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La goccia indecisa
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Titolo:
La goccia indecisa |
Autore:
Luke |
Contatto:
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Racconto
n° 4338 |
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E' un particolare che può fare la differenza.
Che silenzio, che pace. Da lontano ascolto solo le onde del mare che esplodono fragorose sulla scogliera, l'unico rumore che le sovrasta è lo schioppettio della legna che sputa fiamme di luce all'interno del camino. Sono in finestra ed assaporo l'odore del mare, il vento fresco di primavera mi rinfresca il viso, in questa zona all'imbrunire si alza sempre una notevole brezza marina. Nessun rumore di tecnologia, di civiltà, solo natura e il mio respiro che affannoso pregusta te.
Ti sento disfare la piccola valigia da viaggio in camera da letto, sento che ti stai spogliando, sento la mia eccitazione. -Faccio una doccia-, mi urli. Attendo, sono bravo, sono paziente, so attendere e tu lo sai. Ho qualche minuto per me, prendo la bottiglia di Triskelè la stappo e verso il contenuto in due ampie coppe di cristallo, posizionando il calice tra me e il camino, mi soffermo ad ammirare il colore rubino acceso, per poi bere il contenuto tutto in un sorso. Il calore sale quasi immediato, l'alcol subito riscalda il mio ventre, allento la cravatta e levo la giacca, che posiziono con ordine sulla vecchia sedia da cucina, quanto sono metodico nei movimenti. Controllo che il cellulare sia spento e mi distendo sulla poltrona di vimini, aspettando di scorgere il tuo corpo.
Quanto tempo dal primo SMS, dalla prima mail, dal primo flirt innocente, quanto tempo, mi sembra di conoscerti ed amarti da sempre, ricordo il primo gioco erotico al telefono con i colleghi che mi chiedevano la relazione semestrale dell'azienda, mentre tu mi sussurravi alla cornetta che avresti voluto la mia lingua a tua disposizione. Il primo incontro furtivo in quel motel squallido, dove per la voglia ci siamo strappati gli indumenti, per poi essere costretti ad acquistarne dei nuovi all'ipermercato di fronte. La cena in quel ristorante di provincia, quando mi avevi detto di non indossare gli slip ed io come uno scolaretto eccitato che ti fotografavo da sotto il tavolo con il telefono portatile. Quante, quante n'abbiamo vissute, sempre all'ombra delle nostre vere vite. I primi tempi che ti spiavo quando accompagnavi i tuoi figli a scuola e quando tu gelosa di mia moglie mi hai detto che non potevi immaginarmi in viaggio con lei, per il periodo estivo. La frase che ripeto ogni volta che discutiamo della nostra situazione : -Averti conosciuto prima-, quasi a dire che non possiamo fare nulla, siamo destinati a sopravvivere in questo purgatorio di sentimenti.
Esci finalmente dalla doccia, avverto l'odore dolciastro del bagnoschiuma, che riempie tutti gli ambienti, bagnata mi vieni in contro, il tuo sguardo è eloquente, mi baci. -Mi asciugo davanti al camino-, mi dici e ti siedi di fronte a me sulla sedia dove ho posizionato la giacca. Ora la bagna tutta penso, ma cosa importa. Parli, parli della giornata, dell'ennesima bugia sputata in faccia a quel marito troppo assente, troppo pantofolaio, per capire che lo tradisci da mesi.
Nel frattempo che ti ascolto mi trovo ad osservare una grande goccia d'acqua che in bilico sulla tua scapola è nel procinto di cadere. La trovo molto impertinente, non vuole staccarsi dal tuo corpo, comincia a scendere piano sulla tua schiena, modellandosi ad ogni leggera curva della tua pelle. Nel tragitto è costretta a cedere parti di se, ma si rigenera quando incontra altre piccole goccioline stantie. La vedo indecisa, la vedo anarchica, niente può comandare il suo tragitto, solo la forza di gravità. Si muove furtiva su di te, gode della tua pelle ogni centimetro che scende. Alla fine si divide in due goccioline che percorrono strade diverse, la prima cade quasi subito a terra causando un'impercettibile rumore sordo, scappando decisa da te. La seconda è più determinata, scende e s'insinua nel solco delle tue natiche, convinta a non lasciare più il tuo corpo, la vedo sparire nel buio del tuo sedere.
