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Pausa pranzo
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Titolo: Pausa pranzo
Autore: CaperucitaRoja
Contatto:
Racconto n° 4367
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Arrivi alle 13.00, per cogliere l'occasione di passare la mia ora di pausa insieme. Entri quando tutti stanno uscendo e mi aspetti seduto sul divano del mio ufficio mentre sistemo le ultime cose, spengo il terminale, prendo giacca e borsa per poi uscire insieme e andare a pranzo fuori. Sono pronta e, dirigendomi alla porta, devo passare davanti a te. Sei ancora seduto e istintivamente, mentre sfioro le tue ginocchia con le gambe, allungo una mano per accarezzarti i capelli. Prendi la mia mano tra le tue, fermandomi, e l'avvicini alle labbra. Come sei gentiluomo, un vero baciamano, però! Che romantico... Ti sorrido, incantata dal tuo gesto raffinato e dolcissimo che mi comunica subito un brivido di piacere che parte dalla mano e arriva molto, molto più lontano. Tu sai dove. Non ti accontenti di quel piccolo bacio, piccolo ma dagli effetti comunque sconvolgenti: volti la mia mano e cominci a baciarne il palmo, le tue labbra sfiorano delicate e frementi la mia pelle, come quelle di uno stallone purosangue che cerchi di afferrare una zolletta di zucchero, il premio per aver condotto con sé la sua amazzone in uno sfrenato galoppo. Ti lascio fare, finché non cominci a spostarti e a baciarmi il polso. Ormai conosci i miei punti deboli e ne approfitti molto spesso: anche per te è delizioso seguire con la tua bocca il flusso del mio sangue, là dove scorre tumultuoso e caldo nelle vene.

Cerco di farti smettere: non è il momento né il luogo adatto per fare queste cose, sai benissimo l'effetto che riesci ad esercitare su di me! Siamo sul mio posto di lavoro e può entrare chiunque, in qualunque momento, nonostante siano appena andati via tutti per il pranzo.

Le mie parole sono inefficaci e cadono nel vuoto: sei troppo coinvolto, eccitato, pieno di voglia. Ti è bastato sentire il mio profumo, tenere tra le mani il mio braccio, per farti prendere dalla tua stessa bramosia, dalla tua avidità di me. Cerco ancora di comunicarti la mia ansia all'idea che ci possano sorprendere, ma non riesco a interromperti e sento, nello stesso tempo, che anche le mie ultime e flebili resistenze stanno per crollare. Il languore pervade il mio corpo, un forte calore che sale, monta come una marea. Le ginocchia cedono mentre un tremito mi scuote internamente, indebolendomi così tanto che tu riesci ad attirarmi giù, sul divano, di fianco a te.

