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Un gioco inaspettato
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Titolo:
Un gioco inaspettato |
Autore:
Limes |
Contatto:
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Racconto
n° 4286 |
Altri
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- Finalmente in ferie! – pensò Chiara dopo aver chiuso la porta di casa alle sue spalle – desideratissime e meritatissime ferie! – Gli ultimi giorni di lavoro e il caldo afoso l'avevano stancata molto. Era da un po' che lei e Pietro non uscivano la sera; gli orari tardi nel rientro uniti alla stanchezza avevano trasformato le loro cene nella terrazza di casa in un momento prezioso di quiete appartata in cui chiacchierare, rilassarsi e fare programmi per questo mese di Agosto in cui potersi finalmente dedicare a loro stessi senza - tempo - . Proprio qualche giorno prima si erano fatti convincere da un amico di Pietro a partecipare ad una cena nella collina torinese organizzata da un'amica di un collega, che però lui non aveva mai avuto modo di conoscere. Era la sera prima della loro partenza, c'erano le valigie da fare, ma si erano ripromessi che non avrebbero tardato più di tanto. A Pietro non piaceva molto recarsi a casa di persone poco conosciute, ma era sufficiente che Chiara intuisse una minima possibilità di effetto persuasivo per metterlo in atto e così era stato anche questa volta. Entrambi erano sempre stati socievoli, aperti alle novità, ma la curiosità di lei aveva spesso il sopravvento sul pragmatismo di lui. La donna si era appena spogliata del tutto quando Pietro aprì la porta di casa: - Sei sempre nuda! – le disse sorridendo; non che la cosa gli dispiacesse anzi, questa sua naturale propensione alla libertà lo rendeva allegro ogni volta in cui la vedeva muoversi con naturalezza nella sua totale nudità noncurante neppure delle finestre aperte. – Una mezz'oretta e sono pronta, ho solo bisogno di una doccia – disse lei mentre era già quasi del tutto sotto quel getto fresco e ritemprante. La guardava sorridere mentre l'acqua scorreva su quel corpo che lui trovava eccitante in qualsiasi situazione: un corpo armonioso, sensuale, del quale lei spesso si lamentava per quelle che definiva - eccessive rotondità - , ma che lui sapeva benissimo essere - il miele dei sensi - per qualsiasi uomo, lui per primo. Come al solito lei era stata di parola sui tempi; trascorsa mezz'ora, mentre Pietro era al telefono, la vide arrivare nel soggiorno avvolta nel suo vestitino nero e rosso con quei sandali strepitosi tacco 12 che lui era riuscito a trovare dopo averli notati in una rivista per farle una di quelle sorprese che lei adorava: - Così vado bene? – Pietro la guardò all'altezza dei fianchi: - Sbaglio o sei senza intimo? – lei si mise a ridere: - Non so, sorpresa! – Ma a differenza di lui Chiara non era molto brava nel trattenere un segreto e appena saliti in ascensore gli prese la mano per infilarla sotto al vestito: - hai visto? Niente mutandine!- L'appuntamento con Matteo, l'amico di Pietro, era a pochi isolati da casa per far loro strada nel raggiungere il luogo della cena. Fecero un bel po' di strada in salita, poi tutta una serie di viuzze appartate tutt'altro che semplici da ricordare . Arrivarono a destinazione: la casa era grande, bella, un'oasi di verde e pace . Nel parcheggio sotto la tettoia c'erano già un paio di auto e al primo suono di clacson di Matteo venne loro incontro un signore dalla faccia simpatica – Parcheggiate lì a fianco – disse avvicinandosi alle autovetture, poi con una galanteria spontanea aprì la porta dalla parte di Chiara per farla scendere: - Piacere, io sono Francesco - - Piacere, Chiara – - Vieni Chiara, sali pure quelle scale, troverai mia moglie ad accogliervi – Lei attese comunque la fine delle presentazioni per proseguire assieme a Pietro. Mentre salivano i pochi gradini illuminati da piccole torce la coppia si guardava attonita per la bellezza di quell'abitazione così originale, quello stile misto antico-moderno