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Titolo: Prime esperienze
Autore: Extreme
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Racconto n° 423
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Ci conoscevamo da pochi mesi, eravamo entrambi molto giovani, avevo da poco la patente e finalmente ero riuscito a convincere mio padre a lasciarmi la macchina per portare la ragazza a fare un giro. Il giro che avevo in mente è facilmente intuibile, poche centinaia di metri su una collina a poca distanza da casa, dove di giorno fervevano attività commerciali in capannoni immensi, ma che la sera si popolava di giovani coppie in cerca di intimità.
Forse per l'ambiente nel quale era cresciuta, forse per la rigida educazione che le era stata impartita, la mia ragazza sino ad allora sessualmente si era concessa ben poco. Erano mancati, ad onor del vero, sia le occasioni che i luoghi in cui dare libero sfogo alla nostra esuberanza giovanile.
Quando riuscivo ad appartarmi con lei alla sera dietro il muro della chiesa, si lasciava appena palpare le tette, ero riuscito qualche volta a infilarle la mano nelle mutandine fino a toccarle la passera, mentre dal canto suo, la sua pratica era così scarsa, nonostante i suoi diciannove anni, che per farmi fare una sega, dopo ore di cazzo duro, dovevo prenderle una mano e infilarmela tra le gambe, dopodiché, una volta venuto, si ritraeva quasi disgustata al contatto con lo sperma.
Sesso orale: zero assoluto. Diceva che era roba "da puttane". Di scopare, neanche a parlarne. Il culo, poi, era zona vietatissima. Non ero mai nemmeno riuscito a vederla completamente nuda, anche perché non avevamo un posto dove stare un po' tranquilli.
Il fatto di avere a disposizione la macchina rappresentava forse l'occasione per poter finalmente tentare di fare qualcosa in più.
Fermai l'auto in posizione strategica, con una possibile via di fuga nel caso si fosse reso necessario allontanarsi rapidamente da eventuali malintenzionati. Distesi un ampio parasole sul parabrezza per evitare sguardi indiscreti, e reclinai i sedili della mia "alcova".
Cominciammo a baciarci e le mie mani presero a scorrerle per tutto il corpo, cercando di penetrare furtivamente sotto la camicetta leggera che nascondeva solo in parte il suo seno florido.
Dopo averla palpeggiata per bene, la invitai a liberarsi degli indumenti. In un primo momento ebbe qualche imbarazzo a spogliarsi poi però, visto che insistevo, si lasciò convincere. Iniziai io stesso a sbottonarle prima la camicetta, poi i jeans, e infine reggiseno e slip, poi, esortandola a collaborare, mi spogliai a mia volta. Quando mi sfilai i jeans, il gonfiore sotto i boxer fece il classico effetto "tenda canadese".
"Ma sei un arrapato perenne!" esclamò divertita.
"Che ci vuoi fare, mi fai quest'effetto" mi difesi.
Anche i miei boxer fecero la fine degli altri indumenti, ammucchiati in disordine sul sedile posteriore. Era, come ho detto, la prima volta che avevamo l'opportunità di stare assieme completamente nudi, quindi fu un piacere per entrambi provare quel contatto a pelle così eccitante, poter godere della vista e del tatto senza barriere, esplorare ogni centimetro di pelle alla ricerca di sensazioni mai provate.
Feci scivolare una mano tra le sue gambe appena divaricate, esplorando con tocco lieve la passerina che sentivo cominciava già a inumidirsi di umori.
Pensai di provare a leccargliela un po' (fino ad allora, per ovvie ragioni, non mi era mai riuscito), così scesi con le labbra a baciarle prima il collo, poi i capezzoli, succhiandoli e mordicchiandoli un po', quindi l'ombelico, sempre con estrema cautela per evitare di farmi bloccare sul più bello.
Lasciò fare, anzi, per la prima volta mi sembrò che partecipasse un poco di più, mettendomi le mani tra i capelli mentre percorrevo la strada verso il suo basso ventre. Arrivai finalmente al triangolino di pelo, che annusai voluttuosamente per la prima volta, dopodiché allargai dolcemente le grandi labbra per scoprire il clitoride, sul quale concentrai le mie attenzioni, liberandolo dalla sua guaina e leccandolo piano con la punta della lingua, ricevendo in risposta mugolii di piacere.
