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L'abito per la vergine
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Titolo: L'abito per la vergine
Autore: Moemi
Contatto:
Racconto n° 421
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La porta della piccola sartoria sbatté con violenza.
Era naturale, per Marilisa, entrare in una stanza facendosi annunciare da un rumore violento.
Di solito era la porta, ma poteva anche essere un secchio lasciato cadere con noncuranza sul pavimento di legno, o i colpi rabbiosi degli zoccoli quando marciava come un generale incazzato.
Elmo non si scompose. Chino sui pantaloni che stava rammendando, la ammonì con voce pacata: "Prima o poi me la romperai di nuovo, la porta."
Marilisa lo scrutò imbronciata, non le piacevano i rimproveri, in particolar modo quando aveva solo voglia di sfogarsi per un torto subito.
"Te la farai pagare da papà, come l'altra volta." replicò sgarbatamente, e senza spostare i pezzi di stoffa poggiati sul tavolo, si appollaiò con circospezione su piano ligneo, inclinandolo pericolosamente dal suo lato.
Non faceva particolarmente caldo, nella stanzetta che Elmo usava come laboratorio, ma Marilisa, dopo essersi sventagliata con il bordo della gonna a fiori, la alzò sulle gambe ben tornite, arrivando quasi a scoprire le mutande.
L'odore delle sue secrezioni raggiunse le narici di Elmo, suggerendogli che la ragazza doveva essersi masturbata da poco e voleva farglielo sapere. Inspirando la fragranza salmastra, l'uomo sorrise, divertito dalla sua sfacciataggine.
Il lungo specchio appoggiato alla parete restituiva l'immagine di una giovane dalla pelle brunita dal sole, resa ancor più scura dalla camicetta bianca di cotone che le scopriva le spalle.
Marilisa si tirò su i capelli bruni, scoprendo il collo, e divaricando le gambe si specchiò, simulando un'espressione languida e leccandosi le labbra.
Ma Elmo non lo guardava lo specchio. Continuava a cucire, il capo brizzolato chino a seguire ogni punto attraverso le lenti, che gli erano scivolate sul naso aquilino.
"Non lo sopporto più, a quello." sbottò, scocciata dall'indifferenza di Elmo.
"Quello" era Saverio, suo padre. Vedovo da cinque anni, stentava a dedicarsi all'educazione dell'unica figlia, così sfuggente ad ogni tentativo di mantenerla seria ed illibata fino al matrimonio.
Tra il lavoro nei campi e la ricerca di un marito per la ragazza, uno come diceva lui, un brav'uomo che la sapesse mettere al suo posto, Saverio non riusciva a darsi pace, e il suo corpo tozzo e massiccio sembrava barcollare sotto il peso di tutti gli affanni.
"Cosa hai combinato, stavolta?" Proprio così, cosa "hai" combinato, perché qualunque cosa potesse essere accaduta negli ultimi due giorni in cui non aveva visto Saverio e Marilina, la ragazza non era certo innocente.
"Sta sempre là a rompere: 'e Marilina copriti di più che sembri una sgualdrina ', 'e Marilina resta a casa che chissà poi che pensano '...mò, pensa, mi vuole mandare in un collegio di suore...a me!" Sottolineò Marilina portandosi la mano al petto, con aria oltraggiata.
"Sì, ho capito...ma tu che hai fatto per fargli venire una simile idea? Saverio non ha mai avuto una buona opinione delle suore. Devi averla fatta grossa." Stavolta Elmo aveva alzato gli occhi su di lei, e la fissava con quello sguardo indagatore a cui, Marilina lo sapeva, non poteva nascondere niente.
Marilina sbuffò, saltando giù dal tavolo.
"Mi ha beccata nel fienile con Riccardo, il figlio del lattaio. Io non me ne sono accorta, stavo di spalle appoggiata al muro, meno male che lo scemo si era già tirato su i calzoni. Gli ha dato uno scapaccione che per poco non gli saltavano i denti...e pure a me...abbiamo urlato tutta la notte."
Si portò la mano alla guancia che ancora le bruciava. Poi, mordendosi il labbro per non svelare il sorriso malizioso che le stava spuntando, abbassò il visetto a sfoggiare un'espressione triste ed avvilita, e disse:" Me le ha anche date con la cinta...ho tutto il culo a strisce rosse...vuoi vedere?"
Senza aspettare risposta, Marilina si sistemò davanti ad Elmo e sollevò la gonna, poi inclinò il busto abbassandosi contemporaneamente le mutande, fino lasciare le terga esposte proprio sotto il naso dell'uomo.