che a loro piaceva così tanto, ma nello stesso tempo si scambiavano sguardi compiaciuti per la simpatia che Francesco aveva immediatamente ispirato ad entrambi. Lei era appena girata verso il basso ad osservare gli altri quando venne sorpresa da una voce femminile: – Benarrivati! - Sara non era mai stata una di quelle donne attente alla bellezza delle altre, non aveva mai vissuto quel senso di competitività che spesso porta due belle donne a scrutarsi a vicenda con quel pizzico di civetteria che le pone in un innato desiderio di primeggiare l'una sull'altra, non gliene importava nulla, ma una donna bella non poteva passare inosservata ai suoi occhi che sapevano posarsi con discrezione, talvolta anche un po' maliziosi nell'accenno di pensieri che solo il suo Pietro conosceva sino in fondo. La visione di quella donna l'aveva lasciata ammutolita: - Ciao, tu sei Chiara vero?- -Si, ciao- rispose lei - ti ho riconosciuta subito, sei esattamente come ti avevano descritta – L'ospite forzò un sorriso imbarazzato, aveva capito che quella bellissima donna dai lunghi capelli neri e dalle forme prorompenti era sicuramente Monica l'organizzatrice della cena , la moglie di quel tizio simpatico che li aveva accolti poco prima nel porticato. Subito dopo la padrona di casa si presentò a Pietro: era accogliente, sorridente ma nello stesso tempo abbastanza rigida, formale - Ma questa mette gli occhiali per bere l'aperitivo? – Chiara domandò a Pietro – Che ne so, io non l'avevo mai vista! - - Bella donna però eh amore! - - Direi di si – rispose lui senza alcuna esitazione. Gli invitati erano tutti riuniti nel portico su cui si affacciava il soggiorno e mentre Francesco serviva gli aperitivi Chiara non poteva fare a meno di notare gli occhi di lui che la osservavano ad ogni minimo movimento per poi avvicinarsi – Tutto bene ? - - Si, grazie, avete una bellissima casa e tu hai fatto davvero degli ottimi spritz, te lo dice una veneta! - - Davvero sei veneta? Ho un amore sfrenato per quelle zone: ottimo cibo, ottimi vini e...gran belle donne! - - Beh – rispose lei - Sono concorde, ma devo dire che guardando tua moglie potrei ricredermi su quest'ultimo punto! – Quell'uomo era molto piacevole, una voce calda, rassicurante, uno sguardo brillante, si percepiva appena che fosse poco più giovane della moglie e appariva socievole, chiacchierone, era un bell'uomo ma forse senza tacco 12 la conversazione in piedi l'avrebbe fatta sentire meno - enorme - al suo cospetto. – Senti donna veneta, visto che apprezzi il buon bere se vai in cucina mia moglie ti attende per la scelta del vino da antipasto – Io? – Si, scegli tu io intanto vado a conversare un po' con tuo marito – Era così strano, c'erano diverse persone, ma l'attenzione dei padroni di casa sembrava concentrata in toto su loro due: Francesco scherzava con Pietro come fossero due vecchi compagni di scuola che si ritrovano dopo anni, Monica era piuttosto schiva e fredda con gli uomini presenti ma estremamente calda, accogliente e sorridente con Pietro e Chiara. – Tuo marito dice che devo scegliere io il vino per l'antipasto... - - Certo, ti accompagno nella cantina- - Ma...- aggiunse Chiara - non vorrei fare la rompiscatole ma scegliere un vino da abbinare senza sapere il piatto mi risulta alquanto difficile- - Hai ragione! Ho preparato dei crostacei con insalata di mango e papaya , un piatto afrodisiaco! - disse ridendo. Chiara rimase ammutolita, i loro occhi si sfiorarono in uno sguardo misto di intesa e perplessità, ma non ci fu il tempo di dire altro quando Monica la prese per mano accompagnandola alla cantina – Occhio al secondo gradino Chiara, è un po' malandato e i tuoi tacchi sono altissimi - Le mostrò i vari scaffali con il piccolo frigo a vetro in cui erano riposti i bianchi – La temperatura l'ha regolata Francesco dovrebbe essere quella giusta – Direi di si – rispose Chiara che aveva guardato nella fretta per soffermarsi sulla scollatura di lei ; alcuni pensieri le rimbalzarono nella testa e ad un tratto si sentì bollire il sangue quando sentì la mano di Monica appoggiarsi su uno dei suoi fianchi – A quanto pare hai fatto colpo - - E su chi?