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il numero perfetto
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Titolo:
il numero perfetto |
Autore:
Magdala |
Contatto:
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Racconto
n° 4366 |
Altri
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Era in piedi di fronte a me, sfiorava con le dita il mio braccio e l'altra mano si appoggiava al viso quasi a contornarne i lineamenti. Le luci delle città immersa nella notte, penetravano nella stanza e illuminavano i nostri corpi nudi e un po' freddi. La sua pelle, sotto quei fasci luminosi, era ancora più chiara e bella. La mano scivolava tra i capelli e con discrezione si gettava curiosa alla scoperta del mio corpo. Non riuscivo a guardare i suoi occhi perché ero completamente incantata da quel movimento così elegante delle dita su di me. Era sensuale e artistico, sembrava di assistere ad uno spettacolo erotico. Mi distraeva a tal punto che non mi accorsi che le sue labbra cercavano le mie. Mi voltai verso il suo viso e in un istante le lingue si stavano già intrecciando, bagnandosi ognuna con la saliva dell'altra. Era corposa, morbida e fresca. La mia mente incominciava ad annebbiarsi ma sentivo ogni piccola contrazione, ogni leggera carezza. Sentivo tutto intensamente. Iniziai a toccare le sue braccia. Trattenni il suo viso per qualche secondo, guardai i suoi occhi socchiusi dalla voglia che stava crescendo e leccai il collo, l'orecchio e poi ancora la bocca. Le dita affondavano sempre di più nella carne e poi, veloci, si ritiravano per paura di far male. Le gambe si piegarono facendomi inginocchiare, la bocca avanzò lenta e la lingua iniziò a muoversi sul suo clitoride. Era rosa come le perle più rare e mano a mano che si eccitava diventava sempre più turgido. Il suo sapore era dolce come il miele e saziava la mia voglia di leccarla. Quando sentii con un dito quanto si fosse bagnata, le gambe si stesero nuovamente rifacendomi salire verso di lei. Il suo sguardo trasmetteva tutta la voglia di scoparmi e dopo poco mi ritrovai a gambe aperte, sul letto con la sua testa tra le cosce. Mi piaceva guardare come mi leccava e impazzivo ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano facendoci sorridere. Quando appoggiai la testa sul materasso e aprii gli occhi verso il buio del soffitto, sentii Angelica penetrarmi con le dita. Il mio corpo si fermò per un istante e appena ripresi a respirare un brivido si impossessò della mia pelle. Le dita dentro, le mani sul mio seno, la sua lingua fresca sul calore del mio piacere. Mi stava facendo godere e lei incominciò a sentirlo perché i miei gemiti si facevano sempre più grandi e i movimenti del corpo iniziavano ad innervosirsi fino al momento in cui tutto esplose in un intenso e voluttuoso orgasmo. Con semplicità scivolammo una sopra l'altra e in quei minuti che scorrevano lenti quasi a farlo apposta, la feci impazzire io. Ripresi a toccarla ovunque, ad accarezzare il suo corpo umido e bollente. La sua vagina era liscia e delicata come un'orchidea, la sfiorai e la baciai. Piano piano infilai due dita che si bagnarono immediatamente scivolando all'interno e regalando piacere alla mia amante. Era bello vederla ansimare li, accoccolata sulle lenzuola riscaldate dai nostri corpi in movimento. Accesi le luci sopra il letto per osservarla meglio poi mi appoggiai ancora su di lei e ricominciai a masturbarla con la lingua. Ad un certo punto mi invitò a salire sopra di lei e iniziammo a fare l'amore come non avevo mai fatto prima. Le nostre vagine si accarezzavano, si strusciavano, si attaccavano e si staccavano. I miei fianchi ondeggiavano sopra di lei e la mia schiena sudava accaldata e vibrante. Era li vicino quell'orgasmo, l'avevamo quasi afferrato, l'avevamo quasi catturato. L'eccitazione era ormai fuori controllo e ad ogni movimento le nostre voci si alzavano di più fino a farci urlare entrambe di piacere nello stesso preciso istante.
