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Il primo amore...
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Titolo: Il primo amore...
Autore: 3MSC
Contatto:
Racconto n° 4445
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La sera è di quelle belle: cielo limpido e aria frizzante, serve il giubbino nonostante l'estate sia già arrivata.
Siamo seduti vicini, fuori dal solito locale. Poco distanti i nostri comuni amici. Entrambi abbiamo ordinato una Corona, l'ennesima della serata, facciamo un brindisi e ci tuffiamo ognuno nei propri pensieri.
Sembrerebbe un venerdì qualsiasi, anche un po' noioso, se non fosse per questo silenzio imbarazzato che è sceso tra noi.
Ho una domanda che continua a girarmi in testa e mentre ti guardo di sottecchi mi chiedo se è l'occasione giusta per fartela.
Posi la bottiglietta sul tavolo e accendi una sigaretta. Ti rilassi sulla sedia mentre aspiri una boccata di fumo.
- Perchè non sei felice? - Oddio, devo averlo chiesto davvero stavolta, a giudicare dalla tua espressione stupita.
- Perchè non dovrei essere felice? Faccio il lavoro che mi piace, mi tolgo tutti gli sfizi che voglio, vivo tranquillo, perchè credi che non lo sia? -
- Lo vedo nei tuoi occhi. A volte hai un'espressione che mi arriva direttamente dentro e che mi fa male. -
- Hai visto troppi telefilm! -
- Dai, non scherzare. Ti conosco troppo bene per non capire che c'è qualcosa che non va. Vorrei sapere cosa c'è sotto quell'aria spavalda e così sicura. So benissimo che è solo un atteggiamento di comodo. -
- Dai Lu, smettila con questi discorsi. -
- Non posso, Diego. Mi ero imposta di non dirti nulla, ma non ci riesco. Non posso vederti soffrire senza sapere perchè e soprattutto se posso fare qualcosa -
- Stai dicendo cose senza senso: prima dici che non sono felice, subito dopo che sono spavaldo e sicuro ma solo per finta. Poi addirittura che soffro. Non vedi che ti stai contraddicendo da sola? -
E così dicendo bevi l'ultimo sorso di birra, mentre ti alzi. Qualcuno si è girato verso di noi perchè ha sentito il tuo tono di voce farsi più aspro e ti fissa con aria interrogativa. Per uscire dall'imbarazzo annunci: - Vado a letto ragazzi, domani devo andare al lavoro -.
- Mi puoi accompagnare a casa? Ivan chissà fino a che ora ne avrà con il poker e io sono stanca -
Mi guardi con aria stizzita adesso, perchè sai bene che non ti puoi rifiutare. Sono la ragazza del tuo migliore amico, mi hai portata a casa decine di volte, sarebbe più strano un tuo rifiuto di un tuo consenso. Sospiri rassegnato, mentre biascichi un sì. Avviso lui e sono subito da te.

L'auto corre veloce sull'asfalto, sembra che tu abbia fretta di liberarti di me. Ti lascio smaltire il nervoso così, macinando chilometri, mentre io mi incanto a guardarti: il tuo profilo spigoloso, le tue braccia magre ma forti, le tue mani callose. Nel frattempo penso a cosa posso fare per vincere le tue riserve, ma invece sei tu che mi sorprendi con una domanda a bruciapelo:
- Perchè ti interessa così tanto la mia felicità? -
- Perchè siamo amici, te l'ho detto. Mi dispiace vedere il tormento nei tuoi occhi, mi dispiace vederti comportare come quello che non sei -.
- Ti rendi conto che questo qualcosa che dici di vedere non l'ha mai notato nessuno? -
- Quindi ho ragione? -
- Sono disposto ad ammetterlo, solo se tu ammetti che non è solo per amicizia che vuoi spingerti così in profondità. Non sta in piedi, te ne rendi conto vero? -
Mi mordicchio un labbro, mentre fingo di pensarci su qualche istante: - Ok, ma giura che rimarrà tutto in questa macchina... -.
- Affare fatto! - Finalmente vedo un leggero sorriso fare capolino sul tuo volto.
Siamo già davanti a casa mia, parcheggi ed abbassi il finestrino. Accendi l'ennesima sigaretta e rifletti su quanto stai per dire, ma poi con un gesto stizzito della mano decidi che è molto meglio non fermarsi a riflettere.
- Lucrezia, ti ricordi il nostro primo bacio? -
Questa non me l'aspettavo...
