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Il rovescio della medaglia
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Titolo:
Il rovescio della medaglia |
Autore:
Glamu |
Contatto:
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Racconto
n° 42 |
Altri
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Sto vivendo una notte insonne, mi giro e mi rigiro nel letto passando dal sonno alla veglia e viceversa. Lei è al mio fianco che dorme tranquilla. Beep Beep - Beep Beep. Finalmente la sveglia, interrompe l'agonia. Mi alzo svogliato, mi dirigo verso il bagno, mi siedo sul vater e urino come ogni mattina. Ho sempre l'accortezza di farlo da seduto a casa. Mi sposto davanti al lavandino e dò il mio primo sguardo allo specchio. Cazzo! Una folta chioma rossa ricopre la mia testa, un viso, due occhi e labbra da schianto. Il mio corpo è sparito, inghiottito da questo fisico spaziale che straripa in due seni da brivido. No, non è possibile, mi dirigo spaventato verso la camera da letto e cerco di svegliarla. Lei colpendomi con la gamba mi risponde di star buono e di continuare a dormire; ritorno alla realtà, apro leggermente gli occhi, merda un sogno! Li richiudo, no non te ne andare. Imploro. Cazzo cosa stavo facendo, ah sì lo specchio.. Ritorno felice davanti allo specchio e ammiro questo mio nuovo corpo. Mi accarezzo il seno. Ripeto l'operazione, voglio essere sicuro di godermi ogni piccola sensazione. E' morbido e sodo al tempo stesso, delicato, scavo nella mia mente e non riesco a trovare nulla che mi possa dare la stessa sensazione al tatto. Mi lavo e mi dirigo verso la camera da letto. Apro l'armadio, fila di gonne e camicette, pantaloni e tailleur. Corro verso il comodino, i miei boxer sono stati rimpiazzati da bellissime mutandine di pizzo, sgambate, colorate. Il mio occhio si sofferma su un perizoma nero da brivido. Lo indosso e per la prima volta noto la sua assenza, ne percepisco la mancanza. Panico. Cerco conforto. Sono confuso. Ripeto all'indietro tutto ciò che mi è successo questa mattina per trovare una via d'uscita. Non voglio rinunciare a questa esperienza, ma ho perso il contatto con la realtà, sogno o realtà? Qualcosa nel mio subconscio mi tranquillizza, così ritorno non senza fatica ad indossare il mio perizoma. Analizzo i reggiseni, ma alla fine decido di non indossarlo, pensando all'effetto che ha su di me una donna che non lo porta. Vedere i suoi capezzoli crescere a contatto con la stoffa, facendo immaginare il seno in tutta la sua forma. Voglio godermi queste sensazioni, ci voglio giocare. Nella mia testa si sta profilando un piano diabolico. Calze autoreggenti, minigonna, maglia aderente sul mio corpo. Non ho mai perso tanto tempo per vestirmi, o forse sì? Sento il contatto del sedere sulla stoffa. Non sono sicuro di riuscire a distogliere la mente da questa sensazione. Mi ricontrollo allo specchio, è proprio un bel guardare. Viaggio veloce verso l'ufficio, al semaforo i primi attestati di stima. Cosa cazzo hanno da guardare come imbecilli. Mi passo la lingua sulle labbra, godendomi la loro reazione. In prossimità dell'ufficio vengo colto dal panico. Nessuno mi farà entrare in queste condizioni. Apro la valigetta in cerca del badge. Eccolo, con la mia foto al femminile e un bel nome da donna: "Elena". Il sorvegliante mi scruta, non gli dò soddisfazione, mi sta guardando il culo. Sento i suoi occhi addosso come ventose; prima d'ora non aveva neanche sollevato lo sguardo dal suo giornale. Mi giro di scatto, finge di leggere. Salgo le scale, i primi saluti. Pare che