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La proposta di Leo
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Titolo: La proposta di Leo
Autore: Edelweis e Iggor
Contatto:
Racconto n° 4365
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Sabato sera Lorena aveva accettato il gioco.
La curiosità era stata troppo forte e non aveva saputo resistere. Ora però non sapeva come comportarsi. Leo solo venti giorni prima era un emerito sconosciuto ma quell'incontro casuale le aveva messo subito un brivido addosso; lui le era piaciuto immediatamente, al punto che avevano scopato quella sera stessa non risparmiandosi nulla fino all'alba.
Poi il richiamo al dovere, scappare a casa a cambiarsi per andare al lavoro.
Successivamente si erano visti quasi tutti i giorni, o meglio le notti, per oltre due settimane e così fino al martedì precedente, quando Leo le aveva detto che doveva assentarsi per qualche giorno e, dandole le chiavi del suo appartamento, le aveva proposto di trasferirsi lì fino al suo ritorno. In quell'appartamento avrebbe trovato le istruzioni per fare un gioco. Lorena aveva accettato e ora si trovava a casa di Leo, e, non sapendo cosa fare, si chiedeva in cosa consistesse veramente il gioco. Non aveva trovato istruzioni da nessuna parte, aveva cercato in giro ma niente, nessun biglietto, nulla di nulla!
Certo non aveva rovistato nei cassetti, né tantomeno nel guardaroba personale, lei era una persona razionale, riservata e perfino timida in certi frangenti.
Ora se ne stava lì, imbambolata, con la sua valigetta 48 ore, dove aveva messo qualche cambio, il necessaire da toletta e un paio di completini intimi sfiziosi, nel caso che Leo fosse apparso all'improvviso per farle una sorpresa...
Ma ora... Leo le mancava da morire, anche se si era sentita quasi defraudata, presa in giro, tanto che le veniva quasi da piangere.
Era pervasa da sentimenti contemporanei e contrastanti, entrambi molto spiacevoli: da un lato la delusione, dall'altro l'umiliazione di sentirsi beffata.
Aveva sentito l'eccitazione salire, nell'attesa di scoprire in cosa consistesse il gioco, si era preparata, vincendo le proprie paure, fidandosi così tanto di lui da accettare di giocare al buio e adesso...
Si sentiva confusa e anche molto stanca, tutte quelle emozioni avevano scosso il suo fragile equilibrio, così decise di andare un po' a letto, di crogiolarsi tra quelle lenzuola che odoravano del suo uomo, trovare un suo capello sul cuscino, aspirarne l'essenza e ritrovare, attraverso il ricordo delle tanti notti di passione, la voglia di perdonargli quello stupido scherzo.
Si avviò verso la stanza da letto e, tolte calze e scarpe, cominciò a spogliarsi lentamente, quasi che lui potesse vederla.
Sbottonò prima la camicetta, lasciandola scivolare giù dalle spalle, poi sfibbiò la cerniera della gonna che, scivolando giù, avvolse come una corolla i suoi piedini rosei e le unghie laccate in bordeaux; poi, sempre con estrema lentezza, sfilò via il reggiseno di pizzo a balconcino e per ultimo le culottes.
Tutta nuda si distese sul letto, lisciando le coperte per poi abbracciare i suoi seni in un delicato atto di auto-erotismo. Sentì un brivido freddo percorrerle la schiena e subito i capezzoli rosei puntarono verso l'alto, così disfece il letto e si mise sotto le coperte.
Cercò subito il cuscino del suo uomo, lo annusò tuffandovi la faccia, lo baciò come se fosse stato lui e infine ruotandolo, lo mise tra le sue gambe, facendolo aderire bene all'inguine e ai seni ma, proprio in quel frangente, si accorse che una grossa busta era nascosta sotto quel cuscino!
Una scossa di adrenalina la fece subito rizzare a sedere sul letto e, con mani tremanti per l'emozione e l'eccitazione, strappò uno dei lembi e ne estrasse un foglio manoscritto con una calligrafia chiara e molto elegante, che diceva:
- Buonasera madame,
vedo che non sei scappata e sei rimasta a dormire a casa mia, bene, solo per questo meriti un premio, che riscuoterai al mio ritorno, ma... Sei davvero pronta a giocare? Bada bene, dovrai fare tutto quello che ti chiedo, nulla escluso!
