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L'effetto della primavera
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Titolo:
L'effetto della primavera |
Autore:
English Gentleman |
Contatto:
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Racconto
n° 4386 |
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Il latte bolle nel pentolino sul fornello. È ora di versare il caffè e fare un po' di schiuma per il cappuccino.
Il tavolino della cucina è già pronto per la colazione: brioches, biscotti, ed un po' di marmellata.
Mentre metto in tavola i cappuccini la chiamo: - ... tesoro, sveglia, la colazione è pronta. -
Dalla camera da letto nessuna risposta.
- Tesoro sveglia. La colazione è in tavola - .
Mi risponde un mugolìo assonnato, che scambio per il miagolìo della gatta che mi si sta strofinando tra le caviglie, cercando di convincermi a servire anche a lei la colazione. La chiamo nuovamente, alzando un po' il tono di voce.
Finalmente sento scricchiolare il letto, segno che si sta alzando, ed i suoi passi incerti risuonano sulla scala.
La osservo sedersi al tavolo, ancora assonnata, i capelli scomposti ed arruffati che le nascondono parte del viso, ricadendo morbidi sul seno destro.
La sua figura è sexy. Decisamente sexy.
Un corpo ancora sodo, snello e giovanile, coperto soltanto da una maglietta scollata e da un paio di pantaloncini di cotone. L'azzurro pallido del tessuto lascia trasparire quelle deliziose chiazze scure che costituiscono da molti anni ormai l'oggetto del mio desiderio. Lei lo sa, e non le nasconde, divertita. Lo so che il mio sguardo la diverte e la compiace. Quella morbida increspatura verso l'alto, all'angolo delle sue labbra carnose, la tradisce. Non mi lascio fuorviare dal suo sguardo basso, solo all'apparenza pudico. So che mi sta osservando con gli occhi socchiusi, nascosti dai capelli.
Guardo le sue gambe affusolate, accavallate: la pelle bianca, liscia, sembra implorarmi di accarezzarla con le labbra.
La sua figura è sexy. Decisamente sexy.
- Ma lo sento solo io l'effetto della primavera? - le dico all'improvviso.
- Cosa vuoi dire? - mi risponde sorniona, abbassando la tazza. I suoi occhi ora sono penetranti, acuti, non mostrano più alcuna traccia di sonno, anzi sembrano emettere lievi bagliori, come di fuochi in lontanza.
- Sai benissimo cosa voglio dire ... sono solo io a sentire questo continuo desiderio di fare l'amore con te in questo periodo dell'anno? - , con un chiaro riferimento a quanto accaduto solo poche ore prima, quando coricandoci per la notte avevo provato qualche approccio amoroso, frustrato da un - ... sono sfinita, vorrei dormire, magari domani ... - .
- Per te è primavera tutto l'anno ... - mi risponde sorridendo.
- Si, ma in questo periodo in particolare: quando ti vedo sento una specie di attrazione magnetica verso di te, qualcosa che mi trascina, a cui non posso oppormi. - E mentre parlo mi alzo, mi avvicino a lei, e comincio ad accarezzarle il viso, i capelli. Poi le mie mani scendono a massaggiarle il collo, più giù, sulle spalle, sul petto: racchiudo un seno in ciascuna mano, strofinando delicatamente i capezzoli tra pollice ed indice. Al contatto delle mie dita la sento scuotere da un brivido, come se le avessi trasmesso una leggera scossa elettrica; piega il collo da un lato, offrendolo ai miei baci, e gonfiando al contempo il petto, per godere appieno del mio tocco. Posso sentirla fremere: il suo respiro si è fatto profondo, ed ogni esalazione è accompagnata da un gemito appena accennato.
Mi abbraccia la vita, costringendomi a raddrizzarmi, ed avvicina la bocca al mio addome: col suo nasino alla francese mi scosta la maglietta del pigiama, ed inizia a baciarmi intorno all'ombelico.
Posso sentire l'eccitazione crescere in me, per via di quella situazione così insolita, per momento e luogo, e forse proprio questo la rende così vigorosa, travolgente.