qui mi conoscano tutti in questa versione. Incrocio Paolo al primo piano mentre scende le scale. Mi giro a controllare, il suo occhio vaga in quella terra di nessuno fra il pizzo delle autoreggenti e le mutandine. Gli rubo un risolino soddisfatto. Ha fatto la sua conquista giornaliera. Mi fermo davanti alla porta dell'ufficio, mi sento un po' emozionato. Vengo colto dal panico. Sì, ce la posso fare, spalanco la porta e "ciao a tutti". Non aspettavano che me, lasciano improvvisamente tutte le loro attività mattutine per squadrarmi dalla testa ai piedi. Mi dirigo verso Luca, che leggermente agitato si gira a controllare la posta. "Inavvertitamente" gli appoggio un seno sulla spalla, gli domando qualcosa mentre lo sento irrigidirsi. Mi giro e raggiungo la mia postazione mentre scorgo che mima qualcosa a Marco che nel frattempo ha seguito tutta la scena. Mi siedo sulla scrivania accavallando le gambe. Sono quasi sicuro che Marco può veder l'inizio del pizzo delle mie autoreggenti, lo leggo sul suo viso, ha iniziato a cambiare colore. Non riesce ad articolare un discorso di senso compiuto, ma fa finta di nulla. Disaccavallo le gambe, facendo attenzione a impiegarci più tempo possibile, e scendo dalla scrivania. Esco dal'ufficio senza dire una parola. So già cosa ho scatenato. Quei due stanno facendo commenti pesanti. La prendo di qua, la sbatto di là. Non avranno mai il coraggio, li conosco bene. Posso spingermi più in là. Rientrato in ufficio intavolo un discorso torbido, che li dovrebbe portare presto a parlare di sesso. Passano pochi minuti che arrivano al dunque, elementare. Mi chiedono qual è stata la mia esperienza più eccitante. Li voglio ai miei piedi, mi concedono il più facile dei calci di rigore. Inizio a raccontare di una volta in cui mi sono trovata sola con tre miei amici a casa di uno di loro. -Avevamo diciotto anni e si stava guardando un film. Mi avevano "convinta" a salire in casa con loro per guardare una videocassetta pornografica. Dopo qualche scena particolarmente piccante, due di loro che mi stavano ai fianchi, hanno iniziato ad accarezzarmi sui seni, l'altro troppo preso dal film non si era accorto di nulla. Non so cosa mi passò nella mente, sarei stata giovane anche per una esperienza meno fuori dal comune, ma non seppi rinunciare.- Mentre racconto vedo Luca e Marco muoversi e agitarsi sulle loro sedie. Li sto eccitando e questo mi fa impazzire, ma anche a me sta capitando qualcosa di veramente entusiasmante, sento che le mie mutandine incominciano a bagnarsi. Ad ogni nuova sensazione rimango stupito. - Li lasciai fare. Loro, nonostante non avessero avuto grandi esperienze, diventavano man mano sempre più intraprendenti. Scostarono quasi simultaneamente il mio maglioncino e presero a baciarmi sui capezzoli.Me li vorrei toccare quei capezzoli, ora davanti a Luca e Marco. Non resisto. - Immobile continuavo a rincorrere con gli occhi quei pezzi di carne senza anima nel video, ma non riuscivo più a seguire quello che accadeva, la vista mi si annebbiava, mischiavo come su una tela i corpi sudati degli attori. Anche il terzo si era unito al banchetto. Mi aveva allargato le gambe e scostando le mutandine aveva preso a baciarmi. Uno di loro mi mise in bocca il suo pene. Mi sentivo come legata, cominciai a muovermi con l'unico intento di prenderne in bocca il più possibile. Sentivo sempre una lingua scivolare fra le mie labbra mentre due dita cercavano un varco fra le mie natiche. Mi sentivo il centro dell'universo. Mi sdraiarono su uno di loro che prese a penetrarmi da dietro. Li avevo