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Dopo la tempesta
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Titolo: Dopo la tempesta
Autore: Leoncina
Contatto:
Racconto n° 4409
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La tempesta imperversava ormai da alcune ore, la campagna circostante era completamente allagata, il cielo plumbeo non sembrava dare cenni di miglioramento ed era un continuo susseguirsi di tuoni e lampi.
Un bagliore accecante illuminò la stanza per qualche istante, May alzò lo sguardo dal libro che stava leggendo, scese dal letto e si avvicinò alla finestra. Nulla era cambiato da quando aveva guardato fuori una mezz'ora prima. Il cielo era ancora scuro, la pioggia scendeva velocemente e bagnava del tutto i vetri della finestra.
Con gli occhi indugiò sull'orizzonte appena visibile attraverso il muro di pioggia e ripensò a Matew. Erano passate due settimane da quando May l'aveva sorpreso a fare l'amore con Diana, e nonostante il ricordo di quelle immagini le bruciasse nel cuore e nello stomaco, non riusciva a odiarlo, pensava a lui in ogni momento e sentiva di amarlo ancora.
Diana era arrivata due mesi fa nella loro piccola città in riva all'oceano e da allora tutto si era sgretolato sotto i suoi occhi.
Lavorava nello stesso studio di Matew ed era arrivata da New York per una causa abbastanza difficile. L'avvocato Carson, titolare dello studio di cui Matew era socio, aveva degli agganci nella city e così Diana era stata mandata in aiuto da un vecchio amico di studi con cui Carson aveva ottimi rapporti.
Dopo aver vinto la causa, Diana aveva deciso di restare.
A detta sua per - amore della campagna - , ma May aveva visto come guardava Matew e la voglia che aveva di stargli sempre accanto.
Così erano iniziati i litigi, piccole cose, insignificanti particolari che May rinfacciava a Matew e che Matew cercava di mascherare con semplici coincidenze.
Finchè una sera Matew aveva detto a May che si sarebbe fermato un po' di più in ufficio per studiare meglio i dettagli di una causa imminente e lei aveva pensato bene di portargli qualcosa da mangiare e magari fargli compagnia per un po'.
Aveva parcheggiato l'auto poco distante ed era entrata dalla porta sul retro per fargli una sorpresa.
Appena prima di entrare nel grande ufficio, aveva notato la macchina grigia di Matew e accanto un'auto sportiva rossa. Si era chiesta con noncuranza di chi potesse essere ma non si era soffermata sul pensiero più di qualche secondo.
Appena entrata aveva sentito piccole risate sommesse, le aveva seguite ed esse l'avevano guidata fino allo studio di Matew.
La porta era appena socchiusa e una luce molto tenue filtrava dal piccolo spazio aperto.
May si era affacciata appena, stringendo tra le mani il cestino con i tramezzini e due fette di torta di mele, la preferita di Matew.
La scena che le si era parata davanti ai suoi occhi era qualcosa che neanche la sua mente riusciva a definire reale.
Matew era seminudo, la sua camicia era appoggiata con poca cura sulla scrivania, teneva le mani sui seni di Diana completamente nuda e sdraiata sul grande tavolo di radica.
A terra c'erano alcuni fogli e libri aperti adagiati malamente, forse caduti.
Matew aveva spostato una mano per prendere i fianchi della donna, poi con un gesto rapido si era slacciato i pantaloni e l'aveva penetrata gemendo e abbassandosi a succhiarle un seno.
Diana aveva gridato e seguiva i movimenti di Matew ritmicamente mentre lui entrava ed usciva da lei rapidamente con spinte sempre più profonde.
Stringendole i fianchi la penetrava fino in fondo, il succo dell'eccitazione di lei colava sul suo sesso che luccicava alla lieve luce emanata da una lampada appoggiata su uno scrittoio poco distante.
- Sto venendo - , aveva detto lui baciandola con passione e leccandole il collo.
La loro voglia si stava consumando rapidamente, tra spasmi di eccitazione.
Diana aveva inarcato la schiena proprio mentre Matew la inondava della sua lussuria gemendo come May ormai conosceva bene.
Il loro grido di passione aveva riempito la stanza solo per un istante, poi Matew aveva stretto a sé la donna per baciarla dolcemente.
May in quel momento aveva lasciato cadere il cestino ed era rimasta impietrita davanti alla porta, aprendola del tutto.