- Chiese Chiara – Su mio marito, non te ne sei accorta?- Chiara rimase imbarazzata, stava accennando un sorriso di smentita quando l'altra donna le spostò delicatamente i capelli dal volto – Non è gelosia la mia, io e lui siamo una cosa sola, quello che piace a lui piace anche a me e viceversa – Sfiorò le sue spalle con le dita sino a proseguire lungo le braccia quasi a definire i contorni di quel corpo come l'inizio di un gioco molto intrigante. Tutta la cena fu un accrescere di emozioni, eccitazione, strani sguardi di intesa fra lei e Pietro e quella coppia che forse desiderava un proseguimento della serata diversa così come sentivano di desiderare loro. A metà sera lei e Pietro si erano parlati nell'orecchio – Amore io ho strani pensieri, sto morendo dall'agitazione - - Segui il tuo desiderio e io seguirò te – disse lui con quel tono rassicurante e sorridente che più di una volta aveva saputo offrirle. La cena non era durata poi tanto, ma per Chiara ogni momento sembrava un'eternità e quando un po' alla volta tutti i partecipanti guardando l'ora tarda si accingevano ad andare, la sua emozione e i suoi desideri aumentavano con la strana perplessità di non percepire esattamente cosa sarebbe successo, ma qualsiasi cosa fosse non poteva che apparirle come straordinariamente eccitante. Erano rimasti in quattro: le due coppie protagoniste della serata. Le vetrate del soggiorno erano spalancate sul grande giardino mentre chiacchieravano seduti sul divano a sorseggiare il drink che aveva tolto l'ultimo barlume di contegno in ognuno di loro, così che fra una risata e l'altra avevano finito per raccontarsi alcune delle loro follie sino a quando Monica si alzò in piedi per riaccendere una delle candele che un soffio di vento aveva appena spento – Ti piacciono le candele Monica?- chiese Chiara – Si, ne vado pazza ne ho anche di stranissime vuoi vederle? – Tutti sorrisero, sembrava la scusa della - collezione di farfalle - ma a quel punto i giochi erano fatti e per quanto lo stupore e l'attesa accompagnassero gli animi della coppia di invitati, era come se quella richiesta avesse assunto un significato piuttosto esplicito. – Certo che si – rispose Chiara mentre si era già alzata in piedi pronta a cogliere l'accenno di Monica che la invitava a seguirla. Giunsero in un'ampia stanza semibuia, un grande letto coperto da un telo blu semilucido e un caminetto illuminato da tante candele colorate – Ecco, questa è la mia collezione – restarono in silenzio, si guardarono ma nessuna delle due sembrava osare un gesto differente che non fosse lo sguardo verso quella luce sensuale e avvolgente. Chiara si abbassò a guardarle da vicino: erano tutte diverse l'una dall'altra, disegni, decorazioni, colori, forme, ma il suo cuore batteva forte e l'attesa di un qualsiasi gesto da parte della donna che aveva di fronte distoglieva l'attenzione da quella commistione di luci e colori. Monica alzò lo sguardo – Che ne dici? Ci fermiamo qui? – Chiara non aspettava altro, il momento era arrivato – Certo- le rispose con voce soffusa - - Sei bellissima – disse Monica guardandola con intensità e malizia, ma non fece a tempo a dire altro che le labbra di Chiara si erano già posate sulle sue per vincere l'imbarazzo in un bacio delicato ma denso di desiderio. Iniziarono a togliersi i vestiti a vicenda. Monica aveva il bel corpo sinuoso di una quarantacinquenne seducente e curata, un corpo morbido, abbronzato che sembrava avere una storia per ogni curva. Chiara aveva nella pelle e nelle forme la freschezza di un'età più giovane, ma nello sguardo e nei movimenti trasmetteva un'esperienza di situazioni che in realtà non aveva mai vissuto se non nella fantasia; due pelli diverse ma lisce allo stesso modo in cui scorrere alla scoperta di percorsi sconosciuti. La loro carne era calda sotto le dita e densa di brividi di emozione. I loro capelli lunghi, biondi dell'una e neri dell'altra, si