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L'appuntamento
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Titolo:
L'appuntamento |
Autore:
Blackcat |
Contatto:
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Racconto
n° 4203 |
Altri
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Era la prima volta che si erano dati appuntamento, per una cena a due per lo meno. Infatti si conoscevano da tempo, per via della vita di ufficio e per le mille cose che si fanno insieme, seppur non pensandoci, quando si lavora nella stessa azienda. Roberto era un giovane 35enne in carriera nella direzione generale della grande banca romana, mentre Sandra era una delle donne più carine del piano dove lavorava anche lui. A suo tempo si erano forse incontrati, praticamente ignorandosi, poi lei era stata assente per qualche mese, a causa dell'arrivo del figlio. Al rientro Sandra si era resa conto che il suo ufficio aveva fatto dei cambiamenti ed aveva preferito essere spostata, del resto per lei era semplice: conosceva un sacco di gente in azienda e riscuoteva vaste simpatie, soprattutto tra i colleghi maschi. Così si era ritrovata quasi per caso in un ufficio collegato a quello di Roberto, ed i rapporti di lavoro erano diventati più frequenti. Anche lui era sposato, con i figli delegati soprattutto alla moglie ed una vita di coppia altalenante e regolata più che altro dai tempi lasciati liberi dall'azienda: nulla di particolare quindi, anche se nulla di esaltante. Lo spostamento di Sandra nel vicino ufficio gli piacque in modo molto superficiale, ma senza particolari interessi, visto che l'ultima cosa a cui avrebbe pensato in quel momento sarebbe stato desiderare un'altra donna o peggio ancora ad una relazione extraconiugale. Lui, del resto, era un uomo essenzialmente monogamo e non aveva mai avuto doppie relazioni: allo stato era sposato e questo chiudeva praticamente la partita di caccia; le belle donne le guardava, certo, ma per il piacere estetico che provava nel farlo più che pensando a desideri di conquista, non sentendosi oltretutto un cacciatore. Sandra attraversava, invece, un periodo più complesso nella propria vita coniugale in quanto si sentiva non pienamente soddisfatta e, pur avendo superato da poco i trent'anni, sentiva che la vita le poteva offrire qualcosa di più ma non sapeva nemmeno lei bene cosa: era tuttavia certa che i due figli che aveva avuto, ed ai quali era legatissima, non erano sufficienti a completare un vuoto che spesso la tormentava con l'arma sottile del dubbio e dell'incertezza sulla sua vita di coppia. Fu quindi contenta, in qualche modo, di tornare in ufficio e di cambiare aria: nuovi colleghi e nuove esperienze. Tra le poche presentazioni necessarie, lei conosceva già la gran parte delle persone dell'unità alla quale era stata assegnata, ci fu quella di Roberto: lo classificò subito come interessante ma chiuso, ed in seguito non se ne curò più di tanto. La contiguità degli uffici aveva però moltiplicato gli incontri, e gradualmente era nata una buona amicizia, basata sulla stima di Sandra per il modo con cui Roberto affrontava qualsiasi cosa, dai problemi aziendali alle conversazioni personali con i colleghi; e basata anche, per quanto riguardava Roberto, sull'apprezzamento per questa bella collega, che oltretutto non sembrava nemmeno simile al tipo di donna che si sente troppo bella per prestare attenzione ai comuni mortali. Anzi, Roberto la trovava simpatica, e via via aveva preso maggior confidenza fino a prenderla in giro quando si presentava l'occasione: stava tuttavia attento a non superare mai i limiti consentiti da un rapporto di particolare delicatezza, evitando le scontate, e purtroppo ricorrenti in ogni ufficio, frasi allusive o con doppi sensi indirizzate a donne minimamente interessanti. Nei fatti non voleva che si