Se vuoi sei ancora in tempo per tornare a casa e non succederà nulla, allora puoi tranquillamente strappare la lettera senza continuare a leggerla, ma in tal caso considera che perderò buona parte della fiducia che avevo riposto in te a proposito della straordinaria affinità di coppia che ci lega e dello straordinario feeling che provo per te.
Se invece stai continuando a leggere, sappi che:
Il gioco si articola in tre serate, nella prima delle quali, all'una di notte, non un minuto in più né uno in meno, dovrai accendere tutte le luci e masturbarti per me.
Fai conto che io possa vederti (e forse ti potrò vedere davvero!), pensa che io sia comunque davanti a te e che, mentre ti accarezzi e fai auto- erotismo, mi stia eccitando sempre più, mentre tu ti fai sempre più audace e ti mostri a me senza pudori, quasi in un' oscena offerta votiva.
La seconda sera dovrai portare un'amica a casa con te e farla dormire nel nostro letto. Ovviamente anche questo dev'essere un modo per farmi eccitare.
Falla spogliare, falle fare uno strip-tease, baciala, carezzala, fà che si mostri a noi!
Dev'essere un nostro giocattolo, uno strumento di piacere!
La terza sera infine, ecco la terza prova: tu non dovrai far nulla... o quasi!
Dovrai mettere la chiave di casa fuori, nascosta sotto lo zerbino, poi dovrai indossare calze autoreggenti, il perizoma più minuscolo che hai, prendere la benda nera che trovi nel primo cassetto del comò, le manette, i tappi per le orecchie che trovi sempre nello stesso cassetto, indossarli e aspettare.
Come vedi ti lascio libera sull'uso delle manette: potresti metterne una al polso e l'altra agganciata alla spalliera del letto, potresti agganciarle entrambe sul davanti oppure fare in modo che ti imprigionino con le mani dietro la schiena...
Sappi però che meno libertà di movimento avrai, più grande sarà il tuo piacere e la sorpresa finale!
Un bacio...E a questo punto, visto che ormai avrai letto tutta la lettera, posso dirti... Ti voglio bene piccola! -

Mancava poco meno di mezz'ora all'una, l'eccitazione che aveva cominciato a pervaderla prima di trovare la lettera e ora aumentava. Era convinta di aver fatto bene ad accettare l'invito ma aspettare tutto questo tempo sembrava una tortura. In fin dei conti però poteva rispettare le regole del gioco senza per questo dover rinunciare a dare sfogo al desiderio che prepotentemente si stava impossessando di lei. Avrebbe comunque fatto quanto le era stato richiesto per partecipare al gioco.
Accese tutte le luci e riprese a utilizzare quel cuscino che profumava di Leo, allargò le gambe, se lo mise per bene in mezzo per poi stringerlo e strofinarlo. Lorena non disdegnava di masturbarsi, qualche volta lo aveva persino fatto dopo un amplesso, come l'ultima volta con Leo; non perché non fosse stato soddisfacente, anzi tutt'altro: sentiva il bisogno di far proseguire il suo desiderio in assenza del suo uomo per goderne ancora, per fissare meglio le emozioni che aveva provato.
Riprese a carezzarsi i seni leggermente, prima sfiorando i capezzoli; ad ogni carezza sentiva i brividi nella schiena poi uno alla volta li stringeva più forte; ad ogni stretta sul seno faceva corrispondere una contrazione dei muscoli pelvici: era anche questo un modo di prepararsi all'appuntamento.
Allo scoccare dell'una si liberò delle coperte, fece volare il cuscino e cominciò a carezzarsi il pube come Leo le aveva chiesto; aveva la sensazione di essere osservata e tutto ciò le faceva piacere.