Avevo guardato Angelica tutta la notte dormire a fianco a me. I capelli lunghi e rossi le coprivano un poco il viso, le lentiggini colorivano la sua pelle bianca e le braccia, entrambe raccolte alla bocca sembravano proteggerla. Mi innamorai perdutamente di lei quella notte e nonostante la conoscessi da tanto tempo, sentivo di avere vicino qualcuno da scoprire ancora. Ero curiosa di sapere cosa stava sognando e cosa avrebbe pensato di noi al suo risveglio. Ma avevo anche paura. Lei, la fidanzata del mio migliore amico. Non l'avrebbe mai lasciato per me e lui non mi avrebbe mai perdonato per una cosa del genere. Ero spaventata, ma volevo sapere subito. La svegliai e nel cuore della notte, al buio, sotto le lenzuola che sapevano ancora di sesso, parlammo. Angelica era chiaramente confusa ma al tempo stesso sembrava essere tranquilla e serena. Le chiesi come facesse a rimanere così calma pensando a Francesco. Prima di rispondere mi guardò e mi chiese cosa mi veniva in mente pensando a lui in quel momento. Io guardai la sponda del letto, restai qualche minuto in silenzio a pensare e lei mi diede spazio. -Ho passato quasi una vita intorno a lui, abbiamo condiviso tante cose, ci siamo raccontati tanti segreti e adesso è come se tutto si fosse fermato. Come se il dvd fosse stato rigato e non potesse proseguire per farmi vedere il seguito del film- Angelica mi ascoltava in silenzio e i suoi occhi sembravano capire. Io invece non capivo come potesse riuscirci perché era così assurdo quello che stavo vivendo in quel momento, che mi sembrava impossibile descriverlo a parole. Lei invece aveva capito ma rimase in silenzio e stringendomi a sè riprese a dormire.
Mi addormentai in mattinata ma nonostante tutto mi svegliai prima di Angelica. Rimasi a lungo sotto la doccia quella mattina e mentre il getto d'acqua bollente scottava la mia schiena pensai a come comportarmi con Francesco. Mi sforzavo di immaginare una conversazione, un incontro, una normalissima serata con lui, che da li in poi non sarebbe più stata tanto normale. Cercavo di visualizzare il volto del mio più caro amico quando una voce leggermente addormentata mi diede il buongiorno. Era ancora nuda e intorpidita dal sonno ma era già bellissima. Si infilò nella doccia insieme a me e iniziò a baciarmi e ad accarezzarmi dolcemente. Quando le sue mani iniziarono a scivolare insieme all'acqua sul mio corpo improvvisamente vidi Francesco. Era in piedi davanti a me, nella mia testa. Subito mi bloccai e di corsa uscii dalla doccia. -Scusami Angelica, io devo proprio andare- -Devi proprio?- Senza risponderle sorrisi un poco sforzandomi e ancora bagnata entrai in camera per vestirmi e scappare via. Non avevo idea di cosa fare, le mani si muovevano prima che il cervello comandasse loro cosa fare. Mi sentivo rallentata e vuota. Una parte di me sarebbe corsa da lei, ancora sotto la doccia, per dirle quanto il mio cuore impazziva di gioia. Ma l'altra aveva solo voglia di nascondersi, di chiudersi in una camera buia e restare in silenzio per ore. La cosa più terribile era non avere la possibilità di poterne parlare al mio migliore amico. Non potevo sfogarmi in nessun modo così decisi di tornare a casa e mettermi a letto. Chiusi tutte le finestre impedendo alla primavera di entrare nella mia camera. Volevo interrompere ogni contatto col mondo. Staccai il telefono e spensi il cellulare. Per ore restai abbracciata al cuscino pensando a nulla. Il vuoto fluttuava nella testa occupando sempre più spazio e cacciando via ogni pensiero. Fissavo le fotografie appese alla parete così passivamente, che sembravano essere diventate di nuovo dei piccoli e scuri negativi ancora da sviluppare. Non avevano più colori ne forme. Poi, quando per un istante mi accendevo, riprendevano le loro sembianze riportandomi a quei momenti. Non mi ero mai accorta prima di allora, che appoggiata al guanciale, alcune ombre e luci della mia stanza assomigliavano a facce sorridenti. Erano inquietanti e nonostante fossero simili a sorrisi quelle bocche esprimevano solo tristezza. Mi addormentai per ore, senza sognare. Dormii così profondamente che ad un certo punto scrollai il corpo per paura di morire. Poi caddi ancora nell'oblio di quella stanza e mi rilassai definitivamente.
