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Donne e motori
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Titolo:
Donne e motori |
Autore:
Amante |
Contatto:
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Racconto
n° 435 |
Altri
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L'asfalto scivoloso e qualche bicchierino di troppo fecero sbandare la SLK argentea di Omar, cercò, con un improbabile controsterzo, di riportare in carreggiata il suo bolide, ma l'albero di fronte a lui parve anticipargli tutti i movimenti, finché con un beffardo tonfo attese che il cofano gli si avvolgesse attorno. Una nuvola bianca uscì impetuosa dal volante e lui ci andò a sbattere contro, come un assatanato che infila il grugno tra le cosce di una pollastra assaporando tutti i sapori carnali, annusò l'astioso sapore dell'airbag che nel frattempo si stava sgonfiando. Guardò dal vetro anteriore, alcuni contatti elettrici fecero uscire minuscole fiammelle, mentre dai lati "l'animale moribondo sprigionava del vapore per niente rassicurante". Come faceva di solito, per riuscire a controllare la sua impulsività e trovare una soluzione, iniziò a contare -Uno. due. tre. quattro. cinque...- per un attimo ritrovò la calma e potè riflettere sull'accaduto. Infondo aveva solo distrutto una macchina, erano le due del mattino e da lì a quell' ora non sarebbe passata anima viva, il cellulare non aveva campo e la serata era stata pessima. Rivide per un attimo Ilaria, l'aveva conosciuta alcune ore prima, durante la festa di laurea di un'amica, con gli sguardi si erano stuzzicati per tutta la serata, ballando lui gli si era strusciato contro come uno stallone pronto per la monta, gli aveva fatto sentire durante una "baciata" che il cannone era pronto per entrare tra le sue cosce, dal canto suo, lei gli aveva consigliato di andare in bagno a farsi una sega, infondo pur non disdegnando di tanto in tanto un sesso maschile, a lei piaceva la passerina umida delle sue amiche. Sentì la rabbia nuovamente ribollire nelle vene - uno.due.tre., accendendosi una sigaretta, si rimise mentalmente a contare; quella troietta, pensò, avremmo potuto scopare come due mandrilli in quella fantastica serata, invece si ritrovava li come un fesso, ad osservare l'albero di fronte a se che oscillando sembrava, lui si, stesse scopando il cofano inerme, sorrise amaramente!
Cercando di fare chiarezza nei suoi pensieri, sentì in lontananza della musica, una botta di culo, pensò, si rese conto che il volume andava aumentando mentre il rumore di una otto cilindri spinto al massimo, probabilmente da qualche pazzo mezzo sbronzo come lui, si faceva sempre più vicino. Poi, in un attimo fu silenzio totale, il motore dell'auto si spense, mentre la musica e la voce del sacrilego e dannato cantante rock di turno, come un drago sbuffante e ruggente smise di sbraitare, due colpi di clacson ruppero quella momentanea calma.
-C'è qualcuno?- urlò dalla strada una voce vigorosa, poi nuovamente:- C'è qualcuno?- questa volta la voce femminile che sembrava confermare la domanda appena fatta gli fece trattenere a stento una fragorosa e inopportuna risata. Pensò che i pappagalli vivessero in libertà anche da quelle parti. Di nuovo la voce baritonale dell'uomo ripose la domanda seguita con qualche ottava superiore dalla voce starnazzante di lei: -C'è qualcuno?-
-Credo la mia macchina abbia urgente bisogno di un dottore- disse Omar, poi guardando il fumo grigiastro che continuava ad uscire dal cofano. -Forse ha più bisogno di un prete per un'estrema unzione-
I fari rimasti accesi aiutarono i due esploratori che armeggiando tra rovi ed erbacce giunsero sul posto. -Cazzo- disse lui -bella botta! -Cazzo- disse lei -è una cabriolet! -Cazzo, pensò Omar, gli imbecilli esistono ancora!!!, se prendo il cric e glielo spacco in testa, forse l'anno successivo sarò premiato con un nobel per aver tolto dalla faccia della terra due coglioni.
Li sentì avvicinarsi, mise mentalmente nel cofano il cric, cercando di mostrare il sorriso migliore. Lei si avvicinò ancora di qualche passo, la luce della luna illuminò come una torcia indiscreta la camicetta; due bottoni di questa si erano arresi e slacciati lasciavano strabordare a metà le due grosse mammelle, altri due, più sotto cercavano strenuamente di adempiere al loro compito restando incredibilmente allacciati. Alzò lo sguardo e vide gli occhi brillanti di Ilaria, entrambi scoppiarono in una fragorosa risata, mentre Alex ignaro di tutto rimase a fissarli rincretinito. Lei tolse un fazzolettino dalla borsetta e sedendosi sul bordo del sedile reclinò leggermente lo schienale, pulì il piccolo rivolo di sangue ormai coagulato che si era formato tra l'arcata sopraccigliare e la guancia, mentre Omar scostandosi un po' le fece più posto, come una vampiresca crocerossina, entrata ormai nel ruolo della buona samaritana, si mise a cercare altre possibili macchie di sangue. Sentì Omar accarezzarle con lo sguardo i seni ciclopici, mentre percepì tra il contatto della sua gonna e la stoffa dei pantaloni di lui, che qualcosa stava forzando, guardò in basso il gonfiore crescente nei calzoni, si rese conto che il suo uccello chiedeva di uscire. - non te la sei fatta quella sega allora - bisbigliò al suo orecchio.
