|
|
|
Metamorphosis
|
|
|
Titolo:
Metamorphosis |
Autore:
Don Landis |
Contatto:
|
Racconto
n° 445 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Mario da qualche tempo non soddisfa più il mio appetito sessuale: e pensare che da novelli sposi ero io ad arrendermi per prima. Mio marito è sempre stato un tipo focoso, con un'irrefrenabile voglia di fare l'amore in qualsiasi momento della giornata ed in qualunque luogo. Ora, dopo quasi dieci anni di matrimonio, le cose sono cambiate: lui è sempre stanco, apàtico, mentre in me è divampato il fuoco della lussùria. Ho sempre voglia di scopare, ma la cosa strana è che lo voglio fare ogni volta con un partner differente; mi chiamo Greta, ho trentanove anni ed abito in un paese in provincia di Bologna. Adoro quando un uomo mi viene in bocca, poiché mi piace il gusto dello sperma; dapprima odiavo fare i pompini, forse perché mio marito mi troncava il pene in gola scambiando la mia bocca per una vagina. E' a me che in amore piace condurre il gioco e non il contrario! Lavoro in uno studio notarile assieme a cinque colleghe, una più vacca dell'altra. Potete immaginare i discorsi che scaturiscono durante una comune giornata di lavoro: l'argomento principale naturalmente è il sesso e tutto ciò che con quest'ultimo ha pertinenza. Fra colleghe ci confidiamo, anche perché fra noi si è creata una profonda e sincera amicizia; è stata Lucrezia a traviarmi in maniera definitiva. E' lei che mi ha consigliato di tradire mio marito, per riscoprire la naturale ìndole di donna, e per risvegliare la mia sessualità che da ormai troppi anni giaceva confinata in un remoto angolo della mia mente. Ho tradito Mario per la prima volta con Alex, il ragazzo di Lucrezia, più giovane di me di quattro anni, il quale mi ha trattato da vera puttana, senza tuttavia offendere il mio animo dolce e sensibile. Ho amato Alex con tutta me stessa, lasciando cadere ogni tabù ed ogni freno inibitòrio che finora m'impedivano di compiere le perversioni più sfrenate. Alex è stato il primo uomo a violare la mia verginità anale: ho provato un piacere indescrivibile nel farmi dapprima sodomizzare e successivamente accogliere in bocca il suo membro. Ormai ho perso il lume della ragione, sono diventata una puttana con una terrìbile voglia di scopare e di godere a più non posso. In questi mesi d'esperienze extraconiugali ho assaporato il seme di molti ragazzi, concedendo loro tutta me stessa nelle posizioni e nei contesti più impensati. Certo che gli uomini, una volta raggiunto l'orgasmo, non si preoccupano di far godere la propria partner: la maggior parte di loro mi ha inondato di sperma addirittura durante i preliminari, prima che potessi eccitarmi a dovere. Solamente con due ragazzi ho goduto veramente, raggiungendo sia l'orgasmo clitoridèo sia quello vaginale; di Manuele in particolare ricordo il tocco vellutato e deciso della sua lingua che si posava dolcemente sul mio sesso: era un vero artista del cunnilingus, un ragazzo tenero e sensibile con il quale ho condiviso le più belle scopate della mia carriera di novella zòccola. Mi si lubrifica ancor ora la vagina al solo pensiero di rimembrare quella notte d'inverno passata in casa con Manuele; Mario era all'estero per lavoro, cosicché invitai il mio amante a trascorrere una nottata indimenticabile fra le mura di casa mia. Nevicava quel pomeriggio, quando Manuele arrivò: lo feci accomodare, offrendogli sùbito una tazza di cioccolata calda fumante. Non appena terminammo di bere, presi il mio stallone per mano conducendolo nella stanza da letto; Manuele aveva un fisico atletico e asciutto: un metro e novanta centimetri d'altezza, occhi neri e pungenti, capelli lunghi e credetemi, non esagero per niente, quasi trenta centimetri di palo sul quale immolare il mio corpo. Lui non era come gli altri: sapeva comprendermi, ascoltarmi, coccolarmi. Non s'avventava diritto sul mio sesso, credendo di farmi godere ravanandomi la sorca brutalmente come facevano tutti. Manuele era dolce, sensuale ed anche un po' timido: dapprima mi baciava sulla bocca, sul collo, pennellando la mia pelle con la sua lunga e vogliosa lingua. Sentivo il suo respiro su di me, il suo odore selvatico di maschio eccitato, penetrarmi nelle narici inebriando la mia mente d'oscenità.