Matew si era girato verso l'ingresso con lo sguardo ancora acceso della passione e il respiro accelerato.
Aveva guardato May negli occhi, le braccia gli erano ricadute lungo i fianchi, si era staccato da Diana immediatamente.
- May... - , aveva detto a bassa voce.
May era rimasta sulla porta, i tramezzini e il dolce erano caduti fuori dal cestino di vimini color corallo mentre questo era rotolato fino all'armadio posto di fronte alla scrivania di Matew andando a sbattere contro un'anta aperta e ribaltandosi sul pavimento senza far rumore.
Matew si era avvicinato a lei con lo sguardo colpevole e la fronte sudata, aveva cercato una sua mano, ma May aveva sollevato un braccio e con tutta la forza della sua ira mista a disperazione, gli aveva tirato uno schiaffo che aveva fatto indietreggiare il ragazzo fino a farlo sbattere contro la scrivania.
- Sei uno schifoso, maledetto bastardo - , gli aveva detto con l'odio dipinto sul volto arrossato dalla rabbia e dalla frustrazione. - Non osare più farti vedere da me, perché giuro su ciò che ho di più caro che ti ammazzo - .
Matew era rimasto basito di fronte a tutta quell'ira. Non aveva mai visto May in quelle condizioni.
May si era voltata e con passo rapido aveva raggiunto l'auto, aveva messo in moto l'auto ed aveva guidato verso casa a velocità più che sostenuta.
Una volta sedutasi sul letto della sua camera, aveva guardato una foto che la ritraeva con Matew a Iron Bay, le lacrime avevano iniziato a scenderle copiose sulle guance ed aveva passato la notte sconvolta dai singhiozzi.

Erano passate due settimane e May ancora non riusciva ad odiarlo. Ogni cosa le ricordava i momenti passati con Matew. Aveva staccato la loro foto più bella dalla parete, ma lei sapeva che era nell'armadio e ogni volta che sceglieva un abito si costringeva a non guardare la scatola dove l'aveva riposta quella sera stessa.
Dormiva poco e male, piangeva prima di cadere in un sonno leggero e scostante, mangiava sempre meno.
Violet, sua madre, entrò nella stanza proprio in quel momento.
- Tesoro, io vado a prendere tuo padre che è rimasto a piedi con l'auto a casa degli Usting. Hai bisogno di qualcosa? - , le chiese amorevolmente.
- No mamma, grazie - , rispose May con un lieve sorriso.
Violet si avvicinò alla figlia prendendole le spalle tra le mani.
- Tesoro cerca di riaverti, non puoi andare avanti così - , disse guardandola negli occhi. - Tu e Matew dovete chiarire questa situazione - .
- Cosa c'è da chiarire mamma? - , rispose la ragazza rivolgendole uno sguardo duro e ostile. - Mi ha tradita!! Parlava di matrimonio con me e intanto se la spassava con quella schifosa sgualdrina! - .
Violet guardò la figlia con occhi colmi di risentimento nei confronti di quel - mostro - che aveva cambiato la sua dolce May in quella ragazza piena d'odio.
Accarezzò la guancia di May con un gesto di compassione infinita, poi si diresse verso la porta.
- Scusa mamma - , mormorò May prima che la madre fosse sparita oltre lo stipite della porta.
Violet sorrise alla figlia e poi proseguì sui suoi passi.
May si girò ancora verso la finestra e vide finalmente un raggio di sole farsi largo tra le nubi, pioveva ancora ma il cielo sembrava si stesse aprendo. Avrebbe voluto un raggio di sole anche nel suo cuore.
Si sedette ancora sul letto, non aveva ancora ripreso in mano il suo libro quando sentì alcuni colpi frettolosi alla porta. Immaginò che sua madre si fosse dimenticata le chiavi, lo faceva sempre.
Passando dall'atrio prese le chiavi di riserva dal cassetto del comodino posto accanto all'appendi abiti e aprì velocemente la porta d'ingresso.
- Mamma, come al solito... - , iniziò a dire, ma le parole le morirono sulle labbra.
Davanti a lei c'era Matew, completamente bagnato.
Le chiavi caddero a terra con un suono metallico e tintinnante, May rimase immobile di fronte a lui.
- Cosa ci fai qui? - , disse con sguardo duro e la voce incrinata dall'odio.
- Parlare May - , rispose lui. - Solo parlare - .
