I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Labbra
Biblioteca
Titolo: Labbra
Autore: Paperino
Contatto:
Racconto n° 4276
Altri racconti dello stesso Autore:
Le lenzuola di raso rosso scarlatto avevano su di lui un effetto rilassante ed al tempo stesso davano alla sua pelle sensazioni particolari, piacevoli come brividi freddi in una calda e torrida notte d'estate.

Il suo sonno era placido e coccolato da uno strano fruscio che poteva forse essere generato da un ventilatore a pale... o dallo sfregamento della stoffa di un vestito.

All'improvviso l'oscurità che lo avvolgeva venne squarciata da una luce accecante proveniente dall'alto della stanza; una luminosità così forte che lo costrinse a cercare di aprire gli occhi ma senza successo.

Cercò allora di ripararsi utilizzando le mani con il classico gesto che si compie quando si guarda in direzione del sole in una limpida giornata primaverile, ma non ci riuscì.

Si rese conto che le sue mani erano immobilizzate alla testata del letto di ferro battuto da foulards di seta neri stretti con nodi scorsoi; anche le sue gambe non potevano muoversi dato che erano altrettanto legate alle sponde con lo stesso sistema.

Un brivido, questa volta molto meno piacevole, lo percorse lungo la schiena; era in balìa di qualcuno di cui non aveva minimamente idea e che, sicuramente, non si trovava nella sua stanza quando si era coricato la sera prima.

All'improvviso sentì un ticchettìo inconfondibile, in quanto lo aveva già ascoltato migliaia di volte durante le sfilate di moda alle quali aveva assistito in prima fila... tacchi a spillo!

Cercò di girare la testa verso la direzione dalla quale quel suono proveniva ma la luce gli impedì una visuale diretta; la visione periferica dei suoi occhi gli fece intravedere, o credere di avere intravisto, un lungo vestito nero con uno spacco lunghissimo ed una gamba affusolata ed abbronzata che terminava con un intimo di pizzo rosso.

Si chiese se fosse un sogno o stesse vivendo una realtà da incubo.

Quella maledetta luce e quei maledetti foulards, se solo avesse potuto alzare un poco la testa...; ma le lampade sembravano quasi essere state studiate e posizionate per abbagliare i suoi occhi qualunque fosse il suo campo visivo.

Senza alcuna alternativa decise di desistere e si abbandonò sul letto, in attesa degli eventi.

In quel preciso momento le lampade si spensero e la stanza ricadde in un'oscurità talmente fitta da essere più accecante di quanto non fosse la luce pochi istanti prima.

Udì un fruscìo e poi il letto cominciò a vibrare leggermente come se una tigre vi fosse salita e si preparasse ad attaccare e divorare la sua preda.

Cercò di girarsi ma immediatamente si ritrovò un corpo addosso e due labbra calde ed umide si appropriarono delle sue in maniera prepotente.

Non si era mai trovato in una situazione simile, o meglio mai senza essere consenziente e soprattutto dominante.

Non ebbe neanche il tempo di stupirsi che altre labbra, altrettanto calde ed umide, ebbero il sopravvento sulla sua virilità e lo avvolsero totalmente.

Quelle labbra cominciarono allora a muoversi sinuosamente e sempre più intensamente costringendolo a sua volta ad assecondare quei movimenti con tutto il suo corpo che cominciava ad essere percorso da acute sensazioni di piacere e voluttà che salivano lungo la schiena fino a raggiungere i gangli nervosi del suo cervello.

Chiuse gli occhi e si lasciò trascinare in quel ballo più simile ad un mare in tempesta tanta era l'intensità raggiunta dall'estasi dell'eccitazione;

... ed allora labbra su labbra, labbra ed ancora labbra...

Il culmine del piacere li raggiunse furiosamente, li trascinò in un turbine di sensazioni esplosive come un uragano tropicale e li lasciò esausti e senza fiato.

Un istante e le lampade furono riaccese;

...sempre quella dannata luce ad accecarlo.

Il letto cominciò a vibrare, questa volta molto più leggermente come se la tigre, quella tigre famelica, saziata la sua ingordigia si allontanasse soddisfatta dalla sua preda sfinita.

Ancora un fruscio e quel ticchettìo inconfondibile, ancora il vestito nero e lo spacco, la gamba abbronzata e l'intimo di pizzo rosso.

La luce si spense per l'ennesima volta e lui cedette immediatamente, esausto, al suo sonno coccolato dallo strano fruscìo e dalle lenzuola di raso rosso scarlatto.

La mattina seguente si svegliò di soprassalto agitando convulsamente gli arti come per verificarne lo stato di libertà e con suo stupore si ritrovò a potersi muovere liberamente.

Corse alla porta ma la trovò chiusa dall'interno così come le finestre del suo attico; si precipitò in bagno, si gettò acqua fredda sul viso e quando alzò lo sguardo ormai convinto di avere vissuto un sogno, vide uno strano segno rosso sullo specchio: due labbra rosso scarlatto.