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Esibizionismo
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Titolo: Esibizionismo
Autore: Selvaggia e Jardin
Contatto:
Racconto n° 4325
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Selvy era una donna matura, determinata, forte e a volte pure selvaggia come se nel suo nome fosse già racchiuso l'incipit del suo essere donna. Prima di allora, giammai aveva fatto follie, tanto meno per un uomo. Soprattutto per un uomo che non conosceva ancora neanche bene. Ma di lui l'aveva colpito la sua sicurezza nel porsi e soprattutto nel determinare situazioni dalle quali poi diventava difficile uscirne. Era per questo che si era convinta nel seguire ciò che lui le chiedeva. Federico sapeva come porgersi con lei, e sapeva farla sentire una donna principesca e allo stesso tempo una femmina voluttuosa.
Quella mattina aveva ricevuto per corriere un pacco. All'interno lui aveva messo una lettera con le istruzioni, un perizoma di pizzo e perle nero e un bellissimo paio di calze autoreggenti di seta Sulla lettera poche righe dicevano di indossare il perizoma, le calze, un tubino nero scollato e un paio di sandali neri. Appuntamento al Cafè Noir alle 21;00.
Selvy con addosso una eccitazione indescrivibile alle 20;30 iniziò la vestizione; era come se stesse seguendo un rituale. Qualcosa di arcano, di misterioso, la pervadeva. Poteva solo immaginare quello che lui aveva in mente di fare di lei e con lei. Le perle del perizoma le si appiccicavano sulle labbra della fica, schiudendola e solleticandola ad ogni movimento che faceva. Si sedette sul bordo del letto per indossare le calze, e nel mentre, sbirciava la figura esile che la ritraeva nella specchiera. Le piaceva guardarsi; le piaceva farsi guardare da occhi indiscreti. Quando sapeva di essere guardata, provava un sottile, continuo e gradevole prurito alla fica. Iniziava a bagnarsi tutta e in quei momenti era pronta a fare qualsiasi cosa.
Si alzò in piedi, indossò il tubino, mise i sandali ai piedi. Corse in bagno per gli ultimi rituali ritocchi al trucco. Mise un bel rossetto rosso. Prese al volo la pochette e un copri spalle e uscì: direzione Cafè Noir. Era una dolce sera di maggio, l'aria era ritemprata da un leggero venticello caldo. Appena arrivata, si sedette fuori al primo tavolino libero e ordinò un martini con ghiaccio. Accavallò le gambe e non mancarono i primi sguardi degli uomini presenti; anche e soprattutto di quelli in compagnia delle proprie signore. Lui, il regista della situazione, tardava ad arrivare come sempre. Questo faceva crescere in lei la tensione giusta. Il ragazzo del caffè arrivò col suo martini e sorpresa gli consegnò un bigliettino.
Sopra vi era scritto: seduci il giovanotto che ti siede dinanzi; poi portalo alla scogliera. Io ti sarò dietro, tranquilla...
