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L abito non fa il monaco
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Titolo:
L abito non fa il monaco |
Autore:
Antheah |
Contatto:
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Racconto
n° 433 |
Altri
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Stava guardando dalla finestra da quasi un'ora. Il panorama era sempre ed inevitabilmente lo stesso, da due giorni, da quando si era trasferito in quella casa dalla città. Una casa in campagna forse è il sogno di ogni cittadino, ma anche un incubo per quelli che lo realizzano. Il medico l'aveva spedito fuori città. Gli aveva prescritto una buona dose di tranquillità e di riposo lontano dalla città assordante e stressante e, nell'ultimo periodo, terribilmente calda. Era lì da un paio di giorni. Uccellini, grilli, cicale. La casa era piccola e accogliente, aveva un'ampia veranda ricca di fiori, dove la sera un leggero venticello animava vistosamente le foglie rigogliose. Oltre la veranda c'era un piccolo e curatissimo giardino alla fine del prato verde c'era una rete metallica che divideva la sua parte di giardino con quella del suo vicino. Il suo vicino. Non sapeva chi abitasse nella casa accanto a lui. Aveva solamente intravisto una donna, o meglio, la sua ampia gonna chiara. Smise di guardare fuori verso la casa del vicino e versatosi da bere qualcosa di fresco, uscì sulla veranda. Era sera. Sentiva sul viso il vento fresco e delicato che sapeva di gelsomini e pesche. Il liquido scendeva nella gola rinfrescando ogni sua cellula. Allora la vide. La gonna ampia era gonfiata dal vento che la rendeva ancora più grande. La maglietta bianca morbida non nascondeva il seno generoso, molto generoso. Aveva i capelli corti, o forse legati, biondi, e la sua pelle, nonostante fosse estate inoltrata era chiara e delicata. Stava stendendo il bucato. Quando alzava le braccia per appendere gli abiti il seno si alzava. Aveva una molletta fra le labbra e la teneva lì senza mai usarla per fermare i panni bagnati. In un attimo immaginò di essere lì accanto a lei, sognò di prenderla per la vita e di sdraiarla sul tavolo da giardino appena dietro di lei. Le avrebbe alzato l'ampia gonna e affondato il viso fra le cosce per sentire il profumo della sua femminilità. Quell'aria casta e pura lo intrigava da morire. Sarebbe stato meraviglioso afferrarle il capo e costringerla a prendere fra le labbra il suo membro eretto e pulsante. Finito col bucato lei sparì dentro la casa. Lui si ritrovò di colpo con un'erezione completa e con un desiderio di lei fortissimo. Appoggiò alla fronte il bicchiere gelato e cercò di calmarsi.ma ormai era certo : il volere del medico era andato a farsi benedire! Le giornate trascorrevano lentamente in campagna. Gli orari erano inesistenti. Era libero di alzarsi a qualsiasi ora e di mangiare quando gli pareva. Non dormiva molto, ma restava comunque sdraiato sul letto o sul comodo divano del salotto il più delle volte a fantasticare sulla sua vicina. L'aveva intravista altre volte, una volta alle prese con il giardino a cui sembrava tenesse davvero molto. La seconda volta era al telefono sul terrazzo di casa e mentre parlava si accarezzava il labbro inferiore. Quel gesto sapeva di sesso. Era terribilmente erotico. Erano trascorsi appena 6 giorni ma lei lo ossessionava. Così riservata e delicata lo costringeva a sbirciarla per lasciarsi guardare. Un attimo fuori e appena lui si avvicinava alla finestra lei spariva dentro. Doveva conoscerla. Una sera era rimasto ore sulla veranda in attesa che uscisse anche lei in giardino, ma non si era vista. Cosa faceva in casa tutto il giorno? Sempre da sola. Allora fantasticava. Forse era una religiosa in ritiro spirituale. Forse solo una moglie in attesa che il marito tornasse da un lavoro fuori. Forse.forse..mentre fantasticava perso nel suo modo erotico lei uscì sul terrazzo. Un paio di pantaloni chiari e una camicetta chiusa fin sotto il mento. Avrebbe voluto strappargliela di dosso, per ammirare i seni gonfi, avrebbe desiderato morderli, succhiare i capezzoli duri e grossi e poi avrebbe appoggiato il viso in