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Un'avventura è per sempre
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Titolo: Un'avventura è per sempre
Autore: Habiba
Contatto:
Racconto n° 4197
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Stazione di Firenze, settimana di ferragosto, finalmente qualche giorno di ferie per andare a conoscere un simpatico pescatore srilankese che abita a Napoli e si dichiara innamoratissimo di me... devo dire che dopo un periodo di sesso molto opaco ho proprio bisogno di una bella avventura! Il fatto è che non sono molto entusiasta e nell'ultimo periodo mi sto sfuocando come una vecchia fotografia. Non ho certo la sfrontatezza della mia amica araba Habiba ma anche io, col mio fascino indiano colpisco sempre. Me ne sto assorta nei miei pensieri leggendo il giornale in testa al binario, sandalo con pavone di strass tacco dodici e camicia kurti ricamata a specchietti sui jeans attillati a pinocchietto, i capelli neri cobalto sciolti, abbondante kajal a orlare i miei occhi color blu violetto che mi hanno regalato il nome di Fayrouz, che vuol dire appunto zaffiro, nel mezzo alle sopracciglia un brillantino blu: forse una tenuta troppo sgargiante per un buon pescatore convertito a badante? Decisamente mi ci vorrebbe un'avventura più magica e conturbante, di questo ho bisogno, non di altro.
Alzo lo sguardo con la sensazione di essere osservata: anche se so di essere costantemente osservata per il mio aspetto inusuale stavolta la sensazione è decisamente forte. Chi è che mi guarda e mi gira attorno?
Il tempo di chiedermelo e mi trovo davanti un giovane uomo dall'aspetto molto esotico anche per me: coda di capelli neri, camicione arancio e una riga di polvere colorata in mezzo alla fronte, tutto ciò sopra a un viso da film che mi ricorda uno dei miei attori preferiti del cinema sud-indiano, Allu Arjun. Con un largo sorriso mi chiede in buon inglese:
"Scusa, sai dove si trova il tempio Hare Krishna di Roma?" io emergo di colpo dai miei pensieri opachi come scossa da un lampo: potevo chiedere di più da una breve attesa alla stazione? Totalmente ignara di dove sia tale tempio dichiaro con un sorriso un po' ebete "so che c'è ma non saprei dove..." - "Ma tu sei indiana vero?" - "Ehm...si, per parte di padre... ma non conosco...cioè...voglio dire..." mi rendo conto che di fronte a un faccino così attraente non riesco a organizzare i pensieri, per fortuna lui prosegue "Io ti ho notata subito e così ho pensato che se prendi il mio stesso treno potremo fare il viaggio insieme, mi aiuterebbe a non sentirmi spaesato!" annuisco sperando che vada avanti ma anche lui ha l'aria un po' confusa e candidamente ingenua. Un Hare Krishna...non credevo ce ne fosse più in giro, almeno non di quelli autentici!"
Viaggiamo insieme fino a Roma, nella sala ristorante perché i nostri posti non erano vicini e bevendo tè freddo lui mi racconta che la sua famiglia decisamente materialista gestisce un hotel di lusso e vorrebbe vederlo sposato a fare l'uomo d'affari mentre lui è in cerca di altre dimensioni dello spirito. Mentre lo osservo mi prefiguro quali altre prosaiche dimensioni potrei raggiungere con lui e come posso far girare la situazione a mio favore.
Arjun, proprio Arjun è il suo nome, mi confessa che la mistica Hare Krishna è però troppo severa per lui e che si sta recando a conoscere un maestro di chiara fama a Roma che lo metta sulla giusta strada. Il suo problema è la castità: non riesce proprio a figurarsi una vita casta o quantomeno sessualmente moderata. Mentre mi guarda noto che la sua mistica affoga nella mia scollatura e sul decolletè luccicante di olio profumato.
"Fayrouz, vorresti essere la mia guida a Roma, se hai tempo, prima che prenda delle decisioni importanti?" - "Ok, ma domani devo proseguire il mio viaggio, posso trattenermi solo un giorno" - "Mi basterà sai, infondo certe cose si capiscono velocemente...dopo anni di meditazione ho un buon livello intuitivo!" - "Beato te, a me per decidere certe cose mi ci vogliono anni!" lui ride ed è bellissimo, un sorriso magico e pulito, sensuale ma disteso e una brillantezza di sguardo che mi affascinano.