univano e dividevano nell'intrecciarsi dei loro volti nel movimento delle loro lingue assetate di desiderio che cercavano appagamento sostituendosi alle mani . Si trovarono distese lungo quel grande letto blu dalla parte orizzontale. Chiara si posò immobile, gli occhi semichiusi, i capelli che scendevano dall'estremità, mentre l'altra donna stava accovacciata su di lei a sfiorare le sue gambe appena allargate sino ad esplorare la sua parte più eccitata e desiderosa di ricevere la sua bocca; la lingua che si inoltrava delicatamente per poi ritrarsi lasciando spazio a leggere carezze delle dita – Abbiamo ospiti – le sussurrò Monica – Chiara non vide nessuno, ma sperava che da qualche parte della stanza potesse intravedere il volto di Pietro, voleva la guardasse così, abbandonata fra le effusioni di quella femmina elegante ma maliziosa, sensuale e trasgressiva, femminea ma mascolina nei gesti e negli sguardi. Richiuse gli occhi e sentì due labbra umide appoggiarsi sulle sue, li riaprì, era Francesco – Allora, ti piace mia moglie? - -Si - rispose Chiara quasi senza fiato, poi si rivolse alla consorte china sul corpo di quella giovane donna avvolta di desiderio – Monica, a te piace Chiara? – Siii- sussurrò lei. L'uomo continuò a baciare la sua ospite quasi a rassicurarla – Ora arriverà anche il tuo Pietro, vi sta guardando e gli piacete molto sai? – Lei annuì appena, sentiva crescere il suo desiderio in quell'atmosfera quasi rarefatta di luce, profumi, sapori. Non aveva mai sentito il corpo di una donna scivolarle addosso con quell'impeto delicato, sentiva il seno prorompente di Monica appoggiarsi sul suo mentre sulla gamba percepiva l'umido del suo sesso che aumentava ad ogni gesto. Vide Pietro avvicinarsi a loro sino a sedersi all'estremità del letto con la curiosità e l'eccitazione negli occhi nell'osservare quella scena saffica così da vicino, sempre più vicino. Chiara allungò la mano ad afferrare quella di lui, la strinse forte per poi condurla verso quel corpo che anche lei stava esplorando. Pietro accarezzò la liscia schiena di Monica mentre era ricurva sulla sua nuova amica ad assaporarne interamente il corpo. Scese più in basso sino ad accarezzarne anche le morbide natiche rotondeggianti e lasciò scivolare le dita all'interno di esse sino a farla sussultare. I sessi delle sue donne si univano e dividevano nel movimento ritmico di Monica scandito dalle dita di Pietro che la penetravano da dietro. Chiara allungò l'altra mano per afferrare la cinta di Pietro invitandolo a spogliarsi e l'uomo eccitato non esitò a seguire l'invito. Lei afferrò il suo sesso e iniziò a toccarlo con la mano con un desiderio sempre più forte di far proseguire quello strano gioco in cui stava abbandonando anima e corpo. Monica la guardava divertita mentre aveva ancora su di sé le mani di Pietro che si inoltravano ovunque. Questa volta l'attento spettatore era Francesco, già completamente privo di ogni abito, stava in piedi innanzi a quel letto accarezzandosi compiaciuto il suo sesso ritto ed eccitato . Quella scena piacque molto a Chiara a tal punto da sciogliere ogni inibizione e a stimolare ogni spirito di iniziativa: si inginocchiò al cospetto di Pietro invitando Monica a fare lo stesso. Le lingue delle due donne scivolavano e si univano voracemente sul membro eccitato dell'uomo che si lasciò andare nell'estasi sublime di quel momento assaporandone ogni attimo, ogni gesto, ogni movimento di bocche femminee che lo afferravano con dolce impeto quasi a voler assaporare la sua carne condividendone il sapore dell'eccitazione che si scambiavano ogni volta in cui le loro lingue si incrociavano in quel luogo di diletto. Ogni senso aveva il suo spazio, il gusto in quel momento aveva il sopravvento, quel gusto che a Sara faceva impazzire nella percezione sulla lingua di un membro eccitato dal suo movimento, la stessa lingua che ora desiderava ardentemente l'altro membro, quello che Francesco continuava a stimolarsi con i movimenti della mano. La donna lasciò lo spazio a Monica