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La prima colazione
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Titolo: La prima colazione
Autore: Amante
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Racconto n° 443
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La punto gialla avanzava circospetta cercando con fatica di rimanere incollata all'asfalto, i tergicristallo spinti al massimo sembravano non promettere la riuscita di una buona visuale, l'acqua cadeva copiosa e la cabriolet di Cristina pareva annaspare tra la pioggia e lo scivoloso grigio bitume.
I chicchi di grandine si abbattevano rumoreggiando sulla tela blu della capot, Deborah seduta accanto la guardava presupponendo che prima o poi avrebbe ceduto allagandole, torcendo il corpo si voltò all'indietro cercando con lo sguardo il piccolo ombrello, -Prendo le mie precauzioni- disse, Cristina si mise a ridere immaginando la scena di loro due sotto un minuscolo parapioggia, con le chiappe in ammollo nell'abitacolo pieno d'acqua.

Erano uscite un ora prima dall'ufficio quel venerdì di inizio estate, eccitate all'idea di poter fare un week-end al mare, due giorni di relax, di tintarella e sai com'è in questi casi, l'incontro erotico con qualche bel tenebroso sconosciuto, infondo erano libere ed emancipate ma soprattutto vogliose e perché no, porche quel tanto che basta.

Con il viso incollato al parabrezza Cristina, abbassò, cercando la concentrazione, la voce a Riky Martin che offeso smise di farsi udire, Deborah accese l'ennesima sigaretta, aspirò alcune boccate, poi la mise tra le labbra di "Cri", tolse gli occhiali dal naso e mettendo in bella mostra il brillantino che aveva nell'ombelico, alzò la t-short e pulì le lenti appannate.

Alcune interminabili ore dopo giunsero al casello di uscita, la pioggia incessante continuava a cadere, ma loro agguerrite come due amazzoni dei tempi moderni non si lasciarono intimorire, diedero lo scontrino al giovane, chiuso nella sua angusta garitta, il display elettronico segnò 13 euro e 34 centesimi, Deborah alzò gli occhi pensando che avrebbe fatto notte cercando tutta la monetina.
Armeggiando sul fondo della borsetta andò alla caccia dei centesimi sparsi qua e la, mentre il casellante scrutando nella camicetta sbottonata di Cri sembrava cercasse altro, Deborah, con l'avidità di un pirata dei mari del sud dopo un abbordaggio a vascelli carichi d'oro, ricontò per la seconda volta il bottino, sorridendo orgogliosa per il traguardo raggiunto lo diede a Cristina, che a sua volta lo mise nelle mani sudaticce del casellante, lui sembrò scontento da tanta celerità, si passò la lingua sulle labbra e si sfiorò maliziosa un seno, il giovane sgranò gli occhi, lei gli sorrise, pigiò sull'acceleratore e l'auto scomparve nei vapori della pioggia.

Nella stanza dell'albergo misero le loro borse sul piccolo tavolino accanto alla portafinestra, Deborah tolse la t-short e i pantaloncini, rimanendo in un delizioso intimo color malva, accese una sigaretta e si sdraiò sul grande letto che occupava per intero la stanza.
Nel bagnò Cristina gettatasi sotto la doccia cercava sollievo alla fatica della guida insaponando il corpo, di li a poco la raggiunse anche De, la spinse di lato e chiuse la cabina dietro se.
I loro corpi erano statuari e perfetti, i seni rigogliosi e le natiche sode, pronte per debuttare in spiaggia con un minuscolo tanga ed essere smaniate dai maschi e odiate dalle ragazze, si adularono a vicenda facendosi piccole coccole massaggiando i seni e accarezzandosi vicendevolmente i culetti.

Tempo addietro una notte a casa di Deborah, avevano persino fatto sesso, si erano stimolate e baciate su tutto il corpo, avevano comperato un grosso membro di silicone e lo avevano collaudato in tutti i modi possibili, De lo aveva messo in posizione "maschio virile" e si era fatta spompinare, poi eccitata e immedesimata nella parte glielo aveva fatto sentire tra le cosce, fino a condurla nella bramosia della libidine ad un orgasmo da favola, entrambe avevano assaporato quel palo rigido e sempre pronto all'uso ed era stato anche divertente, ma la loro natura era diversa, da brave ornitologhe amavano principalmente gli uccelli lunghi e duri, ma soprattutto caldi e palpitanti.

Con i perizoma in bella evidenza sotto minuscoli gonnellini a vita bassa affrontarono la notte, le cinque del mattino giunsero in un battibaleno, esauste tornarono in albergo, tolsero i mini indumenti rimanendo completamente nude e infilandosi sotto il fresco lenzuolo del grande letto si addormentarono.

Juhan, l'aitante cameriere venezuelano, percorse il lungo corridoio che dall'ascensore porta alla camera 231, sull'enorme vassoio il bricco del caffè bollente pareva una locomotiva sbuffante, seguita da carrozze colme di martellatine, biscottini, succhi d'arancio, fette biscottate e quant altro, bussò ed attese impettito, dall'interno nulla, ridiede altri due colpi leggermente più sostenuti, nessun segno di vita, corse con la mano sulla maniglia e con la massima discrezione aprendo la porta entrò.

