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Pioggia provvidenziale
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Titolo: Pioggia provvidenziale
Autore: Nice24
Contatto:
Racconto n° 4266
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Adoro il mare e il sole e adoro andarci da sola, cerco spiagge remote, difficilmente raggiungibili per starci da sola appunto, o anche non da sola, non importa se qualcuno poi passa e magari si ferma. Io me ne sto un po appartata, prendo il sole, nuda, mi piace, mi rilassa. Il sole e la mia nudità. E' come una cosa primitiva, i miei sensi sono come moltiplicati e paragono questi momenti di estasi all'orgasmo durante quella sorta di trance con la luce forte che illumina come un flash gli occhi chiusi al sole. Se qualcuno passa e mi guarda non mi importa, anzi mi piace, non ho mai avuto problemi con nessuno, e in genere non si avvicina nessuno, per una sorta di timidezza, credo, anche se non mi dispiacerebbe per nulla fare conversazione. Mi eccita se qualcuno mi guarda, con una certa discrezione ed eleganza. Quando accade, che si crea la giusta intesa con qualcuno, alla giusta distanza e che guarda senza farsi notare, magari con gli occhiali da sole e facendo finta di leggere un libro. Allora l'appagamento raggiunge il massimo, e prego sempre che non arrivi nessun'altro a turbare quel perfetto equilibrio. Ogni tanto cambio posizione oppure mi aggiungo latte solare massaggiandomi il corpo, dopo aver cercato indispettita il flacone nello zaino incasinato di roba mentre sto a quattro zampe lasciando con la massima naturalezza possibile che il mio adorato spettatore guardi il mio corpo senza sottrarre alcun centimetro ai suoi impassibili sguardi. Alcune volte se non mi sento bene inquadrata, sposto l'asciugamano come se non stessi comoda dove sono, mi piace pensare che gli venga duro mentre mi guarda, e che magari tornando a casa debba provvedere a soddisfarsi ripensando a me. Una buona posizione è anche sulla riva, in genere sugli scogli, appartata, sdraiata con le gambe molto aperte verso il mare e con un osservatore che sguazzando nell'acqua e nuotando verso riva possa facilmente osservare in primo piano le mie cosce aperte, mentre io distrattamente leggo un libro, che in altre circostanze avrei letto con molta attenzione.

Quando decido che mi bastano sia il sole che gli sguardi, mi infilo in un miniabito senza nient'altro sotto e me ne ritorno a casa, a volte con un certo subbuglio tra le cosce. Non mi piace fare tardi, così posso prendere il bus con pochi passeggeri a bordo. Mi vengono sempre delle idee quando sono in quello stato di lieve eccitazione, con la pelle che scotta ancora, il mio corpo nudo sotto l'abito leggero, gli sguardi degli uomini addosso, l'abito così corto e ampio permette di mostrare parti del mio corpo in modo ancora più malizioso che stando nuda sulla spiaggia. Alcune volte le emozioni sono così forti ed appaganti per me, che invece di scendere alla mia fermata, proseguo, talvolta giungendo fino al capolinea. Con le cosce umide, che nessuno sospetta, di voglia. Confesso che in un paio di occasioni sono anche scesa alla stessa fermata del tizio che mi guardava sul bus, ma senza un progetto preciso, così, per continuare il gioco. Ma ogni volta l'inseguimento non partiva. Allora magari mi infilavo in qualche grande magazzino di abbigliamento, alla ricerca di qualche abito sfizioso a poco prezzo ma con determinate eccitanti caratteristiche, come ad esempio essere troppo corto o troppo trasparente oppure dall'aria castissima ma con un tessuto estremamente sottile e ampi svolazzanti spacchi laterali. Talvolta, alcuni abiti li ho modificati io stessa, a casa, usando solo un paio di forbici, o per accorciarli fino all'inverosimile o per procurare spacchi o sfrangiare profondamente l'orlo di abiti già sufficientemente minuti e poco coprenti, talvolta confesso che mi facevo prendere talmente la mano che l'abito in questione, al termine dei miei interventi in preda all'eccitazione risultava poi inutilizzabile. Spesso questo gioco con le forbici che io svolgevo sempre di fronte allo specchio si trasformava in una lunghissima e gratificante masturbazione che poteva facilmente giungere fino all'orgasmo, oppure alla mia repentina uscita di casa, in giro per la città o per le spiagge del litorale alla ricerca di nuove emozioni e spunti per le mie frequenti masturbazioni. Alcuni acquisti particolarmente eccitanti, non resistevo a portarmeli fino a casa, così mi infilavo in qualche androne, dove sostituivo rapidamente il vecchio abito con il nuovo, con sempre il rischio di essere sorpresa completamente nuda nella fase centrale del cambio, da qualcuno. Anche questo rischio però mi eccitava tantissimo. Poi controllavo che l'effetto desiderato fosse raggiunto specchiandomi continuamente nelle vetrine o nei vetri delle auto parcheggiate. Quando poi l'eccitazione supera un certo limite, mi distolgo da tutto quanto e penso solo a tornare a casa con la voglia di masturbarmi che sale sempre di più e diventa quasi impossibile da trattenere quando infine varco il portone con la fica pulsante di voglia e mi accingo a fare i quattro piani di scale che mi dividono dalle mie mani impazienti.

