|
|
|
Requiem - Una storia impura
|
|
|
Titolo:
Requiem - Una storia impura |
Autore:
RobertoM |
Contatto:
|
Racconto
n° 4371 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis.
Sto piangendo. Le lacrime scorrono silenziosamente sul mio viso. Non cerco di trattenerle, mi abbandono al dolore con sollievo. L'organo suona note cupe, accorate. Mi sfugge un singhiozzo. I parenti, in prima fila davanti al feretro, si girano e mi guardano sospettosi. Sono forse i tuoi genitori, la tua ex moglie. Ti ho amato subito, Franco, appena ti ho visto. Per il tuo modo di fare. Simpatico e sicuro di te. Bello, della bellezza che mi piace negli uomini. Robusto, le braccia forti che spuntano dalla camicia. Occhi gentili. Capelli castano chiari, con riccioli che vorrei accarezzare. Mi fai le solite domande. Capisci che ho esperienza in agenzie immobiliari, che sono intelligente. Mi chiedi perché ho lasciato il posto. Ti racconto una balla qualsiasi. Sei simpatico, riusciamo a ridere con complicità. È raro, in un colloquio di selezione. Mi assumi subito. Ti sorrido con gratitudine, se potessi ti bacerei in bocca. È un mese che lavoro con te, mi innamoro sempre di più. Ti desidero tanto ma tu non te ne accorgi proprio. Non ci hai mai provato. E dire che in ufficio siamo in tutto tre, con Fabrizio. È quello che fa il lavoro sporco, individua le case libere, cerca di ottenere il mandato di vendita. È gay dichiarato. Per qualche tempo mi sono insospettita. Fabrizio, che ha capito tutto, mi rassicura, mi incoraggia. Oggi sono vestita sexy, pantaloni leggeri, aderenti. Finalmente mi fai un complimento, discreto. Mi sciolgo. Ti fisso nel modo più audace che conosco. Non te ne accorgi, ti metti a lavorare, non mi guardi più.
Rex tremendae maiestatis, qui salvandos salvas gratis, salva me, fons pietatis.
Perché siamo qui in chiesa? Mi hai detto che non sei religioso. Neanch'io lo sono più. Da ragazzina ero nel coro della parrocchia, un tempo sapevo a memoria questi cori. Sei scuro in volto, mi stai accusando di essere una ladra. Ti mancano duemila euro che avevi messo nel cassetto. Io nego, ma con scarsa convinzione. Mi dici che la videocamera di sicurezza ha ripreso tutto. Giri lo schermo e mi fai vedere un filmato. La qualità è discreta anche se la luce non è il massimo. Si vede una ragazza che apre un cassetto, prende una mazzetta di carte da cento euro. Mette i soldi nella scollatura, si guarda furtiva intorno e se ne va. Si vede benissimo che sono io. Sono costretta a confessare, cerco di spiegarti il motivo. Ho bisogno di soldi perché voglio fare la plastica al naso. Tu mi guardi e non dici niente. Il tuo silenzio conferma che davvero ne ho bisogno. Il chirurgo plastico ha sentenziato: - Gibbo al naso, punta cadente, columella procidente, almeno cinquemila euro - . Che non sono bella lo so. Fin da bambina mia mamma, quando mi pettinava, mi sbirciava con uno sguardo rassegnato. Adesso ho trent'anni e di sguardi così ne ho visti spesso. Non sono tutta da buttare via, però. Sono alta, ho il fisico slanciato. Palestra, jogging, ballo. Purtroppo le tette non sono granché. Piccole e per di più cadenti. Con il reggiseno mi difendo, ma nuda è un disastro. Di ragazzi ne ho avuti. Tanti. Non sono mai riuscita a tenerli a lungo. Il problema non è il sesso. La do via facilmente e mi piace. Loro se l'aspettano. Una che ha un naso così e si chiama Luana. Ma come si fa a mettere a una bimba un nome che fa rima con puttana? Sei molto arrabbiato con me. Mi dici che per una volta che hai trovato un'impiegata in gamba, ti tocca di scoprire che è una ladra. Io sto zitta ma sono d'accordo con te. Arrabbiato così mi piaci anche di più. Ti imploro di perdonarmi, piango. Le lacrime dovrebbero avere un certo effetto sugli uomini. Qualcosa ottengo. Mi dici che mi dai un'ultima possibilità. Mi fai scrivere la confessione, omettendo che si trattava di nero. Quando firmo, mi strappi il foglio, ti alzi e te ne vai dall'ufficio. Io rimango come una scema, con il trucco sfatto.
Confutatis maledictis, flammis acribus addictis, voca me cum benedictis.
