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La piccola morte
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Titolo:
La piccola morte |
Autore:
Sabina |
Contatto:
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Racconto
n° 4460 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Passeggiava nel bosco, era autunno, l'ora del tramonto; le foglie già cadute scricchiolavano sotto i suoi passi lenti, calpestandole le sembrava di immischiarsi con la loro sostanza come se si scambiassero le molecole di cui erano composte, le sembrava di assumere su di lei la loro storia e di scaricare parte della sua su di loro insieme con il suo peso. Il sole era tiepido e filtrava attraverso i rami accentuando i colori rosso, arancio e giallo del bosco e donandole una sensazione di calore; soffiava un venticello leggero portandole odori rarefatti nell'aria. Ogni tanto accarezzava la corteccia di un tronco, le piaceva sentire la sua ruvidezza al tatto, un'asprezza selvaggia, tante crepe sulla sua superficie che non si facevano accarezzare in profondità ma di cui intuiva la presenza come un piccolo mistero. Tutte queste sensazioni che le provenivano dal bosco sembravano invitarla a sostare, così accolse l'invito lasciandosi guidare da qualcosa di invisibile, si sedette ai piedi di un albero e appoggiò le spalle sul suo tronco. Giocò un po' con le foglie secche sbriciolandole tra le dita e poi alzò lo sguardo verso l'alto e ammirò l'intrecciarsi fitto dei rami rossastri di foglie davanti il cielo. Chiuse gli occhi e respirò profondamente per inglobare dentro di sé l'aria carica di profumi del bosco e della sera imminente. Pensò che si stavano scambiando qualcosa col bosco e con i suoi colori autunnali, come se facessero l'amore, pensò a lui, quando proprio nel bosco avevano desiderato di compenetrarsi nel corpo e nell'anima. Le aveva dato la sensazione di penetrarla già solo con lo sguardo, come se riuscisse a vedere dentro di lei, mai si era sentita così nuda, ma non le dispiaceva perché si sentiva osservata non in modo curioso, estraneo, bensì accogliente, sentiva che lui la guardava ricavando piacere da ogni sua caratteristica, senza vagliarle ad un giudizio; insomma si trattava di una contemplazione rapita e indagatrice allo stesso tempo, indagatrice perché voleva scoprire tutto della donna che lo attirava senza dargli possibilità di scampo. Intanto gli ultimi raggi del sole le riscaldavano la pelle ricordandole il calore delle sue carezze, le sue dita la sfioravano con un tocco particolare, diverso da quello degli altri uomini che aveva avuto, sembrava che toccassero non solo la sua pelle, ma ancora più in profondità fino a sfiorarle l'anima; le sue mani sembravano forgiarla, modellarla come argilla, quando lui la accarezzava sembrava mutasse il suo modo di essere, come se rispondesse ad un richiamo segreto e misterioso che pure da sempre aveva inscritto dentro di sé ma che solo lui riusciva a far riemergere. Mentre ad occhi chiusi ricordava queste sensazioni le sembrava di risentirle come se lui fosse lì, accanto a lei. Ogni tanto un leggero venticello le scompigliava i lunghi capelli rossi come le foglie e i colori del bosco tra cui si confondevano, portandoglieli ora all'indietro ora sul viso per nasconderglielo; il vento giocava con i suoi capelli proprio come piaceva giocare a lui, poi le sue mani si fermavano a lungo sulla nuca facendole sentire la sua presenza, mani forti di uomo che la sapevano però toccare con dolcezza dialogando con la sua delicatezza. Tra i profumi che le portava il vento a tratti le sembrava di sentire anche il suo odore come se arrivasse da lontano indicandole però la sua presenza come una pista da battere. E con l'odore le sembrava di sentire anche il suo sapore, il sapore dei suoi baci pieni di passione, il sapore della sua pelle mentre china su di lui lo avvolgeva con i suoi capelli imprigionandogli il volto e scendeva con la lingua dalle labbra di lui al collo, al torace e ancora più giù, dove si raggiunge il colmo del piacere preparato dai gesti precedenti, un godere che cresce poco a poco del suo stesso piacere, un godere attraverso la più materiale delle realtà e allo stesso tempo trascendendo qualsiasi materia. Qualcosa la punse mentre con le dita sbriciolava distrattamente le foglie secche e così si portò il dito alle labbra per succhiarlo e ricordò quando leccava e succhiava le sue dita alludendo ad altro eppure godendo già di quello e ancora ricordò una punta di sangue nel sapore del loro primo bacio quando lui le aveva ferito un po' il labbro con la barba. Già, tante volte l'aveva ferita, probabilmente senza volerlo come per quel primo bacio, qualche volta anche se si accorgeva che le faceva del male. Eppure lei si diceva: - che tu sia per me il coltello, un coltello di cui talvolta ho persino un po' di paura. Ma ho paura di te o di me, delle parti di me sepolte sotto vari strati come una città abbandonata da tempo immemorabile e che tu tenti di tirare fuori e di fare rivivere? Mi penetri virtualmente, mi scavi con il tuo coltello, talvolta anche in maniera impietosa, ma solo così è possibile tirare fuori certe parti di me. Aiutami a essere tutto quello che posso essere, mi comprenderai scavandomi come un fiume la terra, ti prenderai parti di me e me le ridonerai mutate; io ti comprenderò avvolgendoti con il mio manto scuro come il cielo di notte