Non dovetti insistere molto per farla arrivare al primo, credo, vero orgasmo della sua vita. Fu scossa da un brivido che la percorse per tutto il corpo, accompagnato da un profondo sospiro di piacere. Il suo viso aveva un'espressione estasiata come mai mi era capitato di vedere. Mi prese il volto tra le mani e mi baciò con passione e gratitudine.
"E' stato bellissimo" disse "è la prima volta che provo un piacere così intenso".
"Piacerebbe anche a me provare la stessa cosa" risposi "ma tu non ne vuoi sapere, a quanto mi hai sempre detto..."
Non rispose, ma il suo sguardo fu sufficientemente eloquente. Allungò una mano verso l'asta, la carezzò osservandola come si guarda un oggetto misterioso del quale non si conosca l'utilizzo, poi alzò gli occhi e disse:
"Non so cosa riuscirò a fare, è la prima volta che faccio una cosa del genere, poi è così grosso..."
Non era affatto così grosso. Come probabilmente molti maschietti avranno fatto, anch'io me l'ero misurato. Usando il metro da sarti di mia madre avevo rilevato diciassette centimetri di lunghezza, ben lontani dunque dalle misure dei cazzi che normalmente si vedono nei film e nelle riviste pornografiche. Comunque non dissi nulla, limitandomi a sorridere e preparandomi a godere del suo primo pompino.
Indugiò ancora un attimo, poi abbassò la testa sull'uccello prendendolo delicatamente con due dita e avvolgendo la cappella con le labbra. Stette qualche secondo così come per valutare la nuova sensazione.
Probabilmente le tornò alla memoria quella volta che, in casa di una coppia di amici sposati, vedemmo un film di Cicciolina. Ci divertimmo molto a fare commenti vari sull'abilità della celebre pornostar. Io invece ricordo che anche in quell'occasione andarono deluse per l'ennesima volta le mie speranze di ottenere da lei qualche favore, e dovetti ricorrere ad un potente segone, una volta arrivato a casa, per mettere a riposo l'uccello dopo un'erezione che durava da tutta la sera.
Staccò la bocca dal cazzo e prese a percorrere su e giù l'asta con la lingua, esibendo un'innata propensione a quella pratica che probabilmente non sospettava di avere. Riprese in bocca la cappella, questa volta però con maggior convinzione, facendomi sentire il contatto con la lingua, poi, impugnando saldamente l'asta, se la fece scorrere per buona parte in bocca, inglobandone una buona metà.
L'istinto la guidò nel proseguire l'opera al meglio. Ormai si capiva che era decisa a completare quel che aveva iniziato nel migliore dei modi.
Raggiunsi abbastanza presto l'apice del piacere, ma lei per inesperienza non si accorse dell'imminente sborrata. Fu colta di sorpresa dai primi schizzi che ricevette, tanto che smise immediatamente di succhiare, lasciando uscire il seme dalla bocca, che colò sull'uccello svuotato.
Quando già pensava di avermi prosciugato completamente, un ultimo fiotto schizzò fuori, ricadendole sulla mano ancora avvolta sull'asta, ma parve non curarsene più di tanto, continuando a impugnarla come un trofeo mentre iniziava a perdere parte della sua rigidità.
"Sono stata brava? In fondo come prima volta non c'è male, vero?" gorgheggiò soddisfatta.
"Altroché, sei stata grandiosa. Non credo che adesso tu ti senta una puttana solo per avermi fatto un pompino".
"No, infatti, è' stato piacevole invece. Anche lo sperma, che mi faceva così schifo solo a toccarlo, me lo sono ritrovato in bocca senza aspettarmelo e tutto sommato non mi è dispiaciuto, anzi ti dirò..." e detto fatto si portò alla bocca la mano sulla quale era finito l'ultimo schizzo e, con una bella leccata, se lo lappò.
"La prossima volta provo a mandarlo giù subito, così evitiamo tutto questo pasticcio" disse indicando i miei peli pubici impastati di sborra.