Mi stringeva, m'accarezzava con tenerezza arrecandomi elettrizzanti brividi che partivano dalla nuca e, scendendo lungo la spina dorsale, si estinguevano come scariche elettriche in prossimità del fondoschiena. In concomitanza mi sussurrava parole dolci, alternandole a piacevoli leccate che accréscevano in me il desiderio dell'amplesso. Manuele mi eccitava: come avrei voluto avventarmi sul suo sesso, leccandolo e succhiandolo a dovere. Sapevo però che a lui piaceva moltissimo leccarmi la vagina prima che io gli praticassi la fellatio, cosicché, raggiunto il giusto stato d'eccitazione, mi coricavo supina divaricando ampiamente le cosce per permettere al mio mandrillo di abbeverarsi alla fonte dell'amore. Manuele mi leccava per svariati minuti, lentamente e senza alcuna fretta, facendomi letteralmente impazzire di piacere. Nel frattempo il mio piede andava alla ricerca del suo sesso, turgido come un tondino d'acciaio, imbrigliandolo fra àlluce ed illice, incominciando a masturbarlo. Quando avvertivo le dita impiastricciate di sperma, mi prostravo alla pecorina con il volto in prossimità del suo membro equino, asciugando ben bene quest'ultimo fra le flave ciocche dei miei lunghi e lisci capelli, finché non lo ripulivo dalla secrezione rilasciata. Allorché m'avventavo sull'asta di carne, baciandola, leccandola, succhiandola a perdifiato: Manuele mi afferrava per i capelli quando gli praticavo il pompino; cercava di raccoglierli dietro la nuca in un'improvvisata coda, liberando il mio volto in maniera tale che potessi guardarlo diritto negli occhi. In quella circostanza mi sentivo veramente una donna, una troia capace di soddisfare il proprio partner con la bocca e con lo sguardo: il mio sesso trasudava lussùria, rilasciando un umore denso capace di lubrificare le intere pareti vaginali. In quell'istante avevo voglia d'esser penetrata, ma sapevo che se avessi aspettato ancora un po' il mio orgasmo sarebbe stato ancor più intenso ed appagante. Presi in mano il membro di Manuele strusciandolo su entrambi i capezzoli: successivamente avvicinai i seni con le mani per permettere a quel mostruoso attributo di scivolarvi in mezzo. Stava quasi per venire, quando allontanò il sesso dal mio petto. Manuele si sdraiò supino sul materasso, con il cazzo che si èrgeva imponente come un campanile, dominando su tutto il resto del corpo. Io m'impalai a smorzacandela, volgendo le terga al mio uomo, adagiandomi sul suo petto; Manuele mi scopò con sentimento, accarezzandomi con le dita il clitoride. Fu un amplesso indimenticabile: percepii la sua verga dentro il mio corpo dimenarsi come un'anguilla, mentre i nostri respiri ed i nostri battiti cardiaci fondevansi in simbiosi in un eccitante giuòco dei sensi. Baci, carezze, effusioni d'ogni sorta mi elargiva con generosità Manuele, concentrandosi sul mio orgasmo, poiché sapeva che se avessi goduto l'avrei fatto godere con tutta me stessa; venni stringendo la sua nuca, mentre la lingua del mio amante assaporava la mia più intima essenza, il mio naturale profumo di donna. Manuele s'abbeverò alla mia fonte, lappando tutto il nettare con l'avidità di un cane assetato. Un profondo senso di benessere percorse il mio indemoniato corpo, liberando la mia mente da ogni preoccupazione: orgasmai di gusto, acquietando in cotal modo la mia bramosìa di sesso che pian piano, giorno dopo giorno, mi stava letteralmente trasformando in una lùrida cagna assatanata di cazzo. Feci successivamente godere il mio partner com'ero solita fare: dapprima scopammo, facendomi sbattere senza ritegno, concedendo all'uomo di penetrare entrambi gli orifizi ubicati fra le mie cosce, successivamente terminai la performance accogliendo il suo membro fra le calde e carnose labbra, in maniera che potesse eiacularmi in bocca. Le polluzioni rilasciate da Manuele erano sempre violente ed abbondanti: con qual prorompènte pressione il fiòtto di sperma s'incollava al mio velopèndulo, causandomi ripetuti conati di vomito che prontamente estinguevo ingoiando voraceménte il tiepido e viscoso seme. Da brava amante, nonché puttana, ingoiavo tutto delle mie prede, perché sapevo che gli uomini apprezzavano particolarmente questa pratica, anche perché, in confidenza, l'inconfondibile gusto dello sperma mi fa ribollire il sangue dall'eccitazione.
Sono diventata una depravata di prima categoria: da brava mogliettina quale ero, mi sono tramutata in una donna senza confini, ho letteralmente abbattuto tutte le barriere ed i falsi pregiudizi che avevo nei riguardi del sesso. Ho solamente voglia di scopare e di divertirmi con quanti più uomini possibili, per soddisfare sia il mio sia il loro desiderio d'amore. Peccato che Mario in questo periodo sia sempre in trasferta! Peccato per lui, ovviaménte.
|
|
|
|