- Certo, il primo bacio non si scorda mai -.
- Già, proprio come il primo amore, che nel mio caso coincidono -.
- Diego, io... -
- No, ferma... lo so che per te non è così, so benissimo che quindici anni fa non mi amavi, avevi solo quattordici anni, ma avevi già sofferto tanto nella tua vita, cercavi solo qualcuno che ti proteggesse e che ti desse tutte le attenzioni che desideravi. E sono arrivato io. Per me è stato un colpo di fulmine. Pur di averti accanto avrei dato qualsiasi cosa, qualsiasi. Ed è stato così per un anno. Ricordi? Uscivo prima da scuola per prendere il tuo stesso autobus e quando avevamo orari diversi non ci andavo nemmeno a scuola, mi piazzavo sotto al tuo istituto e ti aspettavo. Ti riempivo di regali e ti telefonavo un sacco di volte al giorno, parlavamo anche per ore a volte. Di tutto e di niente. Mi bastava sentire la tua voce, i tuoi sospiri. E poi le lettere, ti ricordi quanto ci siamo scritti? Per non parlare di quanto fortemente aspettassi il sabato sera e la domenica pomeriggio per fare una passeggiata mano nella mano, per accarezzarti i capelli e per guardarti. Eri bellissima e lo sei ancora. Che cosa dire poi dei rari e preziosissimi baci che mi hai donato? Morivo ogni volta che le nostre labbra si sfioravano e si fondevano, quando la tua lingua timida cercava la mia, incurante dell'effetto devastante che aveva su di me.
Ci ho messo un anno a capire che non ti avrei salvata, che dipendeva tutto da te. Dovevi crescere e maturare per superare il tuo passato.
E' stato un anno di paradiso, ma anche di inferno. A volte dovevo ascoltare solo i tuoi silenzi all'altro capo del telefono. Alcuni giorni avevo addirittura la sensazione di infastidirti con la mia presenza. Quel Natale in cui ero al settimo cielo e ti ho regalato l'anello con i cuoricini azzurri, tu mi hai lasciato perchè ti sentivi in gabbia. Per me è stato tremendo, davvero. Siamo tornati insieme, ma da quel momento ho sempre vissuto nella paura che lo rifacessi, e così è stato. -
- Perchè mi parli della nostra storia passata? Stai così per causa mia? -
- In un certo senso sì. Certo non posso dirti che ti ho aspettata quindici anni e che nel frattempo non ho amato nessuna, però... -.
Ora i tuoi occhi sono dolci, mi guardi e mi prendi una mano, l'accarezzi, poi la stringi fra le tue e te la porti alle labbra. La baci.
Il mio cuore perde un battito, sento le lacrime pungermi dietro le palpebre, ma ti sprono ad andare avanti. Ora o mai più, lo so.
- Lucrezia, io so quanto tempo ci hai messo a guarire, quanti anni bui hai passato prima di trovare la serenità accanto a Ivan. So benissimo che lui ha avuto più pazienza di me. Ti è stato più vicino. Non si è arreso davanti a niente e nessuno. E proprio per questo, ora più che mai, non posso fare a meno di chiedermi, come sarebbe andata se anch'io avessi avuto la forza ed il coraggio per lottare di più e di crederci fino in fondo. Per questo sto male. Da quando ci frequentiamo quotidianamente ti vedo felice con lui. Vorrei sapere se lo saresti anche con me. Non riesco a perdonarmi per averti lasciata andare. -
Adesso non trattengo più le lacrime, i ricordi del passato sono lontani, ma ancora molto vivi dentro di me. Mi abbracci dolcemente, il mio viso si rifugia sul tuo petto, mi vergogno a farmi vedere senza barriere e lo sai. Solo che quando ci sei di mezzo tu non c'è barriera che tenga.
Continui a parlare, mentre mi tieni fra le braccia: - Capisci perchè non ti volevo dire niente? Sapevo che eri troppo sensibile all'argomento. Tu vuoi fare la dura, ma chi ti conosce davvero sa che non lo sei. Inoltre so benissimo che buona parte di quello che provo io, lo provi anche tu. E' normale, tutte le storie non vissute fino in fondo lasciano l'amaro in bocca, oltre al desiderio di sapere come sarebbe andata se fossimo stati allora le persone che siamo oggi. Solo che credo che ormai per noi sia troppo tardi, dico bene Lu? -
Silenzio.
- Dico bene, Lu? - Il tuo tono è quasi speranzoso ora.
