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Freddo
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Titolo: Freddo
Autore: Camargue
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Racconto n° 4220
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Quel venerdì di novembre il tardo pomeriggio era particolarmente freddo, e come se non bastasse, mentre tornavo a casa in motorino dal lavoro aveva cominciato a piovere.
Malinconia. Ecco il nome dell'unica compagnia che stavo caricando sul mio scooter. Il mondo si era scordato di me e il freddo stava pian piano invadendo anche l'unico territorio che era rimasto sicuro, quel territorio che io stavo difendendo disperatamente da tutto e da tutti: la mia Anima.
Avevo bisogno di calore, di coccolarmi, di sentirmi ancora.
Ecco perché quando vidi quell'insegna luminosa la seguii come se in quel momento fosse la mia stella cometa. - CENTRO BENESSERE per lui e per lei - diceva quel cartello.
Pensai che forse un bel bagno turco e un bel massaggio avrebbero potuto aiutarmi un pò a riscaldarmi, a sciogliere il ghiaccio e a sentire di nuovo battermi il cuore.
Suonai alla porta e una bella ragazza mora e sorridente mi venne ad aprire. Chiesi un pò intimorito da quel bel sorriso se potevo farmi un bagno turco e un massaggio e lei mi accompagnò in cabina dove mi lasciò solo a spogliarmi. Indossai l'accappatoio e quando fui pronto uscii e andai dentro al bagno turco rimanendo nudo. In quel bagno c'erano già 3 uomini e 2 donne, chi si copriva con l'asciugamano e chi era nudo. Io educatamente salutai e mi misi in un angolino senza nessun imbarazzo né malizia. Una volta seduto su quella panca pian piano quel freddo attorno a me si scioglieva nell'umidità del vapore. Cominciavo a rilassarmi finalmente e mi compiacevo per l'idea che avevo avuto nel fermarmi lì.
Ho sempre pensato che stare nudi sia la libertà più bella che ci possiamo concedere. La nudità aiuta a sentirci di più noi stessi, a capirci, a conoscerci anche nelle nostre fragilità e debolezze, a riconoscerci senza maschera e senza inganni.. neppure a noi stessi.
Quando fui bello caldo decisi che era ora di uscire così andai direttamente sotto la doccia. Mi sentivo già meglio tanto che mi pentii di aver già pagato in anticipo anche il massaggio. Non vedevo l'ora di arrivare a casa a leggermi il mio libro. - Vabbè andiamo a farci sto massaggio - pensai.
In cabina mi tolsi l'accappatoio e indossai il costumino di carta sdraiandomi sul lettino. Ecco che arriva la ragazza mora e sorridente che mi aveva aperto. Nonostante io non sia mai stato una persona particolarmente pudica mi sentivo stranamente in imbarazzo, la ragazza mora e sorridente forse se ne accorse e cercò di mettermi a mio agio presentandosi. - Io mi chiamo Francesca e tu? - . Dissi il mio nome con un filo di voce, forse era quella luce fioca che me lo fece sussurrare.
Mi chiese di voltarmi a pancia in giù e cominciò a massaggiarmi sulla schiena. Le spalle, la cervicale, la zona lombare.. le mie zone più indolenzite coccolate da una mano dolce e convinta. Pian piano scese giù verso i polpacci ancora pieni di acido lattico dalla partita di calcetto della sera precedente e li massaggiò puntandoli con i polpastrelli. Poi mi chiese di voltarmi e pian piano cominciò dolcemente ad accarezzarmi sul petto.. le sue dita accarezzavano i miei capezzoli che pian piano diventarono sempre più turgidi. Poi passò alle braccia e quando scendendo arrivava alle mie mani le stringeva dolce ma con forza.. come se volesse farmi coraggio, come se avesse capito la mia malinconia e volesse dedicarmi un po' di sé stessa per dirmi che almeno una persona nel mondo in quel momento mi stava vicino..
Era una bella sensazione, pensai che alla fine quelli del massaggio erano soldi spesi bene.
Le sue mani poi scesero verso le gambe, Francesca si mise in fondo al lettino e con le mani piene di crema profumata risaliva le mie gambe. Ad un certo punto le sue mani diventarono sempre più ardite.. arrivavano sempre più in alto fino a sfiorarmi lì.. pensai fosse un caso però ero ovviamente piacevolmente stuzzicato.