Incredibile! Si era finalmente decisa a succhiarmelo, e per giunta le piaceva anche ingoiare!
Mi ripulii alla meglio con gli immancabili fazzolettini, poi ci stendemmo un po' sui sedili a fumare una sigaretta.
Dopo poco tentai un'altra avance, con la speranza, vista la sua propensione quella sera agli azzardi, di ottenere qualcos'altro da lei.
Giocai per un po' con i suoi capezzoli, sempre turgidi di eccitazione, poi feci scorrere una mano tra le sue gambe fino alla fica bagnata, titillandole a lungo il clitoride fino a farle raggiungere un nuovo orgasmo. Passai quindi sul suo sedile e la feci sdraiare su di me, avvolgendole il corpo con un braccio mentre con la mano rimasta libera presi ad esplorarle il solco tra le natiche. Cercai da dietro l'apertura della passera nella quale inumidii le dita, poi risalii fino al buchetto più stretto, forzandolo ad aprirsi facilitato dalla lubrificazione ottenuta.
Invece di un secco rifiuto, venni ricambiato da una piacevole stretta dei muscoli, che mi incoraggiò a proseguire. Quindi dopo il dito medio, già dentro con una falange, inserii anche l'indice, facendo poi scorrere le due dita avanti e indietro, mentre con l'altra mano cercai di raggiungere nuovamente il clitoride per renderle meno spiacevole la sensazione di intrusione che certamente stava provando. Sembrava piacerle.
"Che intenzioni hai?" chiese ansimando.
"Se questa è la serata delle prime volte, puoi immaginarlo. Se non lo è, fa lo stesso. Sono già contento per com'è andata" dissi con un sorriso.
Sorrise a sua volta. Si vede che quella sera era decisa a trasgredire a tutti i dettami che le erano stati indotti.
"Cosa devo fare" chiese.
"Nulla, devi solo stare tranquilla".
Scivolai da sotto il suo corpo nuovamente sul sedile di guida, quindi la feci mettere carponi sul suo lato. Mi misi dietro di lei e, prese le natiche fra le mani, leccai dal basso verso l'altro prima la fica, poi il buco del culo, insalivandolo per bene, poi mi inginocchiai a mia volta sul sedile e con una mano indirizzai la cappella alla fica, ma lei si irrigidì.
"NO! Quella ancora non te la do. E poi senza precauzioni non se ne parla nemmeno!"
"Non temere, stavo solo cercando di lubrificarlo un po' " la rassicurai, facendolo scorrere l'uccello lungo il solco umido. Puntai quindi verso il vero bersaglio e iniziai a spingere piano, senza però ottenere un granché.
"Guarda che se stringi così non ce la farò mai ad entrare. Prova a stare un po' più rilassata e vediamo come va".
Appoggiai nuovamente la cappella all'orifizio, impugnando più saldamente l'asta come per dare maggiore rigidità, quindi spinsi con più decisione. L'apertura cominciò lentamente a cedere. Feci cadere dalla bocca un filo di saliva riuscendo a farlo finire proprio dove desideravo, facendo diminuire l'attrito. Ormai ero passato. La cappella era ormai completamente avvolta dallo sfintere, ma la parte più larga doveva ancora varcare la soglia.
"Fa tanto male?" chiesi.
"No, pensavo peggio, però adesso vai avanti perché non ce la faccio più a stare così a metà strada".
Incoraggiato, la afferrai saldamente per i fianchi e, con un colpo di reni, spinsi forte in avanti infilzandola come su uno spiedo, facendole sfuggire un gemito tra il piacere e la sofferenza. Arrivato in fondo mi fermai un momento, poi iniziai ad andare avanti e indietro, lentamente, perché l'eccitazione poteva farmi concludere troppo rapidamente, rovinando tutto.
Cercai con una mano la sua fica per eccitarla maggiormente. Gradì questa attenzione, perché ricevetti delle piacevoli strette dei suoi muscoli, ma d'un tratto mi disse con un filo di voce:
"Non ce la faccio più a stare in questa posizione, non si può cambiare?"
"Prova a girarti sulla schiena" dissi, vediamo se così stai più comoda".