Io al mare ci sono vissuta a lungo, a casa di una zia che mi ospitava e mi lasciava piuttosto libera e mi controllava soltanto quando temeva che mi cacciassi nei guai, sapeva delle mie attitudini, le capiva come io capivo le sue, visto il discreto traffico di sempre nuovi zii nella sua bella casa.
D'estate la mia meta preferita era sempre il mare. Una volta è successo che il tempo incerto si è trasformato in una specie di bufera con la pioggia che cadeva a dirotto. In fretta sono scappata dalla spiaggia per trovare un ricovero, solo che in pochi istanti mi sono ritrovata bagnata fradicia di pioggia e piuttosto infreddolita. Nella fretta, indossavo solo il pezzo di sotto del costume, un pareo trasparente e completamente avvolta dall' asciugamano, anch'esso bagnato fradicio, nello zainetto avevo il mio solito abitino striminzito e nient'altro. Le strade erano letteralmente un fiume in piena, fortunatamente però l'acqua che scendeva così forte era stranamente tiepida e sembrava quasi che mi riscaldasse. Mi ero fermata di fronte a un androne per ripararmi un po in attesa che smettesse di piovere, dopo poco arriva un tizio, che infila la chiave nel portone e mi squadra. Sussurro, come per scusarmi, visto che sembravo una profuga – sto aspettando che smetta - Era sui cinquanta, credo, ben vestito, elegante con giacca e cravatta e con le mani grandi e curate.
- se vuoi entrare – mi chiede in un modo non proprio cortese mentre richiude l'ombrello
dico – si grazie – entro nell'androne, sto tremando dal freddo. Lui mi sembra incerto, a metà della prima rampa si ferma e si volta indietro per dirmi – se vuoi salire per asciugarti un po -
Normalmente avrei detto di no, ma il tipo mi ispira e poi mi sembra una brava persona
- si ... si, si – sussurro incerta – in effetti comincio ad avere un po di freddo –

