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Sull'autobus
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Titolo:
Sull'autobus |
Autore:
Nico |
Contatto:
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Racconto
n° 4449 |
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Quel lunedì Alessandra si alzò dal letto alle sei, come ogni mattina, pronta per iniziare una nuova settimana lavorativa. La notte era stata caldissima quindi una doccia anche se fatta in fretta ci stava bene. Un po' di crema sulla pelle, un leggero trucco sul viso, i capelli costretti da un elastico giallo in una bionda coda di cavallo. Una maglietta senza maniche con scollo a V, ovviamente gialla, su una gonna corta dalla vita a metà coscia. Con la sua terza di reggiseno, abbondante, non esagerata ma dalla rotondità perfetta ed invitante, le sue gambe lunghe e magre, Alessandra era perfetta nei suo venticinque anni, si poteva tranquillamente concedere quel genere di abbigliamento. Uscì dal portone della sua casa, in ritardo, come al suo solito, di corsa per raggiungere in tempo la fermata dell'autobus che tutti i giorni attraversa la capitale per portarla al lavoro. Quando vide arrivare da lontano il suo autobus, Alessandra accelerò ancora di più la corsa, giunse alla fermata appena in tempo per salirvi a bordo, schivando con la schiena la chiusura delle porte. Quel giorno l'autobus era stracolmo di persone di ogni età, dirette a chissà quali diverse destinazioni. Alessandra doveva scendere al capolinea, quindi cercò un posto che fosse più tranquillo rispetto ai gradini a ridosso delle porte. A furia di spintoni riuscì a raggiungere il fondo dell'autobus. L'angolo dell'autobus era occupato da un ragazzo in tuta blu e scarpe da ginnastica bianche e blu. Lei si piazzò proprio di fronte a lui, schiacciata tra un tipo in doppiopetto che urlava al cellulare e una studentessa intenta a ripassare, o forse a studiare, la lezione del giorno accompagnata dalla musica sparata in cuffia dal suo I-pod. Il viaggio era estenuante, fra una spinta e una gomitata. Alessandra ebbe modo di osservare da vicino il ragazzo in tuta. Non era male, sui venti anni, a esagerare ventidue. Capelli lisci schiacciati sulla fronte, vecchio stile Beatles, labbra carnose, occhi a mandorla verdi e sottili. Anche lui la guardò un attimo di sfuggita. L'autobus era lanciato nella sua folle corsa quando un semaforo rosso all'improvviso costrinse il guidatore a una frenata improvvisa, che trascinò nel senso contrario alla marcia tutti i passeggeri rimasti in piedi. Anche Alessandra fu strattonata da quell'imprevisto e si ritrovò praticamente schiacciata contro il ragazzo in tuta che le stava di fronte. Sentì il seno premere contro il suo petto giovane, sul ventre avvertiva il suo membro duro di eccitazione. Lo guardò negli occhi arrossendo, non per la vergogna ma per l'improvviso calore che le scorse fra le gambe. Sentì all'improvviso il suo gonfiore, si sentì bagnare il perizoma sotto la gonna leggera, provò forte quell'urgente necessità di sentirlo dentro, di masturbarsi. Pensò di staccarsi dal ragazzo, ma la fermata fatta dall'autobus al semaforo aveva dato libero accesso ad altre persone, il che costringeva tutti i passeggeri a viaggiare stipati l'uno contro l'altro come in carro bestiame, stretti come sardine. Alessandra non ne poteva più, la sua eccitazione cresceva ogni attimo e la sua voglia di toccarsi diventava prepotente, mentre il membro del ragazzo contro di lei si faceva sempre più duro. Il tragitto era ancora lungo e Alessandra ormai sentiva l'umido fra le sue gambe. La voglia le si leggeva nello sguardo, se solo qualcuno le avesse prestato attenzione. Ma intorno ognuno era distratto dal suo da fare, in attesa di terminare quel viaggio tremendo. Il ragazzo la guardava negli occhi, prepotente, quasi