Ce l'ho con te. In tutte le storie da ufficio il capo avrebbe già scopato la segretaria, come minimo un pompino. Invece niente. Però mi guardi di più. Sai che sono ricattabile, forse la cosa ti eccita, almeno un poco. Porto una gonna sbarazzina, da liceale americana. Tessuto scozzese, a piegoline, facile da sollevare. Nessun ostacolo. Ho pensato a lungo: collant, calze autoreggenti, collant aperto. Reggicalze neanche a parlarne. Ho messo il collant normale. Ma senza mutandine, trasgressivo, per le occasioni importanti. Oggi o mai più. Tu fumi quel toscano puzzolente. Fai ancora l'arrabbiato con me. Porto le carte da firmare e mi metto di fianco a te, quasi ti tocco. Mi piego in avanti e tendo il sedere all'indietro. Più sexy di così non posso, se non funziona neanche stavolta do le dimissioni. Mi tocchi il sedere, finalmente. Muovo leggermente le anche per invitarti. Adesso mi tocchi davvero, tra le gambe. Senti che sono bagnata. Ti sei accorto che non ho gli slip? Mi spingo lentamente in avanti, come per abbandonarmi. Ti alzi, mi fai stendere sulla scrivania. Era ora! Mi alzi la gonna, adesso hai l'ostacolo del collant. Vorrei aiutarti ma te la cavi da solo. Sei forte, con uno strappo adesso hai via libera. Mi penetri, lo sento forte dentro di me. Giro il viso verso di te, cerco la tua bocca. Finalmente ci baciamo. È bello come mi aspettavo, la tua lingua fruga la mia bocca con vigore. Io rispondo con pari abilità. Hai preso il ritmo. Ti assecondo, desidero che tu goda bene. Mi sorreggo con una mano sola, con l'altra ti accarezzo il viso, i capelli, le labbra. Mi accorgo che ti eccita, dischiudi la bocca. Infilo le dita, le succhi avidamente. Sento il tuo piacere scorrere dentro di me, ti abbandoni sulla mia schiena. Ti scusi per essere venuto troppo presto. Mi giro, ti do un bacio tenero, ti dico scherzosamente che adesso sei in debito. Mi devi altre occasioni. In effetti, ci sono state. Non passa giorno che non facciamo l'amore, o almeno il sesso. Quasi sempre in ufficio, qualche volta a casa tua. Però il rapporto fra noi è diverso da come sperassi. Ti credevo più affettuoso. Invece stai sulle tue, chiedi le mie prestazioni come se ti fossero dovute. Spesso, è naturale, vuoi che ti succhi. Ti comporti da boss, fai o ricevi chiamate, scherzi al telefono mentre io sono giù tra le tue ginocchia. Io cerco di essere brava, tanti partner diversi mi hanno resa una vera esperta, già a trent'anni.
Lacrimosa dies illa, qua resurget ex favilla judicandus homo reus.
Grande evento, mi hai portato fuori, a cena. Mi sono tirata al massimo. Anche tu sei elegante. Sono emozionata per la serata romantica. Tu sei più allegro e simpatico del solito. Sei anche più gentile e affettuoso. Sono in estasi ma sento fastidiosi campanelli di allarme. A casa tua hai messo un film porno. L'avevi già fatto altre volte. Spesso ti fai succhiare mentre lo guardiamo. Questa volta la scena è diversa dal solito. C'è una donna che si masturba con un fallo artificiale. Sembra un serpente. Lei se lo infila dietro, con il viso sognante. Lunghissimo, entra piano, fino in fondo. Temo che entri tutto e scompaia dentro di lei ma si ferma appena in tempo. Poi lo sfila e lo bacia, come per ringraziarlo. Un po' mi fa schifo. Però il viso di quella ragazza è intrigante, sembra sincero. Nella scena dopo c'è una ragazza, bella, che ha in mano un fallo esagerato. Mi viene da ridere, tu mi guardi male. Poi prendi un sacchetto e lo rovesci sul letto. C'è una serie di falli come quelli nei video. Vuoi che mi masturbi davanti a te. Per fortuna hai preso un tubo di gel lubrificante. Mi metto d'impegno, per amor tuo. Ma non sono brava, non mi è mai piaciuto. Mi fa male, mi brucia. Dopo un po' ti arrendi, mi fai smettere e mi gratifichi con una bella scopata.