sentisse imbarazzata. Lei si era accorta di questo trattamento in qualche modo particolare, in quanto le donne hanno nei rapporti con il mondo che le circonda un intuito che i maschi non hanno mai posseduto, le faceva piacere sentirsi trattare in un modo più protettivo di quello usuale per lui, solitamente molto caustico nei riguardi del prossimo, e la cosa le rendeva Roberto ancora più simpatico; naturalmente lui lo faceva senza pensarci, e non suonò minimamente nel suo cervello quel leggero allarme che invece Sandra stava cercando di decrittare. Fu per queste ragioni, non disgiunte all'affidabilità di Sandra sul lavoro, che, quando venne l'occasione di organizzare un'importante convention della banca a Cannes, per lanciare una nuova linea di prodotti finanziari, Roberto costituì un team ristretto di lavoro nel quale venne inserita Sandra. La cosa le fece piacere, non solo perché era un appuntamento che tutta la banca aspettava e far parte del team era molto gratificante, ma anche per la possibilità di vivere qualche settimana immersa completamente nel lavoro, distante dai problemi contingenti, ed anche, e la cosa la fece riflettere, per il piacere che le avrebbe dato dare una mano a Roberto. Non ci pensò due volte ad accettare, ma sentiva che stava suonando ancora, ed in forma meno criptata, il suo personale campanello d'allarme: era così contenta per il riconoscimento insito nella chiamata, per il fatto di aiutare Roberto in un'occasione così importante, od anche per la possibilità di avere moltiplicato le occasioni per stargli più vicino che mai? Naturalmente il lavoro divenne frenetico, con l'avvicinarsi della convention, ma le diverse circostanze connesse all'organizzazione di eventi così importanti, come il vivere lontani da casa, senza orari e praticamente sempre in gruppo, moltiplicò le occasioni per stare insieme, per tirare un respiro tra un problema e l'altro, e per rilassarsi, magari ad ore impensabili altrimenti, parlando di tutto ed anche di se stessi. Ormai ogni volta che si incontravano per una pausa, spesso con la complicità di ore notturne che facilitano le confidenze ed allontanano i colleghi, approfondivano una conoscenza reciproca che travalicava l'amicizia normalmente presente in un'azienda. Sandra se ne era accorta ed aveva in qualche modo deciso che per lei andava bene aspettare gli eventi, senza provare a fermarsi in tempo in quanto era più che altro curiosa di cosa sarebbe potuto succedere con un uomo che le piaceva e che stimava, ma che riteneva anche piuttosto chiuso soprattutto su problemi di natura morale; in effetti lei si sentiva bene a stare vicino a lui ma al contempo si sentiva tranquillizzata dalla convinzione che si sarebbe comunque rimasti nell'ambito di una profonda amicizia. Lui non ne era consapevole con certezza, ma si sentiva attratto, questo lo sentiva, da quella donna pur non pensando minimamente di far qualcosa di pericoloso per la sua e per la propria serenità familiare. Certamente non era particolarmente brillante nelle proprie intuizioni, ma era convinto che si trattasse più che altro di un gioco che sarebbe terminato non appena rientrati a Roma: e poi Sandra si vedeva che con lui stava bene, ma era evidente a tutti che era solo un'amica; del resto lui sapeva bene che non avrebbe avuto mai il coraggio di chiedere qualcosa di meno che lecito ad una donna sposata. Il gorgo delle attività e della convention cancellarono, oltretutto, qualsiasi momento di autoanalisi, la possibilità di fermarsi a pensare cosa stesse succedendo tra loro: andavano avanti quasi non accorgendosi che le cose erano cambiate, o stavano per cambiare. Una prima avvisaglia forte lui la ebbe il giorno prima del rientro a Roma: erano giunti al termine di una cena con tutta la stampa finanziaria accreditata, quando Sandra, che gli sedeva molto