come fosse la sua prima maestra, conscia del suo ruolo non incestuoso. Lui crebbe così. Il corpo femminile gli apparteneva da sempre, a tala punto che scoprì, più tardi ed in età più matura, di incarnare una femminilità intensa ed intima che Lui localizzò sempre a livello del ventre. Il suo ventre divenne femmina mentre il suo corpo era maschio. Si potrebbe dire uno strano scherzo della natura ma in realtà molte donne, femmine vere, gli riconobbero nel corso degli anni a venire, un sensibilità femminile assoluta nel fare l'amore. Qualcuna addirittura si spinse a dirgli che la sua lingua era femmina e che sapeva leccare e assaporare una donna come nessun uomo poteva saper fare. Già, Lui l'aveva immaginata da sempre così. L'occasione assoluta improvvisamente gli arrivò senza che Lui se ne accorgesse davvero. Lei era bellissima. Seduta nell'angolo di un bar in una notte invernale di montagna. All'esterno la neve cadeva copiosamente ed il manto era gà alto più di un metro. Ma Lei non se ne curava molto. Quella sera era la sua sera, la sera della libertà cercata, anelata, bramata. Quella sera si mise nell'angolo del bar, col suo vestito nero elegante, attilato a dipingere le sue forme perfette. Scivolava su di Lei come l'acqua sopra una superficie perfettamente liscia e senza alcuna irregolarità. Pennellava di nero le sue forme con una grazia da rendere l'aria intorno a se rarefatta dalla bellezza ed eleganza. Tutti nel bar non potevano distogliere lo sguardo dalla bellezza del suo corpo di femmina... ma era la serata della libertà e la scelta poteva farla solo Lei. Lui l'aveva immaginata da sempre così. Uno sguardo all'amico al bar, mentre si scrollava la neve dal piumino nero, ed entrava al caldo di quell'ambiente familiare. Era il locale ove tutte le sere, smontando dal lavoro, si fermava a chiaccherare ed a bere quella agognata birra. Lui ed il barista si conoscevano da anni e c'era quella sorte di complicità maschile che parlava la lingua del non detto, degli sguardi, dei cenni, come se fossero i segni segreti di una partita di briscola. Fu subito chiaro a Lui che l'amico barista voleva dirgli qualcosa di importante, qualcosa di urgente, mente voltava noncurante lo sguardo a sinistra. Lui lo seguì con gli occhi, quei suoi occhi verdi, e vide la bellezza. Lui sapeva, sapeva bene, che una donna così non sarebbe stata di facile approccio anche perchè alla fine Lui in realtà non stava cercando di rimorchiare una donna qualsiasi. No, Lui voleva molto di più. Lui voleva l'anima, il cuore ed il corpo anche per una sola notte. Lui sapeva che un sorriso, uno sguardo, una movenza non sarebbero state che foglie al vento nel gelo dell'inverno. Sapeva che avrebbe dovuto portare Lei ad incuriosirsi di Lui, a desiderarlo. Un bicchiere di vino rosso e niente birra. Il barista gli versò con classe uno splendido vino rosso, rubino, delle terre del nord ed il profumo fruttato inebriò il locale ancor prima di inebriare Lui. Con mano decisa ma lentamente e sinuosamente roteava quel calice con una delicatezza e sensualità che sembrava facesse l'amore con il vino. Lei non potè non notarlo. Gli sguardi si incrociarono improvvisamente ed i suoi occhi verdi penetrarono direttamente, senza problemi nè orgoglio, in quelli di lei che rimase un attimo smarrita, rifugiandosi prontamente nel vino rosso del calice che continuava a roteare incessantemente. Lui sapeva che una parola di troppo avrebbe spezzato quell'incantesimo temporaneo e con un piccolissimo gesto di cavalleria e galanteria le porse il suo calice, caldo ancora della sua mano. Lei non seppe dire di no, pur essendo astemia. Una forza irresistibile le muoveva il braccio e lo tendeva verso quel bicchiere di cristallo e quel vino rosso che per inerzia