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La Reggia
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Titolo:
La Reggia |
Autore:
FleurDeLis |
Contatto:
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Racconto
n° 4263 |
Altri
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Sono le otto. Devo fare più in fretta. Mi aspettano per la visita alla Reggia. Non posso permettermi delle scuse, non oggi, non dopo mesi che li seguo e li curo come miei figli. Ho avuto molti clienti prima di loro, certo, ma questo contratto potrebbe essere un nuovo inizio, quel cambiamento che cerco da tempo. In realtà so bene che il vero problema non è il lavoro, la carriera. Ma so altrettanto bene che questo è l'unico piano su cui ora posso muovermi, senza paura, senza dubbi. Il cellulare squilla, come sempre, un'ora esatta prima di ogni appuntamento importante. Silvia. È da quasi due anni che ci frequentiamo, e da qualche mese ha deciso di far parte della mia vita: dei miei giorni, oltre che delle mie notti. Ho sempre pensato che sia una donna molto intelligente, oltre che bella. Una donna sicura di sé, affascinante, elegante. Sa sempre cosa dire, quando ridere, quando tacere. Probabilmente ha già stabilito quale sarà il futuro della nostra relazione: presentazioni ufficiali, la convivenza in una grande casa in centro, serate con gli amici per mostrare le foto dei nostri viaggi. Una vita perfetta, per una coppia perfetta. Tutto così lineare, così logico. Non mi va di rispondere. Non ho voglia di sentire la sua voce dolce, ma così precisa, senza nessuna inflessione. Non so perché, ma da qualche tempo mi innervosisce. Le rispondo con un messaggio - Sono già per strada, non tarderò. Concluderò l'affare e all'una precisa ci troveremo davanti alla Cascina per festeggiare.- La mattina è splendida. La luce di Maggio è chiara, trasparente, brillante. Il caldo è un alibi perfetto per togliere la giacca, allentare il colletto della camicia, l'ideale per creare un clima disteso. Tutti sono soddisfatti: per l'accordo, per la giornata e per l'atmosfera magica del luogo che ho scelto. Dovrei essere orgoglioso del modo in cui ho organizzato quest'incontro. Padrone di me stesso e della situazione dall'inizio alla fine. Tra poche ore potrò tornare in ufficio, raccogliere i complimenti invidiosi dei colleghi, e poi partire per le vacanze. Con Silvia ovviamente. Non è così. Da qualche giorno sento una strana irrequietezza, una piccola ansia che mi affanna, la sensazione che i battiti del mio cuore siano sempre più forti, più pesanti. Sbottono ancora un po' la camicia. Mi sento soffocare, eppure non fa così caldo. All'improvviso sento un soffio leggero sulla schiena, sollievo inaspettato. Girandomi vedo un'ombra alta, sottile: una figura femminile che silenziosamente, senza che nessuno di noi se ne accorgesse, è arrivata e ha aperto una piccola finestra nascosta dietro una colonna. Si muove lentamente, sinuosa, leggera. I suoi passi non lasciano tracce, quasi non si sente il rumore dei tacchi sul marmo. I movimenti aggraziati, l'acconciatura raccolta, il vestito. Tutto è intonato a questi corridoi di marmo bianco, illuminati dalle enormi finestre che danno sui giardini e sulle fontane. Quando si avvicina mi accorgo che non è alta quanto sembrava, ma il suo viso si trova giusto a livello del mio petto e quando si rivolge a me è obbligata a sollevare il mento, allungando il collo sottile. La stoffa del suo vestito è fresca, vaporosa, quasi inconsistente. Così come i piccoli fiorellini bianchi che a stento riesco a vedere. -Buongiorno, sono Alice, la vostra guida per oggi.- Ci porta attraverso stanze meravigliose, dal fascino straordinario, spazi immensi e suggestivi. La sua voce è delicata, lieve, con qualche irregolarità nel tono che mi costringe ad avvicinarmi per distinguere bene le parole. Riesco a sentire il suo profumo, frutti ed agrumi del mediterraneo e delle colline. Pesca, mughetto, gelsomino, legnose note di ambra che si armonizzano perfettamente con quelle sensuali di susina e vaniglia. È più giovane di me. Credo non abbia ancora trent'anni. Probabilmente è una studentessa, forse questo è il suo tirocinio di laurea, e sicuramente ha studiato il percorso alla perfezione. Eppure ogni tanto, mentre gli altri sono intenti ad ammirare i particolari degli arredi, mi accorgo che le