L'erezione involontaria e genuina mi assale, mi alzo ti raggiungo, afferro le tue spalle da dietro e ti bacio il collo, istintivamente un brivido percorre la tua schiena e la pelle si increspa. In un movimento sexy, mandi la testa indietro e chiudi gli occhi, mentre io continuo a baciarti. I capelli bagnati inumidiscono la mia camicia che prontamente tolgo, ansioso di sentire la tua pelle a contatto con la mia. -Sei un farabutto, sai che se mi baci sul collo, divento matta-, non ti rispondo voglio che assapori la concentrazione della mia mente, prendo la cravatta e ti lego i polsi dietro la schiena. Accenni un minimo di reazione, poi cedi subito quando la mia lingua invade il tuo padiglione auricolare. Lego forte, non voglio farti più andar via, mi posiziono davanti a te che indecente allarghi le gambe a mostrare il tuo frutto prelibato. L'ammiro pulito, roseo e umido, scorgo un leggero movimento del clitoride, segno che ti stai eccitando. Mi inginocchio e comincio a baciarti prima le ginocchia, poi le cosce. Ogni quattro-cinque baci alterno un piccolo morso e tu gemi, guadagno un po' di tempo leccando ogni gocciolina rimasta, geloso di loro che possono stare con te per sempre, che possono morire su di te. -Basta, fammi godere- quasi mi sgridi, tuffo la mia testa all'interno delle tue cosce, lì dove tutto nasce, dove ognuno di noi vuole rientrare, come disse in una famosa frase ironica Woody Allen. Lecco le tue labbra esterne carnose, emanano un odore acro di te, misto al profumo dolce del bagnoschiuma, lecco avido. Ti muovi scomposta con il busto, ma decisa col bacino spingi prepotente verso la mia lingua. I tuoi gemiti, come sempre si trasformano in urli di piacere, ti piace dare sfogo così, vuoi che tutto il mondo sappia quanto ti piace. Ho deciso di torturare il tuo clitoride che afferro con le labbra e comincio a succhiare forte, provo a copiare il movimento che fai tu quando mi fai godere con la bocca, ma credo tu sia più brava di me. Mentre succhio vorace, con le mani afferro i tuoi capezzoli, le mie dita roteano forte per tutta la loro rigidità, strizzano forte e palpano il tuo seno. Godi, urli la tua esplosione, la tua mente si oscura per alcuni interminabili secondi quando l'orgasmo devasta il tuo corpo. I muscoli delle gambe, gli addominali, le vene del collo, è il tutto il tuo corpo che racconta l'orgasmo. -O, quanto mi fai godere, quanto mi piace sentirti in mezzo alle gambe-. Rallento il ritmo della lingua, fino a fermarla, ma non levo la mia faccia, ho il mento e il collo pieni del tuo nettare. Rimaniamo cosi, io sdraiato a terra, con la testa dentro te e tu legata, spossata sulla sedia. -Ora tocca a me-, sussurri piano e io penso alle contraddizioni della tua voce, pronta ad urlare il piacere come un'attrice porno, ma tornare ad un tono sussurrato quando parli normalmente. Mi fai cenno di alzarmi in piedi, ti slego, mi prendi per mano e mi conduci sul letto nella camera attigua. -Sdraiati e chiudi gli occhi-, obbedisco. Ovviamente il pene è eretto verso il soffitto, anche lui pulsa di vita propria è scuro, una grande quantità di sangue lo tiene pronto. Sento un calore umido avvolgerlo, istintivamente penso sia il tuo sesso, invece poi avverto i contorni del tuo viso e capisco che mi stai restituendo il piacere. Ogni volta che succhi forte, sento una leggera fitta piacevole allo scroto, gli addominali si contraggono, il respiro già affannoso si tramuta in respiri forti e sonori, il mio corpo ha bisogno di ossigeno, principalmente la mia mente che ormai è confusa dal piacere. Le mani stringono forte le lenzuola. Con la sinistra mi massaggi le palle, alternando veloci sortite con il dito sull'ano. L'estasi, la spiaggia con le palme, vincere alla lotteria, ecc... è tutto concentrato nella tua operaia e sapiente bocca. Vengo, godo, il mio corpo è sconquassato da fremiti come fossi oggetto di una rianimazione eseguita con il defibrillatore. Riempio la tua bocca, che vorace, non lascia che nulla vada perduto. -Sei un'artista con la bocca- ti mormoro -Grazie, ho un ottimo ed ispirato maestro-. Ti vedo allontanarti da me per poi tornare con la coppa di vino che sorseggi, -Brindo a noi due- dici.
Ecco il bivio, la scelta. Avverto che è il momento giusto per prendere la decisione che poco prima ha diviso la goccia. La prima è fuggita da te, cadendo a terra. La seconda si è persa in te, tra le tue natiche, rendendomi furiosamente geloso, perché ha osato rischiare. Come la goccia indecisa ora tocca a me prendere quella decisione, e chissà sia quella giusta, chissà.
-Amore girati, ho voglia di prenderti da dietro-
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