lontana, uscì dalla sala accaldata del ristorante per fumare una sigaretta sulla terrazza in riva al mare: era una serata magnifica di settembre e lei indossava un leggero abito di seta scura, sicura che avrebbe ben messo in luce i suoi lunghi capelli biondi ed un fisico molto spesso invidiato dalle altre donne. Roberto uscì anche lui per fumare un attimo lontano dal lavoro, la vide sulla terrazza e le si avvicinò per fare due chiacchiere sul positivo esito della cena. Mentre lei stava guardando il mare lui le appoggiò la mano sulla spalla cogliendo il piacere di sentire la seta sulla sua pelle: in un attimo sentì anche che mancava la spallina del reggiseno e che la spalla era piacevolmente liscia sotto la seta, molto piacevolmente liscia. La sentì anche tremare un attimo, capì che aveva un leggero brivido e le chiese se aveva freddo: Sandra lo guardò e rispose che stava benissimo e non aveva freddo, ma rispose con uno sguardo ed una voce che gli fecero scattare come una scarica elettrica nel cervello ed un'improvvisa voglia di baciare quelle labbra che sembravano voler annullare l'esigua distanza che ancora li divideva. Roberto ritirò la mano, e, come era abituato a fare da sempre, si controllò: era abituato a pensare prima di fare, ed ebbe paura di aver capito male e di sbagliare, o forse, come succede a tanti uomini nei loro rapporti con le donne, ebbe semplicemente paura. Fu tuttavia la prima volta che lui, quasi stupito, si chiese cosa stava succedendo. Dopo aver fumato sulla terrazza erano tornati alla cena, e Sandra aveva ripreso il suo tono abituale, e si erano salutati normalmente anche se Roberto, mentre lei gli dava il bacio sulla guancia, come faceva ormai con i colleghi del team, aveva visto che lo sguardo di lei in quel momento era più concentrato e profondo. Quel brivido coperto dalla seta, quella voce e quello sguardo lo accompagnarono a lungo nel letto prima che prendesse sonno, stremato dalla giornata. Non si sentiva di poterlo affermare con certezza, ma aveva colto attimi che avrebbe ricordato a lungo e che lo eccitavano e lo facevano pensare: lui sapeva benissimo di essere monogamo e sapeva altrettanto bene che se non aveva capito male, del resto era stato un attimo, stava inoltrandosi in una strada sconosciuta ed irta di pericoli, per non parlare di lei, sposata e con figli. Fu quella però la prima volta che, nel turbinio di mille pensieri confusi nel sonno che stava giungendo, sentì che ormai Sandra rischiava di non essere più un'amica. La mattina successiva sembrava che tutto fosse tornato a posto, dopo il riposo notturno, ma da quella sera non era più così semplice stare insieme e lavorare. Menomale che torniamo a Roma, pensò lui, che cominciava a preoccuparsi di se stesso: da quando si era sposato non gli era mai capitato di sentire una scossa tanto forte dentro di sé ed un desiderio così prepotente di baciare una donna, oltretutto non libera e forse non desiderosa del tutto di essere l'oggetto delle sue attenzioni. Sandra sembrava tornata l'amica affettuosa di sempre, anche se nascondeva una certa delusione per quello che poteva accadere e non era accaduto, e che forse non sarebbe mai più accaduto visto che il momento magico era passato ed a Roma non sarebbe mai più capitata un'occasione così: se fosse stato per lei, la sera prima, l'avrebbe baciato perché si sentiva pronta, anzi lo voleva fare, ma era abituata da sempre a pensare che in queste cose l'iniziativa deve essere dell'uomo, e che non può, anzi non deve, essere la donna a fare il primo passo e lui non lo aveva fatto. Passarono la giornata a curare le mille incombenze di riassetto prima del ritorno in direzione, e, a parte un rapido pranzo con tutto il team, praticamente non si videro che la sera, al momento del rientro. Roberto era venuto con la macchina ed al momento di scegliere chi