sue parole sembrano perdersi, abbandonarla, come non fossero più importanti, come se qualche altro pensiero rapisse d'improvviso la sua mente e lei non potesse ignorarlo. Il suo sguardo è chiaro, fermo, sereno. Guarda tutti con la stessa sicurezza e attenzione. A tratti però si rivolge verso di me, sollevando un poco il viso, non perché io sia più alto degli altri, ma come se volesse attirare la mia attenzione sulla sua bocca, non sulle parole. O forse sono io che non posso fare a meno di sentirmi attratto da quelle labbra. Piccole, morbide, rosa. Il contorno preciso sembra disegnato con un pennello. I piccoli denti da bambina fanno affiorare in me la voglia di provarne il morso, che immagino gentile e un po' timoroso. Ma come sarebbe diverso invece il mio morderla, se solo potessi affondare la mia bocca nelle pieghe di quel collo fine ma forte, in quelle spalle piccole e impertinenti. Sento un irresistibile desiderio di impormi su di lei, su quella sua leggerezza inconsistente. Bisogno di toccarla, di stringerla, sentire la sua carne, la sua realtà. Fermare le sue parole, fissare i suoi occhi nei miei. Non saprei dire quante donne ho incontrato nella mia vita, quante volte sono stato affascinato da corpi, visi, gesti. Ogni volta mi sono lasciato tentare, sedurre, guidare. Amo vivere i desideri delle donne, essere il protagonista dei loro sogni. Ma questo sono sempre stato: un attore. O ancora più spesso uno spettatore. Coinvolto sì, ma stando sempre un po' distante, come chi nei cinema si siede vicino all'uscita di sicurezza. Mi piace vivere le loro fantasie, ma non ho mai lasciato che nessuna mi trascinasse via con sé, mi sradicasse dalle mie certezze, mettesse in dubbio il mio ruolo. Ho sempre deciso io quando il film doveva finire. Entriamo in un boudoir. Le alte pareti bianche fanno da sfondo a poltrone e divanetti di velluto rosso sanguigno, con rifiniture dorate. Toilette e specchi richiamano immediatamente la mia attenzione, portandomi ad immaginare donne d'altri tempi, con sottovesti e corpetti di pizzo, intente ad incipriarsi il viso, e a confidarsi voglie e tentazioni, in un cicaleccio allegro e un po' villano. Lei si avvicina ad uno specchio ovale e quando tutti gli sguardi, tranne il mio, sono rivolti altrove, dopo essersi leggermente chinata in avanti, con un gesto veloce, ma non frettoloso, alza leggermente la gonna per scoprire il ricamo della calza trasparente, che avvolge la gamba senza stringere, quel poco che serve per stare su, e con due dita lo solleva un po', come per aggiustarlo, mentre con l'altra mano accarezza la coscia fino al ginocchio. Non avevo notato prima come le sue ginocchia siano belle, piccole, rotonde, senza angoli sporgenti. La immagino mentre si inginocchia, davanti a me, con lo sguardo fisso nel mio, lusinga e malia. Immagino di accarezzarle i capelli, mentre mi apre la camicia per baciarmi il ventre e stringermi i fianchi, tirandomi delicatamente verso la sua bocca. Immagino di inginocchiarmi anch'io di fronte a lei, baciarla dolcemente tenendole il viso tra le mani, per non rischiare di perderla neanche per un istante. Perso in questo incanto non mi accorgo che si è avvicinata a me, mi sta guardando, e incuriosita mi chiede cosa stia pensando, se per caso ci sia qualcosa che voglia chiederle. -Vorrei chiederti di scioglierti i capelli, lasciarli cadere sulle spalle, a coprire la tua schiena felina, che tanto mi attrae e mi spaventa. Temo di non resistere, di girarti bruscamente e lasciare che la mia lingua la percorra tutta, dalla curva del tuo sedere fino al collo, lasciandomi senza fiato, schiavo di un desiderio illogico e incontrollabile.- Ma non rispondo, la guardo e il mio respiro per un istante si ferma. Lei si avvicina ancora di più, con una mano mi sfiora il braccio. -Si sente male?- -Si, sarà il caldo, avrei bisogno di un sorso d'acqua.