La passeggiata per le strade di Roma è strana e surreale, un po' perché lui è vestito da mistico e io da attrice di Bolliwood, un po' perché il suo entusiasmo mi riscalda il cuore. La sera scende molto tardi e ci dirigiamo a mangiare in un ristorante vegetariano, all'uscita però, complice il buio e il caldo delle strade vuote di Roma, il suo atteggiamento diventa decisamente poco mistico, camminando lungotevere mi prende le mani e mi abbraccia, gli occhi lucidi senza aver bevuto neanche un po' di alcolici... "Passiamo la notte insieme? Sei bellissima e ti voglio con me, non pensavo di fare un simile incontro, ma è evidente che incrociavi il mio destino..." - "lo credo anche io, non può essere una coincidenza, voglio stare con te stanotte, come vuole il nostro karma..." ci abbracciamo e anche io, pur senza aver bevuto niente mi sento già confusa, affondo il viso nella sua camicia di cotone grezzo che profuma d'incenso e mi prefiguro quale splendido sapore possa avere le sua pelle calda. Entriamo in un hotel molto grazioso, con tanti fiori alle finestre e l'aspetto caratteristico. La padrona è una tipica romana che ci guarda con l'aria di chi pensa al carnevale, poi mi si rivolge bonariamente dicendo che ha libera la bella mansardina con terrazza a tasca, avvertendo però che non c'è l'aria condizionata...
La camera è molto bella, ha le travi a vista e dalla terrazza entra un lieve vento che da sollievo al caldo del sotto tetto, un piccolo frigo bar da cui Arjun estrae subito gin e tonica al limone. Io lo guardo un po' sorpresa mentre miscela velocemente le bibite nei bicchieri e aggiunge il ghiaccio: "Ma tu bevi? Credevo di no!" lui mi guarda sorridendo: "Ti ho detto che mio padre ha un bellissimo hotel? Ho lavorato lì fino a pochi anni fa...bevevo, mangiavo e...tutto il resto! Qualcosa me lo ricordo ancora e mi sembra il momento adatto!" - "Ma io Arjun non voglio essere motivo per te di fare qualcosa che non ritieni giusto..." - "Senti Fayrouz, il mio cammino interiore può riservarmi molte sorprese, tu sei bellissima e credo anche che tu sia molto intelligente, quindi capisci benissimo quello che provo adesso. Forse volevo solo fare qualcosa di diverso dalla mia famiglia, forse posso raggiungere l'equilibrio in altri modi che non mi aspettavo..." mentre mi parla così si sbottona lento la camicia, mi avvicino a lui e gli porgo il bicchiere con la bibita, beve d'un fiato e il liquido gli gocciola sul petto, mi avvicino a leccare le gocce che scivolano fra i peli, assaporo la sua pelle calda e bevo dal suo bicchiere lunghi sorsi finchè non comincia a prendermi l'ebrezza dell'alcool e del desiderio. Anche ad Arjun la bevuta ha fatto subito effetto, probabilmente non è così abituato a bere come dice, ha gli occhi lucidissimi ed eccitati, belli più che mai, si getta sul letto e gli sfilo i pantaloni, le gambe sode e tirate si allargano ad offrirmi il pene pulsante e già ben duro, mi svesto veloce e gli sono sopra, lo bacio sul collo, sul petto, bagnandoli le labbra col ghiaccio rimasto nei bicchieri e poi giocherellando coi suoi capezzoli che al contatto col ghiacciolo si fanno duri e sensibili. "Quando lavoravi con tuo padre al Gand Hotel...cosa hai imparato oltre ai cocktail?" gli sussurro mentre continuo a scivolare sul suo corpo, in un mix di ghiaccio e sudore "Tante cose..." sospira lui con un singhiozzo di piacere "Ma ne ho ancora tante da imparare e tu...me le vuoi insegnare?" - "Con estremo piacere...dimmi cosa vuoi...sono certa che ti piacerà più di mille meditazioni mistiche...!" bisbiglio nelle sue orecchie leccandogli le guance e succhiandogli le labbra, la sua lieve spinta verso il basso mi fa ben capire i suoi desideri e non mi faccio pregare. Mentre scendo sul suo ventre i suoi addominali si tendono nell'allargare le gambe, prendo a piene mani il bellissimo pene vellutato, lo succhio ripetutamente, ha uno splendido sapore e già comincio a sentire le vibrazioni che precedono l'orgasmo, mi allontano veloce per evitare che esploda, voglio prolungare il mio e il suo piacere fino al massimo. Mentre mi rotolo accanto a lui noto che sopra di noi il trave del soffitto non è altissimo e mi viene subito un'idea...mi allontano un attimo per togliere dalla borsa un lungo scialle di raso e torno svelta sul letto, Arjun ha intuito che qualcosa di nuovo sta per