va con chi, si ritrovò con Sandra a fianco e due colleghi nei sedili posteriori: solo successivamente fece mente locale sul fatto e realizzò che forse qualcuno dei suoi amici si era accorto che stava succedendo qualcosa e, non volendosi intromettere, aveva indirizzato Sandra vicino a lui. Fatto sta che partirono nella sera incombente con qualche ora di viaggio da fare, e che le chiacchiere un poco stanche di fine giornata presero il sopravvento fino a che si esaurirono e furono sostituite dal monotono sottofondo del viaggio in autostrada. Roberto non accese la radio, cosa che faceva sempre quando era solo in auto, per non disturbare gli altri e soprattutto perché aveva bisogno di pensare, cullato dalla macchina, a quello che sentiva dentro. Era incerto, ansioso ed anche spaventato da quei sentimenti che sentiva stavano crescendo prepotentemente, non riusciva a controllarli e questo non era mai capitato, e non avrebbe dovuto capitare. Ma il mondo che aveva intravvisto in un attimo, la pelle e la seta che aveva sentito sotto la mano, quel brivido e quello sguardo, quelle labbra, quella donna, lo eccitavano da morire e determinavano un desiderio di scoprire di più, troppo forte per essere razionalizzato ed in qualche modo ricondotto nell'alveo delle cose lecite, certamente le più sicure ma non sempre le più appaganti. Sandra del resto era anche lei tutta concentrata sui propri sentimenti, e la malinconia di dover tornare al quotidiano dopo un periodo breve ma intenso di lavoro, di soddisfazioni e di sensazioni personali nuove e forti, come il desiderio di essere baciata, e toccata da un uomo che forse stava già amando da tempo, ma che non aveva avuto il coraggio di esporsi la sera prima. Guardava con attenzione il fascio dei fari nella notte, e trasalì quando si sentì toccare, quasi per distrazione, un ginocchio dalla mano di Roberto. I due amici che viaggiavano dietro di loro non si sentivano da tempo, ormai, ma comunque non erano soli e quel tocco seppur timido e delicato sulla gamba la sorprese e la allarmò. Non se lo aspettava da lui, visto che la sera prima non l'aveva baciata e quindi forse non pensava a lei proprio nello stesso modo in cui lei pensava a lui, ed oltretutto aveva paura che la cosa fosse notata dagli altri. Si sentì il cuore in gola conscia della scelta che doveva fare in un attimo: bastava infatti spostare quella mano con un sorriso appena accennato e tutto sarebbe finito lì, senza problemi. Oppure no: si dovevano allora correre dei rischi per quello che avrebbe potuto fare quella mano, in un mondo diventato a quel punto privo di certezze, per quello che significava per lei quel tocco sulla gamba e per il terremoto che avrebbe potuto provocare nella sua vita. Quello slancio che l'aveva portata la sera prima praticamente ad offrirgli le sue labbra, e non solo quelle se lui glielo avesse chiesto, era ora sostituito dalla costatazione che non si era sbagliata, e dalla preoccupazione per le conseguenze di un gioco che rischiava di non essere più tale: stavano tornando a casa, la festa era finita, e quello che sarebbe successo dopo, a Roma, diventava una cosa terribilmente seria. La macchina ronzava macinando chilometri e lei, tutta assorta in questi pensieri, non si girò a guardare Roberto, ma nemmeno se la sentì di sottrarsi a quella mano. In qualche modo, nella tempesta di pensieri e di sentimenti che la stava scuotendo, le piaceva sentire il suo calore salire dal ginocchio sin dentro di lei, tra le sue gambe fin nel suo cervello, e fu combattuta tra la speranza che la mano si muovesse per accarezzarla un poco di più, sorrise al pensiero di non aver messo i pantaloni per il viaggio, e la paura che lo facesse veramente con il rischio di essere vista dagli altri. In ogni caso non si sottrasse, anzi, sempre concentrata sulle proprie sensazioni e