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Ricordo di un amore
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Titolo:
Ricordo di un amore |
Autore:
Leoncina |
Contatto:
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Racconto
n° 419 |
Altri
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"Dai vieni a trovarmi!!". Rosy era sempre stata così, fin dai tempi delle medie. Sempre disponibile, allegra. Per questo eravamo restate in contatto dopo così tanti anni pur senza vederci spesso. Decisi di andarla a trovare proprio a metà settimana. Lavorava solo di mattina, il pomeriggio potevamo passarlo insieme e un giretto a Monza l'avrei fatto volentieri, ormai era da tanto che non andavo in quella stupenda cittadina. Ci trovammo di fronte alla Rinascente. Un abbraccione e poi via per negozi, chiacchierando degli ultimi anni passati tra università, lavoro e amori vari. La Ricordi fu una tappa obbligata del nostro giro di shopping, la musica aveva riempito le nostre vite finché avevamo suonato nella stessa band. Ci dirigemmo verso il reparto di musica straniera. Bon Jovi era stato il nostro idolo ai tempi delle medie, scoprii che lo era ancora. Feci per prendere il singolo Destination Anywere, ma qualcuno ebbe la stessa idea. Alzai gli occhi. "Dio mio, Victor!!", esclamai. Il ragazzo dai capelli neri mi guardò dritta negli occhi. Vidi la sua espressione un po' incerta, poi un largo sorriso comparirgli sulle labbra. "Silvietta!!", gridò stringendomi in un abbraccio potente. Quando Rosy si fu unita a noi, passammo il resto del pomeriggio chiacchierando di tutto, ricordando i vecchie tempi e ridendo della nostra infantilità a quei tempi. Salutammo Rosy verso sera e Victor si offrì di accompagnarmi a casa, evitandomi così di prendere il treno.
In auto guardai un ciondolo pendere dallo specchietto retrovisore. "Ma questo te l'ho regalato io a San Valentino un sacco di anni fa. Stavamo ancora insieme", dissi. "Sì, lo porto sempre con me, perché mi ha sempre portato fortuna", disse sorridendo. Lo guardai stampandomi nella mente quel suo viso meraviglioso e quei suoi occhi verdi e intensi. Anche tanti anni prima avevo sentito le stesse emozioni guardandolo. Ascoltammo la musica e viaggiammo per quasi tutto il tempo in silenzio. Si fermò davanti a casa mia. Ci guardammo. Il tempo si fermò in quel momento. Mi resi conto che non volevo perderlo di nuovo per anni. Lui forse capì quella mia espressione. Passò la mano fra i miei capelli sorridendo. "E' bello averti ritrovata", disse. "Usciamo domani sera, vuoi?". Annuii sorridendo a mia volta. "Ti passo a prendere alle otto d'accordo?". "Sì", dissi. "Mi farò bella!!". Lui mi guardò e prima che chiudessi lo sportello dell'auto sentii la sua voce affermare "Sei sempre stata bella.".
Alle otto puntualissimo, arrivò davanti a casa mia con la sua Mercedes bianca e lucida. Scese per aprirmi lo sportello della macchina. Era vestito in modo impeccabile, con uno smoking nero veramente meraviglioso. Gli occhi verdi sembravano scintillare resi ancora più grandi dal nero lucido e setoso dell'abito. I capelli neri e lisci gli ricaddero sulla fronte e li scostò con un elegante movimento della mano. Dopo avermi lievemente baciato la guancia, richiuse lo sportello e salì in auto. Il ristorante non era molto distante, un locale molto intimo, elegante vicino al lungo lago già illuminato. Aprì lo sportello per farmi scendere e mi prese una mano accompagnandomi all'entrata del ristorante. Victor era sempre stato galante. Anche a scuola mi apriva sempre le porte lasciandomi passare. "Perdonami se ti precedo, ma almeno ti tengo aperta la porta", diceva sempre. Lo disse anche quella sera, aprendo la porta e lasciandomi entrare nell'atrio del ristorante. Diede il nome della prenotazione al cameriere che ci accompagnò al tavolo nel centro della sala. Il cameriere prese il mio cardigan e andò a riporlo nell'armadio. Victor scostò la sedia e mi invitò a sedere. Guardò il menù solo un istante, poi lo ripose accanto alle posate. Io mi guardai attorno. Non avevo mai visto un locale tanto elegante quanto accogliente. C'era un cameriere per ogni tavolo, donne eleganti ed acconciate per bene. Gli uomini erano quasi tutti in giacca e cravatta. I pavimenti erano lucidi come specchi, i tavoli rivestiti da tovaglie di cotone bianchissimo ricamate, posate d'argento, bicchieri di cristallo. In sottofondo un pianista suonava una melodia dolcissima e molto rilassante. Mi accorsi solo allora dei suoi occhi su di me. Spostai lo sguardo sul lampadario centrale del ristorante. Sembrava uno di quelli visti al Louvre. Cristallo a gocce, grandissimo, luminoso e brillante come un grande diamante. Guardai il ragazzo negli occhi. Victor mi prese una mano. "Sei splendida stasera", disse. "Sei cambiata tantissimo, di te ho il ricordo di tanti anni fa. Eri molto bella anche allora, ma il mio ricordo non ti rende giustizia". Sorrisi e intrecciai le mie dita alle sue. Il cameriere arrivò a prendere le ordinazioni. "Madame vuole ordinare?", disse rivelando un accento francese molto marcato. "Ordina tu per entrambi, per cortesia", dissi a Victor. "Io dovrei andare alla toilette un istante". Il cameriere mi scostò la sedia, Victor si alzò in segno di rispetto. Mi allontanai sentendo la sua voce calda e cortese che si rivolgeva al cameriere.