per avvicinarsi al corpo di Francesco da sola e sostituire la mano di lui alla sua aggiungendo l'ardore delle sue labbra che iniziarono delicate per poi trasformarsi in voluttuose carni ardenti e affamate sino a sentire il membro di lui sfiorarle la gola in un piacevole piccolo soffocamento di eccitazione penetrata. Francesco le afferrò i fianchi la girò su sé stessa e affondò in suo membro nel sesso eccitato di lei mentre Monica invitò Pietro ad emulare la scena. Le due donne stavano semichine sul letto con gli sguardi rivolti l'una verso l'altra quasi a specchiarsi vicendevolmente mentre avveniva quello scambio di corpi che le rendeva desiderose ma attente all'evolversi di ogni gesto. Pietro aveva le ginocchia posate sul letto, le due mani sulle natiche di Monica e il suo membro si muoveva ritmicamente dandole piacere in sussulti continui. Francesco era più impetuoso, quasi dominatore galante e frettoloso; quell'impeto incontrollabile unito alla visione del marito che penetrava l'altra donna fece raggiungere a Chiara l'apice di piacere in un urlo soffocato mentre sentiva il respiro di Francesco farsi sempre più forte e caldo sulla sua schiena, ma il raggiungimento di quel piacere era come fonte inesauribile di una sete ancora fortemente accesa. Mentre Francesco si allontanò a prendere fiato da quella corsa verso la meta sublime, Sara si unì nuovamente ai corpi di Pietro e Monica, accarezzandoli e baciandoli con sguardo malizioso e compiaciuto per il piacere appena raggiunto. L'assenza di Francesco fu breve e motivata, si avvicinò agli altri esploratori di sensi tenendo fra le mani uno strano oggetto che suscitò immediatamente la curiosità di Chiara, la aiutò ad indossarlo: una bizzarra cintura di colore nero con una mutandina munita di tre falli: due atti al raggiungimento del piacere di chi li indossa, davanti e dietro e uno sporgente dalla parte opposta con l'obiettivo di soddisfare un altro corpo. Sara guardava divertita quel grande fallo nero sporgere sotto il suo ventre mentre Pietro muoveva l'insieme dell'oggetto per riaccendere il piacere nella sua donna che stava ricevendo dentro di sé gli altri due falli. Monica si mise a cavalcioni sopra di lei infilandosi fra le gambe ciò che sporgeva dal corpo dell'altra donna e iniziò la sua rapida cavalcata tenendo fra le mani i seni di Chiara. I due spettatori fremevano dal desiderio di sostituirsi in quel momento ludico ai falli realistici, ma la sola visione rendeva l'attesa ancor più piacevole ed eccitante. Quel gioco stimolava le parti più recondite delle due donne, ma uno sguardo di intesa e complicità che si era instaurata fece capir loro che desideravano ancora la calda sensazione della carne vera che potesse possederle ancora. Chiara e Pietro si scambiarono un lungo bacio in cui lei sentì nella lingua di lui il dolce sapore ancora acceso dell'altra donna, mentre Monica e Francesco si sussurravano parole in segreto. Il gioco stava riuscendo a perfezione: i giocatori erano ormai sciolti e disinibiti, fra loro si era instaurata una bella intesa forgiata di una fiducia indispensabile per la prosecuzione della scena. Chiara si alzò dal letto, e completamente nuda iniziò una camminata lenta e suadente sulle scarpe che non aveva mai tolto; sapeva che a seguirla c'era Francesco, sentiva il suo passo più leggero di piedi nudi che camminavano sul pavimento di legno come ombre di rintocchi scanditi dal tacco di ogni suo passo. Era come se sentisse gli occhi di lui posarsi sulle curve del suo corpo e si sentì attrice di quel nuovo palcoscenico appartato in cui l'uomo attendeva l'evolversi della scena che stavolta solo lei avrebbe dominato. Il corridoio era lungo e buio, solo piccole lucine azzurre a definirne i contorni, sino ad arrivare alla porta che conduceva al soggiorno. Chiara si fermò lì. Alzò le braccia lateralmente ad aggrappare gli stipiti di quella porta: divaricò le gambe che si muovevano aggraziate su quelle scarpe elegantemente trasgressive e portò il bacino all'indietro quasi a far sporgere il