con il cuore che batteva veloce, cercò di rilassare il corpo, e quasi distrattamente si sistemò più comodamente sul sedile. Le sue gambe, ora, erano impercettibilmente girate verso di lui, leggermente dischiuse. Roberto sentì che si assestava, e la mano tornò subito al volante, ma nel buio della notte illuminata dalla strada davanti a loro, vide il movimento di lei e non gli sembrò che fosse di fastidio, anzi: l'autostrada continuava a passare davanti a loro e lui, non dovendo usare il cambio per lunghi periodi, si appoggiava al mobiletto centrale tra i due sedili. Sempre per caso, o per sbaglio nel buio, la sua mano destra si ritrovò a toccare la gamba di Sandra, anche questa volta sul ginocchio sinistro ma leggermente più all'interno, dato che lei prima si era leggermente girata. Questa volta la sensazione fu in qualche modo ancora più coinvolgente, in quanto le dita non toccavano solo la parte superiore del ginocchio, ma anche il suo interno, liscio e fresco come la seta. Lui sentì inoltre che al suo tocco la gamba di Sandra, prima irrigidita, si stava rilassando con una sensazione che percepì come una resa estremamente dolce. Cercò di non cambiare marcia a lungo per prolungare quel contatto, costringendosi a forza a non osare di più ma a star fermo assaporando quel barlume di intimità che si era stabilito nella notte. Giunti a Roma si separarono in fretta, quasi timorosi di approfondire quello che sentivano o che temevano potesse accadere. Nei giorni successivi cercarono di riportare tutto nella normalità, anche se Roberto si accorse che guardava Sandra in un modo diverso da prima: continuava a proteggerla ed a scherzarci superficialmente, ma si sentiva felice quando lei era nella stessa stanza ed era diventato piacevole entrare in azienda solo al pensiero di rincontrarla. Anzi, aveva cambiato persino la propria strada per andare in ufficio – del resto abitavano abbastanza vicini – in modo da aver qualche possibilità di incrociare, seppur da lontano, la sua macchina: spesso era con il marito e questo lo faceva sentire stupidamente geloso. Lui nei momenti di lucidità capiva che era folle essere geloso della donna di un altro, che erano ambedue sposati e con figli, che non poteva sentire quel morso nello stomaco quando la vedeva accompagnata, che non era la donna sua, ma questi momenti razionali erano sempre più rari e si rendeva conto che le cose non potevano essere sempre così logiche, che talvolta occorre fare delle scelte folli per non sentirsi morire dentro, e senza la presenza di quella donna non si sentiva vivo. Sandra, al contrario, razionale e pragmatica come solo le donne sanno essere, aveva ormai focalizzato la situazione, ed oltre alle ovvie preoccupazioni insite in una scelta che in fondo si sentiva di aver già fatto, provava un sentimento di curiosità e di attesa che le era nuovo: la sua vita era arrivata ad un bivio importante e Roberto più che la causa era stato il catalizzatore forte di una situazione avviata, a lei serviva solo la spinta decisiva e l'attrazione che provava per Roberto, al di là di come sarebbe andata la storia, stava dando proprio quella spinta. Che il suo percorso di donna sposata fosse in crisi lo sentiva da tempo, che si meritasse di più come donna lo sentiva in ogni sua fibra, c'era il grosso problema di come l'avrebbero presa i bambini, ma non si sentiva disposta a fare di questo l'altare su cui bruciare il proprio futuro ed era in fondo certa che anche loro avrebbero trovato giovamento da una situazione familiare la cui tensione stava crescendo ogni mese di più. Quindi lei – come solo le donne sanno fare - aveva scelto, e per quanto riguardava Roberto, sempre certa che non tocca mai alle signore fare la prima mossa, aspettava, avendo capito che in qualche modo lui era combattuto tra le proprie certezze di morale borghese