Inizi a baciarmi. Tento ancora, sempre più debolmente, di respingerti, di negarmi, ma i tuoi baci sono troppo ardenti, troppo pieni di desiderio per me e mi accorgo di non avere nessuna intenzione di protestare ancora, anzi. La tua voglia di me mi contagia e mi prende violentemente, comincio anch'io a sfiorarti là dove so che godi di più e quando con la bocca raggiungi le mie labbra, mi abbandono senza fare resistenza tra le tue braccia, mentre le tue mani mi spogliano: mi levi la giacca, sbottoni impaziente la camicetta, me la sfili e poi armeggi dietro la mia schiena per slacciarmi il reggiseno, mentre posi piccoli baci lungo il bordo di pizzo che sfiora la pelle dei miei seni. Fai scorrere le spalline lungo le mie braccia, rivelando al tuo sguardo avido la pelle che scopri man mano, con voluta lentezza, fino a denudare interamente i seni che ora ardono tra le tue mani. Accarezzandoli, scendi con la bocca fino ai capezzoli e li baci, li lecchi, li succhi come un neonato e poi, delicatamente, li mordi. I tuoi canini sfiorano la mia pelle, procurandomi brividi ancora più forti di quelli che potrebbero scatenare dei baci normali. Mi accorgo solo ora che le tue mani nel frattempo sono scese sempre più in basso, lungo i miei fianchi, fino ad accarezzare le mie ginocchia per poi raggiungere l'orlo della gonna, infilarsi al di sotto e lentamente risalire lungo l'interno delle cosce. Sto bruciando di passione in modo sempre più incontrollato, malgrado una parte di me continui a restare tesa per il rischio di essere sorpresi, scoperti. Sono combattuta tra il desiderio che finisca al più presto e quello, invece, che tu non smetta mai di procurarmi quelle sensazioni sconvolgenti, mentre le tue dita sfiorano quell'itinerario che ogni volta ti guida dove vuoi arrivare. Sento il sangue che affluisce al volto facendomi avvampare, che irrora i miei seni e il mio ventre, la mancanza di respiro mi costringe ad ansimare mentre le tue carezze diventano sempre più intime. Dentro di me la rugiada sempre più copiosa scende a bagnare il mio fiore segreto, come una sorgente e fremendo senza più ritegno, sento le tue dita che mi accarezzano attraverso la seta leggera della lingerie, poi la spostano di lato ed entrano in me. Bruciando letteralmente di desiderio, slaccio la tua cintura, sbottono i pantaloni. Con le mani tremanti ti libero, accarezzando la tua mascolinità che si erge in tutto il suo splendore, poi la conduco là dove più ti desidero, con la mano avvolta attorno alla tua asta, dura più che mai, le dita sotto il glande mentre ne sfioro la punta con un dito, sentendolo inumidirsi. Ancora non ti faccio entrare: sfrego le labbra bagnate sull'intera lunghezza del tuo pene, facendoti impazzire. Mi prendi per la vita sollevandomi il bacino per sfilarmi le culottes di seta, ormai fradicie. Scivolano giù lungo le gambe fino a cadere a terra e tu ritorni tra le mie gambe, ora aperte per te, la gonna sollevata attorno ai fianchi. Torni ad accarezzarmi senza più barriere. Le tue dita, calde fra le mie gambe, lambiscono il mio varco per inumidirsi ancora di più e spargere il mio umore sulle labbra, sul clitoride che poi premi, sfiori, tocchi, muovendolo in senso orario sempre più velocemente, interrompendoti solo per tornare a bagnarti le dita e risalire. Ansimo, senza fiato, e mi schiudo completamente per te, invitandoti ad entrare, a penetrarmi, presto. Con voce roca, spezzata dai gemiti, ti imploro: - Oh, amore, non farmi più aspettare, ti prego, prendimi, ti voglio, adesso! - e tu obbedisci, senza protestare, al mio desiderio. Ti sento entrare, finalmente sei dentro di me, la tua pienezza colma il mio vuoto. L'intenso piacere mi strappa un gemito, inarco la schiena e spingo il mio sesso contro il tuo, accogliendoti, contraendo i muscoli della vagina per stringerlo ancora di più, amplificando il tuo piacere. Le sensazioni indicibili che proviamo entrambi sono centuplicate dal piacere condiviso. La consapevolezza di quanto tu stia godendo, almeno quanto me se non di più, rende ancora più intenso questo momento. Resti fermo qualche istante, assaporando e gustando il calore, la morbidezza, l'accoglienza che il mio corpo ti riserva ogni volta che lo metti dentro e a tua volta cerchi nei miei occhi la conferma di quanto sia anche per me estremamente piacevole il riceverti. Non resisti a lungo e inizi a muoverti: esci lentamente, quasi restio ad abbandonare il caldo del nido, per poi rientrare, via via più rapidamente, assecondando il ritmo che io stessa imprimo alla nostra danza con i movimenti dei miei fianchi contro i tuoi. Ora spingi sempre più forte, la voglia ti prende intensa più che mai e il piacere, in te, in me, sale come la marea, onda su onda, sempre più grande, più forte, più impetuoso. Minuti meravigliosi di pura passione, rovinata solo dal timore che quella porta si apra, svelando a estranei quella scena così intima e l'odore intenso di sesso che ormai permea tutta la stanza. Mi fai raggiungere l'apice dell'estasi! La mia vagina adesso pulsa come un cuore fuori controllo, contraendosi, aprendosi e chiudendosi con forza intorno a te, dandomi una serie di orgasmi sempre più intensi, uno dietro l'altro. E questo segnale del mio piacere ti stimola ancora di più, ti muovi ancora più velocemente, gli ultimi colpi, fino al momento in cui anche tu vieni, dentro, come un fiume in piena, il tuo liquido che fuoriesce da me, scorrendo lungo le mie gambe, sul divano. Ti abbandoni, stremato, sudato, sul mio corpo e ci baciamo, avidi, assetati, quando sentiamo bussare alla porta. Rimango letteralmente paralizzata dallo spavento, il cuore mi balza in gola e smetto di respirare, mentre l'imbarazzo gela il mio corpo madido di sudore.

Ed è solo ora che tu, sadicamente, mi confessi, sussurrandomelo nell'orecchio, di aver chiuso a chiave la serratura dall'interno.