mezzo al seno e chiuso contro le sue guance la morbidezza di lei, per poi continuare a succhiare e leccare. Rideva. Stava ridendo e si accarezzava il labbro. Con chi parlava? Si senti geloso. Una collera irragionevole si impossessò di lui. La sentiva sua e ne era geloso. Nessun altro uomo la doveva toccare, solamente lui poteva farlo. Solamente lui poteva toccare le sue gambe e le cosce sode. Solo la sua lingua poteva infilarsi fra le natiche per leccare e solo le sue dita potevano entrare dentro di lei. Rientrò in casa. Nella sua camera da letto. Aveva intravisto un letto matrimoniale mentre rientrava spostando la tenda bianca. Cosa stava facendo in camera? La doccia? Si certo la doccia. La temperatura era così calda, di certo ora il suo corpo era accarezzato dalla morbida schiuma del suo sapone. Le mani scivolavano lentamente sulla pelle, sui seni sul ventre e poi fra le gambe a riscoprire un piacere sopito. Le dita penetravano dentro le grandi labbra e dalle sue labbra uscì un gemito di piacere. Si era sdraiata sul letto bagnata e aveva aperto le gambe. Poteva vedere le grandi labbra aperte, era pronta a ricevere un membro che la riempisse. Il trillo del campanello lo riportò alla vita reale ma mentre si dirigeva ad aprire la porta si accorse di avere un'imbarazzante erezione. Era lei. I capelli non erano corti, ma legati, in uno chignon antico e antiquato. Gli aveva portato dei biscotti. Li aveva fatti lei. Rifiutò il suo invito ad accomodarsi e tornò verso la sua casa girandosi per salutarlo con la mano. Lo faceva impazzire. Sarebbe impazzito. Era pronto. Aveva seguito tutte le istruzioni ed era dunque riuscito a montare bene il cannocchiale. Gli sembrava un missile. Così non le sarebbe più sfuggito nulla di lei. L'avrebbe spiata sempre e l'avrebbe vista mentre si toccava. L'aveva posizionato bene, nella sua camera da letto di fronte a quella di lei. L'aveva ben nascosto con la tenda scura e si era accertato che da fuori non si vedesse nulla. La tenda della camera da letto di lei era tirata e si gonfiava ad ogni alitare di vento mostrando a tratti alcune delle sue cose. Il letto era matrimoniale, anche se ne vedeva solo una piccola parte, il copriletto di raso rosa, romantico e poco pratico. Davanti al letto un cassettone con uno specchio enorme. Cosa aveva visto quello specchio! A quale meraviglioso spettacolo era ogni volta presente?! E in quei cassetti c'erano le sue cose. La sua biancheria. I suoi giochini. La vide uscire dal bagno avvolta in una spugna bianca. Aveva i capelli sciolti, lunghissimi. Ne era sorpreso. Si accarezzava il corpo sulla spugna per asciugarsi. Si avvicinò al cassettone e aprì l'ultimo cassetto chinandosi. Ecco lo sapeva. Adesso l'avrebbe tirato fuori e si sarebbe poi sdraiata sul letto per usarlo. Prima lo avrebbe leccato e succhiato e poi lo avrebbe infilato dentro di lei, profondamente. Lei infilò dentro una mano e tirò fuori un triangolino di stoffa bianca e sparì di nuovo in bagno. Lui restò lì a supplicarla di tornare e di fare quello che lui voleva vedere. Tornò dopo pochi minuti in tuta da ginnastica e scese in cucina, la vide alle prese con i fornelli. Andò in bagno a farsi una doccia e a sognarla lì accanto a lui. Sognò la lingua calda di lei sul suo corpo bagnato. Sognò i denti che lo mordevano e poi immaginò la bocca calda di lei che ingoiava il pene durissimo e allora ebbe l'orgasmo più intenso e violento che si ricordasse Avevano fatto conoscenza. In giardino. Lei lo aveva rimproverato di trascurare le piante e lui cercò subito di rimediare armandosi di forbici per potare, che gli sarebbero servite a poco. Venne ad aiutarlo. Si inginocchiò ai suoi piedi. La sua bocca arrivava all'altezza del suo pene che aveva iniziato a gonfiarsi. Si chinò e gli mostrò come estirpare le erbacce che invadevano le aiuole soffocando i fiori. In quella posizione lo faceva impazzire. Avrebbe potuto penetrarla e toccarle contemporaneamente il seno. I colpi sarebbero stati violentissimi, avrebbe voluto sentirla gridare. Il sedere era perfetto, desiderava allagarle le natiche e leccare leccare leccare e poi voleva infilare la lingua dentro il buchino