ed i sentimenti che ormai chiaramente provava: non c'era che da aspettare chi avrebbe vinto, anche se lei sentiva di avere non poche chance. I giorni passavano lenti come quando si attende, ma Roberto non trovava l'occasione, o il coraggio di fare il primo passo: lui era certo tuttavia che così non si poteva andare avanti, immersi nel limbo dell'incertezza, perché era diventato sempre più dubbioso man mano che Cannes si allontanava: con lui Sandra era la solita ma anche non lo era o forse era lui che era diverso. Doveva fare qualcosa senza avere idea di cosa fosse, doveva trovare il coraggio di esporsi in qualche modo, ma rimandava per la paura di aver frainteso e di rovinare un rapporto cui teneva sopra ogni cosa; non era la paura di mandare all'aria la propria famiglia che lo tratteneva, a questo non ci aveva ancora pensato, ma il terrore di un rifiuto che temeva sempre di più. Fu Sandra a rompere questo precario equilibrio nella consueta pausa caffè di un venerdì mattina; c'era Roberto ed altri due colleghi quando, come stirandosi per rilassare i muscoli del collo, disse con noncuranza che finalmente la settimana successiva avrebbe avuto tre giorni tutti per sé, in quanto, per diverse circostanze concomitanti tra un viaggio del marito ed una gita dei bambini, rimaneva sola a Roma. Seguirono le usuali battute di invidia dei presenti, e il discorso passò ad altri argomenti: a Roberto invece il cuore si fermò un attimo e dovette fare un notevole sforzo di autocontrollo per seguire la conversazione degli altri, ormai impegnati con Sandra in una discussione di natura vagamente politica. Era stato colto di sorpresa da un messaggio inequivocabile e che lo obbligava a fare qualcosa, capiva infatti che lei aveva buttato la rete senza esporsi, e che se lui non l'avesse colta avrebbe comunque risposto, con un rifiuto che non era nemmeno pensabile. Passò tutto il week end a pensare quale fosse il modo migliore per proporle qualcosa che tuttavia gli lasciasse una via d'uscita in caso lei non volesse impegnarsi troppo: era talmente fuori dalla realtà che aveva ancora qualche incertezza. Fu così che il lunedì successivo, in un momento in cui si trovarono soli, fu lui a chiederle con noncuranza, ma col cuore che batteva a mille, se avesse poi organizzato i giorni di libertà ai quali aveva accennato, e Sandra rispose di no e che ci stava pensando. Roberto a quel punto le disse che proprio in uno di quei giorni c'era a casa sua un incontro con vari amici per festeggiare suo figlio e che gli avrebbe fatto piacere che venisse; se preferiva invece stare insieme a parlare un po', si potevano vedere da soli a cena. In tal modo lui le aveva dato una possibilità di uscita in caso non avesse gradito un incontro a cena con lui: se fosse venuta a casa sua avrebbe significato ovviamente che lui si era creato un film tutto suo, ma ne sarebbe uscito senza danni apparenti. Vide tuttavia che Sandra era rimasta leggermente sconcertata dall'alternativa, evidentemente non se l'aspettava; quello sconcerto gli apparve quasi come un fastidio ed in un attimo si sentì precariamente ritto sull'orlo di una voragine e rimase in attesa del verdetto che avrebbe potuto uccidere tutto il mondo di fantasie che si era via via creato nella mente. La risposta gli fece invece tirare un sospiro di sollievo, visto che Sandra confermò che si voleva rilassare e che quindi preferiva non vedere gente, ma una cena più tranquilla. L'appuntamento era in centro, lei avrebbe lasciato la sua macchina a metà strada e poi sarebbero andati insieme al ristorante con la macchina di Roberto, che aveva prenotato in un locale molto intimo e discreto in una traversa di via Giulia; lo aveva scelto in quanto lo conosceva e sapeva che per il modo stesso in cui era strutturato, alcune piccole salette con due o tre tavoli ciascuna, era