Alex nel frattempo, sentendosi messo da parte si accese una Malboro e dopo aver aspirato un paio di boccate la porse ad Ilaria che sembrò gradire, si voltò, mentre con il sedere diede due lievi spinte alla coscia di Omar, che si scostò ancora di qualche centimetro, appoggiò i piedi nudi sul terriccio e aspirò avidamente il gusto del tabacco, poi ridiede la sigaretta al legittimo proprietario mentre i loro sguardi si incrociarono, ad Omar, per un attimo parve che s'intendessero e si stessero "parlando", ripensò amaramente al fatto di non avere a portata di mano il cric, rimase per un attimo sbalordito e titubante sul da farsi, poi vide il braccio di lei girarsi all'indietro, strinse la mano a pugno pronto a parare ogni possibile atto violento, ma il palmo della sua mano, con ben altri pensieri per la mente si mise ad accarezzare il gonfiore dei suoi pantaloni.
Omar, preso alla sprovvista dall'evolversi di quella strana situazione, come suo solito iniziò.
-Uno. pensò., mentre la mano di lei aveva fatto scendere la lampo e si era intrufolata furtiva tra i suoi boxer, armeggiando con il membro che nel frattempo si era gonfiato all'inverosimile, si slacciò la cinta, l'uccello libero esplose in tutta la sua virilità, lei strinse il palo pulsante ed iniziò a menarlo con vigore. -Due. il piacere stava aumentando., Alex le si era avvicinato, aveva i calzoni calati alle ginocchia, teneva il grosso uccello rigido dalla cappella turgida con una mano e iniziò ad accarezzarle il viso, Ilaria lo prese con la mano sinistra se lo avvicinò alla bocca e si mise a succhiarlo, il grosso cazzo entrava ed usciva dalla bocca di lei con un movimento armonioso. -Tr.e. continuando a contare, la gola asciutta e l'eccitazione lo stavano divorando., con le dita slacciò quegli ultimi bottoni della camicetta di seta, le asole da troppo tempo sotto sforzo ringraziando terminarono il loro lavoro liberando i seni, e mentre con una mano accarezzava i capezzoli, con l'altra si fece strada tra le sue mutandine madide scostandole, accarezzò il pelo impregnato dagli umori che liberati si distribuirono nell'aria trasmettendo ai due stalloni nuovo vigore, scivolò con due dita all'interno delle sue labbra, lei divaricò le cosce permettendo alla sua mano di muoversi liberamente sgrillettandola a piacere, il contatto con il clitoride la fece gemere, dopo averla masturbata a dovere tolse le dita e portandosele alle labbra ne assaporò il gusto dolciastro. - Qua.qua.qua. sorrise pensando che oltre hai pappagalli di prima, in quella boscaglia vivessero anche delle papere con gravi problemi di balbuzie. -Quattro!!!- gli uscì alta voce, Ilaria si sfilò il palo bagnato di saliva dalla bocca e rivolta verso Omar lo guardò inebetita, -scusa?- solo un sussurro uscì dalle labbra di lui: - fammi un pompino - Lei si alzò dal sedile, si sfilò la minigonna e il perizoma rimanendo completamente nuda, si chinò su di lui e appoggiando le mani sul sedile si mise in bocca la mazza vogliosa iniziando a spompinare con veemenza, in quella posizione offrì di schiena il sedere ad Alex che aprendole dolcemente le natiche le solleticò con le dita il buchino posteriore, poi quando l'ingresso fu inumidito a dovere dagli umori che colavano copiosi dal corpo vibrante di desiderio, prese la verga rigida e si ficcò dentro, il colpo fu così energico che Ilaria dovette stringere con tutta la forza l'angolo del sedile con una mano ed il volante con l'altra per non essere spinta nell'auto. -Cinque. riuscì a dire tra i mugolii collettivi, Alex, abbandonato ogni indugio la stava sfondando con una cadenza sempre più febbrile, Omar con le dita impregnate dai suoi umori la sgrillettava entrando e uscendo con la rapidità di un prestigiatore mentre manipola un mazzo di carte, Ilaria mungeva l'uccello con l'ingordigia e la sagacia di una ninfomane viziosa. - .Sei. il grido soffocato predisse l'acme del piacere di Omar, farcendo con due incontrollati schizzi la cavità orale li lei, che incrollabile continuò a pompare, anche Alex ruggendo come un leone eccitato, sentendo l'orgasmo ormai imminente, diede gli ultimi colpi con tale impeto che Ilaria dovette nuovamente stringere con tutta la forza i punti d'ancoraggio per ritrovare l'equilibrio, si sentì riempire da due impetuosi spruzzi di liquido caldo il didietro, Omar continuò a masturbarla, sempre più rapidamente, finchè la sentì gridare dall'appagamento, il liquido di lei scorse tra le cosce tremolanti dallo sforzo.
.Ancora oggi ricordo quella nottata, forse ci fu anche un "sette.", con la voglia di sesso che aleggiava nell'aria quella sera e la folle bramosia di soddisfare e di essere soddisfatti, nessuno si stupirebbe se un otto e un nove fecero parte allo sconsiderato conteggio di quell'enigmatica nottata, sta di fatto che da allora smisi di contare, o meglio contai un ultima volta quando il meccanico e il carrozziere mi mostrarono la fattura della SLK argentea rimessa a nuovo.
Mentre firmai a malincuore l'assegno, le labbra si torsero in risolino compiacente, la segretaria dell'officina mi guardò e disse: -Tutto bene?- La guardai negli occhi ma non riuscì a vedere altro che lo sfuggevole ricordo di una prodigiosa bocca che mi aveva fatto un pompino infernale.
Staccai l'assegno e uscendo, affabilmente salutai.
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