Ok, prendo un respiro profondo. O adesso o mai più...
- Sai Diego, ho desiderato per tantissimo tempo di sentirti dire queste parole. E' inutile negarlo: tu mi piaci. Ma molto diversamente e molto di più di come piacevi alla quattordicenne che sono stata. Ora so chi sei e quanto vali. Mi piace la tua compagnia, mi piacciono i nostri discorsi, mi piacciono gli sguardi che ci scambiamo. Ci sono giorni in cui mi accorgo che non aspetto altro che arrivi la sera per uscire e vederti. Mi piaci perchè sei forte, ma ti sai emozionare davanti ad un gattino abbandonato. Sei leale, generoso e hai mille altre qualità. Non mi basterebbe l'intera notte per elencarle tutte.
In questo momento resistere alla tentazione per me è veramente difficile. Muoio dalla voglia di sentire ancora una volta il sapore delle tue labbra, di esplorare la tua bocca, di farmi stringere dalle tue braccia. Ma questa non sarebbe una soluzione, anzi, sarebbe il modo più veloce per incasinarci la vita.
Tu non fai l'amore con la donna del tuo migliore amico, hai un codice morale che te lo impedisce, ed è anche questo che mi piace in te. So che poi non ti rispetteresti più e io, forse, non ti troverei più così speciale. Capisci? -
- E se io per una volta volessi essere egoista e pensare al mio di bene? Non mi respingeresti, lo so... non respingermi, ti prego -.
Le tue labbra si fanno sempre più vicine alle mie, si posano lievi su di esse... ma è solo un battito di ciglia, e tu ti sei già allontanato.
Il mio cuore batte furiosamente nel petto e io resto lì, abbandonata sul sedile a chiedermi perchè ti sei fermato. Mi sento le guance in fiamme.
Ti sei fatto incredibilmente serio, ora. Batti un pugno sul volante e fai per accenderti l'ennesima sigaretta, ma te la tolgo dalle labbra: - Smettila di farti del male, bacia me. Baciami ancora, ti prego! –
E tu mi hai baciata, ancora e ancora. Ai baci si mischiavano lacrime di paura e di speranza, lacrime troppo a lungo trattenute.
Ci ha interrotti il suono brusco del mio cellulare, un SMS di Ivan che abbiamo letto insieme "Ho perso, vado direttamente a letto. Buonanotte amore".
Coincidenza o destino?
Uno sguardo è sufficiente, questa notte sembra creata apposta per noi.
Rimetti in moto la macchina e andiamo via da casa mia. Durante il tragitto non parliamo, ognuno è perso nei suoi pensieri, è un'emozione senza voce quella che ci ha travolti.
Svolti per l'aperta campagna, capisco che mi stai portando nel posto dove andavamo da ragazzini a guardare le stelle cadenti la notte di San Lorenzo. Sorrido compiaciuta per il pensiero romantico.
Parcheggi sul manto erboso e scendiamo dall'auto. Nel baule hai un vecchio lenzuolo che usi per non sporcare quando carichi i tuoi attrezzi da lavoro in macchina, lo stendi sul prato e mi dici: - Prego signora, si accomodi! -
Ti siedi accanto a me, mi passi un braccio sulle spalle e mi attiri dolcemente a te.
Restiamo così a guardare quell'insolito panorama composto da alte piante di pioppo che si frastagliano nel cielo scuro, sormontate solo dalle stelle brillanti. Ascoltiamo il frinire dei grilli, il ronzio fastidioso di qualche zanzara e il canto di una civetta che arriva da lontano.
Faccio per accostare le labbra alle tue, ma prima di accoglierle mi sussurri: - Sei sicura? -
Non ho dubbi: - Sì, ti voglio! -
Ci baciamo con foga adesso, sento le tue labbra morbide, la tua lingua calda che mi invade la bocca, che cerca la mia. Mi fai stendere sul lenzuolo e ti fermi un attimo a guardarmi: - Sei bellissima... - e di nuovo le tue labbra sulle mie, mentre con una mano inizi ad accarezzarmi il collo. E poi più giù, a slacciare il giubbino, i bottoni della camicetta uno ad uno. Mi accarezzi la pancia. La mia pelle è morbida sotto alle tue mani callose.
Anche con la bocca scendi sul collo, disegnando una scia di baci infuocati, che si va a fermare sul petto. Mi sollevo un attimo per slacciare i gancetti del reggiseno, lo sposti verso l'alto e fanno capolino i seni bianchi e tondi, sormontati da piccoli, rosei e turgidi capezzoli. Ne prendi uno fra le labbra, mentre stringi l'altro fra pollice ed indice. Emetto un gemito di piacere a questo contatto.