discreto e non favoriva incontri indesiderati. L'ultima cosa che voleva in quel momento era che Sandra si sentisse in imbarazzo incontrando qualcuno, certo comunque che questo, anche in una città grande come Roma, è un rischio che si corre sempre, soprattutto nei locali del centro storico. Quel giorno lei uscì un po' prima dall'ufficio, motivando il fatto con un impegno improvviso; voleva andare a casa e dedicare del tempo a farsi bella, senza fretta e senza dover guardare l'orologio. Si rilassò quindi e si preparò con cura, scegliendo un abitino nero leggero, lasciava ben scoperte le spalle ed aveva una generosa scollatura, mentre veniva tenuto su da due leggere bretelline; sapeva che le stava bene e metteva in luce i capelli biondi e la carnagione dorata del seno. A Roma faceva ancora caldo, quindi non servivano le calze e sotto avrebbe portato solo leggere mutandine: si era sentita leggermente arrossire mentre assorta davanti al cassetto della biancheria intima le aveva scelte con una cura che aveva quasi dimenticato negli ultimi tempi, toccando con le dita quei piccoli lembi di stoffa quasi a confrontarne la capacità di coprire, di sedurre o calamitare il tocco o lo sguardo di un uomo. Era arrossita per il pudore o forse per l'eccitazione insiti nell'incertezza di cosa sarebbe successo con Roberto, ma poi era ritornata alla scelta, resa precaria dal volere sentirsi bella anche lì, ma senza apparire troppo provocante. Non ci furono problemi per il sopra, in quanto con quel vestito il reggiseno non stava bene, e, oltretutto, lei andava fiera di non averne bisogno. Quando uscì di casa il cuore le batteva forte, quasi lo sentiva, ma si sentiva bella e questo la calmò un poco. Lui invece era rimasto in ufficio a lavorare, ma non era riuscito a concludere nulla, pensando solo al fatto che tra un poco l'avrebbe rivista, ma da solo e non per ragioni di ufficio: la cosa lo spaventava quasi, non si era mai sentito un dongiovanni e si riteneva molto inesperto nel campo del corteggiamento e della seduzione. Se ci fosse stato un manuale del primo appuntamento lo avrebbe letto tutto d'un fiato; il suo cervello era troppo coinvolto del resto in questi ragionamenti e nell'ansia di risultare banale o inadeguato per pensare invece alle conseguenze che sarebbero scaturite da quell'appuntamento, questo era un tema che al momento il suo cervello rifiutava. Quando si incontrarono il sole era già calato sulla città, rendendola più discreta ed accogliente: lei salì sulla sua macchina e si salutarono in modo piuttosto formale; sembrava che ambedue volessero in quel momento sminuire la portata di quello che stavano facendo, riconducendolo ad un incontro tra amici a cui piace ritrovarsi in un ambiente diverso da quello di lavoro. La conversazione fu dunque molto superficiale, ed era evidente tuttavia che ambedue erano tesi come non lo erano stati mai da quando si conoscevano. Trovarono un posto, per fortuna, proprio in via Giulia ed andarono a piedi fino al locale scelto da Roberto, con un nome ed un arredamento ispirati ad un club londinese: per entrare bisognava persino suonare e far verificare la prenotazione, mentre il loro tavolo si trovava in una saletta molto piccola e capace da sola a creare una maggiore intimità. Non appena si era seduta Sandra aveva cominciato a perdere quel tono leggero che avevano ambedue quasi concordato fino ad allora, ed appariva più concentrata ed assorta; si vedeva che cominciava a provare una certa emozione, favorita anche dal contesto in cui si trovava e dalla musica soft che li circondava, lasciando tuttavia la possibilità di udire anche le parole più sussurrate dell'altro. Dopo aver ordinato dei piatti molto leggeri, si accorsero entrambi che avevano poco appetito e che la conversazione era l'ultima cosa cui prestare attenzione; del resto si stavano