Elmo sorrise intenerito: il padre della ragazza l'aveva scudisciata con vero furore, questa volta!
Chissà come doveva essere piaciuto ad entrambi.
Elmo sapeva che a Marilina non dispiacevano i colpi di cinta e gli sculaccioni e che, anche se Saverio non lo avrebbe mai ammesso, un po' ci godeva a picchiare la figlia. Bastava guardarlo mentre raccontava l'ennesima bravata della ragazza: si leccava spesso il labbro superiore e distoglieva gli occhi dal suo interlocutore.
Erano anni che Elmo ascoltava le confidenze di entrambi, e ormai riusciva a cogliere anche le minime sfumature dei loro discorsi. Sapeva capire quando erano eccitati, tesi, o se gli dicevano una bugia.
In quel momento, Elmo sapeva che Marilina non era lì solo per sfogarsi. Aveva voglia di scopare.
Le passò la punta dell'indice sulla pelle arrossata, divertendosi a vederla sussultare per il contatto con il metallo freddo del ditale.
"Au! Sei scemo! E' freddo!" sbraitò la ragazza indignata.
"Mi togli la luce e non vedo dove metto i punti. Spostati, su."
Marilina si spostò sbuffando. Era un duro, Elmo. Tutte le mossettine che facevano impazzire gli altri uomini, su di lui non facevano effetto.
Chino sul suo lavoro, con gli occhiali sempre in bilico sulla punta del naso, Elmo non era certo un bell'uomo. Innanzitutto era troppo magro. E su quel viso stempiato e spigoloso si notavano subito i segni del tempo.
Ma quando la fissava con quegli occhi penetranti, di un grigio indefinibile, Marilina si sentiva tutta bagnata tra le cosce.
Anche in quel momento, solo per avergli mostrato il culo, sentiva che il suo cespuglietto era già zuppo, e che le mutande non erano da meno. Trattenendo la gonna alzata con una mano, si strofinò l'inguine con le dita, poi intrufolò il medio nel tessuto umido, scostando la peluria fino a raggiungere la clitoride.
"Non ti stai masturbando troppo spesso, Marilina? La vecchia Agnese ti direbbe che così diventi cieca..." la schernì Elmo, notando il gesto.
"Sì, e Padre Anselmo direbbe che sto aprendo la porta al diavolo! Mi sono rotta di non poter scopare... Chi se ne frega di arrivare vergini al matrimonio! Per che cosa, poi...per farmelo mettere tra le cosce da un vecchio incartapecorito, che non sa neanche come farmi godere?"
Sbottò la ragazza, continuando a indugiare con le mani nelle mutande.
"Non dire così, non sono così vecchi gli uomini che tuo padre cerca per te..."
"Lo sono, invece! Ed io invece ne voglio uno giovane, che gli si drizzi ancora l'uccello...ho diciassette anni, e voglio sentire com'è averlo dentro... sono stufa di andare a dormire col culo dolorante..."
Ansimante, Marilina si appoggiò nuovamente al tavolo, mordendosi le labbra. Spinse le dita più in fondo all'interno del suo corpo, inarcando la schiena per spingere in fuori il petto che sembrava esploderle.
"Dai, Elmo...toglimela tu..." lo implorò divaricando le cosce.
"Lo sai che non posso...conosci tuo padre, mi ammazzerebbe."
"Egoista vigliacco...come tutti gli altri...ah!" replicò Marilina, gemendo per l'orgasmo che stava sopraggiungendo.
Tuttavia, Elmo doveva ammettere che lo spettacolo offerto dalle membra sudate di Marilina era seducente. I movimenti frenetici della sua mano, velati dal tessuto delle mutande che si erano abbassate sui fianchi, scatenavano fantasie a cui era difficile resistere.
Mettendo da parte i pantaloni che stava cucendo, inforcò meglio gli occhiali e si godette la scena della ragazza che si accasciava sul tavolo lasciandosi andare ad un lungo brivido finale, con il viso grondante di sudore. Poi le si avvicinò, spostando lo sgabello fino a trovarsi con il volto tra le cosce della ragazza e, dopo averle calato l'indumento sulle cosce, prese a leccare i succhi dolciastri di cui era impregnata la sua pelle.
Subito Marilisa riprese ad ansimare, alzando i fianchi per avvicinarsi alla bocca di Elmo, ma lui la bloccò con le mani, imponendole di star ferma. Quando i gemiti della ragazza si fecero più forti, Elmo smise di leccarla e cercò un ritaglio che potesse fungere da bavaglio tra i pezzi di stoffa abbandonati sul tavolo. Dopo averla imbavagliata con un pezzo di cotone stampato nero a fiori rossi, le legò i polsi con il metro e si allontanò per guardarla.