Mentre prendo lo zainetto da terra, capisco subito in che tipo di storia sto entrando, in genere non lo faccio mai, così, con sconosciuti, ma lui mi ispira, mi aspetta a metà rampa, io inizio a salire le scale, cerco di non sculettare come una troietta, quando lo incrocio, invece, gli sorrido, timidamente, lui mi sfiora con la mano a metà schiena con un gesto gentile come per farmi passare. La sua mano è grande e calda e io sono tutta gelata e bagnata di pioggia, il suo tocco leggero mi fa un'effetto dirompente. Non ero eccitata quella mattina, non ne avevo avuto il tempo, e anche adesso lo sono solo nella testa, sarà anche per il freddo che ho preso. Indosso solo il pareo fradicio e un minislip a vita bassissima che uso per prendere il sole. Saliamo insieme, io davanti e lui dietro, pochi scalini più in basso, so che mi guarda e la cosa mi piace ovviamente, sono quelle situazioni che spesso immagino e che mi fanno eccitare. Abita all'ultimo piano e durante il lento tragitto, mi chiede un sacco di cose, vuole sapere dove vado a prendere il sole e se lo prendo integrale, mi piace anche la sua voce. Rispondo docile a tutte le sue domande, mi chiede anche se ho il fidanzato, gli rispondo che in questo periodo sono sola e che mi va di stare così, anche se non è vero. Sono ancora incerta e non riesco ad eccitarmi come vorrei, per sentirmi più sicura, salendo le scale per un istante mi prendo i seni con le mani, mi sfioro i capezzoli che rispondono subito drizzandosi, lo sfregamento con l' abito sottile che indosso contribuisce ad aumentarne l'indurimento e inizio ad eccitarmi un po e ad acquistare più fiducia. Quante volte mi sono masturbata immaginando situazioni del genere in balia di uomini seducenti che mi desiderano.

Quando arriviamo davanti alla porta di ingresso, il momento è fatidico, non ho quasi più freddo, ci guardiamo negli occhi senza dire niente, anche lui è perplesso e teme forse di fare un errore. Notare in lui le mie stesse preoccupazioni invece mi tranquillizza, mi rilasso un po e drizzo bene la schiena, come per stirarmi, mostrando bene il seno e i capezzoli ben induriti che sporgono dal pareo sottile e trasparente. I suoi occhi finiscono proprio lì mentre tira fuori le chiavi e apre la porta.

Entriamo in casa e mi fa vedere dove posso stendere le cose nel bagno dove avrebbe poi acceso una stufetta elettrica per asciugarle più in fretta. Senza curarmi della sua presenza mi tolgo l'asciugamano ed il pareo bagnati e resto con il seno nudo, ho la pelle d'oca e i capezzoli sono dritti e duri come due nocciole, mi sento il suo sguardo appiccicato addosso, è premuroso e mi porta subito un asciugamano asciutto, solo che in realtà non è molto grande e mi copre appena, poi mi sfilo lo slip e lo metto ad asciugare insieme al resto. Sono completamente nuda sotto l'asciugamano e sempre più eccitata per la situazione.

Mentre mi accompagna in una bella cucina, stringo le cosce sentendo arrivare la mia solita voglia. Mi prepara un te caldo. Mentre aspettiamo che l'acqua bolla, inizio a tremare dal freddo e dall'eccitazione, è un attimo e lui si avvicina a me, da dietro e mi abbraccia piano – vieni qui che ti scaldo - mi dice sussurrando, ma con voce sicura, mi abbraccia pudicamente, mi avvolge con le sue grandi braccia calde, l'asciugamano che indosso è sottile e nell'abbraccio si solleva scoprendomi fino a metà schiena, sento distintamente la sua cintura fredda contro la pelle, e il tessuto ruvido della giacca e dei pantaloni eleganti, trovo così sexy gli uomini in giacca e cravatta, io seminuda tra le sue braccia, mi adatto al suo corpo e spingo senza nemmeno pensarci indietro con il sedere, le sue mani sono caldissime mentre le mie gambe e il sedere, specialmente, sono gelati a furia di stare ferma.