più possibile la rotondità delle sue natiche che aveva intuito essere il punto di attrazione principale di quel momento. Quella scena inaspettata lasciò Francesco senza fiato, la guardava lussureggiante in quell'atteggiamento accentratore e malizioso e per la prima volta in quella serata scorgeva nella donna una vanità provocatoria e padroneggiante. Avrebbe voluto guardarla ancora un po' ma era come se quei gesti avessero risvegliato rapidamente in lui un istinto animalesco e incontrollabile. Il suo membro stava scoppiando di desiderio quando lo inoltrò fra quelle natiche invitanti e nessun limite arrivò dai gesti o dalle parole di quella donna abbandonata al piacere, anzi, il suo respiro si faceva sempre più denso di suoni di emozione...le piaceva, si sentiva che le piaceva e quell'accrescere di percezioni lo stava facendo impazzire. – Sei troppo alta Chiara, dovresti abbassarti un po' – Lei girò lo sguardo nella maschera fittizia di un ruolo che non le apparteneva, ma che in quel momento sentiva irrimediabilmente suo – No, non voglio abbassarmi a te. Circondami, avvolgimi, prendimi da dove vuoi, ma fammi godere così – Le parole giunsero quasi ad annebbiare la mente di quell'uomo che si stava perdendo in una scena inaspettata e pungente: la desiderava da morire, sentiva il suo membro tirare ritto conducendolo al luogo di perdizione in cui si era appena inoltrato: un tunnel caldo e avvolgente che lo stringeva forte che si alternava alla morbidezza dei movimenti che lo riportavano in parte all'esterno. – Non fermarti Francesco, voglio godere lì, dove sei ora – Il movimento altalenante del corpo ritto di lei ben si fondeva con quello del bacino che lui spingeva dal basso sino a far uscire dalle due bocche un suono forte, sempre più forte. Le dita di Chiara erano affondate fra le gambe a soddisfare il suo sesso mentre l'uomo la possedeva fra le natiche in un vortice di passione trasgressiva. Dalla stanza in fondo al corridoio giungevano gli aneliti di piacere di Pietro che sicuramente stava vivendo un qualcos'altro di eccitante, Chiara non sapeva cosa fosse ma il non sapere e il solo udire la eccitavano ancor di più. Fra la voce sospirata del suo uomo e quella che intuiva appena soffocata della donna che stava nella camera con lui, sentì scorrere fra le natiche il caldo raggiungimento di piacere di Francesco unito al suo, si postò più ritta mentre le dita di lui tracciavano le ultime gocce di essenza nata dal godimento lungo le curve del suo lato posteriore che era stato posseduto sino a pochi istanti prima. Chiara si girò guardando quell'uomo sino a poche ore fa sconosciuto, ma con il quale aveva appena concluso un gioco alquanto inebriante. Il gioco era finito e dall'altra stanza si sentiva il silenzio. Ora la curiosità regnava sovrana. Poco dopo vide arrivare Pietro e Monica, quest'ultima si avvicinò a lei – Bella serata eh! – la bocca di Monica si avvicinò alla sua accarezzando con la lingua le sue labbra dalle quali Chiara sentì tutto il gusto familiare del piacere del suo uomo. I quattro partecipanti si guardarono in un unico sorriso. La soddisfazione unita a un pizzico di imbarazzo aleggiava in quella stanza divenuta più fresca grazie alla brezza notturna che soffiava leggermente dall'accesso al giardino – Grazie per la serata – si dissero vicendevolmente: piccoli sprazzi di formalità e allusioni ad altri possibili futuri incontri. Ma Chiara e Pietro lo sapevano bene: il gioco, quello vero, nasce, cresce e poi si evolve; nulla sarebbe più stato come quella sera, nessuna emozione avrebbe potuto ripetersi uguale nel medesimo palcoscenico se non con qualche variante; ma se l'intrigo mal si abbina a programmi predefiniti, è anche vero che la mente si apre, viaggia, si abbandona a voli pindarici dell'eccesso in cui scommettere e promettere ancora una volta a sé stessi e all'altro che il loro volo assieme avrà tinte sempre più accese così come la loro infallibile ed ineluttabile complicità dell'essere.
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