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Una sola notte.
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Titolo: Una sola notte.
Autore: WhiteTara
Contatto:
Racconto n° 4305
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Aveva sempre sentito dire che le prostitute non baciano in bocca, poi quando lo aveva visto nel film - Pretty Woman - , aveva preso la decisione: non avrebbe mai baciato in bocca un uomo senza amarlo.
Non era una prostituta, ma le piaceva molto fare sesso e oltre ciò era anche estremamente insicura, una combinazione letale. Non sapeva dire - no - con fermezza, in particolare quando l'uomo la attraeva, anche se in minima parte. Non importava che tipo di attrazione fosse, se intellettuale, fisica o solo animale, l'importante era che dopo poca insistenza finiva a letto con chiunque.
Quella notte non era diversa dalle altre. L'uomo fisicamente non la attraeva e l'intesa intellettuale era sfumata non appena si erano trovati nudi nello stesso letto. Lo detestava, ma sapeva che si sarebbe trattato di una sola notte, solo una. Lei lo sapeva e lui aveva capito che lei non avrebbe ripetuto quell'errore e che sarebbero stati insieme solo una notte, ed evidentemente voleva rendere quella notte speciale, perché aveva affittato una costosa suite nel migliore hotel della città.
Per quell'unica e sola notte lei aveva deciso di non baciarlo in bocca, non lo avrebbe fatto. Quell'uomo ogni tanto provava a farlo: le prendeva la testa tra le mani e la portava verso di sé, ma lei per fortuna era sempre riuscita a divincolarsi. Per ovviare a questo problema aveva deciso di legargli le mani alla testiera del letto e fortunatamente la finestra aveva due belle tende, con altrettanti cordoni a tenerle ferme. Lui era nudo sul letto e lei si era alzata per prendere le corde. Mentre camminava constatava che lui non era poi così male, il fisico dell'uomo non risultava tanto orribile quanto la persona: le sue braccia erano muscolose, la pancia piatta e le gambe... Non avevano nessuna importanza in quel momento. La cosa fondamentale era il suo pene che per sua fortuna era bello, liscio, largo e anche circonciso... Comodo da maneggiare. Non ci si poteva aspettare niente di meglio da un aitante afro americano di 30 anni.
Mentre lo legava alla testiera del letto sembrava confuso, come se non capisse cosa stava succedendo, e infine aveva assunto un'espressione tanto derelitta da sembrare un nudo crocifisso.
Per tutto quel tempo non aveva fatto altro che parlare cercando di convincerla a non legarlo, ma lei non sopportava quell'acuta parlantina e non gli dava nessun ascolto. Aveva deciso che quella notte sarebbe stata la sua notte, si sarebbe dedicata al suo piacere, egoisticamente e completamente, ce la poteva fare. Lui continuava a parlare, stava diventando impaziente e era preso dalla paura ancestrale dell'abbandono, aveva paura che lei lo lasciasse lì, da solo, legato e insoddisfatto. Come al solito l'uomo non aveva compreso. Lei non era così, pur odiandosi per quello che faceva era decisa a lasciare un'impronta indelebile nei suoi pensieri. Lui non l'avrebbe mai dimenticata. Mentre pensava queste cose si guardava allo specchio e vedeva la figura di una donna che non le rendeva giustizia: viso stanco e corpo grasso, anche se tonico e proporzionato.
Iniziava a non sopportare le sue chiacchiere, così aveva iniziato a baciarlo. Un bacio su un occhio, poi sull'altro, poi sul naso e infine una lunga leccata sul collo. Lui già fremeva mentre lei gli baciava l collo e gli massaggiava il torace con una mano. Adesso la sua resistenza all'essere legato era molto più debole. La bocca di lei lentamente scendeva, semi aperta, con la lingua che accarezzava il suo corpo dalla pelle liscia e quasi senza peli. Arrivata al seno si fermava e mentre con una mano massaggiava il seno sinistro, con la bocca leccava il destro. La sua lingua descriveva piccoli cerchi intorno al capezzolo, sempre più piccoli, fino a raggiungere il centro; ogni tanto lo mordicchiava, lo succhiava, lo ciucciava e poi ancora lo leccava.