Dalle gambe passò ad accarezzarmi la pancia, il movimento delle mani era sempre più largo e arrivò a toccare pian piano anche la punta del mio membro che nel frattempo aveva cominciato a muoversi. Non poteva più essere un caso e quindi tra l'imbarazzato e lo stupito la guardai e lei rispose al mio sguardo con un sorriso dolce e malizioso. Forse fui per quello sguardo, forse per il tuo tocco sempre più proibito... il mio membro diventò sempre più duro e grosso, ormai faticosamente contenuto da quella piccola mutandina di carta che indossavo. Lei se ne accorse e sempre sorridendo si divertì a giocare con l'elastico.
Seguendo quell'elastico andò con le mani sotto i testicoli, infilò la mano nella mutanda e mi accarezzò lì in quella piccola area tra i testicoli stessi e il gluteo e poi scese ancora percorrendo la linea tra le mie chiappe che io istintivamente avevo alzato per fare spazio alle sue dita.
Mi toccò nel buco del'ano.
Quel punto per noi maschietti è spesso un tabù, frutto di antichi retaggi e convenzioni sulla nostra virilità eppure lei fu così dolce nel toccarmelo che quando tolse le dita avrei voluto di chiederle di lasciarle ancora lì.
Ormai quella mutanda non conteneva più la mia erezione e lei decise di togliermi quell'unico indumento rimasto. E così rimasi nudo davanti a lei.. mi sentivo completamente in balia di Francesca. La mia erezione era potente, forte, orgogliosa ed era come se cercassi di nascondermi dietro di lei.. lei guardò il mio pene circonciso e poi guardò me con lo stesso sorriso con cui mi accolse aprendomi la porta del centro benessere. Cominciò prima a toccarmi i testicoli stringendoli dolcemente poi salì verso il mio pene. Si staccò un attimo per spalmarsi un pò di crema sulle mani e me lo prese con tocco sicuro e facendolo avvicinò il suo corpo al lettino. Il mio braccio disteso istintivamente prese la strada del suo salendo sotto la maglietta e sotto il reggiseno. Ero nudo e lei vestita. Volevo essere alla pari, e mentre lei andava su e giù con la mano, io le tirai su la maglietta per guardarle il seno; splendide mammelle con un piccola aureola che circondava i capezzoli duri come chiodi. Lei continuava a sorridermi e a sfregarmi su e giù il mio pene. La mia mano si fece più proibita sbottonandole i pantaloni per farmi spazio permettendo alla mia mano di scendere ancora, sentii l'elastico delle sue mutandine e vi andai sotto sentendo il suo pelo morbido. Scesi ancora e la sentii bagnata e dolcemente giocai con il suo clitoride.
Nel frattempo lei continuava a giocare con la mia erezione. La sua mano era sicura e, andando su e giù, teneva il pollice alto per cercare il contatto con la cappella scoperta dalla circoncisione. Lei si stupiva che non fossi ancora venuto ma si sa che spesso i circoncisi durano di più e infatti le donne spesso apprezzano questa caratteristica durante l'amplesso. Il piacere saliva dolce, lento e intanto ogni tanto alzavo gli occhi per guardare Francesca che ricambiava il mio sguardo.
Dopo ancora qualche piacevole massaggio ecco arrivare quel momento, non resistetti più e la mia potente erezione esplose completamente in un orgasmo quasi soprannaturale, di un'altra dimensione. Il mio liquido schizzò alto come la rapida di un fiume.
Vorrei poter dire romanticamente che in quel momento avevo pensato al mio amore che mi mancava tanto... a cui pensavo ogni secondo da quando c'eravamo lasciati, e che mi faceva stringere il cuore ogni volta che entravo in casa e lei non c'era più. Invece non pensai a niente; stordito, estasiato, rapito dai miei sensi e da quell'angelo che aveva sentito il mio vuoto, il mio freddo, la mia solitudine.
E dolcemente per un'ora si era presa cura di me.
E dolcemente per un'ora mi aveva coccolato un pò.