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La mia Stella
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Titolo: La mia Stella
Autore: 3MSC
Contatto:
Racconto n° 4453
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L'ho desiderata come un condannato all'ergastolo desidera la libertà, quella capricciosa bambina.
Mi sembrava così infantile con quei suoi diciotto anni appena compiuti. Diciotto anni e una settimana, come mi ha precisato con orgoglio la prima volta che ci siamo visti. Dall'alto dei miei quasi quaranta avrei dovuto trovarla buffa, invece l'ho trovata solo desiderabile.
Avrei dovuto provare a resistere a quel prepotente desiderio che mi montava dentro, invece la mia ultima possibilità di rubare un pezzo di felicità a una vita mediocre mi è apparsa come una chimera dal nome celestiale: Stella. Non ho saputo tirarmi indietro.
Tutto di lei mi ha abbagliato dal primo istante: i capelli ricci e ribelli, i grandi occhi color nocciola, il piccolo naso all'insù, le rosse labbra che si schiudevano in un meraviglioso sorriso, la bocca dai denti candidi e lineari; il tutto racchiuso in uno splendido viso dall'ovale perfetto.
Aveva un fisico dalle forme armoniose, minuto e scattante. Un piacere sublime per gli occhi. Profumava di olio per bambini e di bambole, ma il suo sguardo tradiva una malizia che non aveva nulla a che fare con l'innocenza dei giochi da bimbe.
Era un sogno, o un incubo, dipende dai punti di vista.
Un sogno perché mi sembrava impossibile che con tutti i ragazzi che le ronzavano intorno, avesse scelto proprio me per attuare le sue sottili schermaglie amorose.
Un incubo perché lavoravo da poco per suo padre e trovarmela sempre davanti non faceva che acuire il mio desiderio di lei, rischiando di far saltare i miei affari.
Pensavo allo scandalo che sarebbe scoppiato se il padre mi avesse scoperto ad amoreggiare con la figlia in qualche angolo buio della casa. Questi e altri pensieri correvano alla velocità della luce: immaginavo le sue bianche e inesperte mani sul mio corpo, che ne percorrevano curiose e un po' timide tutti i segreti. Immaginavo le sue labbra dolci come fragole mature posarsi sulle mie.
All'improvviso queste proiezioni della mia mente erano interrotte dalla sua voce squillante: - ciao avvocato! - mi diceva sbucando da chissà dove con addosso un paio di mini shorts che mi facevano impazzire e il pezzo sopra del bikini. Veniva a dare un bacio affettuoso a suo padre con finta innocenza, abbassandosi fra noi, tanto che io potevo intravvedere l'attaccatura dei suoi seni e i capezzoli acerbi tendersi sotto la stoffa sottile del costume. Poi la vedevo sparire in cucina. Mentre camminava, accentuava più del necessario l'ondeggiare dei fianchi, allora sì che mi concedevo un sorriso: non aveva bisogno di quel piccolo stratagemma per farmi incollare gli occhi al suo sedere, osservavo ipnotizzato quei globi di carne perfetti, alti e sodi, desiderando di affondarci le mani, la bocca e tutto me stesso. La mia erezione a quel punto si faceva bruciante nella costrizione dei pantaloni e seguire gli affari di lavoro diventava sempre più arduo.
Non appena riacquistavo un minimo di lucidità poiché Stella non era nel mio campo visivo, lei ricompariva in tutta la sua grazia sorseggiando un succo d'arancia, mi sorrideva sorniona e spariva in giardino a sdraiarsi al sole.
I miei pensieri si facevano di nuovo arditi: immaginavo di raggiungerla a bordo piscina e spalmarle l'olio solare sul corpo. Le mie mani scivolavano pigre sulla sua pelle accaldata, indugiando nelle zone più sensibili di lei. Vedevo la sua espressione farsi estatica, rapita dalle dolci sensazioni che le mie carezze le stavano regalando.

Quando lasciavo la villa, ero sempre in uno stato di tensione incredibile, spesso non aspettavo nemmeno di arrivare a casa per abbassare una mano sulla patta dei pantaloni, prendermi frettolosamente il cazzo in mano e con pochi colpi decisi raggiungere il piacere cui anelavo. Ma non bastava nemmeno questo a spegnere il mio desiderio di lei, così appena varcata la soglia della mia abitazione, m'immergevo nella calda voluttuosità di mia moglie. Lei accoglieva con piacevole sorpresa questi improvvisi e nuovi assalti, ignorando o forse solo fingendo di ignorare la causa che li scatenava.
Erano amplessi furiosi e consumati in fretta. Il più delle volte non la portavo nemmeno in camera da letto, ma la facevo mia sul divano del salotto, prendendola da dietro. Le chiedevo di inginocchiarsi dandomi le spalle e lei eseguiva ubbidiente. Le arrotolavo la gonna sui fianchi e guardavo il suo culo largo e morbido. Ero incapace di evitare il paragone con quello piccolo e sodo di Stella e questo mi faceva sentire un verme. Così affondavo in lei spingendo forte il mio uccello voglioso, come se con quei colpi poderosi avessi potuto cancellare il senso di colpa per quei pensieri, per quei desideri, per quel tradimento solo mentale ma che sapevo sarebbe diventato presto anche fisico.
Stringevo forte le sue grosse tette mente con un gemito rabbioso godevo dentro di lei. I miei pensieri restavano lontani da quel divano anche dopo l'atto sessuale, quando ormai sazio mi abbandonavo contro mia moglie, schiacciandola con il mio peso. In quei momenti il corpo che desideravo sentire sotto di me era quello magnetico di Stella.