Intanto l'altra mano era scesa e toccava il pene che prendeva sempre più vigore. Dopo alcuni minuti saltava a cavalcioni sull'uomo e strusciava la sua vagina sul suo pube, mentre con la testa era chinata sul suo torace e si dedicava con la bocca all'altro capezzolo. Quando tutti e due i seni si erano bagnati lei si era alzata e cavalcava l'uomo con la schiena dritta, mentre con le mani si toccava le tette. Lui soffriva all'idea di non poter sfiorare quei seni prosperosi. Lei intanto godeva strusciando il clitoride sul pene dell'uomo.
Era decisa a far durare la cosa più a lungo possibile, perciò si era messa a cavalcioni sul suo torace e si era chinata in modo che lui potesse leccarle e succhiarle i capezzoli duri. Lui non voleva perdere quell'occasione e si dava da fare a leccare, succhiare, baciare; giocherellava con la lingua e lei continuava a muovere il bacino, godendo sul petto dell'uomo, mentre mugolava di piacere. Quando si era spostata lui le aveva chiesto di rimanere, ma lei aveva deciso di non dargli ascolto e aveva iniziato a leccarlo dal centro della fronte, fino all'ombelico, lasciando una lunga scia di saliva.
Una volta arrivata al pene si era fermata e aveva iniziato a masturbarsi, toccandosi le tette con una mano e la vagina con l'altra. Lui guardava, soffriva, mugolava, voleva fare qualcosa, ma non poteva e si stava eccitando terribilmente. Mentre continuava a toccarsi, con la mano che accarezzava il seno era passata al pene duro. Le mani erano in perfetta sintonia: una suonava il clitoride come fosse una corda di chitarra; l'altra si muoveva su e giù per l'asta. Il ritmo cresceva , cresceva e poi diminuiva, la velocità era dettata dal piacere: piano piano piano, veloce veloce veloce veloce, piano, veloce veloce, piano piano piano. I loro sospiri seguivano il ritmo delle mani e più si andava avanti più crescevano d'intensità, arrivando a essere ansimi, mugolii e urletti. Prima di raggiungere il culmine del piacere lei si era fermata e aveva deciso che voleva lui non la dimenticasse mai. Per fare questo aveva deciso di prendere il suo pene turgido e violaceo in bocca e di succhiarlo finché non fosse rimasta nemmeno una goccia di seme. Aveva iniziato prendendolo tutto in bocca, andando su e poi giù e ancora su; poi lo aveva tirato fuori e aveva leccato lo scroto e messo in bocca i testicoli, uno per volta, in modo da bagnare tutto. Dopo con la mano aveva continuato a giocherellare con i testicoli e con la lingua girava tutto intorno al pene, leccandolo dalla base alla punta. Con le labbra aveva preso la cappella e aveva iniziato a ciucciarla, a succhiarla, delicatamente. Lui ansimava e si contorceva, mandando maledizioni irripetibili, perché non la poteva toccare.
Lei non gli badava e era contenta che lui non potesse prenderla per la testa. Con la bocca continuava ad andare su e giù, su e giù; mentre con la mano che toccava i testicoli ogni tanto saliva fino alla base del pene e lo massaggiava dolcemente, mentre la bocca lavorava sulla punta, succhiando e soffiando leggermente. Le gambe di lui continuavano a tremare e lei sentiva che stava per venire. Ancora un po' faceva su e giù con la bocca, prendendolo tutto, fino alla base, senza lasciare niente fuori, e andava sempre più veloce, cercando di fargli raggiungere il culmine. Lui non resisteva più e stava iniziando a urlare, lei in quel momento, mentre succhiava, lo guardava fisso negli occhi.
Fino all'ultimo momento lo teneva caldo nella bocca, ma poco prima che lui venisse lei si era posizionata con la faccia proprio lì davanti e al momento dell'eiaculazione si era trovata con il suo sperma su tutto il viso. Lui era sfiancato, ansimava, tremava; lei lo guardava e si era asciugata il seme dalla fronte, ma quello intorno alle labbra lo stava leccando via con la lingua, con un lento movimento circolare, che passava tutto intorno alle labbra.