Ora la sua bocca è scesa, ed un soffio caldo penetra attraverso i pantaloncini fino a risvegliare del tutto il mio membro; è una sensazione piacevolissima: le sue mani fresche che mi accarezzano i lombi, il fondoschiena, ed il suo soffio caldo di desiderio che mi avvolge il pube. Chiudo gli occhi, abbandonandomi a questa sensazione mentre lei, senza sciogliermi dall'abbraccio, mi abbassa i pantalocini; ora le sue labbra sono vicinissime al glande, semi socchiuse: sto pregando perché le accosti e lo avvolga completamente, ed invece lei smette di alitare, e con la lingua comincia ad accarezzarmi. Piccoli strofinìi dapprima, lungo le pieghe più sensibili; poi un contatto sempre più prolungato, che scorre su e giù, dalla testa alla base, fino a quando le mie preghiere vengono esaudite e lo vedo scomparire parzialmente tra le sue labbra.
Con studiata lentezza mi assapora: non mi permette di dare libero sfogo al mio impeto, mi trattiene, mi frena, accarezzandomi lungamente. Danzano le sue mani, passando dal glande al perineo, scambiandosi di posto con le labbra e con la lingua, solleticando ogni angolo della mia virilità.
Ma il desiderio mai sopito dalla sera prima, e la forte eccitazione della sorpresa, hanno in breve la meglio su di me: dai muscoli contratti di tutto l'addome, solleticati da affusolati polpastrelli, viene l'ultima spinta, quella che libera il mio piacere. Mi sento svuotare, risucchiare: ad ogni ondata di brividi lei risponde serrando ancor di più le labbra intorno al membro, riempiendosi la bocca del mio caldo umore. Non resisto: la sollevo in piedi e la bacio. A lungo. Con voluttà. Cercando con la lingua ogni piega delle sue labbra, ogni angolo della sua bocca.
Posso sentire come tutto questo l'abbia eccitata: i capezzoli sporgono orgogliosamente dalla sottile maglietta, il suo pube cerca avidamente il mio, strofinadovisi contro con violenza. Il fondoschiena le ondeggia, guidando le mie mani giù lungo il solco, offrendo al loro tatto quel tenero bocciolo scuro.
Ma non è questo che voglio, non subito. Ora voglio ricambiare il dono sublime di una bocca avida di umori, generosa di passione.
Ancora stretta a me, in un bacio interminabile, la faccio adagiare sul tavolino, sfilandole i pantaloncini ormai intrisi di un umore dolce come il miele. Mi abbasso, e le sue gambe mi avvinghiano e mi attirano; posso vedere piccole gocce di rugiada perlacea, imprigionate tra le piccole labbra, cercare di scivolare verso il perineo: le raccolgo con la punta della lingua, una ad una, risalendo lungo le grandi labbra sino al clitoride, mentre le sue mani mi scarmigliano i capelli in preda a spasmi di piacere. Cerco di mimare i movimenti della sua bocca, che poc'anzi mi aveva fatto fremere di piacere, su quel piccolo organo pulsante: lo accarezzo, lo succhio, lo sfioro divaricando le piccole labbra con la lingua; ogni mio movimento è per lei fonte di incontrollabili tremiti, di leggeri sospiri. Con un dito comincio ad accarezzarle quella morbida umidità che costituisce l'ingresso alla fonte del suo e mio piacere: ne spalanco i cancelli, ne violo l'entrata, alla ricerca di una zona, un punto preciso che so essere in grado di farle provare un piacere indescrivibile. Come risposta lei annaspa, boccheggia, aggrappandosi con le mani ai bordi del tavolino per evitare di cadere.
Intanto le mie labbra massaggiano incessantemente la zona intorno al clitoride, che schiaffeggio ripetutamente con la lingua, sferzandolo a destra e sinistra con vigore. E quando il mio dito giunge a contatto con quella piccola zona spugnosa dentro la sua alcova, la sua schiena si inarca, come per un riflesso condizionato; ogni pressione in quel punto, ogni strofinìo, è seguito da un fremito, da un respiro più affannoso del precedente, da un mugolìo più deciso; finchè l'orgasmo la travolge. Le mani, quasi bianche per lo sforzo, serrate intorno ai bordi del tavolo smorzano appena i violenti spasmi di piacere che la scuotono: geme, cerca di divincolarsi ma nel contempo mi avvinghia la testa con le gambe, in modo che non possa lasciarla. Lascio che l'ondata di piacere che l'ha travolta rifluisca, rendendo più gentili, delicate le mie carezze, permettendole di assaporare la calma rilassatezza che ne segue, e mi rialzo, per andare ad appoggiare una guancia sul suo morbido seno.