succedere e mentre io lancio lo scialle a cavallo del trave si tocca con entrambe le mani per mantenersi in caldo, poi quando mi riavvicino a lui mi offre il suo pene ancora durissimo, mi accovaccio sedendomi su di lui e mi lascio penetrare, le cosce spalancate mi si tendono nell'accoglierlo fino in fondo, mi allargo e mi richiudo stringendo le pareti della fica per accoglierlo e combaciarci perfettamente, mi sollevo e ricado giù spingendo il più possibile, le sue grida di piacere mi eccitano, mi attacco alla stoffa dello scialle con entrambe le mani e così inizio a girare su me stessa, lentamente, avvitandomi su di lui, senza mai lasciare la stretta, piano piano, aiutandomi con le gambe gli giro sopra, le braccia allungate appese alla stoffa che si attorciglia sotto il trave sempre più formando una spirale, un giro, due, tre, il mio corpo vibra per il piacere e per lo sforzo, i seni tesi per il movimento delle braccia alzate reclamano di essere toccati e ogni volta che giro davanti ad Arjun lui si tende verso essi per accarezzarli e stimolarli, quattro giri, cinque, la stoffa sta per finire la sua spirale, mentre mi muovo affondo su di lui gemendo, copiosi fiotti del mio latte bagnano il suo ventre, anche il mio clitoride, teso e turgido fra le labbra della fica spalancata, reclama di essere toccato, gemendo prego Arjun di toccarlo come può, lui allarga le cosce, muovendosi forte e veloce per spingersi dentro di me e tenta di raggiungermi con le mani, le sue dita arrivano a fatica, quando gli sono di faccia, vogliose e brucianti, sui miei seni, a stringere i capezzoli e poi sul clitoride, per titillarlo e stimolarlo il più possibile, il mio orgasmo incombe, mentre avvito, dandogli le spalle l'ultimo giro, piego la testa all'indietro rovesciando sul suo petto sudato la mia massa di capelli neri sciolti, "sto per venire...non ce la faccio più...ah..." geme lui "ora sta fermo e lasciati andare..." grido io mentre l'orgasmo mi sta per travolgere, sollevo le gambe e lascio in un botto che il mio corpo si sviti sul suo tirato dalla forza della stretta dello scialle che si srotola sotto il trave. La sensazione è nuova e inconcepibile, la mia vagina non va solo su e giù come sempre ma stringe e strofina il suo pene in una spirale dalla sensazione incredibile e impossibile altrimenti, con lui che mi spinge dentro fino a farmi male e io che mi srotolo girando veloce sopra di lui come una molla...non mi accorgo di gridare perché anche lui lo fa senza pudore, sono pochi secondi ma valgono un'eternità di puro piacere.
Quando la stoffa si srotola e cade giù dal trave anche io cado esausta di faccia a lui, il suo pene ancora dentro a battere come una ferita, i nostri succhi mischiati che ci appiccicano le gambe, lo scialle di raso stropicciato sulla mia testa.
Il cuore mi batte all'impazzata, non avevo mai goduto così e a giudicare dal battito del suo cuore, su cui si appoggia la mia guancia, neanche lui. Dolcemente sento le sue braccia chiudersi sopra di me e le sue mani scorrere fra i miei capelli: "Sai...penso che forse domani al tempio non ci vado, o forse si, ma tanto ho già deciso" - "In che senso?" lui mi solleva il viso e mi guarda intensamente: "A volte il sesso vale più di cento mantra e meditazioni, penso che dovrei rivolgere la mia attenzione al tantrismo piuttosto che alla mistica Hare Krishna e potrei ugualmente occuparmi degli affari dei miei" - "Lo credo anche io sai" - "Tu piaceresti molto ai miei genitori, ne sono certo!" - "In che senso lo dici?" stavolta non mi prende il solito gelo e la solita sensazione di fuga, aspetto che Arjun vada avanti nelle sue parole "Ti andrebbe di fare un salto nel Kerala?" mi sollevo di scatto e ripeto: "Kerala? Abiti lì? E' una vita che desidero andare nel Kerala!" - "Allora dimmi di sì, a guardarti mi vengono in mente mille progetti e non ho più voglia di fare il santo mendicante...anzi, perché non ci prepariamo un altro gin tonic?".
Mi siedo sul bordo del letto, la mano di Arjun mi carezza dolcemente un fianco mentre gli porgo il cocktail, pronta a ricominciare la nostra meditazione profana. E così io piacerei moltissimo alla famiglia di Arjun? Sono certa che anche loro mi piaceranno molto!
Credo che la mia avventura a Napoli possa ben essere sacrificata per una nel Kerala...e chissà che stavolta non torni mai, mai più!