"E adesso che ci faccio con te? Eh?" Marilisa, distesa sul tavolo con i polsi legati, mosse i fianchi divaricando nuovamente le gambe. Ma Elmo non colse l'invito.
"E' possibile che ogni volta devi venire qui, mentre lavoro, a fare tutto questo spettacolino per farti scopare? Non ti puoi trovare un amante che non abbia paura di essere pestato da tuo padre?"
Gli occhi di Marilina si inumidirono. Non le piaceva che Elmo le suggerisse di trovarsi un altro. Era lui, che desiderava, e per averlo era disposta a tutto, persino ad accettare le sue ripicche, ogni qual volta reagiva bruscamente alle sue provocazioni.
La prima volta che l'aveva sculacciata aveva pianto. Ma dopo una notte passata a masturbarsi - la mente ancorata al momento in cui le mani sottili di Elmo erano venute a contatto con la sua pelle - era tornata da lui, in sartoria, e lo aveva stuzzicato fino ad ottenere che la sculacciasse ancora. E ancora. Persino le percosse di suo padre le sembravano più dolci, se poteva chiudere gli occhi ed immaginare che fosse Elmo a batterla.
Ogni volta, serrava le palpebre e stringeva i denti, ma non poteva impedirsi di colare nettare tra le cosce, o trattenere la crescita dei capezzoli. E negli ultimi tempi, le era sembrato che anche suo padre ci trovasse più soddisfazione nel colpirla.
Ma forse era solo un'impressione.
Marilina vide Elmo armeggiare con ago e filo, e per un attimo pensò che avrebbe ripreso a lavorare, lasciandola lì imbavagliata sul tavolo. Poi notò il suo sguardo malizioso.
"E se te la cucissi del tutto? Così non ti viene più la tentazione..."
Un lungo brivido le scosse il corpo. Era forse impazzito?
Elmo si chinò tra le sue gambe, aggiustandosi gli occhiali sul naso. Poiché aveva ancora l'ago tra le dita, Marilina serrò le gambe per impedirgli l'accesso.
"Che stupida! Ci credi pure...non ti sei accorta che a furia di toccarti ti sei fatta un buco nelle mutande?" E così dicendo le sfilò l' indumento ormai fradicio e prese a rammendarlo.
Lacrime brucianti scivolarono sulle guance di Marilina, più per l'umiliazione di essere stata nuovamente trascurata, che per il piccolo spavento.
Era evidente che Elmo non l'avrebbe mai posseduta, che neanche ci pensava. Avrebbe dovuto lasciarlo perdere, ma ormai si era intestardita. Avrebbe fatto ancora un ultimo tentativo, uno soltanto.
Mentre l'uomo le infilava le mutande, Marilina inarcò le reni e si spinse giù dal tavolo, atterrandogli in grembo, dopodiché cominciò a muovere i fianchi strusciandosi sul inguine con competenza, sperando in una reazione. Approfittando del fattore sorpresa che lo aveva lasciato impietrito, gli cinse il collo con le braccia ancora legate, e gli attirò il viso sul suo petto.
"Smettila!" Le urlò Elmo, afferrandole con forza le braccia. "Smettila, ho detto!"
Marilina non intendeva smettere. Voleva farlo eccitare, portarlo al punto in cui avrebbe dovuto ammettere di volerla, fosse stato anche solo per quella volta ma avrebbe desiderato sentirglielo dire. Ma dal ventre di Elmo non avvertiva nessuna reazione.
Le mani dell'uomo le pizzicarono brutalmente i capezzoli, facendola gemere dal dolore.
La ragazza si afflosciò sul petto di Elmo, sconfitta, e le lacrime ripresero a scenderle copiose sulle guance. Il pezzo di stoffa che la imbavagliava venne rimosso con inattesa gentilezza dalle mani dell'uomo, per permetterle di respirare meglio, e le parole che le risuonavano in testa vennero fuori sommessamente, tra i singhiozzi.
"Perché? Perché non mi vuoi?"
L'uomo sospirò, accarezzandole i capelli scarmigliati.
"Bambina mia...io non posso fare l'amore con te. Tu sei una bella ragazza, sei giovane, puoi trovare una persona che ti dia tutto il piacere che desideri...io non posso. Vedi, io...sono impotente."
"Non ci credo! Non è vero!" gridò Marilina divincolandosi dal suo abbraccio.
