|
|
|
180 secondi (versione a 4 mani)
|
|
|
Titolo:
180 secondi (versione a 4 mani) |
Autore:
Caperucita Roja e Tzenobite |
Contatto:
|
Racconto
n° 4402 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Arrivo al locale con qualche minuto di ritardo, rispetto all'ora che avevamo convenuto. Ti vedo ad un tavolo apparecchiato per uno, sul limitare del dehor, per goderti il refrigerio della serata estiva. A fianco un tavolo libero. Allora mi giro verso l'uomo che mi sta accanto, mio marito, e glielo indico: - Sediamoci là, va bene per te? -. Per lui è indifferente, quindi ci dirigiamo verso il tavolo. Lascio che lui mi preceda, in modo che si sieda voltandoti la schiena. Mentre cammino alle sue spalle ti passo accanto e ti sfioro casualmente un ginocchio con la mia gamba nuda, che il vestitino estivo lascia scoperta fino a metà coscia, ed il tuo sguardo si alza su di me, illuminandosi nel momento esatto in cui, guardandomi, mi riconosci. Riesco a percepire le note del tuo profumo, per la prima volta. E pensare che io e te siamo due perfetti sconosciuti, pur sapendo tutto l'uno dell'altra. Questo è il nostro primo incontro, in realtà...il primo in cui i nostri occhi possono sfiorarsi, anche se da lontano. Di te conosco quello che mi hai raccontato nelle lunghe ore passate insieme a chattare. Lentamente, piano piano, ci siamo aperti, scoperti, ci siamo confidati i nostri desideri più intimi, segreti, scoprendo una straordinaria affinità di gusti, interessi, conoscenze in comune. Anche tu come me non trovi più nella tua compagna quelle emozioni, quella rispondenza di mente e corpo che le tue fantasie, i tuoi sogni, desiderano ardentemente. No, non siamo innamorati, e nessuno dei due vuole mettere a repentaglio una relazione, non desideriamo costruire nulla tra noi. Cerchiamo solo quel calore, quella vitalità, che risvegli sensazioni, idee, sogni, desideri, che ci faccia nuovamente vibrare, sentire vivi, desiderare ed essere desiderati, condividere con un altro, con un altra pelle, altre mani, le vibrazioni del nostro essere e del nostro corpo, da troppo tempo privo di un musicista che ne sappia trarre le giuste note. Desideriamo solo scoprire se saremo noi, l'uno per l'altra, quelli capaci di provocare queste emozioni, le stesse che avevamo ricreato sulla chat e che ci portavano letteralmente all'estasi anche così, a distanza. Mi siedo in modo che tu, dal tuo posto, possa vedermi, spostando un pò di lato la sedia. Tiro leggermente su il vestito, accavallo le gambe, poi io e te iniziamo, senza osare troppo, un gioco di sguardi reciproco. Brevi occhiate, solo apparentemente indifferenti. Tu puoi guardarmi più apertamente, più a lungo. Così io mi diverto a provocarti, sollevando ancora un pochino l'orlo dell'abito, cambiando di nuovo posizione alle gambe, allargandole un poco, per condurti, attirarti la dove desidero essere spogliata, accarezzata, baciata, anche se solo dai tuoi occhi. Poi faccio cadere un tovagliolo, e poichè ci chiniamo contemporaneamente per raccoglierlo, le nostre dita si sfiorano, facendo scoccare una scintilla che scatena in noi brividi di piacere. I tuoi occhi cadono dentro la scollatura del mio abito, che, chinandomi, ha rivelato ai tuoi occhi il mio seno nudo sotto la stoffa leggera. Torno a sedermi, e per un pò resto tranquilla, ma la tua presenza, vederti e non poterti nemmeno parlare, sfiorare, mi rende irrequieta. Allora mi alzo, mormoro a mio marito qualcosa sul fatto che devo andare alla toilette, e ripasso di fianco a te. All'altezza del tuo tavolo, lascio scivolare a terra la mia sciarpina di seta cruda. Con la coda dell'occhio vedo che tu la raccogli e la porti al tuo viso, per aspirarne il profumo. Entro nell'anticamera comune delle toilettes, e ti aspetto, sicura che raccoglierai il mio silenzioso invito. Difatti passa meno di un minuto, e tu entri da quella porta, la mia sciarpa nella tua mano. Silenziosamente, entriamo nel bagno delle signore, deserto, e ci chiudiamo in una delle cabine. Tu prendi la sciarpa e la posi attorno al mio collo, poi, afferrandone i lembi con le mani, la tiri verso di te, avvicinando il mio volto al tuo. Ora senti il calore delle mie labbra, il loro sapore, come io il tuo, e ci baciamo. Io aspettavo da tempo questo momento, me l'ero immaginato mille volte: un'emozione nuova, un'incognita, una curiosità che tu avevi fatto diventare desiderio, una fantasia accarezzata da tempo che tu avevi trasformato in un bisogno insopprimibile ma irrealizzabile... fino ad ora. Tu mi sussurri: - "Tre minuti, ti prego, 180 lunghi, preziosissimi secondi, per noi...". Pensieri veloci, un lampo, un secondo in cui questi mesi di chat, di fantasie, di