Richiusi la porta della toilette alle spalle e tirai un sospiro di sollievo. Non ero mai stata a mio agio in posti simili. Mi sono sempre ritenuta una ragazza semplice, dai modi tranquilli, ma pur sempre semplici. Tutta quell'altezzosità, la galanteria, la raffinatezza, mi mettevano a disagio. Mi bagnai leggermente il viso con l'acqua fredda, non volevo che Victor se ne accorgesse. Aggiustai l'abito rosso che mi fasciava il seno e i fianchi arrivando quasi fino a terra, Allo specchio rimirai la mia immagine. Respirai a fondo un paio di volte, poi uscii e con l'andatura più disinvolta che potei, tornai al tavolo.
Mangiammo chiacchierando tranquillamente e l'ambiente mi sembrò meno soffocante. Uscimmo dal ristorante dopo un eccezionale tiramisù e ridendo dei ricordi che ci univano ancora ai tempi delle scuole. "Ti va di fare due passi sul lungo lago?", mi chiese prendendomi la mano. Annuii e ci avviammo verso la passeggiata a riva del lago. La notte era fresca, l'aria leggermente frizzante e mista di buoni odori. Il suo dopobarba arrivava fino a me regalandomi splendide sensazioni. Ci fermammo sotto un salice piangente guardando due cigni passare elegantemente sull'acqua del lago. Quando le increspature si diffusero sulla superficie e l'acqua tornò cristallina e calmissima, guardai le nostre figure riflesse sull'acqua. Victor mi guardava. Girai lo sguardo verso i suoi occhi e quando li incrocia notai la sua espressione seria e tranquilla. Passò una mano fra i miei capelli avvicinando il mio viso al suo. Mi baciò così, senza dire nulla. Sentii il calore della sua lingua farsi strada nella mia bocca cercando la mia. Quando la trovò le girò attorno delicatamente, socchiudendo leggermente le labbra. Le sue braccia mi avvolsero e mi tennero contro il suo corpo. Ascoltai il battito del suo cuore e il suo calore invase i miei sensi. "Voglio fare l'amore con te stanotte", disse sottovoce. "Anch'io lo voglio", risposi aprendo gli occhi. Mi prese per mano e ritornammo verso il Mercedes parcheggiato di fronte al ristorante. Guidò in silenzio, girando ogni tanto il viso per guardarmi e sorridermi. Appoggiai la testa alla sua spalla e ascoltai la musica dolce che proveniva dall'autoradio. Si fermò di fronte al cancello di una villa maestosa. "Dove siamo?", chiesi incredula, mentre il cancello si apriva. "E' la mia residenza estiva", disse tranquillamente. "Vengo spesso qui a rilassarmi, adoro il lago e questi angoli di paradiso. Non sapevo fosse così vicino a casa tua finché non mi hai detto il nome del tuo paese". "Buonasera Signore", disse un ragazzo alto e biondo aprendo lo sportello a Victor". "Buonasera Carlo. Parcheggiala pure, non la userò fino a domani", gli disse porgendogli le chiavi dell'auto e strizzandomi un occhio. Victor mi fece scendere e mi accompagnò fino all'ingresso. "Aspetta qui un secondo", disse. "Devi vedere qualcosa". Si allontanò lasciandomi nell'oscurità rischiarata solo dal cielo notturno sopra di me. Davanti a me sia apriva un cortile interno al centro del quale stava una fontana bellissima,, molto raffinata, in marmo bianchissimo. L'acqua zampillava a piccoli getti e sembrava brillare alla luce della luna. D'un tratto mille luci si accesero. Guardai al di là della fontana e vidi un castello meraviglioso illuminato a giorno. Ogni stanza era illuminata, ogni ingresso, le scale e tutto il contorno delle torri. La fontana zampillò più vivacemente colorandosi di azzurro e cambiando colore seguendo le gradazioni del viola, del giallo e del verde. Era uno spettacolo meraviglioso, mi sembrava di vivere una favola. Victor mi si avvicinò da dietro porgendomi una rosa bianca. "Ti piace?", mi chiese. Mi voltai verso di lui e lo abbracciai. "E' meraviglioso", dissi. "Grazie". Facendomi strada mi accompagnò a vedere il castello. La sala era immensa, così come le camere. L'arredo era tutto antico, in legno scuro e finissimo. Le cesellature sul bordo del camino, le colonne ai lati dell'ingresso, le maniglie di ottone ed ebano, il