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Un giorno di pioggia
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Titolo: Un giorno di pioggia
Autore: Denise
Contatto:
Racconto n° 4257
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Cade la pioggia, sottile e incessante. Goccioline fredde si intrufolano dietro il colletto della camicia, scivolano sul viso rigandolo come fossero lacrime. Lei cammina incurante, sembra che non si accorga di niente, fissa il capo e i pensieri a terra. Il suo soprabito è fradicio, le scarpe da ginnastica sono zuppe d'acqua e fanno curiosi rumori mentre attraversano lentamente la strada.

Le sembra di percepire ancora la pressione decisa delle sue dita forti. Lascia sempre vistosi segni sulla sua pelle bianca e delicata come se volesse ricordarle il suo passaggio sul corpo morbido di lei. Un paio di ore fa era seduta sul letto, osservandolo mentre si infilava nervosamente i pantaloni. Era impaziente di andare via. È stato come sempre un incontro frettoloso, tanto atteso e consumato velocemente.

Si erano visti l'ultima volta in primavera dopo un lungo silenzio. Lui aveva stabilito che l'avrebbe chiamata solo quando sarebbe passato dalle sue parti per lavoro. Inizialmente le sembrava inconcepibile accettare condizioni simili. Mai una telefonata di quelle che si chiamano comunemente - di cortesia - . La cortesia non era proprio il suo forte. Certo, poteva scegliere liberamente se rivederlo o meno Non era uno che avrebbe insistito. Bastava che gli dicesse di no e lui si sarebbe fatto immediatamente da parte. Ma non ha mai detto di no.

Era arrivato puntuale e senza tanti convenevoli l'ha portata di là in camera da letto. Non parlava molto e non rispondeva volentieri alle sue domande già sporadiche. Però la desiderava. Il suo desiderio era di quelli che non ammettono replica, istintivo, animalesco, vorace. La faceva spogliare senza notare le sue movenze sensuali. Sembrano sprecati con lui. Le allargava prepotentemente le gambe per tuffarsi con avidità sul suo sesso, succhiandolo, bevendolo, divorandolo. E la guardava, erano gli unici momenti in cui si sentiva guardata intensamente, uno sguardo attento che voleva captare la sua eccitazione. Poi la penetrava con forza, con colpi lenti e poi perforanti, allentando per poi scuoterla con spinte decise in successioni sempre più incalzanti. Il viso di lui in quei momenti era trasfigurato, sembrava una maschera rapita dal piacere intenso e dalla ricerca di emozioni sempre più forti. Proprio quando l'orgasmo le stava per esplodere, lui si è fermato, per girarla sul fianco e ficcarglielo da dietro. Aspettava l'attimo necessario per farle passare il dolore iniziale della penetrazione, ma poi pompava senza tregua. Lui adora il rapporto anale. Il suo buchetto stretto lo mandava in estasi. Mentre la scopava le tirava i capelli come se fossero la criniera di un cavallo da domare. Lei sentiva un dolore tale da farle uscire involontariamente delle lacrime indefinibili, fatte di godimento e sofferenza. Lui non ci faceva caso. Quando gli stava per montare l'orgasmo tirava fuori il cazzo pulsante schizzandole il suo sperma denso e caldo addosso. Senza aspettarla. Veramente non le ha mai chiesto se avesse goduto. La prendeva, la scopava, si vestiva e se ne andava, senza girarsi.

E lei è rimasta immobile lì sul letto dopo aver provato a richiamarlo, invano. Non c'è stato il tempo di assimilare l'odore della sua pelle, il sapore della sua saliva, il profumo di maschio che continua ad aleggiare nella stanza.

Ma questa volta il senso di desolazione va oltre la tristezza momentanea dell'abbandono. Ripensa all'ultima ora passata con lui. Alle parole non dette, alla sua smania di possederla, ai suoi gesti risoluti e irriguardosi. Brama il suo corpo, ma non vuole sapere niente di lei. Non gli interessano le sue riflessioni e non gli importa del tempo dedicato a lui. L'impressione rimastole addosso è qualcosa di torbido e freddo. Si sta rendendo conto che il ricordo non le procura più nessuna sensazione piacevole, solo amara costernazione. Le sembra di aver toccato il fondo dell'umiliazione.

Certo non ha mai avuto pretese nei confronti di questo strano rapporto. Lui vive lontano, poco male. Il vero problema è che non ricorda più cosa vuol dire esprimere un sentimento che va poco oltre la superficie dell'effimero. Le sembra che non conosca affatto l'animo femminile e tanto meno provi a comprenderlo. Non sa se la sua insensibilità la manifesta cosi palesemente solo con lei e quanto si compiace a fare la parte del bastardo maledetto; a pensarci bene non sa niente di lui. Solo che c'è una novità sorprendente. É che ora non le importa più saperlo.

La pioggia si è intensificata. È scrosciante. Sembra acqua che cade da un enorme soffione provvidenziale. Lei si ferma, guarda verso il cielo e spalanca le braccia in un gesto liberatorio. Intravede nel cielo uno squarcio di azzurro vivo. È limpida freschezza quel che avverte in questo momento. Tira fuori il cellulare bagnato, cerca il suo nome. Lo cancella. Dopo aver toccato il fondo, può solo risalire.