Allargò le cosce e le sue mani presero a distanziare con due dita le grandi labbra con movimenti lenti; ora si sentiva sempre più bagnata e aveva cominciato a penetrarsi e a inarcare il bacino verso un punto ignoto, immaginando che lo sguardo di Leo partisse da quel punto. Voleva che la vedesse così eccitata e pronta a mostrare la sua figa; sapeva che, se fosse stato presente lì con lei, avrebbe goduto anche lui di quell'offerta unendo la sua lingua a quelle dita che le stavano portando piacere; il ritmo si faceva più intenso e aveva aggiunto un terzo dito per il suo godimento. Le piaceva sapere che qualcuno stesse apprezzando quel suo modo di fare e più ci pensava e più ne godeva!
I suoi umori colavano copiosi sul pube ben depilato, rendendo il suo bocciolo simile a un goloso bon-bon alla fragola ricoperto di abbondante gelatina, mentre nella stanza si diffondeva il profumo muschiato e un po' acre del suo sesso.
La cosa l'aveva presa tanto che, tolte le dita dalla figa, cominciò a succhiarle avidamente, mentre nel contempo con l'altra mano riprendeva a masturbarsi.
Dentro la sua testa la voce di Leo continuava ad incitarla, sembrava le dicesse: - Brava piccola, continua così, mi stai facendo morire! - E mentre quel pensiero dominava completamente la sua mente, sentì salirle prepotente e incontenibile l'orgasmo. Urlò e poi crollò sul letto sfinita, col cuore che pulsava a mille, le gambe molli e una sensazione di piacere diffusa in tutto il corpo... Non si era mai amata con tanta intensità!
Dopo pochi minuti sentì vibrare il telefonino: era un sms di Leo che diceva - Brava! Mi hai eccitato moltissimo... E conoscendo i tuoi tempi, ho goduto con te. -
Il sospetto che lui l'avesse davvero guardata ora era divenuta certezza ma era troppo stanca per preoccuparsene, così spense le luci e si addormentò beata.
Dormì tutta la notte di un sonno ristoratore. Si svegliò serena, preparò con calma la colazione godendo ogni istante di un risveglio leggero senza correre come le capitava tutti i giorni. I crostini con la marmellata di ciliegie erano buonissimi. Ne mangiò quattro accompagnati da una tazza di caffè macchiato, poi bevve un bicchiere d'acqua, accese la tv: di mattina non lo faceva mai! Di solito accendeva la radio che teneva sintonizzata su Radio DJ; nel frattempo cominciò a pensare a come organizzarsi per la giornata. Si chiese poi chi avrebbe potuto coinvolgere nella serata per far contento Leo.
La scelta non era per nulla facile, si trattava di trovare nell'ambito delle sue amicizie qualcuna con cui poter condividere un'emozione mai provata prima. Aveva scelto di assecondare il desiderio di Leo sapendo che non sarebbe stato facile e una sensazione di forte partecipazione l'aveva pervasa; non intendeva porre fine in nessun modo a quell'esperienza, che anzi l'eccitava ancora di più ma non aveva tanto tempo a disposizione.
Cominciò a passare mentalmente in rassegna le sue amiche, scartandole a una a una: Adele, Bice, Carla, Emma, Francesca, ognuna di loro aveva qualcosa che le suggeriva di non provare a contattarla per quella serata particolare. Improvvisamente un' idea, come una folgorazione: Lucia! Di certo Lucia poteva essere una buona candidata e poi aveva in comune qualcosa con loro due, una stupidata forse ma a volte anche piccole cose hanno un significato importante: L - la lettera L, un terzetto perfetto; Lorena, Leo, Lucia. Avrebbe funzionato di sicuro!
In realtà Lucia di sicuro era la sua amica più disinibita, almeno verbalmente!
Ripensò a quando, durante una cena di amici, si era vantata di aver fatto un pompino in auto al suo compagno, in un parcheggio in pieno centro, complice la luce fioca del lampione e lo sportello della macchina aperto che rendeva inaccessibile il passaggio dal suo lato...
Lorena era invece riservata, gelosissima della sua intimità che doveva appartenere solo a lei e al suo uomo. Di Lucia però si fidava, era una buona amica e di certo, qualunque cosa fosse successa, non l'avrebbe tradita, né giudicata, né tantomeno sputtanata in pubblico.