Per lui il momento era passato, ma lei non poteva ritenersi soddisfatta, almeno non del tutto, perciò aveva deciso che se anche lui era stanco e senza più liquido da dare, lei lo avrebbe sfruttato fino all'osso, per il suo personale godimento. Dopo essere andata in bagno a lavarsi e aver bevuto un po' d'acqua, che aveva fatto bere anche all'uomo legato, aveva iniziato di nuovo a giocare con quel pene, che a quanto pare non voleva saperne di rialzarsi.
Lui si sentiva un po' imbarazzato, ma cercava ogni giustificazione, perché credeva che fosse normale avere bisogno del tempo, ma lei tempo non ne aveva, perché era quasi l'alba e la loro era solo una notte.
Lui la guardava mentre lei aveva iniziato a toccarsi, prima le tette, poi i soli capezzoli, poi ancora tutte le tette, poi con le dita aveva iniziato a stuzzicarsi i capezzoli e si stava eccitando sempre di più, ansimava, si contorceva, muoveva le gambe in modo scomposto. I capezzoli erano diventati dritti e duri, ma lei non li lasciava e continuava a toccarli, ancora e ancora. Quando non ce la faceva più, aveva iniziato ad abbassare una mano, accarezzandosi la pancia, e aveva infilato due dita nella calda e umida vagina, muovendole dentro e fuori, dapprima lentamente, poi sempre più velocemente. Lui guardava e stava ricominciando ad eccitarsi, lei vedeva che il pene aveva iniziato a pompare sangue, ma non si lasciava e dopo aver tolto le mani dalla vagina aveva iniziato a toccarsi il clitoride, veloce, producendo forti urla. Lui a questo punto smaniava e voleva che lei lo toccasse. Nemmeno in questo caso era rimasto deluso. Con la mano libera lei aveva iniziato a fargli una sega e poi, per rendere il pene ancora più duro e pronto, lo aveva di nuovo preso in bocca e lo succhiava con forza, con desiderio. Adesso era solo un lavoro di bocca e senza togliere la mano dal clitoride aveva iniziato a ciucciare la cappella e poi, quando aveva visto che stava diventando duro, lo aveva preso tutto in bocca e aveva fatto su e giù con le labbra per una decina di volte. Ora era il suo turno e quando il pene era ben duro e grosso, lei gli era saltata sopra e aveva iniziato a cavalcarlo. Muoveva il bacino avanti e indietro facendo lievemente su e giù con le cosce e per non lasciare le mani al caso, con una continuava a toccarsi il clitoride e con l'altra si toccava i seni con i capezzoli ancora duri. Si muoveva avanti e indietro avanti e indietro e sentiva che il calore la pervadeva dalla punta dei piedi fino sulla testa. Non capiva più niente, non sapeva dove e con chi era, sentiva solo il calore del piacere e continuava a muoversi, inconsapevole di tutto quello che succedeva intorno. Ogni tanto guardava lui, che era visibilmente compiaciuto e deliziato. Lei era estremamente eccitata, quasi al culmine e continuava a gridare e a nominare santi di cui normalmente avrebbe ignorato l'esistenza. Il suo movimento era sempre più veloce, più veloce più veloce, non riusciva a controllarsi, con le mani si teneva i capelli, il bacino si muoveva da solo e le gambe erano impazzite, non sapevano se stringersi, se salire, non sapevano come muoversi. Alla fine, con un urlo straziante, era venuta, con piacere, soffrendo, tremando e godendo perché anche lui era scoppiato dentro di lei. Era come se stesse lentamente morendo e si era accasciata su di lui, ancora tremante e travolta dal piacere più intenso.
Aveva continuato ad ansimare, ad occhi chiusi, sull'uomo per i dieci minuti successivi e lui era rimasto a guardarla. Alla fine si era alzata e si era andata a fare la doccia, lasciandolo ancora sudato e coperto di saliva, liquido vaginale e sperma.
Dopo una lunga e calda doccia, si era vestita con lentezza ed era tornata in camera. Lui si era addormentato e lei era più che felice di non doverlo salutare e di non dovergli dire più niente.
Dopo averlo slegato, aveva lasciato quella camera d'albergo contenta e soddisfatta di aver passato solo una notte lì.