grande lampadario di cristallo illuminato nella sala più grande, era tutto così bello. Mi accompagnò al primo piano e si fermò di fronte alla porta di una delle camere centrali del corridoio. "Ami ancora l'azzurro?", mi chiese prima di aprire la porta. "Sì, certo", dissi. "Allora ricordo bene", disse facendo scattare la serratura e aprendo la porta. L'interno era buio e c'era una grande finestra sulla parete opposta a quella occupata dalla porta. Feci qualche passo entrando nella stanza e Victor accese la luce. Qualcosa di meraviglioso si parò davanti a me. La stanza era stata dipinta di azzurro. I muri, la moquette, il copriletto, i tendaggi. tutto era stato reso azzurro in mille tonalità diverse. "Dio mio.", pronunciai un attimo prima che Victor mi baciasse ancora. "Ti piace?", chiese staccandosi da me. "Dio Victor, è meraviglioso", dissi abbracciandolo. "C'è qualcosa nell'armadio", disse indicandomi l'armadio a muro dipinto d'azzurro e con le maniglie di noce scuro. Mi avvicinai all'armadio tirando lievemente le maniglie per aprirlo. Una sottoveste azzurra di seta ed una vestaglia di raso dello stesso colore, erano gli unici abiti appesi. "Indossali per me questa notte", disse Victor. "Ti prego". Lo baciai di nuovo, poi presi gli indumenti e andai nel bagno della camera a vestirmi. Sulla mensola accanto al lavandino, c'erano un mazzo di rose bianche e un bigliettino. "Alla tua bellezza dedico queste rose. A te dedico questa notte, mia regina. Victor". Nel bagno c'era una vasca idromassaggio enorme, tutta cesellata e lavorata sui bordi. Una specchiera enorme rivestiva completamente una parete. C'erano asciugamani bianchi e azzurri appesi agli scaldasalviette. Le piastrelle azzurre a motivi floreali erano uno spettacolo per gli occhi e la rilassatezza dell'ambiente una meraviglia per i sensi. Mi cambiai in fretta controllandomi più volte allo specchio. Quando uscii dal bagno le luci nella stanza erano spente, la porta che dava sul balcone era aperta. Mi avvicinai e trovai Victor che contemplava il cielo stellato. Si voltò sentendomi dietro di lui. "Sei bellissima", disse prima di baciarmi. Le sue braccia mi strinsero al suo corpo e le mani corsero sotto i miei capelli tenendomi la testa. Appoggiai le braccia sui suoi fianchi perfetti e schiusi le labbra accogliendo la sua lingua calda e morbida. Senza smettere di baciarmi, mi prese tra le braccia e mi adagiò sul letto morbidissimo al centro della stanza. Le sue labbra si spostarono accarezzandomi il collo. Si era tolto la giacca. Iniziai a sbottonargli la camicia. Le sue labbra si fecero più audaci scendendo lungo la scollatura della sottoveste e baciandomi il seno morbido attraverso il raso fresco e morbido della vestaglia. Gli tolsi la camicia e iniziai a slacciargli i pantaloni. Le sue mani seguirono il contorno della mie spalle lasciando scivolare verso il basso maniche della vestaglia. Gli lasciai i boxer e attesi la sua prossima mossa. Baciandomi, mi spinse indietro fino a sdraiarmi. Su di me sentii la sua pelle calda, Accarezzai le spalle di Victor e chiusi le braccia attorno alla sua vita. Le sue mani corsero sul mio corpo accarezzandomi le gambe e di nuovo le spalle. Fece scivolare via la sottoveste di seta e rimase un istante a guardare il mio seno nudo sotto di lui. "Sei meravigliosa Silvia", sussurrò ricominciando a baciarmi. Corse con le labbra sulla pelle fino a raggiungere i capezzoli già turgidi per l'eccitazione. Quando prese quello destro in bocca un gemito mi scappò dalle labbra. "Non trattenerti", disse. "Puoi gridare, non ci sente nessuno". Strinsi le mani sulla sua schiena e sentii la sua pelle rabbrividire a quel tocco. Con le labbra Victor scese accarezzandomi lo sterno, il ventre e soffermandosi sull'orlo del perizoma rosso che contrastava con la mia pelle abbronzata. Scostò con le mani il leggero indumento e scoprì il mio pube giù umido. Scese ancora con le labbra, scostando i peletti e affondando la lingua sul mio clitoride gonfio ed eccitato. Gridai