stretto che si sarebbe di certo rifiutato ma lui avrebbe insistito e alla fine avrebbe ceduto, lo sapeva. Allora avrebbe messo dopo la lingua un dito, due, ed infine il suo membro ben duro e l'avrebbe amata da dietro con violenza fino a farla urlare. Lei lo guardava perplessa. Aveva forse intuito il suo sogno ad occhi aperti? Magari! Così avrebbe iniziato a farle quelle cose invece di sognarle. MA lei sembrava una bambina. Si alzò e si scusò ma doveva studiare. Sparì in casa. Entrò in casa anche lui. Gli faceva male la testa, gli pulsava. La voleva disperatamente. Erano mesi che non faceva sesso e non aveva mai avuto tanto desiderio di una donna come quello che sentiva ora. Pensò di chiamare una puttana. Ma si, una bella scopata e sarebbe passato tutto. No no no. L'idea di pagare una donna lo faceva vomitare. Le emozioni devono essere spontanee. Voleva vedere la sua donna gemere e sospirare di piacere o urlare di dolore ma doveva farlo sul serio e spontaneamente e soprattutto solo per lui e con lui. Si sdraiò sul letto con il pene duro in mano. Ok glielo avrebbe detto. E se le avesse detto di no? Allora l'avrebbe violentata. Sarebbe di certo andata a finire così. Lo sapeva. Tornò al cannocchiale, nudo, il pene era ancora duro e non accennava a diminuire. Poco dopo arrivò un auto. Era disperato. Un uomo. Adesso sarebbe di certo impazzito. Si sarebbe messa a fare l'amore con un altro e lui sarebbe impazzito. Era una ragazza. Una donna. Allora era lesbica! Una lesbica. Quindi adesso sarebbero andate in camera da letto e avrebbero fatto l'amore con falli finti e bamboli con enormi peni. Le vide salire in camera. L'amica si sedette sul letto e lei andò ad aprire il primo cassetto del mobile dei segreti. Adesso lo prende e lo usa con lei. Si, la penetrerà a fondo e. La mano aveva afferrato un giornale e raggiunta la sua amica si sedette sul letto a guardarlo con lei. Una rivista lesbo. Certo prima devono eccitarsi e poi scopano. Dopo 10 min scesero in giardino e dopo un tè freddo, forse altro l'amica andò via. Lei si girò verso la finestra della sua ca mera lui sapeva che non poteva vederlo, e poi tornò in casa. Ormai era sfinito. Dopo 3 settimane non ce la faceva più. Anche la notte scorsa l'aveva sognata. Mentre stendeva il bucato le era saltato addosso e le aveva strappato i vestiti denudandola completamente. Lei gridava di no e si divincolava ma lui era più forte e alla fine era riuscito a penetrarla. La mattina si era svegliato bagnato, non gli succedeva da quando era ragazzo. Aveva deciso di andarla a trovare, e.non lo sapeva cosa sarebbe successo. Forse l'avrebbe sedotta, forse l'avrebbe violentata o forse. non lo sapeva ma doveva fare qualcosa. Andò da lei. Bussò e lei lo fece entrare. Gentile e delicata nei movimenti gli offrì da bere qualcosa di fresco. Mentre gli versava da bere la guardò. Aveva i capelli legati nel solito chignon antico, sulla fronte erano tiratissimi, si chiese se non le facessero male. Immaginò che sotto l'ampia gonna ci fossero dei mutandoni con i volant alle ginocchia. Sembrava così innocente, pura, eppure emanava allo stesso tempo una sensualità irresistibile. Si domandò se fosse vergine. Forse lo era. In 3 settimane non aveva visto uomo. Solo la sua amica fermatasi pochi minuti. Solo libri, bucato e giardino. Era forse diventato un maniaco sessuale? Che idea scoparsi quell'angelo. In un attimo si sentì sporco e depravato e finito di bere sarebbe corso a casa sua a fare le valige per tornare a casa, in città. Si alzò per congedarsi ma lei gli chiese se prima di andare poteva farle una cortesia. Ovviamente si. Avrebbe fatto di tutto, compreso farsi passare sopra con uno schiacciasassi. Lo condusse nella sua camera da letto. Dolce e romantica. Le boccette di profumo allineate sul cassettone famoso, le grandi dietro, le piccole davanti. Il lampadario aveva la struttura di ferro e un paralume di pizzo e raso rosa. Anche la tenda aveva una mantovana rosa che lui da fuori non poteva vedere. Gli chiese se poteva sistemare la spalliera del letto che scricchiolava mentre si girava nel sonno. Ma certo, nulla avrebbe dovuto turbare il sonno di