Erano passati ormai cinque giorni dall'ultimo incontro con Angelica. Non avevo ancora ripreso la mia vita e il cellulare e il telefono erano ancora staccati. Stavo leggendo un libro di cucina, negli ultimi tempi mangiavo poco e per nutrirmi mi bastava guardare le illustrazioni fotografiche. Mi piacevano i contrasti che gli chef erano in grado di creare con i cibi. Ero arrivata a capire come temperare il cioccolato quando sentii bussare alla porta. Era Francesco. Sentii chiamare da fuori insistentemente ed ero terrorizzata all'idea di aprire e affrontarlo. Ma non potevo rimanere chiusa in casa per sempre, anche se in alcuni momenti mi piaceva pensarlo. Così, mi alzai e lo feci entrare. Era arrabbiato, il suo viso deluso dava l'impressione di sapere tutto. -Marika, potresti spiegarmi cosa succede?- Non riuscivo a guardarlo negli occhi e facendo finta di niente iniziai a sistemare la casa troppo in disordine per accogliere qualcuno. -Mi vuoi dire cosa hai? Sono giorni che non ti fai sentire, il cellulare è sempre spento. Hai idea di quante persone ti stiano cercando? - - -Francesco, nessuno ha bisogno di me e io non ho bisogno di nessuno- Che bugiarda pensai. Erano cinque giorni che desideravo vedere Angelica e Francesco, ma mi mancavano le palle. Francesco sapeva che qualcosa non andava e sapeva benissimo che non si trattava di una delle solite delusioni d'amore o cose simili. Mi guardava spostare i vestiti da una poltrona all'altra. -Sei strana anche nel mettere in ordine la casa- Aveva ragione, le mie azioni non avevano senso, mi limitavo a prendere gli oggetti obsoleti e riporli in altri punti dove ridondavano ugualmente. Ero assurda. Mi voltai verso di lui, mi avvicinai e lo abbracciai forte. Sentivo il calore delle sue braccia entrarmi dentro e piano piano le lacrime iniziarono a irrigare il mio volto. Non mi disse e chiese nulla. Mi portò sul letto e mi abbracciò per ore, in silenzio, con il mio pianto che ogni tanto si faceva più vivo. Quando ormai mi ero calmata, Francesco si era addormentato. Mi alzai con una fame incredibile così mi decisi a preparare qualcosa ma il frigo era ormai vuoto e sembrava rispecchiare il mio stato d'animo. -Andiamo a mangiare qualcosa fuori?- disse Francesco, seduto a gambe incrociate sul letto. -Stiamo qui, ordino qualcosa- Passammo tutta la serata a parlare ma non ci avvicinammo mai all'argomento di qualche ora prima. Scherzavamo come eravamo soliti fare e distrattamente osservavamo le scene più divertenti del film che Francesco aveva scelto dalla mia collezione. Non eravamo mai riusciti a guardare un film dall'inizio fino alla fine. Ogni volta ci perdevamo a commentare i particolare nascosti che solo occhi più attenti riescono a cogliere, come ad esempio i microfoni che ogni tanto spuntano dall'alto della scena o una macchia sul vestito della protagonista o il percorso delle mosche che volano intorno ai cadaveri. Erano queste le cose che ci divertivano, anche se smarrivano il filo della trama. Non pensai neanche per un minuto ad Angelica quella sera ed era tempo che non succedeva. Non avevo idea di come sarebbe finita, ma per qualche ora Francesco riuscì a distrarmi e a me, solo ogni tanto, venne da chiedermi cosa passava nella testa del mio migliore amico. In fin dei conti ancora non avevo capito se immaginava qualcosa oppure no.