ancora stava roteando rallentando i suoi giri come se la parte alcolica del vino ora se ne fosse davvero andata via. Fece un cenno delicato di ringraziamento, e mentre il barista amico aveva già preparato un altro calice uguale per Lui, Lei si avvicinò il calice alle labbra. Si inebriò del sapore fruttato del vino, ma ancor di più si inebriò del modo in cui Lui aveva creato l'incantesimo. Cominciarono a parlare presentandosi, ma in realtà non servì dire troppo, non era affatto importante. I loro corpi avvicinatisi stavano già parlando e Lui spavaldo ma delicato, le trasmise immediatamente quella forza che ad una donna come lei era necessaria. Era la forza dell'apertura mentale, del contatto, della sicurezza di se. Lei voleva un uomo così, determinato, sicuramente esperto, un uomo che sapesse bene e fin da subito guidarla ed in cui Lei potesse abbandonarsi in quella sera di libertà agognata, di femminilità assoluta. Il tempo trascorse veloce mentre chiaccheravano ma l'empatia che si era creata ormai aveva costruito intorno a loro una sorte di cupola invisibile ma chiara. Nessuno li guardava più, nè tantomeno guardava Lei. Lei aveva deciso, aveva scelto ed il messaggio subliminare per tutti gli altri era chiarissimo. Uscirono insieme da quel bar nella notte nevosa e si diressero verso l'auto di Lui. Lei non poteva rientrare in albergo da sola, era a piedi, mentre la neve aveva raggiunto il metro e mezzo. Lui si offrì di accompagnarla. Lei accettò. La strada ingombra di neve non faceva certamente paura a Lui con la sua jeep e la sua esperienza di montagna. Due curve decise e poi il rettilineo: il suo albergo era lì. Lui lo sapeva benissimo, conosceva a memoria quei luoghi, sapeva tutte le vie e le ubicazioni degli alberghi della zona ma come distratto o troppo legato alla memoria della strada di casa, continuò superando l'albergo di Lei per arrivare davanti a casa sua. Lei sorridendo gli disse che era andato troppo avanti e Lui ammiccando si scusò e mise la marcia indietro. Ma proprio mentre stava per pigiare l'acceleratore e fare retromarcia Lei lo fermò con la mano. Lui l'aveva immaginata così da sempre. Un attimo di silenzio e gli sguardi si incrociarono nei reciproci pensieri. L'emozione di quella mano sulla sua, mentre ancora il motore era acceso, spezzò qualsiasi incantesimo come un bicchiere di vino rosso che va in frantumi sul pavimento. Mille gocce rosse si persero negli sguardi infiniti ed intensi fra i loro occhi e le mani si strinsero l'una nell'altra. Lei voleva entrare, voleva entrare nella sua casa. Lui gentilmente le fece un pò di strada con i piedi, in mezzo a quel metro di neve fresca, fino al portone di vetro della sua casa modesta, ma piena di passione. Entrarono in punta di piedi e la neve sotto le suole scricchiolava sul pavimento di legno. Si tolsero le scarpe e la sensazione del legno sulla pelle fu immediatamente calda e accogliente. Lui chiuse delicatamente il portone. Il silenzio della notte li avvolgeva e l'aria era ovattata dalla neve, nulla se non i loro respiri che si facevano più frequenti era udibile. Lui le accarezzò il viso, passandole delicatamente la sua mano fra i capelli. Erano neri, corvini, lisci e luminosi di consistenza fine ma robusta. La sua mano si apriva e si richiudeva delicatamente sul suo viso menre lei, chinando la testa dallo stesso lato, si abbandonava a quella carezza. Era dolce e calda ma forte e decisa. Lui le sfiorò le labbra con le dita che poco prima aveva leccato delicatamente con la sua lingua. La sua saliva era un velo sulle labbra e Lei la bevve chiedendone ancora. Il movimento sinuoso e lento delle sue dita sulle labbra di lei si faceva così intenso che Lei ebbe la tentazione di morderle aprendo la bocca. Ma non potè farlo