- Scusandosi con gli altri e invitandoli a precederci nei giardini, mi accompagna fuori dalla stanza, verso un punto ristoro. Non c'è nessuno, l'orario di visita è quasi concluso, e tutti i gruppi sono ormai usciti. Alle pareti ci sono arazzi con raffigurati prati, animali selvatici, ruscelli e fanciulle pronte ad entrarvi con i vestiti sollevati e i seni semi nudi. Lei sorride guardandoli. Poi si rivolge verso di me e con occhi diversi da prima, più luminosi, presenti, mi guarda come se finalmente fosse giunto il momento di lasciarsi andare, come se ora potesse svelarmi un segreto. Mi sembra di tornare bambino, quando con le amichette ci si rincorreva maliziosi, senza neanche sapere perché, lasciandoci guidare da un istinto non ancora intrappolato in schemi e partiture. Voglio sentirmi così, voglio perdermi in quello sguardo, voglio lasciare che le sue mani mi spoglino dei miei vestiti e delle mie finzioni, voglio che il suo respiro dia il ritmo al mio cuore. Voglio annusare la sua pelle, sentire il suo odore, il sapore dei suoi sensi. Voglio che la sua voce sussurri solo il mio nome, che le sue labbra e la sua lingua mi offrano un gusto nuovo, delizia e godimento della mia sete. Sollevandosi sulle punte dei piedi, la sua bocca raggiunge il mio collo e facendomi sentire il calore del suo respiro mi bacia: finalmente sento quel morso che tanto ho bramato. Come avevo immaginato è sensuale, ma lieve, mi prende, ma senza intrappolarmi. Mi tira fuori la camicia dai pantaloni, mi accarezza i fianchi, mi cinge la vita, sento il raso leggero del suo vestito sulla mia pelle. I suoi seni sono piccoli, rotondi, leggermente inturgiditi , spingono contro il mio petto denudato. Percorrendo lentamente la sua schiena con le dita, apro ad uno ad uno i bottoni del suo vestito e ad ognuno sento i suoi muscoli contrarsi leggermente ed un piccolo sussulto. Lascio scivolare il vestito sul suo corpo che si muove al ritmo dei miei baci. Il suo ventre contro il mio. Sento il battito del mio cuore e del suo che si armonizzano e percorrono insieme la strada dei nostri istinti. Mi chino e le sfilo le calze, lentamente, baciandole e accarezzandole le gambe. Poi le mutandine. Voglio vederla nuda di fronte a me. Solo lei. Nella sua semplicità e leggerezza. So che mi perderò, ma questa volta non voglio fermarmi. So che lei non scapperà. Non so perché, non la conosco, eppure sento che resteremo uno accanto all'altro, avvolti solo dai nostri corpi, senza timori, senza attese, solo noi due, in quest'attimo di assurda follia. Ma insieme. E ci perderemo entrambi, ma per ritrovarci l'uno nell'altra. Ripenso a prima, quando le sue parole sembravano fuggire. Ma non ho paura. Sento che quel pensiero che la rapiva è lo stesso che ha tormentato me in questi ultimi giorni. La stessa ansia, la stessa inquietudine. Lo stesso bisogno di trovare qualcuno in cui potersi abbandonare. E solo lei, sconosciuta, inattesa, può essere tutto questo. Ora sono nudo anch'io, vinto, battuto dal mio stesso desiderio. Schiavo del mio bisogno di libertà. Mi siedo su una poltroncina e lei su di me. Muovendo il bacino avanti e indietro, stimola la mia voglia senza mai lasciarmi uscire. Le mie mani sul suo sedere, la spingo e l'allontano, la prendo e la lascio andare, sicuro che tornerà. Facendo leva sulle mie spalle si muove su e giù, lasciandomi entrare e uscire in lei, mentre con la lingua le sfioro i capezzoli. Li mordo, li succhio, con la prepotenza del mio essere predatore, sapendo che lei ama essere la mia preda e mi si offre in tutto il suo esser vittima. Si alza, mi volge la schiena, mi prende le mani e le appoggia sui suoi fianchi. Si appoggia al muro con una mano, e con l'altra mi indica la strada del suo piacere. Entro in lei, la tiro forte a me, le stringo il collo con una mano, e con pochi movimenti decisi, mordendole la schiena lascio che urli tutto il suo godimento, mentre sente il mio calore pervaderla e renderla mia per questo attimo di infinito.
I giardini sono incredibilmente belli, ordinati, geometricamente ineccepibili. Stiamo camminando verso le auto, tra poco ci saluteremo e andrò all'appuntamento con Silvia. Lei saluta gli altri con educazione ed eleganza. E' contenta del suo lavoro, ha ricevuto molti complimenti e sicuramente otterrà una gratifica. Io ho concluso il mio affare, il contratto è firmato e ora potrò concedermi un po' di vacanza. Quando ci salutiamo le stringo la mano con le mie, mi guarda negli occhi con un sorriso di complicità e io finalmente non ho più quel senso di soffocamento e ansia. Finalmente mi sono perso. Saluto i miei clienti e mi dirigo verso la macchina. Prendo il telefono, scrivo un messaggio . -Tarderò.- Accendo il motore, parte una musica jazz, sorrido verso Alice, e guido senza mai lasciarle la mano.
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