Le giornate successive furono più tranquille. Il tempo era sempre bello ultimamente e il caldo si iniziava a far sentire. Passeggiando, per la città, osservavo le persone intorno a me. Sembravano tutti felici per l'arrivo della primavera e mi domandai perché non potessi esserlo anche io. Erano solo le cose che mi circondavano che dovevo cambiare o dovevo lavorare anche dentro di me? Non riuscivo a rispondermi ma già mi sentivo meglio, perché anche lentamente, iniziavo a reagire.
In lontananza vidi Angelica, con il suo cane, passeggiare sul lungo mare. Non avevo voglia di incontrarla ne di parlarle. Mi voltai immediatamente ed entrai nel centro storico, li con tutta quelle gente, non mi avrebbe notata. Ripensai a pochi istanti prima, il cuore aveva sussultato e per qualche motivo ero felice di averla vista. Entrai in un bar e ordinai un cappuccino. Versai lo zucchero nella tazza e mi fermai a guardarlo mentre veniva inghiottito dalla schiuma bianca. Mi venne in mente la sera passata con Francesco, quanto ero stata bene e come era stato bello vivere quel momento che avrebbe anche potuto non tornare più. Vivevo intensamente ogni attimo per paura che qualcosa, che sapevo benissimo cos'era, potesse stravolgere tutto. Bevendo il cappuccino decisi di affrontare la situazione e pagai immediatamente senza neppur raccogliere col cucchiaino il latte montato sul fondo della tazza. Ritornai sul lungo mare di corsa e cercai tra la gente di vedere se Angelica era ancora da quelle parti. Mi sentivo come risvegliata all'improvviso, camminavo come se fossi dentro ad uno schermo e qualcuno stesse mandando avanti la scena velocemente per vederne il seguito. Non riuscivo a vederla, così, prendendo il cellulare ancora un po' intasato dalle chiamate ricevute nel periodo in stand by, mi convinsi a mandarle un messaggio. -Angelica, mi è sembrato di vederti in giro e ho pensato di chiamarti. Vorrei incontrarti- Rispose subito, quasi avesse il cellulare già in mano all'arrivo del mio sms: -Sono vicino a casa ormai, raggiungimi qui. Ti aspetto- Non volevo andare a casa sua. Forse mi spaventava un po' la possibilità di ritrovarmi sola con lei in un luogo chiuso. Ma non potevo abbandonare la sicurezza che avevo trovato pochi minuti prima nel bar così andai.
-E' una sorpresa vederti. Sono contenta- Mi irritava quasi tutta quella sua tranquillità. Non mi sembrava possibile che in lei non ci fosse neppure il minimo turbamento, mentre dentro di me si stavano scatenando i titani. Il suo cane, Orazio, si mise ad odorarmi tutta, quasi fosse un metal detector dell'aeroporto. Sapeva che i cani mi mettevano un po' di soggezione così lo tirò dal collare e lo portò in un'altra camera. Mi sono sempre piaciuti gli animali ma non mi sono più avvicinata ai cani da quando, da bambina, quello del vicino che abitava sotto il mio balcone, aveva bucato la faccia della mia bambola preferita, caduta per sbaglio nel suo giardino. Avevo visto tutta la scena, che ricordavo ancora benissimo e crescendo sviluppai una leggera antipatia verso queste bestie. Non è necessario chiuderlo di la, povero Orazio- dissi non pensando assolutamente a quello che dicevo. Angelica si avvicinò e mettendomi le braccia intorno alla vita mi strinse a sé. Ero più imbarazzata in quel momento che attimi prima durante la perquisizione del cane. Mi piaceva averla così vicina, sentivo l'odore della sua pelle mischiarsi al mio. -Voglio fare l'amore con te Marika. Adesso- Non finii neppure la frase che già ci stavamo spogliando. I bottoni della sua camicetta si sfilavano con facilità come se volessero aiutarci. Mi