in segno di sfida. E fu allora che Alessandra decise. Si abbandonò lasciando che la folla la spingesse ancor più verso il ragazzo, si appoggiò con le mani al suo petto e ricambiò lo sguardo di sfida. Un mano di Alessandra si fermò mentre l'altra, la destra inizio a scendere giù dal petto a tracciare un solco immaginario. Iniziò ad accarezzare su e giù il membro con il palmo della mano da sopra i pantaloni. Lo sentiva diventare ancora più grosso e sempre più duro. Era dritto e salendo dai testicoli arrivò a percepirne la cappella. Ci giocò un po', accarezzandola con il pollice e l'indice. Lui tirò un sospiro e spinse ancora di più il suo membro contro di lei. Alessandra afferrò il membro e sempre da sopra i pantaloni lo mise dritto verso di lei, un gioco che la tuta larga le permise di fare facilmente. Sollevò leggermente la gonna davanti e se lo mise fra le gambe come se lo cavalcasse. Iniziò a strofinarsi sopra, muovendo solo il bacino avanti ed indietro. Anche se le sembrava incredibile, era certa che stesse diventando ancora più duro. Il ragazzo non ce la faceva più, cercava di muoversi ma era lei a comandare il ritmo. Alessandra ormai colava, il suo perizoma era completamente fradicio dei suoi umori, lo scansò da un lato, il suo ventre nudo sotto la gonna batteva colpi sempre più rapidi. Sentire quel membro giovane e duro attraverso i pantaloni la eccitava come non era mai accaduto prima. Ci si abbandonò sopra, lasciò che fosse la forza di quell'erezione prepotente a tenerla e ricominciò ad andare avanti e indietro. Lui la guardava, quasi implorando, stava per venire, lei lo vedeva, lo sentiva. Allora si fermò. Prese la mano sinistra di lui, se la portò fra le gambe rimanendo sul suo membro. Gli afferrò due dita, per come era bagnata un solo dito non lo avrebbe neanche sentito, l'indice e il medio, si sollevò in un attimo impercettibile sulle punte, e si impalò sulle due dita. Lui sentì il bagnato, il clitoride gonfio e fradicio, il calore interno della vagina di quella sconosciuta. Non ce la faceva più, doveva venire. Lei iniziò ad andare su e giù, se la sentiva allargare infilandosi sulle dita, sentì quella specie di prurito che prelude all'orgasmo, accelerò il ritmo, inarcò il ventre per far aderire anche il clitoride spingendolo e strofinandolo sulle dita. Sentì il piacere arrivare, il cuore accelerò il ritmo, il clitoride faceva quasi male, spingeva e strofinava più veloce, più forte, l'orgasmo arrivò a travolgerla lasciando scorrere sulle dita un fiume di umori. Ma non poteva essere finita. Fece uscire le dita, spostò i fianchi, costringendo il membro duro del ragazzo a tornare dritto, infilò una mano nei suoi pantaloni, lo sentì tanto duro che sentì risalirle la voglia. Allargò l'elastico, gli infilò la mano nelle mutande, sentì la pelle del membro tirata, sfiorò la cappella con le dita, una, due, tre volte, poi glielo prese in mano. Il ragazzo divaricò leggermente le gambe per porgerglielo meglio. Alessandra raccolse l'invito e lo afferrò più stretto. Allargò le gambe anche lei, si appoggiò il membro durissimo alla fica ancora colante e iniziò a masturbarlo. Dalla posizione sembrava quasi si stesse masturbando lei. Se lo strofinava addosso masturbandolo. Alessandra si eccitò di nuovo. Lui era al limite, stava per venire, lei sentì il membro pulsarle in mano, il clitoride di nuovo gonfio, tirò il membro su e giù più forte, più veloce come se ci stesse sopra, come se lo avesse dentro. Pulsò più forte, lui emise un gemito e venne colandole sulla mano e nei pantaloni della tuta, lei ebbe un sussulto e di nuovo raggiunse l'orgasmo. L'autobus era giunto al capolinea, i passeggeri scesero senza neanche scambiarsi uno sguardo. Questa sera sola nel letto Alessandra avrà qualcosa a cui ripensare.
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