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La Venere Nera
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Titolo:
La Venere Nera |
Autore:
Lux |
Contatto:
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Racconto
n° 447 |
Altri
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Bree sentiva da lontano per la strada il suono di uno stereo acceso forse da una come lei che voleva cercare di rendere più piacevole e allegra quelle maledetta serata piovigginosa, "ma come si può essere così ottusamente illusi", pensò dentro di sé, "come si può cercare di rendere normale questa strada di periferia in cui solo due categorie di persone possono capitare: i clienti e le puttane.". No, lei non faceva parte della prima, ma almeno sapeva fare il suo lavoro, proprio perché non si illudeva, non chiedeva nulla di meglio alla vita. Lì era conosciuta da sempre, una leggenda vivente, soprattutto in mezzo a questi. Uomini? Donne? Trans? Come chiamarli, se è impossibile anche risalire al loro stato naturale, persone che veramente avevano superato ogni limite, anche quelli fisici, pervertiti veri e di ogni razza che adesso stavano persino soppiantando quelle originali, come lei. Lei. Era stata una delle prime a giungere su quella strada, veniva dalla Nigeria come tutte, il paese dalle mille ricchezze, e per questo dalle mille promesse mancate, ma in fondo lo sapeva, sapeva che quando si sceglie il progresso, alla fine ci si ritrova in mezzo a una strada, quella. Ma non ne soffriva, ormai era più di un decennio, lì la conoscevano tutti e tutti la rispettavano, lei era Bree, "La Venere Nera", come era stata soprannominata. No, neanche Bree era il suo vero nome, lo aveva scelto lei stessa fin da quando aveva cominciato quel mestiere, che gli stronzi chiamano "il più antico del mondo", perché era quella di un'altra come lei, una che faceva "la vita", di un vecchio fumetto che aveva avuto modo di leggere appena arrivata, un caso veramente fortuito, aveva sempre amato quel genere di lettura, la incantava, e quando poteva tornava a immergersi in quel mondo di sogni, quando poteva, e quando riusciva a essere abbastanza ubriaca da dimenticarsi tutto. Del resto si può dire che talvolta non riusciva (o non voleva) a ricordarselo, il suo nome di nascita, di una delle più antiche famiglie di Lagos, che la colonizzazione aveva fato diventare schiave, e la decolonizzazione disperate. Meglio essere quello che era adesso, meglio solo essere, in quella notte, Bree, da tutti, per ammirazione, conosciuta come una celebre modella, che chissà perché faceva lo stesso mestiere ma guadagnava molto di più, "La Venere Nera". Ed ora cominciava il lavoro, cominciavano i volti di uomini sconosciuti, a cui mai avrebbe voluto dare neanche una carezza, cominciavano gli sguardi nella notte, cominciava i passaggi nelle auto e alla fine quel pagamento che, caso unico in quella strada, ancora oggi era ciò che la faceva stare più male, non per quello che rappresentava, ma perché era lei, a riceverlo. E non doveva neanche dividerlo con il suo protettore, dato che non ne aveva uno, c'era sì un uomo che le faceva da barriera contro straccioni che avevano voglia di tirare avanti senza mollare il dovuto, maniaci e concorrenti un po' troppo. eccitati. Ma era uno mandato dall'organizzazione nigeriana della città, ormai strutturatasi in una e vera e propria mafia, contrariamente a quanto sbandieravano i giornali scritti da gente che non era mai scesa dalle loro scrivanie e al seguito i politici dalla testa piena di segatura. Alle altre, soprattutto le giovani, sì, dovevano ubbidire alle regole, lei no, per la stessa sua gente era un simbolo, della volontà di sopravvivere e adattarsi, e gli chiedevano, quando voleva, solo il minimo. Questa era Bree, e questa quindi la sua ennesima notte in quella strada, ad aspettare l'arrivo di un nuovo uomo. Non dovette aspettare molto, perché dopo dieci minuti a sentire canzoni italiane sull'amore, ecco finalmente due fari di un'auto, i soliti, l'unico fotogramma di un film già visto migliaia di volte. Si avvicinò al finestrino e le fu fatto cenno di entrare, lei accettò subito perché quella pioggia sinceramente le cominciava a dare fastidio e lei odiava l'acqua quando questa scendeva a schizzi dal cielo. Non era mai venuto prima, se ne accorse immediatamente, un po' perché si rendeva conto dal suo nervosismo nei movimenti, poi perché ormai conosceva tutti, e tutti erano stati prima o poi con lei, alcuni poi erano talmente abituati che quando si incontravano la pagavano in anticipo, con pochissimi poi aveva stretto dei veri rapporti sociali, sapeva spesso di loro più di loro stessi, vita, morte, desideri nascosti, problemi, speranze, illusioni, e a questi spesso dava un consiglio, cercava col suo viso dolce di infondere coraggio nell'andare avanti. Uno in particolare, dopo diversi mesi che si frequentavano assiduamente, le aveva anche chiesto di sposarlo, senza