Domine, Iesu Christe, Rex gloriae,
Sei chiuso nel tuo ufficio con una persona, un uomo grande e grosso. Ha chiesto di te, con fare strafottente. Tu lo hai fatto passare subito e hai chiuso la porta. Di solito non la chiudi. Sento le vostre voci, state ridendo, siete allegri. Poi le risa cessano, state parlando ma non riesco a capire. Mi chiami. Mi alzo, prendo l'agenda e una biro per darmi un contegno professionale. Tu sorridi e mi guardi negli occhi. Perché lo fai, lo sai che mi sciolgo tutte le volte. Mi accorgo di arrossire. Mi chiedi di venirti vicino. Temo che avverrà qualcosa di strano. Allunghi una mano e, con lentezza, sollevi il bordo della gonna. Cosa stai facendo? Lo sai che non porto le mutande, me lo hai chiesto tu. Sento lo sguardo di quello sconosciuto sul mio culo nudo, incorniciato dal collant aperto. Adesso lo sento ridere, una risata grassa, da maiale. Si complimenta con parole pompose... Ti vorrei rimproverare ma non ce la faccio. Ti guardo adorante, mi piace che tu sia così forte e sicuro di te. Mi guardi anche tu negli occhi. Mi chiedi di sfilarmela. Perché mi vuoi esibire di fronte a quello? Però obbedisco. Fai un segno quasi impercettibile. Capisco quello che vuoi. Mi inginocchio e ripeto, ancora una volta, il rituale per il tuo piacere. Ma chi è quello, perché lo vuoi omaggiare? Accendi il tuo toscano e ti appoggi allo schienale. Io mi muovo sul tuo pene con sicurezza. Sono sicura della mia abilità e ormai conosco le tue reazioni. Non mi frega che quel tipo ci guardi. Se è una scommessa, Luana è contenta di fartela vincere. Sento che stai per venire. Accelero solo un po' e ti lascio sfogare nella mia bocca. Mi sto abituando al sapore salato del tuo sperma. Mi accarezzi la testa e il viso, premendo leggermente. Vuoi che resti in questa posizione, con il tuo pene nella mia bocca. Riprendi a parlare con quel tipo, concordate che si può organizzare fra qualche settimana, di sabato. Lui dice che potrebbe andare bene, si farà vivo lui.
Hostias et preces tibi, Domine, laudis offerimus
È una serata speciale. Andiamo ad una festa privata, di tipo molto trasgressivo. Mi chiedi di mettermi un costume adatto. Mi fai vedere su internet una guepière. Vado a fare l'acquisto con Milly, la mia amica del cuore. Spendo un sacco, non voglio una cosa dozzinale da sexy shop. Milly è curiosa, fa domande indiscrete. Le mento, dico che è il nostro anniversario. Il posto è un casale in campagna, isolato. All'ingresso ci danno due maschere da indossare. Vado in bagno e mi cambio, poi lasciamo tutto al guardaroba. Tu sei in smoking. Io porto il bustino, delle calze coordinate, scarpe con tacchi alti, un perizoma nero. Mi sento nuda, anzi di più. Però sicura di me. La maschera mi nasconde il naso e il mio seno, sollevato dal bustino, sembra addirittura discreto. La sala dentro è come ci si aspetta: luci basse, musica soft. Ci sono molte persone. Le donne sono vestite, anzi svestite, come me. Sono soddisfatta, la mia guepière è fra le più belle. Riconosco il grassone venuto in ufficio nell'uomo che ti accoglie all'ingresso. C'è un buffet, tanto champagne, ma non siamo venuti per mangiare, credo. Qualcuno mi invita a ballare, mi chiedi di accettare, anche tu inviti una ragazza. Accetto, un po' euforica, il sedere nudo, le tette al vento. Passo da un partner all'altro, ognuno mentre balla mi palpeggia. Mi scosto, ridono. Poi mi prendi per mano e mi accompagni in una zona più illuminata. C'è una pedana e sopra un divanetto di pelle rossa. Capisco che questa sera sono io la protagonista. Sono imbarazzata, ma anche un po' eccitata. Questa scena l'ho già vista nella mia testa, è una delle mie fantasie favorite. Mi consegni a due ragazze che mi fanno stendere a faccia in su. I fianchi poggiano sulla sella all'estremità del divanetto. Le ragazze manovrano con abilità, si vede che sono esperte. Mi fissano i polsi lungo i fianchi. Le caviglie vengono bloccate a fibbie sul pavimento. Sono talmente distanti che le gambe sono costrette a uno stretching innaturale. Due colpi di forbici e, zac, le mutandine non ci sono più. Adesso mi scopano tutti, penso.
Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dominus Deus Sabaoth; pleni sunt coeli et terra gloria tua.