Selvaggia si girò più volte a guardare nelle diverse posizioni ma non riusciva a intravedere dove fosse nascosto Federico. E si mise al lavoro per cuocersi il giovane che sorbiva il suo whisky e coca-cola. Non è che l'operazione apparisse difficile, già dal suo arrivo il ragazzo l'aveva osservato bene e con attenzione soprattutto rivolta alle sue gambe. E allora come non accontentarlo: con un movimento lento, molto lento del bacino accavallo' di nuovamente le gambe e fece in modo che il tubino lasciasse intravedere il punto dove la calza lascia il posto alla pelle. Il ragazzo non si perse un solo attimo del movimento e il luccichio dei suoi occhi tradiva i suoi pensieri. Allora Selvy iniziò un gioco di sguardi seducenti ai quali il ragazzo non si sottrasse. Incurante se lo spettacolo fosse seguito anche da altri presenti, fece scivolare una mano sulla coscia destra e sicura che lui la seguisse con lo sguardo, aprì un poco le gambe e infilò dentro il tubino la mano. Le venne una vampata di calore al viso, la fica era bagnata, il clitoride le prudeva. Uscì la mano da sotto il tubino, si alzò di scatto, diede un'occhiata decisa, languida e persuasiva al ragazzo. Si avviò lungo il viale, il ragazzo dietro di lei seguiva l'ondeggiare del suo di Arrivata alla scogliera, scese i gradini del lungomare e si ritrovò tre metri sotto sulla banchina che costeggiava il mare. I fanali illuminavano la banchina a tratti ma lei sapeva il punto dove la banchina era di solito poco illuminata; arrivata, si appoggio al muro, il ragazzo si buttò letteralmente su di lei. Ma con decisione lei lo bloccò, si alzò il tubino nero mettendo in risalto le cosce e il bacino coperto soltanto da un piccolo triangolo di pizzo e un filo di perle bianche che schiudeva in due le labbra della sua fica. Chiese al ragazzo il nome; lui le rispose Marco. Allora perentoriamente gli ordinò: Marco inginocchiati e baciami la fica, voglio venire sotto i colpi della tua lingua. Al ragazzo non parve vero la spregiudicatezza di quella donna, ma con piacere obbedì al suo ordine. I lamenti, i gridolini, i respiri si perdevano e si mescolavano al fluttuare delle onde. Il ragazzo ci sapeva fare, Selvy ebbe due orgasmi quasi simultanei. Spossata ma fortemente eccitata, fece segno al giovane di alzarsi, lo baciò in bocca, voleva sentire i suoi umori sulla lingua del giovane. Poi lo fece sdraiare sulla panca lì accanto, gli si chinò accanto, gli aprì la patta dei pantaloni e uscì fuori un cazzo lungo e svettante. Hai un bel cazzo Marco, gli disse e subito dopo se ne riempi la bocca. Lo carezzava con le mani, lo stringeva, se lo strusciava in viso, lo divorava con la lingua... Poi non ne poté più di attendere, si mise cavalcioni su di lui, si scosto il filo di perle e lo fece scivolare dentro la sua fica. Marco, nel frattempo con le mani scostò il tessuto del tubino dal petto e fece uscire fuori il seno di Selvy. Gli si avventò con la bocca, mentre le mani tastavano le sue cosce, il suo culo. Stavano godendo insieme, incuranti di tutto, quando avvertirono entrambi un'altra presenza. Federico si era piazzato dietro a Selvy, Marco spaventato fece quasi per alzarsi.,Ma lei lo fermò: è il mio uomo, disse, tranquillo a lui piace il mio culetto. Federico infatti aveva posizionato il suo cazzo sull'ano di Selvy e attendeva che lei piano piano lo facesse suo. Lei fermò i movimenti del bacino, si concentrò sulla punta del cazzo di Federico, e dolcemente sentiva che il buco del suo culetto si apriva ad accogliere il cazzo lungo e turgido del suo uomo. Quando lo ebbe tutto dentro, allora disse ai due uomini: fatemi godere adesso, forza muovetevi, fottetemi. I tre diventarono una sola massa corporea che si dimenava, contorceva e di lì a poco sopraggiunse l'orgasmo. Federico si adagiò sulla schiena di Selvy, la baciò dolcemente sul collo e sottovoce gli disse: Grazie mia splendida puttana. Poi i tre si alzarono, si ricomposero, allora Federico alzò il tubino di Selvy fino al bacino e disse al ragazzo: sfilagli lo slip e baciagli per un'ultima vola la fica e poi dimenticati di noi. Il ragazzo stordito ma piacevolmente soddisfatto esegui l'ordine, si inginocchio dinanzi alla donna, gli sfilò gli slip, li annusò, bacio profondamente la fica ripulendola degli umori e dei liquidi, si alzò in piedi e s'incamminò da solo lasciando alle spalle i due amanti abbracciati.
Ancora oggi Marco passa tutte le sere dal Cafè Noir sperando di rincontrare la splendida sconosciuta, sono passati due mesi da allora ma di lei nessuna traccia. Le rimane in tasca solo quel perizoma nero di pizzo e perle bianche, lo porta sempre con sé come fosse un amuleto propiziatorio.