Poi abbassa le braccia e posa le mani sulla mia pancia nuda, mi sento sciogliere, la bocca improvvisamente colma di saliva, mi faccio ancora più contro di lui, deglutisco in silenzio, non mi dice niente, sento il suo uccello venire duro contro il mio sedere, che spinge, non mi accorgo quasi di aver mollato la presa sull'asciugamano, e che lui piano me lo apre davanti, lo scosta, infila le mani dentro, che salgono lentamente, percorrono il mio ventre nudo fino scontrarsi con i miei seni, si ferma un istante e poi con il palmo ne segue pianissimo la curva, leggero supera l'ostacolo dei capezzoli eretti, li sfiora e li piega con il palmo aperto facendoli drizzare ancora di più, li preme e li storce, li strizza piano con le dita, lentamente se ne impadronisce, completamente, con le sue mani grandi e calde, io ansimo, tutta la tensione e il freddo di prima, mi lascio andare, sento la fica che si muove, da sola, si bagna e si apre senza nemmeno toccarla, le labbra si sciolgono, penso al mio clitoride, sensibile e impaziente, vorrei affondarci le dita, inarco la schiena per far uscire di più il sedere e spingere contro il suo uccello che mi sembra sempre più grosso e duro, mi bacia sul collo, mugolo e ansimo mentre mi stringe i seni e spinge forte con il suo palo contro di me, per un momento temo che possa venire, così, schizzando tutta la sua voglia nei pantaloni, mi sento bagnare le cosce, lui continua a sfregarsi e io a spingere indietro, sto quasi per venire quando all'improvviso smette, mi toglie dalle spalle l'asciugamano ormai inutile, resto finalmente nuda, sposta le mani sul sedere, scivola tra le natiche che tengo allargate più che posso spingendo sempre più indietro, scende giù piano, mi sfiora il buchetto molto delicatamente, mi da un sacco di brividi, i capezzoli come se fossero collegati iniziano a tirare, tirare, preme un po col dito per penetrarmi, sono così eccitata, spingo indietro, il dito infilato li mi fa impazzire, entra più dentro, io lo accolgo e lo stringo, forte, sento il suo palo che si impenna di continuo, impaziente, ho voglia di stringerlo, si sofferma sulle mie cosce umide, mi accarezza piano tutto intorno alla fica, appena ci affonda dentro le dita entrano così facilmente.

Con due dita allarga le grandi labbra e con il medio mi masturba, sono fradicia, sento distintamente lo sciacquettio delle sue dita che vagano a caso dentro e fuori e sul clitoride, durissimo sul quale si accanisce facendomi sussultare e scivolando continuamente senza riuscire a schiacciarlo, sento il suo palo spingere e impennarsi ancora più forte e io ... vengo, subito, sussultando isterica, con le sue dita affondate dentro, mentre mi dimeno seduta sul suo braccio, la sua mano, ferma, mi consente di regolarmi da sola, l'altro braccio sorregge delicatamente i miei seni con i capezzoli leggermente pizzicati, tra le dita, ansimando finisco di godere ficcandomi a fondo le sue dita.

Sono tutta rossa in faccia e il freddo di prima è scomparso, mi toglie piano le dita dalla fica, mi giro verso di lui, mi prendo le sue dita in bocca e le succhio guardandolo negli occhi, poi lo bacio furiosamente con tutta la lingua dentro la sua bocca, mi punge il viso con la sua barba lunga, mi stacco, lo guardo ancora negli occhi gli lecco il viso, avidamente, sono una gattina riconoscente, mi stringo a lui, poi cerco di slacciargli i pantaloni, quando finalmente esce è durissimo, sa di buono, di cazzo eccitato ed è umido sulla punta, mi avvicino per prenderlo in bocca, ma riesco appena a leccarlo, mi prende per le natiche, mi solleva schiacciandomi a lui, sussurra parole sconnesse, si avventa sul mio seno, mi abbandono completamente alla sua bocca avida, che subito succhia i miei capezzoli , li morde, strappandomi sommessi gemiti di lussuria e di dolore, sono avvinghiata a lui, mi tengo alle sue braccia muscolose e sento ogni tanto il suo uccello duro che mi sfiora le natiche che le sue mani allargano forte facendomi male.