quell'angelo. Si avvicinò ai riccioli di ferro battuto sedendosi sul letto e lei lo seguì curiosa. Con un gesto lento si tolse il nastro che le teneva lo chignon e lo passò sul polso di lui. Lui la guardò e la lasciò fare e in un attimo si trovò legato al letto con la schiena contro i riccioli freddi. I capelli erano raccolti in una coda di cavallo strettissima che le cadeva lungo la schiena. Iniziò a sbottonare la sua camicetta bianca e si sfilò la gonna ampia che aveva da sempre nascosto non i mutandoni della nonna ma un provocantissimo bustino di pizzo bianco. Il tanga era piccolissimo e il sedere meraviglioso completamente scoperto. Si mise in ginocchio e la piccolissima strisciolina di stoffa non fu sufficiente a coprire il suo buchino. Si infilò una mano fra le gambe e lo raggiunse e lui vide il suo medio sparire dentro. Si girò e si levò il reggiseno. Quel seno enorme che tanto l'aveva attratto era davanti a lui. gonfio e sodo i capezzoli rosa erano durissimi e sporgenti e poteva sentirli mentre gli sfioravano le labbra. Voleva morderli. Lo spogliò . e si soffermò a guardare il pene duro. Sapeva che lo desiderava e l'avrebbe avuto. Accidenti se l'avrebbe avuto!! Scivolò con il viso fra le gambe di lui e la lingua di lei prese a guizzare veloce sul sesso pulsante. La lingua di lei calda scivolava dalle sue labbra verso il petto, poi sul ventre e infine alla base del pene. Poi la lingua ben aperta e bagnatissima salì lungo l'asta e raggiunta la cappella le labbra prima succhiarono e poi fecero scivolare il pene dentro la bocca bollente. Dentro e fuori la bocca e ancora e ancora poi fra le tette. Era un continuo, lo faceva impazzire. Mentre lo succhiava gli strizzava leggermente le palle e con l'altra mano teneva ben tesa la pelle alla base. Poi si alzò in piedi sul letto e gli mise il sedere in faccia tenendosi ben aperte le natiche. Capì subito l'invito muto e la sua lingua scivolò fra la fessura e dentro quel buchino che tanto aveva desiderato. Il sapore di lei era intenso, l'odore del sesso, della lussuria più sfrenata. Lei gemeva di piacere e il bagnato del suo caldo fiore le colava lungo le cosce, se allungava la lingua poteva sentirlo. Si divincolava voleva sciogliesi e prenderla ma il nastro era resistentissimo e ancora troppo stretto. Si mise di nuovo in ginocchio . Le natiche aperte mostravano il buchino lucido e lubrificato, era pronto per essere profanato. Allungò una mano sotto il letto e tirò fuori un fallo di gomma di dimensioni notevoli. Era rosa e aveva anche le palle. Tremava all'idea di quello che stava per fare. No, non avrebbe resistito. Tornò in ginocchio e la mano con il fallo fra le gambe... lo vide entrare dentro di lei. Appoggiò le palle finte sul materasso si aprì con entrambe le mani le natiche e iniziò a muovere il bacino su e giù. Vedeva il fallo lucido entrare e uscire dalla dolce femminilità con un ritmo lento e gli sembrava di impazzire. Il buchino era lucido e lui lo voleva. Dette uno strattone violentissimo e il nastro cedette. Era libero. Con un balzo le fu dietro e appoggiò subito la cappella al buchino bagnato. Tolse la mano ed iniziò a spingere. Le faceva male. Lo sentiva. Quando la cappella fu dentro di lei iniziò a darle dei colpi leggeri e delicati e dopo 6/7 colpi ne diete uno con violenza e la penetrò completamente. Lei urlò di dolore ma le piaceva, era troppo porca e poi era quello che aveva sempre desiderato, lo sapeva. Aveva i due peni che la riempivano contemporaneamente, era così calda, così maledettamente femmina e terribilmente porca, l'amante più fantastica mai sognata. Continuò a fare l'amore con lei per ore. Sentiva il pene dentro il corpo caldo di lei avvolto e risucchiato dal piacere. Lei odorava di sesso, lei era il sesso. L'orgasmo che alla fine arrivò fu il più forte mai provato prima, tanto violento che il pene gli fece quasi male. Cadde poi sul letto bagnato di sudore. Lei si stava massaggiando il buchino Gli venne da ridere, ripensò ai mutandoni della nonna e poi gli venne in mente quel proverbio: l'abito non fa il monaco, e dentro di se aggiunse: per fortuna!
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