Prese il cellulare e la chiamò, chiedendole se avesse impegni per quella sera e se le andava di farle compagnia a casa del suo Leo, precisandole che sarebbero state sole e che avrebbero potuto bere qualcosa insieme, cenare, guardare un film. Lucia accettò, dicendo che doveva raccontarle gli ultimi accadimenti e che avrebbe volentieri passato la serata con lei.
Avuto il consenso della sua amica, si accertò di avere l'occorrente per una cenetta gustosa e leggera e soprattutto per preparare dei cocktail che le avrebbero ‘sciolte' come la caipirinha, l'haiti o il mitico cosmopolitan di Sex and the city!
Preparò una bella insalata a base di pomodorini, lattuga croccante, salmone e tonno affumicati, degli stuzzichini a base di crostini con formaggi e miele, patatine, noccioline, stuzzicanti vol au vent con gamberetti e rucola e altri con funghi e crema di formaggio, apparecchiò la tavola, scelse un buon vino saccheggiando dalla cantina del suo uomo uno splendido brunello del 1994 (il sacrificio valeva bene l'occasione!).
Quando tutto fu pronto, fece una doccia con lo scrub per avere una pelle morbidissima, si passò una ricca e profumata crema idratante, indossò biancheria intima di chiffon e pizzo con sopra una bellissima vestaglia di seta cremisi, un goccio di profumo, i sandali dorati col tacco alto, abbassò le luci al minimo per dare un'atmosfera calda alla casa, accese gli incensi profumati, mise su un bel cd e cominciò a rilassarsi.
Lucia arrivò puntualissima alle 20,30 e le fece i complimenti per la sua mise, in effetti un po' insolita per ricevere un'amica!
Cominciarono a chiacchierare sedute sul divano e subito Lorena preparò un cosmopolitan che sorseggiarono senza fretta, poi si misero a tavola; Lucia mangiò tutto con gusto, innaffiando di celestiale brunello quella cena stuzzicante.
Lorena non mancava mai di riempire il bicchiere di Lucia. Quando infine tornarono nel salottino le servì una freschissima caipirinha chiedendole di mettersi comoda, togliersi le scarpe, indossare la biancheria da notte se preferiva.
Lucia disse che avrebbe sfigurato al suo confronto, aveva portato con sé un semplice pigiamino e l'amica prese la palla in balzo per proporle un gioco: le avrebbe prestato qualcosa di stuzzicante da indossare e l'avrebbe poi fotografata in pose sexy per fare un calendario e naturalmente si sarebbe fatta fotografare da lei in varie mise... Poi avrebbero inviato le foto più belle per mail ai loro uomini.
Lucia rise e accettò con entusiasmo la proposta, era un po' brilla ma si sentiva leggera e disinibita come non mai, così insieme si spostarono in camera da letto a saccheggiare gli armadi delle cose più strane.
Era un gioco divertentissimo e ad ogni indumento provato scoppiavano commenti e fragorose risate. A un certo punto, indossando un tanga del quale non si trovava il corrispondente reggiseno, Lucia propose di fotografarsi in pose che potessero oltre che intrigare i loro uomini, diventare un'occasione di pruderie anche per una categoria che delle donne nude aveva fatto un must: i camionisti.
Avrebbero poi fatto il calendario come se avessero dovuto pubblicarlo seriamente... Lorena aveva acceso lo stereo e si muovevano nel letto a tempo di musica, così Lucia aprì le braccia e le gambe contemporaneamente e chiese a Lorena di scattare.
A quel punto decisero di fare le foto entrambe nella stessa posa in modo da confrontarle.
Era diventato un bel gioco e così facendo scattavano, ridevano, saltavano sul letto lanciandosi la biancheria e scattavano, indossavano e scattavano.
Lucia aveva trovato un foulard bianco, lo aveva legato sui fianchi, un lembo davanti alla sua figa a celare la corta peluria senza poi nasconderla del tutto .