Gli ci volle un po' per abituare gli occhi alla penombra della stanza, ma poi lo spettacolo fu degno di quell'attesa, nella notte i corpi delle ragazze si erano scoperti, il lenzuolo spiegazzato sembrava il drappo di un invitante palcoscenico, De metteva in bella mostra le sue lunghe gambe e il bel culo, con il viso piegato di lato sembrava guardasse Cristina che dormendo prona mostrava tutta la prorompenza dei sui seni, la striatura nera dei suoi peli pubici era coperta per metà.
Juhan mise il vassoio sul tavolino, sentì l'eccitazione forzare nei pantaloni, alzando leggermente la tapparella diede due leggeri colpi di tosse.
Come spade iridescenti la luce corse dalla finestra sui corpi nudi delle ragazze velando con una luce rosata le sinuose curve, cercò di bloccare senza troppa convinzione il grosso pacco che prometteva di esplodere nelle sue mutande e mentre stava per uscire si volse un ultima volta per godere di quell'ammucchiata di epidermide femminile.
Cri, appoggiando la schiena alla testata del letto gli disse: -Visto che sei qui, puoi anche servirci la colazione-

Prese il caffelatte fumante e lo versò nella tazza: -Serve altro?-
-Vorrei anche un biscottino- aggiunse, spiando tra i calzoni rigonfi di lui, -ma quelli mi sembrano un po' rinsecchiti, non hai altro?- Juhan gli si avvicinò talmente che fiutò gli umori della sua passerina umida: -Posso vedere in cucina, ma credo che il meglio sia qui-
Lei prese una marmellatina, ci ficcò il dito medio e lo portò alla bocca ciucciandolo, ruotò con le chiappe verso di lui mettendo i piedi per terra, appoggiò la tazzina fumante sul comodino a lato e iniziò a strofinare il pasticcino nei suoi pantaloni, lui non si fece pregare due volte, li sbottonò rimanendo con il "negozio di dolci" a portata di quella bambina insolente e golosa.
-Vedo che il cannolo è accompagnato da due belle fragole- disse lei, con le dita spalmò la marmellata all'albicocca sulla cappella gonfia e pregustandone il sapore se lo mise in bocca, mentre con l'altra mano corse tra le sue gambe accarezzandogli i glutei, sentì il desiderio avvampare, divaricò le cosce iniziando a massaggiare le labbra del suo sesso bagnato. Juhan le prese il viso tra le mani e impose un ritmo più sostenuto, la sbarra pulsante entrava ed usciva dalla sua bocca lussuriosa, il sesso bagnato di lei sprigionò i sapori che giunsero rapidi al suo olfatto, dopo soffocati gemiti le tolse il palo rigido dalla bocca al limite dell'orgasmo, si inginocchiò le prese le caviglie e le mise sulle sue spalle allargandogli le cosce, ficcò il viso nel suo sesso e ciucciò ingordo il suo clitoride rigido, l'impeto fu così travolgente che lei ebbe un eccitante orgasmo.

Dopo essersi saziato con quel nettare delizioso sollevò gli occhi cercando lo sguardo appagato di Cri, ma trovò le due ragazze che si stavano baciando, le loro lingue correndo eccitate si cercavano e si intrecciarono in un intenso bacio, Deborah eccitata e porca come non mai discese desiderando quelle due ciliegine che erano i suoi capezzoli, li leccò e presa dalla folle eccitazione iniziò a mordicchiarli, il corpo di Cristina si contorceva nel desiderio smodato come le spire di un serpente libidinoso, De andò sempre più giù baciandole l'ombelico ed offrendo i seni alla bocca di lei.
I loro corpi si cercavano le loro bocche tormentate dalla sete del sesso gustarono quel prelibato banchetto, come due puledre deliranti e gaudenti raggiunsero nello stesso istante con il viso il sesso bagnato dell'altra succhiando avidamente il piacere e donandosi alle loro lingue esperte.
Juhan rimase per un po' a guardare quei due magnifici animali allacciati in quell'impeto travolgente trastullandosi il pisello, poi si alzò in piedi trovando il viso di Deborah, lei smise di succhiare la ficca della sua compagna e iniziò a poppare come una lolita assatanata dal grosso pene, con veloci e sapienti colpi di lingua irrigidì l'asta, la lingua seguiva il pulsare del sangue nelle vene, scese sotto e assaggiò i testicoli, continuò a correre rapida su quello che sembrava il suo trofeo finchè lo sentì duro come pietra, allora prese il sesso rigido con la mano e lo depose nel caldo nido di Cri, la passerina bagnata si schiuse desiderosa di accoglierlo, colpi rapidi e ben assestati portarono la ragazza ad orgasmi ripetuti, mentre lei succhiava tra le gambe di Deborah il nettare della sua passione, Juhan baciò appassionatamente De, i loro corpi si contrassero in molteplici spasmi di piacere, continuò a sbattere il corpo di Cristina finchè la mazza fu pronta per eruttare la sua ambrosia, lo tolse e schizzò con impetuosi spruzzi i corpi delle appagate ed esauste ragazze.

Sorrise e rivestendosi mise il cannoncino senza più crema e un po' ammaccato nei boxer.
-La prima colazione è servita- disse, le ragazze sdraiate sul letto ringraziarono e lui se ne andò.