già parlando con gli occhi ed aggiungere parole risultava superfluo. Quando Roberto toccò il bicchiere di lei per brindare con il prosecco che aveva ordinato, gli occhi di Sandra brillavano come due fari e la mano che teneva il flute tremava leggermente. Anche lui era emozionato e vederla così teneramente sopraffatta dalle sue sensazioni, dalla consapevolezza di vivere un momento tanto importante, lo portò a cercare la sua mano posata sulla tavola, per sentirla e farle sentire che lui c'era e che sulla sua mano ci poteva contare. Le chiese anche, stringendo quella mano che ora sembrava tanto piccola e guardandola negli occhi, come faceva ad essere così bella. Era una domanda banale, a cui non c'era risposta, ma era il primo complimento personale che lui le avesse mai fatto e la prima volta che pur con le parole entrava nel suo io profondo di donna spogliandolo di ogni difesa, quello nel quale non c'è posto per due uomini; era la fine di un'amicizia e la fine di un rapporto tra colleghi; era la fine della loro vita di prima e forse l'inizio di quella successiva, ma sapevano che avevano passato le colonne d'Ercole e che tra di loro ormai nulla sarebbe mai più tornato come prima. Lei rispose alla stretta della sua mano non lasciando mai lo sguardo dai suoi occhi e furono talmente presi da queste sensazioni che decisero di uscire nell'aria fresca della notte lasciando una cena che non riuscivano più a consumare. Uscirono dal locale tenendosi per mano come due ragazzi che vogliono sentirsi anche mentre camminano. Non riuscivano a parlare, ma il loro era un silenzio che non li disturbava, anzi serviva a fare assaporare ad entrambi l'intensità di un momento che sapevano sarebbe stato non ripetibile. In silenzio andarono alla macchina in via Giulia, e non appena salirono si guardarono ancora negli occhi e si baciarono appassionatamente all'ombra discreta della vecchia strada. Lui la baciava e lei rispondeva con ardore, mentre una bretella del vestito cadeva sul braccio lasciando scoperto un seno che lui cominciò ad accarezzare e baciare con delicatezza. Gli sembrava un dono, quel seno offerto alla sua bocca, ed alla sua mano. Tutta la tensione dell'ultimo periodo si stava sciogliendo tra di loro, mentre lui la toccava e l'accarezzava leggermente, per il timore di sciupare una cosa tanto bella. Con la mano percorreva il corpo ricoperto dal vestito leggero, sentendo ad un certo punto la trama delle mutandine, unico indumento che la copriva sotto; la mano non poteva accontentarsi di questo, e baciandola ancora cominciò ad accarezzare le sue gambe lisce spingendosi sempre più su, fino a toccarla ed a seguire con le dita il contorno degli slip. La toccò, anzi la sfiorò appena sul triangolo coperto dal pizzo leggero e non volle andare oltre, anche e forse proprio perché sentiva che poteva farlo e che lo avrebbe fatto, ma non voleva che il tempo corresse troppo veloce. Per lui tenere Sandra stretta, mezza nuda, tra le braccia con la consapevolezza che quel corpo non gli avrebbe negato nulla di sé, era anche troppo per quella sera. Mentre cercavano di ricomporsi alla incerta luce della strada, Sandra guardando intensamente fuori dal finestrino appena appannato gli disse, con la voce leggermente roca che – come avrebbe scoperto in seguito – le veniva dopo aver fatto l'amore, ed un tono appena udibile, che non le era mai interessato un diversivo passeggero per movimentare la vita quotidiana, non era cosa per lei. Lui per lei era una scelta di vita, e voleva solo sapere se anche per lui sarebbe stato così; le rispose con un abbraccio e baciandola con tanta tenerezza che lei capì che era molto più di una promessa e che stava, anzi stavano iniziando quella sera una nuova vita, e che il loro futuro insieme era iniziato a via Giulia.
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