- Parlare dici? - , disse lei con una nota di ironia nella voce. - E di cosa vorresti parlare? Di come ti scopi bene quella puttana? O del fatto che ti ha scaricato ed adesso non sai più con chi divertirti?! - , continuò guardandolo in faccia con occhi colmi di ira.
Lui strinse i pugni contro i fianchi e i suoi occhi si fecero più duri.
- Voglio solo parlare. Ti ho fatto del male, me ne rendo conto, ma è successo e non posso tornare indietro. Vorrei solo farti capire che è stato un errore, una debolezza. Voglio solo recuperare il nostro amore. Ti prego May, io ti amo - , disse tutto d'un fiato addolcendo la sguardo e la voce.
- Cosa ne sai del male che mi hai fatto? Cosa puoi saperne di come mi sento ora? Cosa pretendi? Che ti butti le braccia al collo e ti dica che anch'io ti amo, che possiamo dimenticare tutto? - , gli buttò in faccia le parole lasciando che le lacrime le scorressero sul viso e stringendo le mani sulla maniglia della porta.
Matew cercò la sua mano, ma May si ritrasse immediatamente e fece per sbattergli la porta in faccia.
Lui con un gesto rapido bloccò la porta con un piede, afferrò May per un braccio, la tirò a sé e la baciò.
May si divincolò da quella stretta picchiando i pugni contro le spalle di lui, poi sentì il suo calore scaldarle la pelle e le sue braccia stringerla più dolcemente.
Qualcosa di umido le bagnò le labbra.
Staccandosi da Matew si accorse che stava piangendo ed era la prima volta che accadeva da quando si erano incontrati cinque anni prima.

Con la mente ritornò al ballo di primavera del primo anno di università.
Studiava lettere perché voleva diventare una scrittrice, la sua passione per i grandi classici romantici e per la scrittura l'aveva condotta a seguire la facoltà di lettere e lei era entusiasta di quei primi mesi.
Studiava con impegno, aveva conosciuto Salima e Gregor durante l'esame di grammatica inglese. Erano stati promossi a pieni voti e per festeggiare erano andati al bar dell'università a bere una soda.
L'aria era frizzante, i preparativi per il ballo di primavera erano già a buon punto e il clima dava già i primi cenni d'estate, nonostante fosse solo fine aprile.
Seduti al tavolino del bar, sorseggiavano la loro soda e si scambiavano impressioni sul compito scritto e su come la soddisfazione di averlo passato al primo colpo li riempisse di euforia.
Fu in quel momento che un ragazzo moro con gli occhi castano chiari si era avvicinato a loro.
- Beltà che tutto fa risplendere, dolci note di un'arpa d'oro che muove i tuoi capelli come vento celestiale - , aveva esordito. - Oh divina, che il cuor mio non si fermi e continui a battere per te da ora in avanti - .
- Colore del sole che tutto illumina, possa la mia mano seguire i tuoi pensieri sul destriero che volge alla sera e gli occhi miei nei tuoi di tanto amore accesi - , aveva continuato May.
Aveva alzato lo sguardo e aveva incrociato gli occhi grandi del ragazzo che stava proprio accanto a lei.
- Conrad Mile - , avevano detto insieme, poi si erano guardati ancora negli occhi ed avevano sorriso l'uno all'altra.
- Mi chiamo Matew - , aveva continuato il ragazzo con la sua bella voce suadente. - Posso sapere il tuo nome? -
- May - , aveva risposto semplicemente lei.
Lui le aveva preso galantemente la mano, l'aveva portata alla bocca e aveva deposto su di essa un bacio lievissimo.
Matew l'aveva invitata al ballo di primavera e dopo aver passato la serata a ballare e parlare di ogni cosa, l'aveva riaccompagnata a casa e l'aveva salutata con un leggerissimo bacio sulle labbra.
Da allora non si erano più separati.

May si fece da parte e lo lasciò entrare in casa.
Gli porse un asciugamano e si avviò verso il salotto.
Matew rabbrividì sentendo il calore del fuoco nel camino scaldargli la pelle. Era rimasto fuori dalla casa di May per ore prima di trovare il coraggio di bussare.
Aveva visto May affacciarsi alla finestra della sua camera e Violet uscire poco dopo.
La pioggia gli aveva bagnato completamente i vestiti e i capelli gocciolavano sull'asciugamano che May gli aveva posto.
Sentiva lo sguardo di lei gravargli sulle spalle.