Mi sfilai. La cosa mi faceva gioco. Avrei avuto così un momento di pausa per non venire troppo presto. Si sdraiò sul sedile sollevando le gambe e mettendole sulle mie spalle, offrendosi così alla mia vista in tutta la sua nudità. Era tutto estremamente eccitante.
Puntai nuovamente l'uccello al buchetto e, senza perdermi in preparativi vari, spinsi deciso fino ad entrare di nuovo completamente. Fu lei questa volta a stimolarsi da sé il clitoride con una mano, mentre con l'altra si titillava un capezzolo. L'espressione del viso era eloquente, stava godendo come una pazza mentre pompavo con sempre maggior vigore.
Mancò poco che svenisse quando godette per la terza volta in quella indimenticabile serata di sesso. Gemette, quasi urlò, scuotendo la testa da una parte all'altra come in preda al delirio, mentre io, con gli ultimi concitati colpi, terminavo la mia corsa sborrando copiosamente in parte dentro, in parte fuori di lei, menandomelo sfinito e schizzando sul suo corpo le ultime gocce di seme.
Rimasi con l'uccello gocciolante in mano per qualche istante, mentre lei si spalmava lascivamente sulla pancia nuda lo sperma che vi era finito poco prima (meno male che le faceva schifo!), poi mi lasciai ricadere sul mio sedile sfinito ma infinitamente soddisfatto.
Anche per me era stata una serata memorabile; non era la prima volta che una ragazza me lo succhiava, ma il culo non me lo aveva mai dato nessuna prima di lei.
Per quella sera fu tutto. Mi confessò in seguito che per qualche giorno dovette far ricorso a delle creme rinfrescanti e che pensò di dover rinunciare per sempre a quella pratica, ma una volta passato il bruciore, fu lei stessa a offrirsi per farsi dare una ripassata.
Tuttavia le occasioni per avere un po' di intimità scarseggiavano, soprattutto per la mancanza di una macchina con la quale appartarsi un po', quindi la voglia di trombare era sempre altissima. Si può ben capire quindi con che entusiasmo accolsi la notizia che i miei sarebbero stati fuori per il week-end. Mio padre mi strizzò l'occhio, sussurrandomi all'orecchio:
"La macchina è un po' scomoda, nel letto è tutt'altra cosa!"
Era quindi riuscito a convincere quella bacchettona di mia madre a mollare l'osso e lasciarmi il campo libero.
"Nel secondo cassetto del mio comodino, sotto i fazzoletti, c'è una scatola da dodici di preservativi, bella nuova. Mi raccomando, fanne buon uso!" altra strizzata d'occhio.
"Grazie, pa', ma non credo che mi serviranno. Siamo ancora in alto mare", ma ancora non sapevo quanto mi sbagliavo.
Mio padre allargò le braccia senza parlare, come a dire "pazienza, ho fatto il possibile".
Quando comunicai alla mia ragazza che avremmo avuto la casa a disposizione per l'intero fine settimana, si manifestò subito entusiasta:
"Finalmente ti farò provare la mia cucina, vedrai che piatti che so fare!"
"Veramente avevo pensato a qualcosa di PICCANTE, ma non in tavola" ammiccai.
"Vedrai che alla fine sarai soddisfatto in tutto e per TUTTO!" e sottolineò TUTTO con grande enfasi.
Passammo al supermercato sotto casa per fare la spesa, quindi salimmo in casa. Malgrado abitassi al secondo piano, prendemmo l'ascensore per evitare gli sguardi dei vicini. Anche se avevo il placet dei miei, preferivo non dare troppo nell'occhio per evitare i soliti pettegolezzi da paese.
Una volta entrati in casa e sistemato le cose che avevamo acquistato, le feci fare il giro dell'appartamento, soffermandomi in modo particolare sulla camera da letto dei miei.
"Che si fa, lo proviamo subito il letto o rimandiamo tutto a dopo cena?" chiese lei.
Rimasi allibito. La ragazza morigerata e pudica che avevo conosciuto, aveva decisamente lasciato il posto a un'altra, molto più spregiudicata e disinibita.