Poi una mattina, finalmente è accaduto. Sono andato alla villa per far firmare alcuni documenti al mio capo. Ad aprirmi la porta è arrivata proprio la ragazza, che ha cinguettato il suo solito 'ciao avvocato' mentre m'informava che il padre aveva avuto un imprevisto e sarebbe tornato più tardi. Mi ha preso per mano e mi ha condotto in casa, invitandomi a fare la prima colazione con lei. Non me lo sono fatto ripetere due volte nonostante avessi già mangiato. Ho accettato volentieri un altro caffè, che ho sorseggiato lentamente guardando lei sbocconcellare svogliatamente un toast. Sembravamo entrambi in attesa che l'altro facesse il primo passo, così ho aspettato che lei finisse la sua colazione e le ho accostato un dito alle labbra, fingendo di pulirle una briciola immaginaria. Lei ha sorriso del mio ingenuo stratagemma, catturando fra le sue labbra il mio dito. L'ha accarezzato con la sua lingua piccola e ruvida, fino a quando non ho accostato il viso al suo, sostituendo le mie labbra al dito. Quando le nostre bocche si sono unite, ho sentito un brivido attraversarmi, come se la vita fosse improvvisamente tornata nel mio corpo dopo una lunga vacanza. Non sono più riuscito a controllarmi e ho approfondito il bacio, invadendole la bocca con la mia lingua. Lei mi ha allacciato le mani attorno alla nuca, rispondendomi con passione, l'ho sollevata e portata sul divano.
Mi sono fermato un attimo a osservare quella splendida giovane donna, mi si stava offrendo con un trasporto che mi faceva male, avevo quasi paura di rovinarla contaminandola con la mia mediocrità.
Ho ripreso a baciarla sforzandomi di cancellare tutti i pensieri che non fossero inerenti alla magnificenza del momento e ho cercato di essere il più attento degli amanti. Non sapevo se Stella avesse avuto già altri uomini, ma desideravo che avesse un buon ricordo di me.
L'ho spogliata lentamente, ammirando ogni centimetro di quel corpo tanto bramato. I suoi seni erano piccole opere d'arte, così bianchi e tondi, sormontati da rosei capezzoli. Mi ci sono avventato sopra come un naufrago alla terraferma, leccando e succhiando quelle turgide prominenze. Ho accarezzato con gli occhi e con le mani ogni anfratto di quel corpo, scendendo sulla pancia e poi più giù, sul monte di venere, mentre con la lingua indugiava sul suo ombelico.
Con mani tremanti le ho aperto le grandi labbra, posando la mia bocca proprio al centro del suo piacere. L'ho sentita tremare fra le mie braccia a quel contatto e ho proseguito nella mia esplorazione di quel fiore perfetto. Con un dito ho iniziato ad accarezzarla in profondità, mentre le succhiavo il clitoride. I movimenti del suo bacino sono diventati più ritmati e ravvicinati, un secondo dito e poi un terzo hanno raggiunto il primo nella calda cavità del suo ventre, facendola gemere sommessamente. Mi ha preso la testa fra le mani e l'ha premuta ancora più a fondo su di sé, tirandomi leggermente i capelli. Ormai stava perdendo il controllo ed io ho continuato a titillarla con la lingua e ad affondare le mie dita dentro di lei, fino a quando l'orgasmo l'ha travolta.

Ho ascoltato il suo respiro tornare regolare, continuando ad accarezzarla.
Tutto di lei mi faceva impazzire, il mio bisogno di prenderla era ossessivo e la mia erezione era dolorosa ora. L'ho invitata a sedersi sopra di me, per farle sentire quanto era grande il mio desiderio di lei, mentre le prendevo di nuovo il seno tra le labbra.
Stava armeggiando con i miei pantaloni, quando improvvisamente abbiamo sentito un rumore di chiavi girare nella toppa e lei è sparita in un attimo con i suoi vestiti. E' stato allucinante tornare alla realtà quando suo padre mi si è materializzato davanti e ha tuonato: - avvocato, non si è nemmeno pettinato stamattina? -