"Purtroppo è così..." le confermò Elmo.
"Stai mentendo! Tu non mi vuoi! Hai solo paura di mio padre!"
Alzandosi di scatto dal grembo di Elmo, Marilina andò a sbattere contro il tavolo, rischiando di cadere, ma lui balzò in piedi per sostenerla.
"Lasciami, ti odio!" Gli urlò cercando di liberarsi dalla presa.
"Marilina...lascia almeno che ti liberi i polsi."
Tirando su col naso, Marilina, lasciò che Elmo le slegasse il metro dai polsi, evitando il suo sguardo.
Non ci credeva. Non poteva essere vero. Se fosse stato vero glielo avrebbe detto prima. Erano anni che gli stava dietro.
Elmo era stato il suo primo amore, il suo primo sogno erotico, persino il suo primo bacio era stato rubato alle labbra di quell'uomo, che ora la guardava con un'odiosa compassione dipinta in volto.
Non poteva soffrire quell'espressione. Preferiva sentirsi umiliare, schernire, rimproverare...ma non poteva sopportare di essere compatita dall'uomo che desiderava più di ogni altra cosa al mondo.
Scivolando in ginocchio sul pavimento, Marilina si aggrappò ai calzoni di Elmo, sbottonandogli la patta. Stranamente, stavolta Elmo la lasciò fare.
Quando gli abbassò le mutande, il sesso dell'uomo giaceva inerte tra i peli pubici. Non reagì alle carezze di Marilina, alla esitante manipolazione delle sue dita fresche, né al lento movimento della lingua della ragazza. Bagnandolo di lacrime e saliva, Marilina insistette finchè l'uomo, carezzandole teneramente i capelli, la pregò di smettere.
"Basta Marilina...lascia stare. E' così... non ci posso fare nulla."
Prima che lei potesse rimettersi in piedi, la porta della sartoria sbatté per la seconda volta.
"Come la mettiamo adesso?" Sbraitò un'imperiosa voce maschile alle loro spalle.
Saverio puntava il fucile sulla schiena di Elmo, minacciando di usarlo se non gli fosse stata prestata la dovuta attenzione, ma la luce che gli brillava negli occhi tradiva una segreta soddisfazione.
"Papà...non è come pensi..." lo scongiurò Marilina, che pure aveva sperato nell'avverarsi di quella situazione.
"Seh...come no...ti conosco troppo bene, disgraziata! Ti ho visto che gli ciucciavi l'uccello, con questi occhi! E ci vedo ancora bene! Come la mettiamo? Eh, Elmo?"
"Saverio, abbassa la canna del fucile...parliamone!" suggerì il sarto con voce pacata.
"E che c'è da parlare! Tu te la sposi! Fosse stato un altro avrei già sparato, ma tu sei mio amico da tanto tempo...mica lo immaginavo che ti scopavi mia figlia! La lasciavo venire qui tutto tranquillo...e invece proprio tu, che la tenevi sulle ginocchia quando era piccina! Mò le fai un altro cavalluccio, a questa sfacciata!" Saverio sogghignò, abbassando il fucile e accomodandosi su una sedia lì vicino, facendola cigolare nell'impatto con la sua mole.
Elmo aiutò Marilina a sollevarsi e la fece accomodare su un'altra sedia, mentre lui prendeva uno sgabello per sé.
"Va bene, la sposo. Per te va bene, Marilina?"
La ragazza li ascoltava, confusa. Sposarsi con Elmo. Era quello che desiderava, aveva sempre sperato che suo padre la beccasse con lui in atteggiamenti ambigui, perché sapeva come sarebbe finita. Ma ora? Che doveva fare, ora che aveva scoperto dell'impotenza di Elmo?
"Per lei va bene eccome! Mica posso sperare di piazzarla a qualcun' altro questa sgualdrina... Noi uomini siamo d'accordo, e tanto basta. Domani vado a parlare con il prete. In paese penseranno che è rimasta incinta, ma chi se ne frega...non vorrai mica che se ne scappi a cavalcare qualcun altro, no?" Sbottò Saverio, afferrando la ragazza per un braccio.
"Alzati, andiamo a casa. Per ora sei ancora mia figlia e ti devo tenere d'occhio. Tu, sarto...prepara un bel vestito! Ahr, ahr!"
Rimasto solo nel locale, Elmo ripose con cura il lavoro che stava terminando e tirò fuori dall' armadio una matassa di stoffa. Stoffa bianca, per una vergine.
Era ora di preparare un abito da sposa.