"Chi lo fa dopo mangiato, a metà gli manca il fiato" ribattei ridendo, spingendola sul letto. La gonnellina corta si sollevò nella caduta scoprendo lo slip bianchissimo. Tuffai la testa fra le sue gambe, con due dita scostai un lembo delle mutandine scoprendo i riccioli di pelo biondi che incorniciavano il suo sesso. Divaricò le labbra da sé, offrendosi così completamente per essere leccata.
Invece di concentrarmi subito sul grilletto, feci la lingua a punta e iniziai a penetrarla così, alternando inserimenti profondi a leccate dal basso verso l'alto, raccogliendo avidamente il miele che colava copioso.
Mi dedicai poi il clitoride, prima con rapidi e decisi colpi di lingua, poi succhiandolo, a volte mordicchiandolo, e tentando per la prima volta di infilarle dentro un dito, cosa che la fece sussultare di piacere. Incoraggiato, ne infilai piano piano un altro, cercando di non farle male. Raggiunse in un attimo un orgasmo travolgente, quasi urlò per il piacere, protendendo ancor di più il ventre verso di me dandomi così modo di darla un'ultima golosa leccata d'addio.
"Vieni" disse attirandomi a sé mentre si metteva a sedere sul letto "voglio berti".
Mi slacciò abilmente i bermuda e li calò assieme ai boxer con un unico gesto, scoprendo i cazzo che svettava durissimo verso di lei.
Lo impugnò decisa e, senza pensarci un attimo di più, se lo infilò in bocca, inghiottendone una porzione di cui non la ritenevo capace. Risalì fino alla punta descrivendo con la lingua circoletti attorno alla cappella, indugiando sul frenulo, poi rinfilandoselo di nuovo quasi completamente in gola, su e giù, succhiando come una forsennata e accompagnando l'azione con un sapiente lavoro di mano.
Poche settimane dalla prima volta, e sembrava che lo facesse da sempre. Adesso capiva quando stavo per venire, ma il senso di ribrezzo che provava un tempo per lo sperma si era tramutato in vera e propria gola per lo stesso, tanto che quando sborrai riempiendole la bocca, lo trattenne qualche istante per assaporarlo al massimo prima di ingoiarlo, con tanto di schiocco della lingua.
"Come aperitivo non c'è male" disse "vediamo se il dessert sarà all'altezza".
"Sono certo che non resterai delusa".
Mangiammo qualcosa velocemente, bevendoci su un paio di bicchieri di vino bianco fresco che ci dettero ulteriore euforia.
"E' ora di divertirsi sul serio, adesso" dissi alzandomi e prendendola per mano.
La portai in camera da letto e lì ci spogliammo rapidamente. Tirai giù copriletto e lenzuolo e la sbattei sul materasso saltandole addosso e baciandola dappertutto.
Sembravamo due indemoniati, alla ricerca l'uno del sesso dell'altro, toccandoci e leccandoci in ogni parte del corpo, uno sotto e l'altra sopra, poi viceversa, quindi un sessantanove, io che la leccavo mentre lei stava alla pecorina, insomma due pazzi scatenati.
Dopo esserci dispensati piacere in vari modi, allungai una mano al comodino alla ricerca del regalo di papà. Estrassi la scatola ancora sigillata e gliela mostrai.
"Papa mi ha regalato questi, che facciamo li buttiamo o vogliamo farne un uso migliore?".
Quasi non mi lasciò il tempo di finire la frase che me li strappò di mano. Pensai che me li avrebbe "sequestrati" per impedirne l'utilizzo, mentre con mia grande sorpresa si mise ad armeggiare concitata per aprire la confezione.
"Fammi prima vedere come sono fatti. E' la prima volta che li vedo dal vero". Ne estrasse una striscia dalla quale ne staccò uno. Con delicatezza, questa volta, aprì la bustina e tirò fuori il profilattico.
"Come si mette?"
"E' abbastanza semplice. Basta appoggiarlo sulla punta e srotolarlo, tutto lì".
"Posso farlo io?" chiese.
"Come no, ma fai attenzione a non tagliarlo con le unghie".
Come le avevo suggerito, lo appoggiò sulla cappella e, con delicatezza, lo srotolò per tutta la lunghezza, fino ad avvolgerlo completamente.