Si girò e vide May in piedi di fronte a lui, le braccia incrociate sotto il seno, le gambe snelle leggermente allargate, il suo sguardo duro e freddo.
- Non ti chiedo di perdonarmi - , disse cercando di non far tremare la voce. - E' stato uno stupido errore, ho ceduto senza ragionare, senza pensare a quanto male avrei potuto farti - .
May non rispose, restò ferma e composta con gli occhi fissi su di lui.
- May, io ti amo e se tu non puoi più farlo come prima io ti do tutte le ragioni del mondo - , continuò Matew lasciando cadere le braccia lungo i fianchi. - Vorrei solo un'ultima possibilità per dimostrarti che ti amo ancora - .
Gli occhi viola di May si inumidirono, ma lei ricacciò indietro le lacrime.
- Non posso più avere fiducia in te - , disse con voce roca e bassa. - Non posso pensare a te come all'uomo capace di rendermi felice. Nella mia mente rivedo solo quelle immagini, quella donna sdraiata sulla tua scrivania mentre tu... - , si fermò incapace di proseguire.
Le lacrime le solcarono i lineamenti dolci del viso, percorsero le guance e caddero a terra staccandosi dal mento delicato.
Matew le si avvicinò lentamente, passò un dito sulla sue guancia, poi arretrò abbassando lo sguardo.
- Mi dispiace May - , disse soltanto. - Ti ho persa e pagherò questo prezzo per la mia stupidità, lo capisco - .
May lo guardò negli occhi e lesse note di pentimento in quel suo sguardo perso nel vuoto.
Senza pensare gli si buttò tra le braccia singhiozzando.
- Perché? - , disse piangendo e picchiando i pugni stretti con forza sul petto di Matew. - Perché mi hai fatto questo? Perché Matew? Perché? - .
Spiazzato da quell'abbraccio, Matew rimase interdetto per un istante, poi strinse le sue braccia attorno ai fianchi di May e pianse con lei accarezzandole i capelli.
Quando sentì i suoi singhiozzi calmarsi, la staccò leggermente da sé e appoggiò le sue labbra a quelle di lei.
May assaporò la dolcezza delle sue labbra, poi schiuse la bocca leggermente e lasciò che Matew esplorasse la sua bocca con la lingua.
Rimasero stretti l'uno all'altra baciandosi intensamente per un tempo infinito.
Poi lui si staccò da lei lentamente, la prese tra le braccia sollevandola da terra e salì le scale fino alla sua camera senza smettere di baciarle le labbra e le guance.
Adagiò May sul letto baciandola ancora e assaporando le lacrime amare della donna che amava. Le baciò ancora le labbra e il collo, mentre con le mani fece scivolare le spalline del leggero abito sulle braccia di May.
La baciò con più passione affondando la lingua nella sua bocca dolce e morbida e cercando la sua lingua in ogni momento.
May strinse la braccia attorno alle sue spalle, così grandi e forti, abbronzate e tornite e accolse la sua lingua succhiandola leggermente.
Passò le mani sulle sue scapole, poi scese ad accarezzargli i fianchi, slacciando lentamente la cintura dei pantaloni.
Aveva dimenticato tutto, ora voleva solo sentirlo dentro di sé, unire il suo piacere a quello di lui, baciare la sua pelle, sentire il suo sapore.
Matew scese sul suo corpo con le labbra scostando l'abito e prendendo in bocca un capezzolo di May reso turgido dall'eccitazione. Con una mano le accarezzò il seno mentre la sua lingua stuzzicava prima un capezzolo e poi l'altro.
La baciò ancora con più passione, astringendole i seni tra le mani.
I gemiti di May riempirono la stanza e il profumo della sua pelle eccitò Matew ancora di più.
Si liberò dei jeans con qualche movimento rapido, poi lasciò che la sua donna scostasse i boxer per toccarlo nei suoi punti più sensibili.
May face una leggera pressione con la mano sotto i testicoli e sentì Matew irrigidirsi e gemere di piacere.
Lo fece stendere poi lasciò cadere a terra l'abito restando completamente nuda davanti a lui.
Matew la guardò e si rese conto di quanto amasse quella donna.
Con la bocca May scese sul suo corpo muscoloso assaporando le gocce di pioggia che avevano trapassato la maglietta bagnandogli l'addome. Seguendo le gocce d'acqua con la lingua scese ancora di più armeggiando con i suoi boxer e togliendoglieli con un movimento fluido e dolce.