Lorena si era fermata a guardala in quella posa facendo diversi scatti, spostando pian piano quel lembo fino a scoprirla del tutto e così facendo aveva carezzato le sue intimità e percepito un dolce tepore fra le gambe di Lucia, che aveva spinto il pube in avanti per sentire meglio le dita di Lorena che pian piano si facevano strada... I loro occhi si erano incontrati, esprimendo un tacito consenso.
Adesso non avevano bisogno di parlare, le loro mani cominciarono a impadronirsi dei loro corpi finché le bocche trovarono sfogo, le labbra s'incollarono con un frullio intenso di lingue. Proseguirono esplorando i loro corpi con la bocca e le mani, godendo di ogni carezza e quasi all'unisono i capezzoli turgidi finirono nelle loro bocche avide mentre le dita penetravano le loro fighe umide.
Le risate erano finite e la musica in sottofondo accompagnava il leggero rumore prodotto dal loro respiro, ora era il desiderio che comandava il gioco; le dita lasciarono il posto alle bocche curiose dei loro sessi e si gustarono a vicenda, esplorando con la lingua le fessure che si aprivano al godimento crescente.
Dopo un orgasmo ripetuto, si abbracciarono e si riposarono un po' sfatte sul letto, scambiandosi ancora baci e carezze.
Poi ripresero il gioco delle foto, continuando a ridere.
- Questa è da Playboy, non da camionisti! - disse Lucia addentando un pezzo di formaggio che aveva recuperato dalla cucina.
- Dai, scatta! - continuò. E Lorena scattò e scattò ancora. Era ricominciata la festa .
Andarono finalmente a dormire, felici della bella serata, rannicchiandosi abbracciate sotto le coperte. Lucia si addormentò quasi subito.
Dopo un po' Lorena, ancora sveglia, udì un trillo che annunciava un sms. Era di Leo e al buio, per non svegliare l'amica, lesse: - Sapevo che saresti stata capace di stupirmi ancora, sono molto felice che mi assecondi così, vedrai, non te ne pentirai mai. Ti voglio bene piccola! -
Un sorriso radioso illuminò il suo bel volto e soavi pensieri la fecero scivolare in un sonno profondo.
L'indomani, dopo una ricca colazione, congedò Lucia con un bacio ringraziandola per la serata speciale trascorsa insieme, poi si mise a riordinare la casa, lavò tutta la biancheria che lei e Lucia avevano indossato per il piccolo party privato della sera precedente, tra cui un perizoma di tulle color glicine così piccolo ed impalpabile da sconfinare nel nulla...
Avrebbe indossato quello la stessa sera per il suo Leo. Se lui avesse davvero potuto veder tutto, avrebbe notato la differenza tra come lo indossava lei, con quel laccetto che si insinuava nelle morbide rotondità dei suoi glutei fino a scomparire, e come lo aveva vestito la sua amica, dal fisico slanciato e sodo ma certamente meno femminile del suo.
Steso il bucato, si rilassò sul divano e pensò a come rendersi perfetta per quella sera: innanzi tutto avrebbe accuratamente ripassato la depilazione. Non un pelo avrebbe ostacolato qualunque percorso di dita, di mano o di cazzo del suo uomo... Solo pelle assolutamente liscia, morbidissima e profumata!
Sapeva che in quel gioco la preparazione era importante e dedicarsi al suo corpo le avrebbe alleviato la tensione e ‘l'ansia da prestazione' che ogni tanto tentava di fare capolino.
Non sapeva quando esattamente Leo sarebbe venuto e la giornata davanti a sé sembrava lunghissima. Così dopo aver fatto una rapida doccia, decise di andare a fare un paio di vasche in piscina, di mangiare fuori e poi di fare una lunghissima passeggiata.
La piscina le fece scaricare gran parte della tensione accumulata ma non le aprì affatto l'appetito che di solito, dopo una bella nuotata, risultava robusto.
Durante la passeggiata ripercorse mentalmente le emozioni di quell'ultimo mese: da quando aveva conosciuto Leo, la sua vita era diventata un vortice di emozioni sempre più intense.