ovunque. Così incastrata, mi sentivo ridicola, ma l'orgasmo mi tolse quel sorriso dalla bocca e mi strappò un urlo di soddisfazione. Sono lì entrambi impalati. Mi guardano come se fossi un marziano.. Una telefonata interrompe un silenzio imbarazzante per tutti. - Il capo mi vuole - esco dall'ufficio e mi dirigo nel lungo corridoio. C'è qualcosa di diverso che non riesco subito a cogliere. Man mano che avanzo, la luce si fa sempre più fioca, scompaiono le pareti e aumenta il degrado. E' come se camminando il tempo mi scorresse sotto i piedi a folle velocità. Faccio fatica coi tacchi a muovermi fra calcinacci, scrivanie e vecchi computer. Ho i brividi. L'eccitazione di qualche minuto fa sembra scomparsa, ho paura. Sto scappando da qualcosa o qualcuno. Finalmente una porta. - Eccoti! - Qualcuno urla alle mie spalle. Sento dei passi che partono all'inseguimento. Inizio a correre come credo di non aver mai fatto. Inciampo, mi rialzo e riparto a correre abbandonando queste stupide scarpe col tacco. Sono terrorizzata, la porta è vicina, ma la mia corsa sembra inutile. Corro corro, ma non mi avvicino mai, ormai lo sento alle spalle. Un braccio mi afferra per il collo. Cerco di divincolarmi, ma sono come fil di ferro nelle sue mani. La mia forza sembra bloccarsi alle intenzioni. Sferro forti pugni e calci alla cieca, che si disintegrano prima di raggiungere l'obiettivo. Cala il buio davanti ai miei occhi. Con voce calma, mi intima di fare la brava, se voglio tornare a casa sana e salva questa sera e per enfatizzare quelle tremende parole, mi fa scorrere una lama fredda sulla guancia. Ho le mani legate e sono in ginocchio. Qualcosa spinge per entrare nella mia bocca. Non so perché, ma mi ritorna in mente di quando mia madre mi costringeva a mangiare la carne. Ricordo tutto di quei momenti, la luce giallognola della cucina, la porta a soffietto serrata. Non c'era verso di convincerla ed era inutile serrare le labbra, alla fine avrei dovuto cedere; masticare masticare senza riuscire mai ad inghiottire quel maledetto pezzetto di carne. Mi ha afferrato per i capelli e spinge. Il mio cuore batte all'impazzata; cedo. E' entrato nella mia bocca. Mi sento chiusa come in una morsa. Spinge il suo pene in avanti con forza e avvicina la mia testa con altrettanta veemenza. Quel corpo estraneo entra ed esce dalla mia bocca, sempre allo stesso ritmo. Forza la mia gola. Lo sento ansimare. La mia bocca è spalancata come a cacciare un urlo, aperta in modo innaturale. Il tempo non passa mai. Il suo movimento è costante e ripetitivo senza pause o cambi di ritmo. Non sento più nulla. Ho la sensazione che esista solo il suo pene e la mia bocca, avvinghiati in una macabra danza. Mi vergogno ad ametterlo, ma da qualche minuto qualcosa mi sta accadendo in mezzo alle gambe. Inizio a sentire una forte eccitazione. Vorrei toccarmi, ma le mani legate me lo impediscono. Partecipo. La mia lingua inizia ad accarezzare quel membro che sta percorrendo la mia bocca da chi sa quanto. E' come se una parte di me, libera, stia facendo di tutto per strappargli un orgasmo. Più mi impegno e più mi eccito, anzi provo un forte piacere, un piacere reale. La sua mano abbandona i miei capelli e mi strappa la benda. Faccio fatica a mettere a fuoco la sua figura che incurante continua nel suo andirivieni. La luce del sole è forte, i suoi lunghi capelli ondeggiano accompagnando il suo movimento. Finalmente incontro il suo dolce sorriso, tiene il mio pene in erezione tra le mani. - Buongiorno amore, dormito bene? -
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