quando sentii le sue dita penetrarmi a fondo. Gridai più forte quando la sua lingua prese il posto delle sue dita. Strinsi le lenzuola tra le mani gemendo e gridando di piacere, finché l'orgasmo non mi coinvolse completamente. Risalì sul mio corpo asciugandosi le labbra sul palmo della mano e assaporando con la lingua i miei umori caldi e bagnati. Sentii la sua eccitazione attraverso i boxer. Mi liberai dal suo corpo scostandomi di lato e costringendolo a sdraiarsi accanto a me. Infilai una mano nei boxer umidi e presi la sua eccitazione. Glieli tolsi rivelando un sedere sodo e i fianchi ben torniti. Accolsi i suoi gemiti nella mia bocca, poi iniziai lentamente a scendere verso il basso. Baciai la pelle abbronzata del suo corpo correndo sui suoi fianchi con le mani. Appoggiai il seno proprio sul suo membro eccitato e lo sentii gemere. Più giù, oltre l'ombelico, la mia bocca raggiunse la sua meta. Mi scivolò in bocca prima che riuscisse a sospirare di nuovo. Glielo avvolsi con la lingua, cercando i suoi punti più sensibili, accarezzandogli i testicoli e passando la mano sotto il suo bel sedere. La sua voce si confuse con i miei gemiti, mentre le sue mani varcavano la soglia del mio piacere affondando dentro di me. Il suo seme si sparse nella mia bocca nel momento il cui il mio orgasmo gli annegò le mani. Lo sentii sussultare un attimo prima e gridare il mio nome nei piaceri dell'orgasmo.
Appoggiai le mie labbra sulle sue, aspettandomi una carezza, invece Victor mi ribaltò sotto di sé e mi penetrò con una sola spinta di reni. Gridai sotto di lui, pronunciando un "sì" strozzato dalla sorpresa. "Sei mia", disse. "Stanotte sei mia, sapessi quanto l'ho desiderato. Sapessi quanto ti ho desiderata". Con le braccia mi sollevò le gambe portandole sulle sue spalle, poi riprese a spingere più lievemente, più lentamente, ma sempre fino in fondo, strappandomi gridi di piacere ad ogni spinta. Di nuovo quel sussulto, di nuovo la sua voce pronunciò il mio nome, di nuovo sentii la sua eccitazione perdersi dentro di me. Crollò sul mio corpo appoggiando la testa tra il mio collo e il cuscino sotto la mia testa e ansimando per lo sforzo. Passò un braccio sotto il mio sedere, le sue dita si lasciarono scivolare dentro di me, spingendo fino in fondo. Era ancora dentro di me. Ora lo era anche dietro, con le dita. Spinse all'unisono le dita e il pene dentro di me regalandomi una doppia penetrazione che mi fece vibrare sotto di lui. I miei gemiti si accendevano e si spegnevano nella stanza. "Voglio darti tutto il piacere di questo mondo mia regina", disse guardandomi godere di lui. "Sì, voglio darti tutto questo". Spinse a fondo le dita, sentii il suo pene uscire da me e con una spinta entrarmi dietro al posto delle dita. "Sìììì...", gridai sentendolo muovere dentro e fuori di me. Mi zittì coprendomi le labbra con la sua bocca e di nuovo sollevandomi le gambe. Si spinse su un fianco e tenendomi con le braccia mi portò sopra di lui. Spinse ancora penetrandomi fino in fondo e inarcando la schiena sotto il mio movimento oscillatorio e sensuale. Le sue mani rapirono i miei seni e poi i fianchi, stringendomi sopra di lui. Gridai ancora. Si mise a sedere baciandomi con passione. Seguii i movimenti della sua lingua ascoltando i gemiti del suo piacere e del mio fusi insieme. Spinse fino a venire ancora strappandomi grida di piacere immenso. Ancora qualche lieve spinta, poi mi scostò da lui solo per lasciarmi sdraiare a fianco, appoggiando di nuovo la testa a me e baciandomi. Il silenzio della stanza era rotto solo dai respiri incostanti del nostro piacere. Victor si alzò su un gomito, mi accarezzò i capelli seguendo una goccia di sudore sulla fronte. "E' meraviglioso fare l'amore con te Silvia", disse sorridendo. "E' meraviglioso fare l'amore con te Victor", dissi di rimando prima di baciarlo ancora. Sentii il sonno invadere i miei sensi e mi lasciai cadere nel torpore della quiete tra le sue braccia.
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