perchè anche la sua lingua voleva quelle dita. Le voleva, le sentiva sfiorare le sue labbra. Le labbra si incontarono proprio mentre lui, ancora con le sue dita stava tornando alla bocca. La scosse un brivido e si dovette appoggiare al tavolo della cucina. Erano ancora in piedi, scalzi, e non si erano accorti di essere finiti in cuicina, al buio. Lui la sollevò leggermente e la appoggiò delicatamente sul tavolo mentre Lei in maniera così naturale allargò le gambe tirandosi su un pò il vestito nero per far spazio al corpo di Lui. Le labbra continuarono a sfiorarsi leggere, umide mentre le loro lingue danzavano un bolero sempre più esigente. Le mani cominciarono a scivolarsi addosso. L'odore di lei era impregnante! Come un magnete attirò l'attenzione di Lui il collo, vellutato e sinuoso che cominciò a leccare delicatamente partendo da dietro il suo orecchio sinistro per scendere lentamente. Lei rabbrividì di piacere. La sinfonia era iniziata ed ogni movimento era musica soave per il loro corpi che ondeggiavano e si prendevano. In un attimo e quasi senza accorgersene si ritrovarono completamente nudi, ancora su quel tavolo della cucina. Piccole gocce impalpabili di sudore scivolavano sulle loro pelli e creavano una sorte di velo umido sul quale le mani erano libere di scorrere. Scorrere come l'acqua fino a non distinguersi più. Lui aveva delle mani stupende. Menre la pelle di lei si increspava di piacere al passaggio delle sue mani, Lui la respirava attraverso i pori del palmo. La sua bocca continuava a baciare ogni millimetro del suo corpo in una espolrazione infinita di sensazioni che Lei non aveva mai provato fino ad allora. Si fermò sul suo seno, leccandone i capezzoli turgidi e Lei trasalì. Era gtonfio e perfetto, seno di donna ancora tonica. Lei immaginava cosa sarebbe potuto accadere ma non se ne curava troppo. Non voleva perdere neanche un solo istante di quel piacere tanto atteso. Lui si inginocchiò davanti a Lei. Poteva sentire l'odore del suo sesso penetrargli profondamente nelle narici ed inebriarlo. Poteva vedere, nel buio, il dolce riflesso della sua eccitazione che colava incessante e la bagnava e Lui vooleva sentirne il sapore. Si avvicinò e le donò un pò del suo fiato caldo mentre Lei ormai aveva perso completamente il controllo di ogni parte del corpo. E la leccò. La sua lingua disegnava ghirigori di piacere su quel sesso intriso di umori e esplorava con curiosità ed eccitazione quel nuovo mondo apprezzandone le minime variazioni. Il clitoride si inturgidì e Lui cominciò con ritmo incessante e continuo a far scivolare quella sua liingua affamata senza darle un attimo di tregua. Gemiti uscivano dalla bocca di Lei che abbandonò il capo all'indietro mentre con le mani si teneva al bordo del tavolo della cucina. Impietoso nel suo ritmo lo leccava ancora e ancora e ancora e ancora. L'orgasmo le arrivò talmente all'improvviso che non ebbe neanche la forza di urlarlo al mondo intero. Un schizzo violento le uscì dal suo sesso bagnato come un'eiaculazione di liquido caldo e trasparente come cristallo che colpì Lui in pieno viso. Lui sapeva dello - squirting orgasm - ma in vita sua non aveva ancora mai provato quell'ebbrezza. Rimase un attimo senza fiato e Lei dolcemente dall'alto lo guardò. Era esausta. Le forze l'avevano abbandonata completamente. Continuava ad emettere a piccoli fiotti quel suo nettare trasparente contorcendo il suo ventre ed alla fine svenne. Lui l'aveva immaginata da sempre così. Ma non avrebbe mai immaginato in una sola volta di godere così anche nel black out che seguì. E la mattina li colse ancora li: Lei sul tavolo della cucina e Lui inginocchiato fra le sue gambe aperte ad accoglierlo per sempre.
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