piaceva toccarla e ancora vestita iniziai a toccarle i seni avidamente. Erano così perfetti, morbidi, tondi. Mi piaceva sentirli esplodere nelle mani. Ad ogni carezza sentivo il mio corpo cedere di più fino al punto di sdraiarmi insieme a lei sul pavimento freddo della sua casa. C'era una luce fortissima, il sole di quella limpida giornata, illuminava tutta la stanza e dava una sensazione di pace. Così immerse nel candore del giorno facemmo ancora l'amore. La sentivo muoversi su di me, sentivo le sue mani pressare il mio corpo ancora mezzo coperto dal vestito e sentivo le piastrelle ghiacciate appiccicarsi alla schiena. Davano fastidio ma la mia mente era troppo occupata a godere di quel momento per dare importanza a quella sensazione. In breve tempo raggiungemmo l'orgasmo prima lei, poi io e ancora bagnate dal sudore iniziammo ad accarezzarci la schiena a vicenda, abbracciate. Era delicata e morbida e il suo tocco che camminava su di me, mi faceva venire i brividi. Mi guardava negli occhi e avrei dato oro per sapere cosa passava nella sua testa in quel momento. Ma rimasi in silenzio ad osservarla anche perché le parole non riuscivano ad uscire dalla bocca. All'improvviso si alzò e incominciò a vestirsi. -Tra poco Francesco sarà qui- La sua espressione cambiò improvvisamente ma non era preoccupata e neppure seccata. Soltanto che la dolcezza e la sensualità del suo volto per qualche minuto scomparvero, nascondendosi dietro alla normalità. Io non ero completamente nuda, quindi in pochi secondi riuscii a vestirmi ma ero agitata e le mani incominciarono a sudarmi. Stavo prendendo la borsa e la giacca per andare via, quando Angelica mi fermò e mi chiese di restare. Non ci sarebbe stato nulla di male se Francesco ci avesse trovate a chiacchierare a casa sua, sosteneva. Non ero molto convinta ma pur di stare ancora con lei mi fermai. La guardavo mentre sistemava la spesa ancora nei sacchetti. Era perfetta in ogni suo gesto e metteva entusiasmo anche nelle cose più semplici della vita quotidiana, come riordinare barattoli di salsa di pomodoro. Quando si accorgeva di essere guardata arrossiva e sorrideva, poi velocemente si girava. Era assurdo essersi baciate, leccate, toccate, avvinghiate l'una all'altra per ore e poi imbarazzarsi soltanto per degli sguardi. Ma era divertente e mi faceva stare bene. Nessuna delle due parlava e così, senza nemmeno accorgermene dissi: -Mi piace starti vicina- Avevo appena finito di parlare e sentimmo suonare il campanello. Era arrivato. Finalmente ero riuscita a dire qualcosa e senza neanche rendercene conto mi ritrovai di nuovo a dover recitare la parte della migliore amica di Francesco. -Ehi, che sorpresa Marika- -Ciao Francesco- Si baciarono davanti a me, come sempre d'altra parte, ma quella volta mi diede un po' fastidio. Aveva sorriso vedendomi li con la sua donna, ma ad un certo punto le sue labbra si incupirono un poco, quasi avesse preso coscienza della situazione. Non era nostro solito passare del tempo insieme e per quanto ne sapeva lui, io e Angelica ci frequentavamo solo quando ci si ritrovava tutti e tre. Quella sua espressione mi fece abbassare lo sguardo. Non sapevo che dire e cosa fare, quindi in qualche modo trovai riparo nel fingermi distratta. Il cuore mi pulsava nel petto fortissimo e se fossi rimasta ancora li, seduta al tavolo con gli occhi rivolti verso il pavimento, sarei esplosa. Mi alzai velocemente e continuai a mettere in ordine le scatole di pasta rimaste ancora sul davanzale della cucina, pensando che se me ne fossi andata in quel momento, si sarebbe capito qualcosa. Francesco