e invitandoti ad entrare nelle profondità del mio pozzo da dove non uscirai più lo stesso di prima, a turno ti arricchirai di tutte le tue possibilità, di tutti i tuoi modi di essere, passati, presenti, futuri. Non c'è da avere paura perché non ci perderemo, anzi ritroveremo tutte le parti di noi stessi che ritenevamo perdute, saremo contemporaneamente giovani, bambini e anziani, saremo tutte le nostre età, tutti i nostri profumi, tutte le nostre melodie e chi mai potrà arrogarsi il diritto di dire che una nota è stonata? Non mi nasconderò dietro veli se non per invitarti a scostarli, se non per attrarti a cercarmi, fino a quel punto tenero e fragile che sembra sciogliersi tra le dita e aprirsi nel vuoto, ma quel vuoto è l'origine della vita poiché contiene tutte le possibilità, anche quelle abortite o mai partorite ma che un piccolo seme può fare rinascere. Un buio, un'umidità, un calore come quelle della terra buia, dove un seme può riposare per poi germogliare, da dove un seme trae la vita. C'è sempre un filo sottile ma forte che mi lega a te, anche quando ci separiamo è come se mi lasciassi sempre qualcosa, è come se un filo invisibile attraversasse il tempo e lo spazio per tenerci in qualche modo uniti, come il filo che tiene stretto in mano un bimbo mentre vede volare in cielo il suo aquilone colorato. Non lasciare mai quel filo - bimbo - o io sarò perduta; io non lascerò il tuo. A volte ho la sensazione che non dipenda dalla nostra volontà il filo sottile che ci attraversa, che è un legame indistruttibile di anime. Dove mi condurrai, dove ti condurrò? So solo che tutto scorre come spinto dal vento o da un fiato che soffia leggero, forse il fiato di Dio che fa muovere il mondo. D'altra parte chi viaggia lo sa, ciò che importa non è la meta ma il viaggio (per la stessa ragione del viaggio viaggiare). Lo so che a volte ti sembro ancora il passerotto smarrito di tanti anni fa ... Ma non temere, io sono più forte di quanto immagini, più forte di quanto immagino io stessa. Ricordi, non avevi sospettato tanto erotismo dietro la mia innocenza; è la stessa cosa, non sospetteresti tanta forza dietro la mia fragilità - . Aprì gli occhi, non si era accorta che era trascorso così tanto tempo, poiché i suoi desideri l'avevano rapita al tempo reale e l'avevano trasportata in un tempo eterno; il buio adesso la circondava come un mistero, si sentiva perduta nella notte e ciò le incuteva paura ma anche un senso di abbandono simile al piacere, sentì scricchiolare le foglie come sotto dei passi, poi un attimo di silenzio misterioso come il buio. E' una presenza o un'assenza a farmi paura, si domandò; intanto delle dita si intrecciarono tra i suoi capelli e si fermarono sulla sua nuca, sentì un respiro sul collo, il fiato caldo e intravide il fumo che formava a contatto con l'aria fredda della notte. Delle mani la sfiorarono ripetutamente sul volto e poi più decise sui seni e intorno ai fianchi come a forgiarla; non vedeva bene chi fosse che si muoveva nel buio, ma nel frattempo lui la baciò e lei non ebbe più dubbi che fosse lui, riconobbe il suo sapore, le risvegliò un desiderio profondo che solo lui sapeva risvegliarle, riconobbe il suo odore, sentì le sue dita sfiorarle le labbra e suggerirle altre voglie, i loro corpi si capovolsero e lei si ritrovò su di lui, poi di nuovo lui la stese a terra e le bloccò i polsi mentre la baciava, ed ecco che la sua mano scese a cercarla tra le gambe, dove era già calda e umida per cui le sue dita scivolavano facilmente come sulla seta, sembravano stessero suonando uno strumento musicale mentre lei si abbandonava e ansimava. Le sue mani istintivamente si mossero a cercarlo e poi lo raggiunsero anche le sue labbra e lo baciarono con passione mentre anche lui si abbandonava al suo piacere. La sua lingua la cercò tra le gambe per assaporarla e donarle ancora più piacere proprio nel punto che sembra sciogliersi tra le dita prima che si spalanchi un vuoto e un buio simile a quello della notte, un vuoto che richiede di essere riempito, un vuoto in cui lui è rapito e si getta come in una voragine spinto da una forza misteriosa ma irresistibile, così irresistibile da superare anche la paura della morte. Lei lo accoglie spinta dalla stessa forza misteriosa, lo sente penetrarla fino in fondo all'anima, aprirla, squarciarla, farla sua. Si sente vuoto che lo avvolge, sente il suo io che si dilegua dimentico di se stesso e in questa dimenticanza sente di appartenergli, sente che lui le appartiene, forse per pochi attimi, attimi che equivalgono all'eternità. Sente il suo ritmo mentre si muove dentro di lei, ne asseconda i movimenti con i suoi, conduce con lui un dialogo muto mentre il ritmo sale, accelera, solletica sempre di più il suo piacere fino a farlo scoppiare, fino a farla morire in lui come lui sta morendo in lei. Un infinito piacere scivola dai loro corpi fin dentro le loro anime inondandole, come il suo seme inonda il suo vuoto; sono fuori dal tempo e dallo spazio, sono in un bosco di notte mentre cade una pioggia sottile che bagna i loro corpi nudi adagiati sopra le foglie secche; già la pioggia, avevano detto che sarebbe accaduto quando sarebbe arrivata la prima pioggia dell'autunno, dopo un'estate arida. I loro corpi giacevano come addormentati o forse come morti, e le loro dita erano rimaste intrecciate.
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