La nuca poggia su un cuscino cilindrico, il viso è forzato all'indietro. Sono parzialmente accecata dalla maschera, intravedo solo il soffitto. Posso però sentire, dal rumore delle scarpe e da qualche mormorio, che sono tutti attorno a me e mi guardano. Chissà che aspetto ho, con il bacino sollevato e le gambe così aperte. Sicuramente si vede tutto, davanti e dietro. Due mani aprono le labbra del sesso e sento una forte pressione di un oggetto che forza il passaggio. Capisco che è un fallo come quelli che hai comperato tu. Non ci sto, mi metto a urlare come una pazza. È peggio per me. Qualcuno mi mette una cosa di gomma in bocca e la spinge. Mi viene da vomitare, escono dalla mia bocca suoni gutturali, soffocati. Sento la tua voce, vicino al mio orecchio. Mi dici che se urlo sono costretti a lasciarmi quel bavaglio per tutta la serata. È rischioso, sembra che qualcuna sia rimasta soffocata. Se prometto di fare la brava me lo tolgono. Faccio cenno di sì con la testa. Posso di nuovo respirare liberamente. Forza Luana, qui non ti conosce nessuno, mi incoraggio. Franco impedirà che mi facciano davvero del male. Domattina sarà tutto passato. Sento qualche risata maligna venire dal pubblico. La penetrazione artificiale riprende. I falli sono due, forse manovrati da due persone diverse. Rivedo nella mia testa le immagini dei video. Adesso mi sembra che siano entrati del tutto. Ho gli orifizi tesi, mi bruciano ma non mi fa molto male. Quello dietro ha delle nervature, quando si muove mi stimolano l'ano. Le mani che guidano i falli sono abili, energiche ma delicate. Di donne, sicuro. Comincio a sentire qualcosa, dentro di me. Vogliono farmi godere. Mi vergogno all'idea. Cerco di resistere, muovo il pube per sottrarmi alle sensazioni lascive. Le donne che mi masturbano si accorgono che mi sto eccitando. I falli scivolano sempre più rapidi dentro di me. La lubrificazione abbondante e forse anche i miei umori ne facilitano l'entrare e l'uscire. Il movimento è frenetico, inesorabile. Il colpo di grazia è dato dalle labbra che si incollano al mio clitoride, e mi succhiano. Godo, senza cercare di reprimere i gemiti di piacere. Gli invisibili e vicinissimi spettatori applaudono soddisfatti. Lo spettacolo è finito. Sento i passi allontanarsi, parlano e ridono allegramente.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona eis requiem sempiternam.
Sono qui, legata sul divano. Dove sono andati? Protagonista? Direi soprammobile, oggetto sessuale in disuso. Il mio corpo si è risvegliato, sono in una posizione comoda, i muscoli si sono allungati, le gambe non dolgono più. Potrei anche... Finalmente sento un corpo che si appoggia su di me, si aggrappa ai seni, mi penetra, mi bacia sulla bocca. Sono sensibile, dentro. Il bruciore si è quietato, finisce rapidamente. Ecco un altro, mi prende da dietro. Data la posizione dovrei dire da sotto. Sei scema Luana, ti perdi in elucubrazioni semantiche mentre ti inculano? Poi altri, a intervalli irregolari. Quanti sono stati, dieci, quindici? E tu, Franco? Non ti ho riconosciuto fra quelli che mi hanno preso. Il grassone del tuo ufficio, invece, lo riconosco dall'ansimare da maiale. Mi prende da dietro, ovvio. Non erano solo uomini, sono sicura che mi ha penetrato almeno una donna. Il peso, più leggero, la sensazione più fredda del contatto nel mio ventre. Ho provato altri orgasmi. Meno convulsi del primo, più strazianti, ma ugualmente intensi. Franco, adesso ci sei tu dentro di me. Almeno credo. Godi, poi ti stacchi bruscamente. Sento urli di terrore. Mi slegano. Una ragazza in preda al panico mi dice che stai male. Viene chiamato il centodiciotto. Smontano l'attrezzatura, trasformano l'ambiente in una normale festa tra amici. Molti scappano subito. Quando l'ambulanza arriva sei già morto.
Hostias et preces tibi, Domine, laudis offerimus
Ti saluto qui, non voglio vedere la tumulazione. È stata una storia impura, finita male. Ti ho amato molto, così bello, simpatico. Forse intelligente, certamente poco perspicace. Ero disperata per la tua indifferenza. La telecamera mi ha suggerito un'idea audace. Non ti sono sembrate strane, forzate, le mosse furtive, i soldi infilati nel reggiseno? Quando mi hai mostrato il filmato ho sbirciato dalla tua parte, ho capito che non ti eri accorto della mia recita. Mi sono messa nelle tue mani, ricattabile. Alla fine, con fatica, ha funzionato. C'era dell'altro nero nei cassetti, più di diecimila euro. Addio Franco, me ne vado in Brasile per un paio di mesi. Trovo un chirurgo plastico bravo per farmi fare un bel naso dritto. Forse mi rimangono anche i soldi per la mastoplastica additiva. Voglio due bocce come le veline della TV.
|
|
|
|