"E' arrivato il grande giorno" esclamò trionfante. Un leggero rossore le imporporava il viso per l'eccitazione.
Con una leggera spinta mi fece distendere sulla schiena, poi salì a cavalcioni, stendendosi su di me e baciandomi sulla bocca e facendo saettare la lingua in tutte le direzioni. Indugiò ancora per qualche istante facendo pressione col bacino sul mio cazzo durissimo, strofinandosi avanti e indietro su di esso, poi alzò il busto e, sollevandosi leggermente, con una mano si puntò l'uccello all'unico buco ancora inviolato.
Si calò piano piano per timore di farsi male. Era concentratissima, quindi lasciai che fosse lei a guidare il gioco, proprio per evitare di rovinare tutto forzando le tappe.
Era talmente fradicia che la prima parte entrò rapidamente, poi sentii una piccola resistenza, come se il canale si fosse interrotto.
"Ci siamo - pensai - è venuto il momento".
Prese fiato come per darsi coraggio, quindi impresse una spinta più decisa verso il basso, finendo per impalarsi completamente, lasciandosi scappare un piccolo lamento mentre la sottile membrana si lacerava.
Una lacrima le traversò il viso. Doveva aver provato più dolore di quanto avesse lasciato intendere, al che domandai:
"E' tutto a posto?"
"Credo di sì, ma lasciami un attimo per abituarmici".
Sollevai il busto e cercai la sua bocca per baciarla. Lei ricambiò con passione. Le accarezzai i fianchi, facendo scorrere le mani su e giù, indugiando poi sui seni pieni, baciandoli e leccandole i capezzoli, mentre cercavo di iniziare a muovermi un po' dentro di lei. Mi spinse nuovamente a sdraiarmi mentre, con le mani appoggiate sul mio torace, iniziò ad imprimere al bacino movimenti ondulatori, dapprima lenti, poi sempre più cadenzati e profondi.
L'esperienza si stava facendo evidentemente sempre più piacevole, il respiro divenne via via più affannoso mentre il ritmo cresceva. Ancora pochi colpi profondi e venne con un urlo liberatorio, accasciandosi sfinita su di me.
Restò così per qualche minuto, mentre ero sempre durissimo dentro di lei. Allora mi sfilai, la feci mettere carponi e, con un sol colpo, la infilzai da dietro lavorandola con poderose cappellate. Il suo livello di eccitazione doveva essere ancora molto alto, perché raggiunse in breve un nuovo orgasmo che la scosse tutta da capo a piedi.
Io non ero ancora riuscito a concludere, nonostante l'impegno che ci avevo messo, poi la vista del forellino che qualche tempo prima mi aveva concesso, mi suggerì di terminare la cavalcata in modo differente da come era iniziata. Sfilai piano l'uccello inguainato dal profilattico, che recava ancora qualche leggera traccia di sangue, e lo puntai alla rosetta. Lubrificato com'era non ebbe difficoltà a farsi strada. Mani alle natiche ripresi a pomparla vigorosamente facendola finire con la faccia sul cuscino, pochi istanti ancora e arrivò anche per me il culmine del piacere, come una sferzata che mi tolse quasi le forze, facendomi ricadere esausto sulla sua schiena sudata.
Uscii da lei e mi distesi su un fianco mentre anche lei si girava verso di me.
Ci abbracciammo e baciammo ancora con passione mentre i nostri corpi cercavano nel riposo un ristoro per il seguito della serata.
Fu un fine settimana da urlo, quello. Lo trascorremmo facendo l'amore in ogni momento del giorno e in ogni modo possibile, traendo dai nostri corpi tutte le energie che potevano dare. Si rese necessario acquistare altri preservativi. Il mio lungimirante papà in quell'occasione non lo fu abbastanza, infatti nei due giorni a nostra disposizione demmo fondo non ad una ma a due scatole da dodici.
La ragazza pudica di due mesi prima si era trasformata, con mia grande felicità, in una nuova persona, che provava gioia nel dare e ricevere piacere, con responsabilità ma senza inibizioni e tabù. Restammo assieme ancora per tre anni, poi le nostre strade si divisero, ma questa è un'altra storia.