Mi trasporta e poi mi posa su un letto a quattro zampe, con le ginocchia sul bordo e le gambe sul vuoto, mi blocca la schiena, mi allarga bene le cosce, poi mi appoggia il cazzo contro e inizia piano a farlo entrare, inesorabile, senza fermarsi, fino in fondo, poi si arresta, smetto di respirare, mi sento, così, piena, contratta, bloccata, poi poco per volta, inizia a muoversi piano ma senza arretrare, è più una vibrazione, io potrei anche venire all'istante ma non riesco a fare nemmeno una contrazione, poi finalmente si muove, piano all'inizio e poi sempre più veloce, imperioso. Mi afferra le braccia e con una mano mi tiene entrambi i polsi bloccati dietro la schiena, mentre mi sbatte, forte, io non ricordo di aver mai respirato.

Quando inizia a venire mi lascia le braccia libere e mi afferra ai fianchi, si ferma immobile per manovrare il mio corpo con le braccia forti, ritmando gli affondi con i suoi schizzi, che sento vibrare, abbondanti dentro di me, vengo insieme a lui, con un lungo lamento, poi, esausta appagata e stravolta mi accascio sul letto, incurante degli odiosi rumori di quella posizione così eccitante. Lui appena tolto mi tiene la mano sulla fica, da dietro, mi da un bacio e mi solleva il busto, poi mi fa alzare, prende la mia mano e la mette al posto della sua, mi da un buffetto sul sedere e mi indica il bagno. Capisco in ritardo e sorrido, ha paura che coli tutta la sperma sul letto o per terra, corro leggera nel corridoio, in punta di piedi sul pavimento gelato e con la mano tra le cosce che cola sperma, qualche goccia finisce sul pavimento e cola abbondante sulle mie cosce. Nel bagno ho conferma di una presenza femminile dai molti cosmetici di marca sparsi qua e la, mentre faccio la doccia penso che questa cosa mi eccita e gratifica, magari è una donna importante, elegante e bella, di quelle che se la tirano. Mentre mi sbatteva sul letto ogni tanto riuscivo a guardare dentro gli armadi mezzi aperti con i suoi molti vestiti appesi, io che ho un debole per gli abiti ne ho persino notati alcuni interessanti, e mentre godevo dei suoi affondi cercavo di immaginarla, e ... la cosa mi faceva godere ancora di più.

Ha smesso di piovere. Quando me ne vado indosso soltanto il miniabito senza nient'altro sotto, lui ha come un gesto di disappunto è stupito e non vorrebbe, mi scappa da ridere per questo suo improvviso moralismo, che non dimostrava per nulla fino a due minuti prima quando aveva ancora la faccia tra le mie cosce, gli sorrido maliziosa e soddisfatta e me ne vado sculettando senza dirgli niente, come sono arrivata. Mi ferma a metà rampa, vuol sapere come mi chiamo, - Roberta – rispondo, con l'aria interrogativa, attendo un istante, non sa cosa dirmi, tornerò, forse. Sul bus per tornare a casa, senza le mutandine di sotto, ogni tanto ho strane sensazioni, mi sento umida senza essere particolarmente eccitata, dopo poco mi accorgo che sto ancora colando la sperma che mi ha schizzato dentro, lo sento in modo distinto, prima sulle cosce, poi poco per volta mi riga la gamba piano, lascio che scorra fino alla caviglia, senza fermarla, mi da lievi brividi di un sottile piacere, mi ricorda le sue carezze e tutto il resto. Quasi sorrido al signore che mi sta di fianco, avrei voglia di raccontargli perché sono così felice e rilassata, ma temo che mi inviterebbe a casa sua. Ho la fica che pulsa ancora di voglia, nonostante tutto, in un momento che nessuno vede prendo le mutandine dallo zainetto per asciugarmi veloce sotto la gonna, sono tutta bagnata e scivolosa, ancora ricoperta del suo liquido, la asciugo in fretta, passando sul clito con un po troppa foga faccio uno scatto improvviso con il bacino, il signore accanto si volta e io fingo di soffiarmi il naso, sento il profumo della mia fica mischiato a quello del suo sperma, so già che una volta a casa il bidet si tramuterà in una intensa masturbazione. Prima di addormentarmi, come un angelo, come sempre.