andò in camera per posare la giacca e ancora assorto nei suoi pensieri chiamò Angelica perché lo raggiungesse. Io diventavo sempre più irrequieta e le mani iniziarono a tremare. Sentivo che sarebbe successo qualcosa ed ero terrorizzata all'idea di perderli entrambi. Cercai di calmarmi perché il rumore della confusione nella mia testa mi impediva di ascoltare quel che si dicevano nella camera da letto. Sentivo parlare a bassa voce ma il tono del mio migliore amico era decisamente alterato. Aveva capito tutto. Non so come, da cosa e perché, ma si era accorto di qualcosa. Angelica continuava a parlare tranquillamente, tanto che pensai potessero discutere di qualcosa in cui io non c'entravo. Poi all'improvviso sentii un colpo sulla porta, come se qualcosa vi avesse sbattuto contro. Mi spaventai e mi avvicinai di scatto verso la camera, poi mi bloccai per capire meglio cosa stava succedendo. Udii un altro colpo, poi il silenzio, poi un lieve e sottile riso. Non sapendo cosa stesse succedendo decisi di entrare e affrontarli entrambi. Qualcosa dovevo pur fare, così afferrando la maniglia della porta cercai di aprirla, ma era pesante così forzai un pochino. Subito Francesco e Angelica si spostarono. Erano loro a bloccarla, stavano scopando li, appoggiati alla porta della stanza, con me ancora in salotto. Rimasi allibita e arrossendo per la vergogna di quella scena mi voltai immediatamente per uscire, Ero girata e all'improvviso cinque dita afferrarono il mio polso. Erano dita grandi, maschili e stringevano con forza. -Resta- Mi tirò verso di loro e iniziò a baciarmi. Io ero così frastornata e confusa che mi lasciai baciare da Francesco. Mentre la sua lingua esplorava la mia bocca, avvertii le delicate dita di Angelica toccarmi la spalla. Mi sfiorava e mi guardava compiaciuta. Il mio amico, con i pantaloni calati ma sempre indosso, si sfilò le scarpe, i jeans e infine la maglia rimanendo completamente nudo. Angelica, guardando prima lui, poi me, finì di denudarsi. Si avvicinò a me e mi tolse il vestito. Eravamo lì, nudi e sinceri, non dovevamo coprirci ne nasconderci. Potevamo toccarci ed accarezzarci, baciarci e leccarci. Improvvisamente divenne tutto naturale, come se lo facessimo da sempre. Angelica fissando il mio sguardo si abbassò verso di lui e prese in bocca il suo pene. Non avrei mai pensato che potesse essere un tale spettacolo guardarla fare una cosa del genere. Lui, gemeva, pervaso dai lenti movimenti della sua lingua e lei andava su e giù con la testa quasi con passione, come se a godere fosse lei. Mentre li guardavo una delle mie dita stava eccitando il mio clitoride, mi stavo masturbando davanti a loro. Dopo qualche minuto Francesco toccò i miei seni, era un tocco pesante quasi volesse sentirne la consistenza. Mi avvicinò a lui e iniziò a passare la lingua sulla mia pelle. Angelica spostò la testa dal suo fidanzato a me, e mi leccò come aveva già fatto altre volte nelle ore precedenti. Mi eccitava e mi dava sicurezza. I miei respiri si udivano di più e il corpo ricominciava ad accaldarsi e a bagnarsi di sudore. Un istante dopo ci ritrovammo sul letto: io e lei sdraiate sopra le lenzuola fresche e lui sopra a scopare prima una poi l'altra. I suoi colpi erano alternati, prima qualcuno lento poi altri veloci. Ci sbatteva con forza e poi per qualche secondo ritornava a fare l'amore piano. Era un continuo scambiarsi di sguardi leggermente vaghi e appannati. Non era lucido quello che stava accadendo, succedeva e basta. Quando Francesco entrò dentro di me, Angelica si mise a cavalcioni, stringendo le cosce sul mio viso. Subito