Scese ancora mordendogli leggermente la pelle e bloccandogli le mani lungo i fianchi.
La sua lingua incontrò ciò che bramava e la sua bocca se ne impossessò strappando un gemito di piacere al ragazzo.
Con la mano strinse la base del sesso di Matew e con bocca avida succhiò leggermente giocando con la lingua e disegnando arabeschi contorti sulla pelle liscia.
Matew la prese di sorpresa, scostandole il viso e baciandola avidamente per sentire il sapore della sua bocca.
La sdraiò, poi la sua bocca raggiunse rapidamente il monte di Venere, con una mano scostò la leggera peluria e le sue labbra si chiusero sul clitoride roseo e gonfio per l'eccitazione.
May inarcò la schiena e gemette afferrandogli la testa e spingendola più in basso sul suo corpo.
Matew le allargò le gambe e spinse due dita dentro di lei dopo averle succhiate per bagnarle.
La sentì gridare e sentì la sua eccitazione bagnargli la mano.
Con la lingua leccò le gocce del suo succo più dolce e spinse ancora le dita più a fondo questa volta facendola gridare di piacere.
Aumentò la velocità delle dita e la pressione della lingua sul clitoride di May che gridò ancora aprendo di più le gambe.
Matew sentì un fremito percorrere la pelle di lei e capì che la sua donna era vicina all'orgasmo.
Tolse le dita dal corpo di May e le appoggiò sul clitoride massaggiandolo velocemente mentre spingeva la lingua nel suo corpo.
La sentì gridare, fremere, irrigidirsi, poi vide le sue mani lasciare le lenzuola che stavano stringendo e il suo respiro calmarsi leggermente.
Risalì sul suo corpo, le prese la bocca con la sua e si spinse dentro di lei con un colpo di reni deciso.
May gemette e poi ancora strinse le mani sui fianchi di Matew mentre lui dava il via ad una danza fluttuante e la trascinava in un vortice di piacere e perdizione.
- Di più, spingi di più... - , gli intimò afferrandogli più forte i fianchi e stringendolo a sé.
Matew spinse più forte, più dentro di lei gemendo e succhiandole avidamente i seni.
La trascinò con sé fino al punto più alto del piacere e quando la sentì di nuovo vicino all'orgasmo, spinse le dita dentro di lei, da dietro questa volta.
May gridò più forte e cadde nel torrente dell'orgasmo stringendo le braccia di Matew e affondando le unghie nella sua pelle.
Matew spinse ancora le dita dentro di lei, poi uscì dal suo corpo e con delicatezza la fece girare in modo che gli desse la schiena.
Con la lingua leccò la sottile linea tra le natiche di May, spingendole le dita in fondo e sentendola gemere ad ogni spinta.
Passò la lingua su ogni angolo morbido e caldo del suo corpo, poi appoggiò il suo sesso duro e pulsante al sedere di May e la penetrò facendola gridare di piacere.
Le strinse i capelli tra le mani e lentamente spinse ancora.
May seguì i suoi movimenti gemendo ad ogni spinta. Gli guidò la mano sul suo clitoride e si fece masturbare ancora.
Quando sentì vibrare il suo corpo capì che Matew era vicino all'orgasmo, così gli spinse le dita dentro di lei e si masturbò con la mano spingendo il clitoride fino quasi a farsi male.
Matew non resistette più e si lasciò andare all'orgasmo proprio mentre May veniva con lui.
Il loro grido riempì la stanza, poi scese il silenzio rotto soltanto dal respiro profondo e affrettato dei due amanti.
Matew si appoggiò alla schiena diMay, la strinse a sé e uscì dal suo corpo lentamente.
Stesi l'uno accanto all'altra, Matew guardò la sua donna e con la mano le scostò i capelli dalla fronte bagnata di sudore.
- May, io ti amo - , le disse guardandola negli occhi.
May non rispose, si appoggiò su un gomito e lo guardò negli occhi.
- Mi hai ferita - , disse. - Hai solo questa possibilità per ricominciare. Se fallirai io non ti aspetterò più - .
Matew la guardò dolcemente.
- Non fallirò - , le disse stringendola ancora. - Ti giuro che non fallirò - .
L'espressione seria di May si sciolse in un lieve sorriso, appoggiò le labbra a quelle di Matew e lo baciò dolcemente.
Fuori dalla finestra il sole aveva scacciato le nubi cariche di pioggia e nel cuore di May una nuova primavera era alle porte.