La tua mano malandrina abbandona il seno per proseguire il suo cammino.
La sento bloccarsi un attimo sui bottoni dei jeans, armeggiare impaziente, incalzata dai movimenti del mio bacino, in una muta richiesta. Appena riesci ad aprirli la sento insinuarsi dentro, fra il pizzo degli slip e la dura stoffa dei pantaloni.
Senti il mio desiderio umido attraverso il tessuto sottile, che sposti di lato per approfondire quella carezza. Il tuo tocco sapiente proprio al centro del mio piacere mi fa letteralmente morire.
Ti stacchi un attimo, mi guardi con quei tuoi occhi neri e profondi e il mio cuore perde un battito.
Tremo di anticipazione, quando ti inginocchi ai miei piedi. Mi fai sollevare il bacino per sfilarmi pantaloni e mutandine. Accarezzandomi l'interno coscia, mi apri lentamente le gambe. Sono completamente offerta ai tuoi occhi ora. Ma è solo un attimo e poi sento solo le tue labbra chiudersi sul clitoride gonfio di piacere. Non posso trattenere un gemito roco. Ti metto le mani fra i capelli, non voglio che ti sposti da lì... succhiami tesoro, fammi impazzire.
Ora mi stai masturbando con due dita, mentre con la lingua continui a torturare il punto più sensibile di me. Muovo ritmicamente il bacino, premendoti il viso sopra alla mia fica, ormai sono prossima all'orgasmo... Lo sento crescere ed esplodere... Lo grido.
Ti corichi sopra di me e mi baci, mi piace sentire il mio sapore sulle tue labbra, te le lecco avidamente.
Poi ti faccio stendere a pancia in su e finisco di togliermi i vestiti.
- Non hai paura di prendere freddo? - Mi chiedi.
- Non mi interessa. E tu? Posso spogliarti un po'? -
- Fai di me quello che vuoi, sono in tuo possesso! - Accompagni queste parole alzando ironicamente le mani. Ne approfitto per toglierti la maglia e passarti la lingua sul petto e sui piccoli capezzoli duri.
Ti slaccio la cintura e i pantaloni e te li faccio scivolare sulle cosce. Ti abbasso i boxer e finalmente ti libero da quella scomoda costrizione. Svetta in tutta la sua magneficenza il più bel membro che io abbia mai visto. Mi viene l'acquolina in bocca, quando il suo profumo aspro mi arriva alle narici.
Prendo subito fra le labbra la punta, succhiando la rossa cappella. Ti vedo chiudere gli occhi e abbandonarti alle piacevoli sensazioni che ti sto dando. Ci chiudo una mano intorno, mentre con la bocca mi muovo su e giù. La lingua accarezza ogni venatura, imparando a conoscere quello splendido strumento di piacere. Ad ogni affondo cerco di prenderne in bocca una piccola porzione in più. Lo sento arrivare praticamente in gola, e dai tuoi sospiri sempre più profondi immagino che apprezzi.
Vorrei restituirti il favore e farti godere così, bere il tuo sperma fino all'ultima goccia, ma mi fermi, il tuo bisogno primario ora è quello di sentirmi profondamente tua e stringendomi per le natiche mi fai salire sopra di te. Con una mano guido il tuo cazzo dentro di me, lo sento che trafigge le mie carni e mi da una fantastica sensazione di completezza. Una sensazione inebriante.
Inizio a muovermi freneticamente sopra di te, persa in una danza senza tempo, splendida amazzone al chiaro di luna, che monta il suo stallone.
Apri gli occhi tesoro e guardami. Voglio vedere il tuo sguardo farsi vacuo ed estatico mentre raggiungi il piacere.
Mi stringi forte i fianchi con le mani, mentre le tue spinte si fanno sempre più poderose.
Sento che l'orgasmo si avvicina per entrambi, lo grido prima io, impossessandomi delle tue labbra e abbandonandomi sfinita sul tuo petto. Il tuo seme caldo risale dentro di me, mentre gridi anche tu di piacere fra i baci, il cuore finalmente libero da catene.
Mi posi il giubbino sulle spalle, mentre ascoltiamo i reciproci respiri tornare regolari e i battiti dei nostri cuori rallentare.

Vorrei stare qui per sempre, finalmente con te sono tornata a casa.