Ripensò ai suoi baci, teneri o assolutamente pieni di una passione che la sconvolgeva, alle sue carezze audaci, anche in macchina quando, guidando, insinuava una mano tra le sue cosce e si divertiva a eccitarla al punto da farla supplicare di smettere; infine ripensò a quegli ultimi due giorni, assolutamente perfetti pur nella completa assenza di logica.
Fu allora che si rese conto di amare Leo e di avergli donato qualcosa di ben più importante del suo corpo: la sua mente ora gli apparteneva. Desiderò di sentirsi sempre più completamente sua.
Arrivata a casa si sdraiò sul divano ed ebbe voglia di accarezzarsi un po'. Si spogliò, scostò i lembi del suo slip e, separando lentamente le labbra, fece sbocciare i petali del suo fiore, fino a riempirlo di rugiada.
A questo punto si fermò, volendo conservare per il suo uomo ogni possibile orgasmo, ogni stilla di piacere.
Andò in doccia soddisfatta ed evitando di toccarsi ancora si depilò accuratamente, si asciugò e stese sul suo corpo una crema ricca e profumata, poi spruzzò un po' di profumo anche nelle parti intime. Accarezzandosi le natiche ripensò al fastidio solo iniziale provocato dalle mani di Leo, che tante volte l'avevano frugata in quell'intimità concessa solo a pochi, alla sua lingua che l'aveva penetrata a lungo, fino a farla diventare morbida e cedevole, e al suo cazzo che le aveva mostrato una via del piacere alternativa così intensa da rivaleggiare con quella tradizionale.
Indossò il suo minuscolo perizoma e andò a letto, prese la benda e le manette dal cassetto indicato dal suo uomo e le mise a portata di mano, poi, resasi conto che doveva ancora mettere la chiave di casa sotto lo zerbino, si alzò e andò a depositarla dove era stato richiesto.
Tornò a letto e si accinse a bendarsi e a incatenarsi al letto ma mentre lo faceva un pensiero la turbò: perché Leo aveva voluto che lei mettesse le chiavi di casa sotto lo zerbino se lui aveva la sua copia?
I pensieri le si accavallavano nella mente in modo confuso e senza riuscire a distinguerli, si sforzava ma qualcosa nella sua testa si rifiutava di farlo.
Si accorse poi di non avere indossato le autoreggenti, anche questo un sintomo dell'emozione che la pervadeva e forse della confusione presente nella sua testa.
Frugò nel cassetto alla ricerca delle calze adatte, controllò per bene e decise di indossarne una di diverso colore per ciascuna gamba: nella destra mise una calza bianca, nella sinistra una bordeaux con buchi rotondi che lasciavano vedere la pelle sottostante; prese i tappini e li infilò nelle orecchie, si mise la benda negli occhi e finalmente decise di indossare le manette, facendo in modo che la imprigionassero con le mani dietro la schiena. Ora era pronta, fisicamente e soprattutto spiritualmente per quello che Leo le aveva riservato. Si rendeva conto che l'attesa faceva aumentare l'eccitazione ma lo aspettava, lo desiderava intensamente, avrebbe voluto averlo subito lì con lei.
Stavolta le sue dita non potevano indugiare in mezzo alle gambe e, di nuovo, si fece forza per aspettare che Leo comparisse.
La benda sugli occhi e i tappi nelle orecchie le impedivano una percezione completa di quello che le accadeva attorno, tuttavia era sicura che qualcosa stesse per succedere; aveva la sensazione che una luce avesse pervaso la stanza, non disse e non fece nulla, rimase tesa e immobile con gli altri sensi ben vigili, poi il segnale arrivò in modo inaspettato e inequivocabile: due gocce gelate colpirono i suoi capezzoli, un brivido la percorse e facendole inarcare la schiena. Ora era certa Leo era lì con lei, non le restava che accettare la prosecuzione del gioco così come era iniziato.
Aveva provato a invocare il suo nome, avrebbe voluto gridare - Leo amore - ma non uscì alcun suono dalla sua bocca, in ogni caso era finalmente felice!
