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Io e zia Rita
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Titolo:
Io e zia Rita |
Autore:
Giada |
Contatto:
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Racconto
n° 43 |
Altri
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E' da quando ero ragazzina che nelle mie fantasie erotiche, quelle a cui mi abbandono nei momenti di intimità con me stessa, si fanno strada prepotentemente le vicende un poco torbide che lessi all'età di 14 anni in un libretto trovato nella camera di una mia zia materna, la zia Rita, che all'epoca aveva 30 anni e viveva da sola in una luminosa mansarda di una delle zone bene di Brescia. "L'adorata umiliazione di Laure" era il titolo, e da sempre ho avuto il sospetto che zia Rita, quel libretto me l'abbia fatto venire per le mani intenzionalmente. Ricordo che era una domenica pomeriggio e io dovevo fare i compiti; la zia, che quel giorno mi ospitava, aveva un impegno e mi lasciò da sola nel suo appartamentino per più di tre ore. Il libro, un'edizione un po' vecchiotta, era in bella mostra sul suo comodino, e io che dovevo studiare in camera, cominciai a leggerlo: fu come essere rapita da un fiume in piena che non mi lasciò più finche non arrivai, affannata ed eccitatissima, alla fine. Vi era raccontata la storia di una ragazza felicemente lesbica, più masochista che sadica, attratta dalle sordide sensazioni anali. "Una storia di sculacciate, frustini e clisteri per sole donne", avrebbe potuto essere il sottotitolo del libro. Durante la lettura avevo stimolato più volte la mia adolescenziale vulva coperta di morbida peluria castana e, alla fine, abbandonata sul letto mi toccai. Ora ho 20 anni, sono una lesbica convinta e con le fidanzate che non mi è difficile trovare alla facoltà universitaria che frequento, così come prima al liceo, mi concedo appaganti incontri di sesso perverso, a base di tenerezze, ma anche di manette, frustini, vibratori ed enteroclismi. Sono diventata un'esperta, insomma, e prima di raccontare il seguito, devo dire che da tempo in me era maturata un'idea che mi faceva andare il sangue alla testa: parlare chiaro con zia Rita e farla diventare mia amante. Certo, lei ora ha 36 anni e le sue amichette le ha già. Ma chissà, pensavo io, se avranno il mio stile e se saranno depravate e brave come me nel procurare forti sensazioni e piacere alla propria partner. Non voglio adesso dilungarmi in preamboli noiosi. La settimana scorsa sono stata a trovarla e, partendo dal racconto di quel pomeriggio (pietra miliare della mia vita!) di sei anni fa è stato facile combinare di vederci per un intero pomeriggio. Tutto quanto voglio raccontare ora è "Fammi tutto quello che vuoi -mi aveva detto lei - sono disponibile e curiosa, e non sono una ragazzina". E' una bella donna zia Rita, ha il corpo sensuale della donna fatta, col seno maturo e un bel sederotto che invoglia a farle male, sapendo che ciò è quello che lei desidera. Dio mio come ci capivamo! Come usiamo fare noi lesbiche eravamo entrambe pulite, ma senza quei profumi che spesso le donne si mettono, e che altro non fanno che coprire gli inebrianti odori del corpo. Dapprima ci siamo abbracciate a lungo e baciate con la bocca aperta. "Facciamo il gioco che io sono la tua schiava, e che tu mi fai quello che vuoi..." suggerì lei visibilmente eccitata, dando inizio al nostro pomeriggio. Ci siamo spogliate, restando entrambe con la sola maglietta che non copriva neppure il pube, senza mutandine né reggiseno: ambedue eravamo già prese dal vortice della libidine e l'odore dei nostri sessi caldi e bagnati si effondeva nella stanza, eccitandoci ancora di più. Dal quel momento abbiamo parlato poco. Io, più alta e snella nei miei 20 anni, le ho legato stretto i polsi con un collant di nylon e, sfruttando un gagliardo perno infisso nel soffitto che aveva la funzione di reggere una zanzariera a tenda, l'ho quasi innalzata con una corda che la stirava verso l'alto; ella restò completamente impossibilitata a difendersi, la maglietta bianca, suo unico indumento, le arrivava solo alla vita. Dopo avere impugnato il mio frustino, che sembra piccolo ma morde come un'aspide, l'ho accarezzata ovunque; lei non parlava e mi guardava. "Sei fantastica, zia - le dissi accarezzandole le rotondità provate e calde - non ho mai trovato nessuna ragazza resistente come te al mio frustino". Lei non rispose, ma ricambiò appassionatamente il bacio che le diedi sulla bocca. Le feci poi allargare un po' di più le gambe: aveva la fica bagnatissima, e io presi a sfiorargliela col manico del frustino che si presta benissimo a fare da vibratore non esagerato. Eravamo entrambe eccitatissime e prese dai rispettivi ruoli. L'impugnatura del frustino le affondava nella fica scivolosa con una facilità incredibile, ma non era questo quello che io volevo. Usando i suoi stessi umori le lubrificai in profondità l'ano bruno, e cominciai ad affondarvi gradualmente l'impugnatura dello staffile, fino a lasciarvela infilata in profondità. "Lo sai che un po' invidio il tuo ruolo?" le dissi con la voce tremante per l'eccitazione che mi sconvolgeva. Lei non parlò, ma fece cenno di sì col capo. Stavo inginocchiata ai suoi piedi nudi, distanti tra loro circa mezzo metro; glieli baciai e annusai bramosamente: che ardore mi possedeva! La rimirai dal basso con la guancia sul suo piede destro, era uno spettacolo. Era stirata verso l'alto dalla corda che la tratteneva come una martire sottoposta al sacrificio; le gambe divaricate mettevano in bella mostra la vulva bagnata e gonfia di eccitazione, e lì vicino, profondamente piantato nell'ano che lo accoglieva amorosamente pendeva il frustino. Sono rimasta in quella posizione un paio di minuti,estasiata, in attesa di dare alla mia amante il migliore orgasmo che la mia sapiente lingua sapesse procurare a una donna. Lei attendeva, leggermente ansante, ma paziente. Dalla posizione in cui ero, abbracciata a una sua caviglia, risalii lentamente gustando la bellezza delle gambe e soprattutto l'interno cosce liscio e caldo. In cima mi attendeva il centro della sua sessualità: la fica intrisa di umori, leggermente aperta, pulsante di desiderio. "E' stata una cosa incredibile - mi ha detto - non avevo mai goduto tanto in vita mia". Dopo un poco fu lei a far godere me, leccandomi con passione. "La prossima volta sarai tu a disporre di me - ho detto io con la voce ancora tremula per l'orgasmo appena raggiunto - e non dimenticare che io con te non ho avuto pietà". Zia Rita non ha risposto e mi ha baciata a lungo. La sua bocca sapeva del mio sesso.
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