giochi, di orgasmi si cristallizzavano in un solo desiderio, una sola parola, che riesco a malapena a sussurrarti tra le labbra: - Si... - e penso: - Ora saprò se la mia vita sta per cambiare - . Torni a baciarmi e questa volta mi lascio andare, con gli occhi chiusi e le labbra aperte, offerte alla tua lingua. Le tue mani sul mio viso scendono alle spalle e lentamente, baciandomi, scosti le spalline, finchè scivolandomi lungo le braccia scoprono il seno che subito sento coperto dal calore delle tue mani. leggere ma decise. I capezzoli reagiscono quasi subito, irrigidendosi sotto i palmo delle tue mani, mentre allargo le braccia e appoggio la schiena nuda alla parete, fredda al confronto del calore che rapidamente mi invade. Ora mi guardi negli occhi, sorridendo, mentre il mio corpo sotto le tue mani non mente riguardo il risultato di questo nostro primo incontro. Ti chini su di me, posi la lingua sulle mie labbra e poi scendi: il mento, il collo, l'incavo dello sterno, poi la sella tra i seni ancora presi nelle mani, che sposti sulla cosce mentre posti la lingua a disegnare cerchi intorno a un capezzolo. Quando lo sento tra le labbra, accarezzato dalla tua lingua calda, sento pulsare più forte il cuore nel petto e il sesso tra le gambe. Accarezzandomi le cosce, salendo con le mani sotto l'orlo del vestito corto e leggero, arrivi ai fianchi e poi al margine degli slip. Istintivamente allargo le gambe, e tu quando appoggi la mano aperta tra le mie gambe mi fai sussultare: una contrazione vicina all'orgasmo. Senti il calore che non riesco a contenere, ha già bagnato il pizzo leggero dello slip, ti è facile sfilarmelo e trovarmi pulsante e rovente. Emetto suonoi sordi, gemiti soffocati che non riesco a trattenere, mentre spero che questo tempo interminabile, dilatato come il mio sesso, finisca, finalmente, perchè le regole del gioco, non fare niente, sono ormai impossibili da rispettare oltre. Devo avere gli occhi sbarrati e il viso in fiamme da come mi guardi, uno sguardo divertito e fiero, la conferma che mi rendo conto che il tuo potere evocativo in chat era solo un barlume di quello che puoi fare direttamente sul mio corpo. Quando mi baci a fondo, penetrandomi con due dita, affondando nel sesso bagnato come mai, in così poco tempo, mi era successo, accetto che la mia vita è cambiata. Per fortuna il tempo è scaduto, come l'ho percepito io sembravano essere state ore, ma sono appena scaduti i 180 secondi che ci siamo concesse. Mentre io cerco di ricomporre il viso e la mente, per un attimo, mentre mi stai di fronte, contro la parete opposta a riprendere fiato, posso vedere che anche tu tradisci una grande eccitazione, e questo mi conforta moltissimo. Ancora un bacio veloce sulle labbra ed esci per precedermi al tavolo mentre io mi risistemo. Io ti seguo dopo un pò, non senza essermi controllata allo specchio di non avere addosso segni evidenti dell'incontro clandestino. Quando ti vedo, d nuovo al tuo posto, sono consapevole del nuovo odore del mio corpo, quel mix travolgente scaturito dall'incontro del mio e del tuo profumo unito a quello dei nostri sessi. Lo riconosco addosso a te, come so che tu lo riconosci su di me, quando ti ripasso accanto. Il tuo sguardo eloquente mi accompagna fino alla mia sedia, sento i tuoi occhi su di me, che non mi abbandonano un istante. Mi siedo, ricambio il tuo sguardo, poi, conscia dell'effetto che può fare una cosa del genere su di te, alzo di molto l'orlo del vestito, tanto quanto basta per farti accorgere che io, sotto, non ho più le mutandine. Il pranzo procede, mentre mio marito mi racconta del viaggio di lavoro che questa sera stessa lo porterà via da me per una settimana. Io accuso un leggero malore, seguito di quello che mi ha trattenuta in bagno prima e colpevole del rossore e del leggero disorientamento che ho dimostrato tornando al tavolo. Lui si preoccupa, ma lo rassicuro che non sarò sola: visto che lui non c'è, approfitterò per invitare a casa nostra una mia amica. Mentre arriva il nostro dolce, tu esci. Dopo pochi minuti usciamo anche noi e ti trovo davanti al locale. Ti presento a mio marito, che non ti ha vista per tutta la cena perchè eri seduta alle sue spalle, e ti saluto con un bacio sulla guancia. Per un momento il tuo profumo, la tua bocca, il tuo calore mi disorientano e sento un lampo di piacere tra le gambe, ma riesco a dominarmi. Carichi la valigia, ti faccio sedere davanti, e ci facciamo portare a casa. Quando lo saluto, davanti al portone, prima che mio marito riparta per l'aeroporto, lo bacio a lungo, appassionatamente. Quando l'auto scompare dietro al palazzo di fronte, mi volto e bacio a lungo, appassionatamente, la mia donna.
|
|
|
|