- Scopami! - , mi bisbiglia in un orecchio, - Ora! - .
Rimango per un attimo sbalordito. Non l'avevo mai sentita parlare in questo modo.
- Scopami! - , ripete.
Mi riprendo dallo sbalordimento e mi accorgo che il suo orgasmo ha avuto un effetto rivitalizzante su di me: il mio sesso è di nuovo turgido, pronto, desideroso di dare e provare piacere.
Mi rialzo, contemplandole il seno dai capezzoli ancora eretti, e l'afferro per le anche, lasciando che sia lei a guidarmi. Con la mano mi prende alla base del membro e mi attira a sè fino a penetrarla per metà, quindi, sempre tenendomi stretto in mano, comincia a muoverlo dentro e fuori. Sempre più incredulo, mi rendo conto che mi sta usando come userebbe un vibratore: la vedo mordersi le labbra di piacere, accarezzarsi con una mano i capezzoli, guidandomi avanti ed indietro con l'altra mano.
Il movimento si fa via via più ampio, più profondo, più violento.
Intuendo il suo desiderio, le scosto gentilmente la mano, così che io possa andare sino in fondo, e ad ogni contraccolpo i suoi seni sussultano, il respiro le si blocca in petto con un gemito.
- Si ... così ... con forza! -
Obbedisco, cercando di adeguare il mio ritmo a quello crescente dei suoi sussulti, dei suoi gemiti, mentre lei preme ad ogni mia spinta coi talloni sui miei glutei, incitandomi ad andare più a fondo.
Le sollevo le gambe, adagiandole sulle mie spalle, e mi protendo in avanti, raggiungendo profondità ancora maggiori; la posizione deve piacerle molto: abbandona la presa sul tavolo per afferrare le mie braccia, per attirarmi a sé. La sua bocca dischiusa cerca avidamente la mia.
Il ritmo della sua respirazione si fa più serrato, e parimenti i miei muscoli addominali non riescono più a rilassarsi tra una spinta e l'altra: siamo entrambi pronti, lo avverto chiaramente, inutile dilazionare ulteriormente qualcosa che entrambi ora desideriamo con tutto il corpo e tutta la mente. E così, all'apice di una profonda spinta, mi lascio andare ad un orgasmo travolgente, liberando un caldo fiotto di lattice bianco, in preda a spasmi di piacere che sembrano partire dalle reni, scendere nei glutei ed attraversare tutto l'addome, per concentrarsi nell'ultimo tratto del mio strumento di piacere. E proprio questo trasmetterle il mio godimento, scatena anche in lei l'acme del piacere: il suo ventre comincia contrarsi spasmodicamente, ritmicamente, intorno al mio sesso, come se volesse mungermi sino all'ultima stilla. In preda ad un maremoto di sensazioni, le ondate di piacere le si irradiano dal bacino lungo tutta la schiena, costringendola a sussulti involontari delle spalle, ad un innarcamento quasi innaturale del busto.
Durante tutto questo tempo le nostre bocche non si sono separate neppure per un attimo; baciarla durante l'orgasmo è una sensazione inebriante: la sua bocca trasmette tutto il piacere che prova internamente, lo amplifica, lo restituisce.
Ora posso adagiarmi nuovamente sul suo seno, posso riprendere fiato anche io.
- Come vedi - , mi bisbiglia sorridendo in un orecchio, - non sei il solo a risentire dell'effetto della primavera - .
Non resisto: la bacio, la sollevo e la porto in braccio in camera da letto.
Al diavolo il lavoro.
Oggi è primavera. Dovunque. Per tutti. Per noi due.
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