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Sentivo l'odore
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Titolo:
Sentivo l'odore |
Autore:
Actraiser |
Contatto:
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Racconto
n° 4212 |
Altri
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Ci sono poche cose che detesto al mondo come fare il cambio di guardaroba stagionale. Prendere dal soppalco i vestiti, cercare quelli che inevitabilmente non trovi in tutti gli anfratti della tua piccola casa, che in questi frangenti diventa ampio e misterioso come un castello medievale, togliere dagli armadi quintali di roba promettendo a te stessa di buttare gli abiti che non indossi da secoli, operazione puntualmente rimandata a data da destinarsi, e così via. Ero lì, con il collo intorpidito e le ossa doloranti dall'immane fatica, quando notai un elemento che stonava con il mio pur caotico abbigliamento, una vecchia camicia di flanella a quadrettoni stile grunge: era la sua, quella che indossava sempre per casa quando passava la notte da me, e poi un giorno sparita, inghiottita dalle viscere della mia casa maniero. Chissà com'era finita lì. Sentivo il suo odore, ripassando quel vecchio straccio tra le mani, quel suo odore di maschio che volevo sempre addosso a me quando facevamo l'amore. Era via già da diverse settimane, uno dei suoi soliti viaggi di lavoro. Mi mancava, adesso, in quel preciso momento, sentivo che mi mancava. Inspiravo il suo odore e mi mancavano gli abbracci, le coccole, anche le litigate, tutto. Uno strano pensiero mi balenò per la testa, tentati di scacciarlo, ma il suo odore era irresistibile, il collo era meno indolenzito e anche il dolore alle ossa quasi non lo sentivo più. Mi stesi sul letto e chiusi gli occhi, la mia mente costeggiava territori fantasiosi mentre la mia mano accarezzava prima un seno, poi l'altro, sfiorando delicatamente i capezzoli con la punta del dito, disegnando immaginarie figure concentriche. Ci volle poco prima che diventassero duri come il marmo. La mano scivolò delicatamente più in basso, cominciai a giocare con i peli del mio sesso, indugiavo ad entrare nella tana che si stava surriscaldando. Mi strinsi tutta, rinchiusa nel mio mondo fantastico dove lui era qui con me, mi insalivai il dito e iniziai a stuzzicarmi proprio lì sul basso ventre, dove il sangue affluiva copioso. Mi masturbai con lo stesso irrefrenabile desiderio di quando avevo quattordici anni, prima sfregando le labbra, tenendo le gambe strette, poi allargandole a poco a poco per far entrare le dita dentro e poi fuori, andando verso il clitoride bagnato dei miei succhi. Era bastata una vecchia camicia per riaccendere una voglia sopita da diversi giorni, cercai di strozzare i gemiti di piacere finché venni, ardente e stremata sul mio caro vecchio lettone a due piazze. La stanza era ancora impregnata di un odore inconfondibile, quello della mia voglia di lui, delle sue penetrazioni e di quei momenti struggenti che non ci neghiamo mai dopo l'orgasmo, quando mi ricordai di dover completare ancora il cambio di guardaroba. Un pensiero lieto tuttavia mi accompagnò nelle ore successive: anche così lontani avremmo trovato il modo di non farci mancare nulla. Abbi fede amore.
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