Riconobbe le dita di Leo che si posavano sul suo corpo. Quando la mano si avvicinò al pube per spostare il perizoma e liberare la vista della sua figa, le successe quello che non avrebbe mai pensato potesse accadere: era bastato quel piccolo sfiorare la sua intimità, che Lorena venne prepotentemente.
Leo se ne accorse e avvicinò la bocca, fece aderire le labbra alle grandi labbra di Lorena e bevve con avidità. Sentì il piacere suo e quello di Lorena e decise di offrire il cazzo alla bocca della sua donna, lo avvicinò alle labbra che lei dischiuse per accoglierlo, si baciarono, si leccarono e si succhiarono vicendevolmente con passione, gustandosi i loro umori.
Leo prese poi delle frittelle, le inserì fra le grandi labbra di Lorena, le lasciò qualche istante lì e poi le fece scorrere sul ventre, ruotare attorno alle tette lasciando una scia di zucchero, per poi infilarle nella bocca di lei e, a quel punto, avvicinò la bocca per mangiarle assieme.
- Leo tesoro mi fai impazzire! disse Lorena dopo aver ingoiato il suo pezzo di cibo.
Si baciarono, le labbra unite, le lingue intrecciate, continuarono a lungo a trasmettersi così le loro sensazioni con la bocca; poi Leo le tolse i tappi dalle orecchie e un istante dopo nella stanza di diffusero le note di ‘The Long And Winding Road', una delle canzoni dei Beatles preferite da Lorena. Prese una sedia, la avvicinò al bordo del letto e proseguì, usando i polpastrelli, giocando col corpo di lei come se si trattasse di un pianoforte, ripercorrendo la strada tracciata dalla scia di zucchero. Era una sensazione bellissima e ad ogni impulso del polpastrello un brivido aggiuntivo pervadeva Lorena lungo la schiena, la sua voglia cresceva a dismisura, desiderava Leo come non mai. Sapeva però che il gioco non era ancora finito e si godeva le sensazioni che le davano le mani di Leo, che ora avevano preso il clitoride e lo titillavano dolcemente.
Dopo avere colmato ancora di baci il seno di Lorena, Leo la mise sul fianco e fece in modo che il suo membro capitasse in prossimità delle mani legate dalle manette; Lorena se ne impossessò e cominciò a giocarci manipolandolo come poteva; faceva andare le mani su e giù, carezzava il glande con la punta delle dita, spalmava le goccioline che spuntavano dalla cappella.
Anche se tutto ciò avveniva da dietro la schiena, era terribilmente eccitante; Lorena continuò così per un po' poi prese il cazzo di Leo e se lo puntò in direzione del culetto, appoggiandolo all'ingresso del suo buco.
- Prendimi Leo - disse Lorena, - voglio offrirti il mio sedere, tempo fa ho accettato che me lo prendessi tu, ora voglio essere io a offrirtelo; penetrami, ti voglio sentire dentro, voglio che mi conquisti, che mi possieda completamente come solo tu amore mio sai fare - e lentamente lo fece penetrare, guidandolo con le sue mani.
Leo le slacciò con la bocca la benda, le girò il volto in modo da poterla guardare negli occhi e la baciò in modo appassionato, dolce e potente assieme. Continuando a baciarla e a pompare dentro le sue viscere, le slacciò le manette; le mani di Lorena conquistarono i glutei di Leo e lo spinsero ancora di più dentro lei, fu lei a dare il ritmo; Leo continuava a pomparla, baciarla, a coprirla di carezze; poi uscì e la girò verso di sé, allargandole le gambe penetrò la sua figa che era gonfia, umida, pronta a riceverlo; Lorena mise le gambe sulle spalle di Leo, si muovevano all'unisono, godendo dei loro corpi, carezzandosi, mordendosi e baciandosi. La musica dei Beatles invadeva la stanza ma loro non sentivano più nulla, l'universo erano loro stessi, tutto quello che li circondava era ormai insignificante.
Alla fine, un silenzio pieno di armonia li pervase e fu allora che Leo le disse – Ti amo e voglio vivere con te! –
Lorena non disse nulla ma lo abbracciò forte con un nodo in gola: tutto era perfetto e adesso lei sapeva cosa fosse la felicità!