la leccai fino a quando non urlò dal piacere. Anche Francesco godeva e mi piaceva come lo faceva, era sensuale e rilassante e più ci guardava più impazziva. Sentivo il mio corpo dirigersi verso la resa, lo percepivo abbandonarsi a quel vortice di mani, di lingue e di sessi che si sfioravano, intrecciavano e toccavano. Era divertente e stancante. Non avevo soltanto una persona a cui pensare, non potevo dedicarmi solo ad uno di loro, dovevo estendere il piacere ad entrambi. In alcuni momenti interpretavo quello che stava accadendo, come una sfida. Dovevo riuscire a soddisfare i desideri di due persone completamente diverse, con bisogni differenti. Mi intrigava e persa nei pensieri offuscati, mi liberai da quei due corpi sopra di me per prendere in mano le redini della situazione. Spinsi sul letto Francesco, andai sopra di lui e iniziai a guardarlo mentre inerme leccava la mia vagina. Lei nel frattempo, sopra di lui, iniziò ad ondeggiare su e giù. I gemiti di Angelica e i miei si incontravano creando una melodia di piaceri. Ad un certo punto, la finestra, appena socchiusa, si spalancò completamente facendo entrare una ventata di aria freschissima che ci travolse. Vidi la pelle della mia amante ricoprirsi di brividi che in un attimo scomparvero perché il calore dei nostri corpi aumentava ad ogni piccolo movimento. Sentivo una lingua calda correre lungo il mio sesso, mi bagnava e mi faceva muovere a piccoli scatti, quasi stessi per venire. Percepivo le contrazioni di ogni parte del corpo, soprattutto delle gambe che si chiudevano leggermente ad ogni lieve scossa. Stavo godendo e lo facevo sempre più rumorosamente, lei guardandomi si eccitò ancora di più e venne con il fidanzato dentro il suo corpo. Mancava lui, ancora eccitato, ancora duro dentro quella umida e bollente caverna. Io mi coricai prona sul letto e Angelica fece la stessa cosa e prese ad accarezzarmi, felice e sorridente, i capelli. Sentii Francesco penetrarmi di nuovo ma questa volta i suoi movimenti erano più lenti, più dolci. Mi piaceva e lo sentiva. -Ti piace?- Mi chiese già soddisfatto. Sorrisi come per chiedere retoricamente se non si notasse e dopo poco avvertii delle calde e dense gocce di orgasmo, cadere sulla mia schiena. Era venuto ed era piaciuto a tutti e tre. Francesco, adesso il mio amante, mi ripulì amorevolmente e poi si coricò a fianco a noi. Sentivo le loro braccia intrecciarsi su di me, e forti e ben saldi, ci stringevamo come una madre fa con suo figlio nella notte più buia. L'aria di marzo era ancora troppo fresca per avvolgere i nostri corpi spogli, così Angelica, muovendosi graziosamente come una ballerina su un carillon, si alzò per chiudere la finestra per poi sdraiarsi ancora con noi sul letto disfatto. Nessuno disse una parola, bastavano i nostri occhi a descrivere cosa stava passando nella testa di ognuno. Non ero mai stata così bene prima di allora. In quel momento, rilassati e scaricati da ogni tensione, riuscimmo a sentire Orazio, nell'altra stanza, grattare la porta. Ci venne da ridere ma immediatamente, le nostre espressioni tornarono normali e rimasero così, immobili e immutate, come se un'istantanea avesse immortalato quell'attimo. Avrei voluto che la fotografia avesse potuto ritrarre anche le parole di Francesco, quando all'improvviso disse qualcosa che entrò dentro di noi: -Vi amo- In quell'istante capii che stavo amando anche lui, le mie parole uscirono dalla bocca sicure e guardando Angelica attendemmo il muoversi delle sue labbra e, sorridendo maliziosa, ci amò anche lei.
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