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Brividi
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Titolo:
Brividi |
Autore:
Lensflare |
Contatto:
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Racconto
n° 4350 |
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Penombra. La penombra inghiotte ogni cosa, come artigli famelici a graffiare di scuro le tele del giorno che muore sulle pareti spoglie di questa camera. Appoggiato al davanzale della finestra socchiusa fumo lentamente osservando i riccioli volteggiare davanti a me, celando parzialmente la figura di te distesa seminuda sul divano, ansimante deboli aneliti che ancora scaldano la pelle, mentre i muscoli dell'intero corpo continuano a sussultare lievemente a tratti, come a liberare l'energia rimasta, correnti di ritorno di una tempesta sensoriale appena passata. Lo sguardo fisso al soffitto, non riesci a guardarmi. Sopraffatta a sorpresa, vinta da un evento nuovo come nuovo è il verde spudorato di una gemma che in primavera spunta dalla corteccia del ramo. Forse sorpresa dal risveglio del tuo corpo come da un sonno ancestrale, fatto di abitudine e di sensazioni fotostatiche, sempre fedeli alla propria immagine, l'una all'altra. Ancora piacevolmente posseduta dallo sfiancante, lento, lungo orgasmo che ti ha colta all'improvviso scuotendo il corpo come una dolce sferzata del più gelido vento di montagna, bruciandoti come un sole equatoriale allo zenit. È sempre stato un gioco al massacro, il nostro, fatto di baci appena accennati, labbra che si sfiorano e d'un tratto si fronteggiano, si sfidano danzando in baci improvvisamente più profondi, totali, sensazioni come dell'impeto di un mare che s'infrange sugli scogli. Abbiamo nutrito noi stessi di emozioni centellinate come granelli di sabbia in una clessidra, assaporando ogni istante con la sfiancante lentezza dei giorni a scoprire piccole porzioni impercettibili de nostri sensi, senza mai correre, mai avanzare il passo, sempre un lento tango di scoperta, costante ma quasi statico. Nei sogni delle nostre fantasie sentivamo una affinità che avrebbe acceso fuochi in modo imbarazzante, incendi che abbiamo sempre evitato, affascinati ed impauriti dall'impeto che ne eravamo certi avere. Ma inevitabile come la pioggia, la immensa attrazione tra di noi è esplosa insieme agli ormoni, quando il demone della tua femminilità ha preso il sopravvento, facendomi artista in grado di far vibrare le corde del tuo strumento. È stato immediatamente un barocco palcoscenico di brividi e sospiri, mentre le mie labbra cercavano la tua pelle, sul collo, baciando avidamente i tuoi seni rigogliosi, mentre il tuo sapore riempiva l'universo tutto intorno. È stato immediatamente una sinfonia di battiti in crescendo, con le tue mani sulla testa, tra i capelli, a stringermi spingendo verso il basso, divincolandoti dalle scosse che ti attraversavano la schiena. Lontano un milione di miglia, io feci il viaggio più inebriante della mia vita assaporandoti nell'intimo deliziato del tuo sapore. Lontano un milione di miglia, saremmo mai stati più vicini? Ero in te, incollato con le labbra al tuo piacere, aggrappandomi a te durante gli spasmi dei tuoi nervi incontrollati nell'uragano dei sensi. Milioni di miglia, ed il tuo brivido finale ha investito anche me, regalandomi il nettare dolce dell'amore, facendosi fonte chiara alla quale ho dissetato le mie emozioni. Rossa in viso, chini la testa all'indietro, ed i tuoi grandi occhi mi fissano d'un tratto, regalandomi uno sguardo che esprime desiderio. Di me.
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