assolutamente scherzare, proprio un matrimonio in piena regola, in chiesa e con tutti gli invitati! Che storia assurda che fu, roba che solo nei film accade, ma a volte la realtà, e nessuno meglio di lei lo poteva sapere, perché l'aveva visto con quegli stessi occhi che ora scrutavano quella oscurità, era qualcosa di allucinante. Come fini? Ovviamente rifiutò, ci teneva al suo lavoro e non voleva diventare una casalinga. Comunque questo non l'aveva mai visto, neanche con un'altra, neanche di sfuggita, e non lo vedeva bene neanche lì, dato che nella macchina appena partita era buio fitto e si era subito infilata in una strada secondaria senza una luce a pagarla oro. Il silenzio divenne insopportabile, decise di cominciare lei: - "Vogliamo andare molto lontano? Guarda che io costo cara". Lui per tutta risposta fece una cosa decisamente strana, rimanendo nell'assoluto mutismo, mise le mani in tasca, si tolse il portafoglio e le mise nel palmo della sua delicata mano tre biglietti da 100 euro, abbastanza anche per lei. Mai avrebbe avuto la pur minima preoccupazione, gli assassini e i killer stanno solo nel fumetti e nei film appunto, su qualche romanzo di serie z, non ne aveva mai avuto paura non ne aveva neanche allora, del resto della vita aveva la concezione di molti filosofi, finché c'è bene, quando non c'è più può anche andare affanculo. Nel suo paese si era diplomata, e anche a pieni voti, per cui poteva sapere che non valeva la pena preoccuparsi di stupidi luoghi comuni, né tantomeno di nient'altro. Ma certo quel silenzio, quel procedere per quella strada di campagna interna, quel volto di pietra. Non era poi neanche un brutto volto, da quanto poteva faticosamente scorgere aveva la pelle abbronzata, dei capelli leggermente chiari, sul biondo, un naso e delle labbra normali in piena regola e dei lineamenti comuni, un tipico Clark Kent, per tornare al mondo dei fumetti. A fisico neanche stava male, non era un palestrato di quelli attuali, ma neanche magro, bensì asciutto, due spalle robuste, e appariva anche abbastanza elegante con quel completo blu scuro su un pullover nero. Un tipo completamente medio, un impiegato di banca o di municipio, uno che il giorno lavora, la sera ritorna dalla moglie o dalla fidanzata, bacia eventuali figli, mangia, guarda un po' la tv e poi a letto per un altra giornata media, il venerdì il poker e i sabato il cinema, la domenica dai parenti o al mare. Non gli dava più di trent'anni, come lei del resto, che ai trent'anni era vicina ad arrivarci. Tutto ciò ovviamente la mente acutissima di Bree pensò in una piccola frazione di secondo, poi, senza assolutamente far trapelare niente dal suo viso, disse: - "E' bello vedere che c'è gente che apre la sua bocca solo quando richiesto, adesso non si trovano molto in giro, tutti vogliono apparire brillanti, intelligenti, eccetera, soprattutto quelli che non sono neanche lontanamente vicini ad esserlo". E gli scappo una piccola risata, una di quelle risatine autentiche che partono da dentro quando si è in una situazione comica, o tragicomica. Maledetto il suo umorismo da strada, le aveva sempre creato problemi. Tuttavia. Lui non rispose, continuò a guidare. Ah, dal punto di vista dell'aspetto Bree non si è ancora presentata, fa niente, perché occorre fare solo questo: prendere la bellezza di quella modella famosa, raddoppiarla per due, mettergli una quarta di reggiseno, aggiungergli qualche chilo in più sui fianchi, sulle gambe e sul sedere, dargli un viso delicato e molto, molto intelligente, dei lunghissimi capelli color pece, la pelle color ebano d'Africa, ed ecco Bree, la dea dell'amore, "Venere Nera". Cominciò a pensare a cosa gli avrebbe dovuto fare, cosa avrebbe potuto volere uno così, solitamente sono quelli più estremizzati, che fanno cose che neanche sui siti Internet si trovano. Gli cominciò a salire dentro una specie di. Non la chiamerebbe paura, piuttosto ansia interiore, preveggenza di qualcosa di strano e morbosamente carnale. Sì, era una di quelle rare volte in cui si sentiva eccitata dalla situazione, o più esattamente dall'immaginarsi le possibili situazioni, anche se la roba sadomaso mai gli era piaciuta e faceva di tutto per evitarla. Pensò, tornando indietro con la mente, agli svariati e pazzeschi modi in cui era stata selvaggiamente inculata nel corso degli anni, forzature che il più delle volte l'avevano lasciata letteralmente con il sedere sfondato e dolorante per settimane, alle posizioni da kamasutra che, gioco-forza, aveva dovuto imparare e mettere in atto, intricati, capovolti, uniti come pezzi di un puzzle, quel bastone di legno dentro di lei, un altro che volle lavarla dentro una vasca di acqua bollente a 45 gradi, quello che aveva un arnese talmente grosso che la fece piangere per ore di continuo, mentre, pateticamente, gli implorava di smettere, quelli che la presero in sette di seguito, mettendole i loro cazzi dentro ognuno dei buchi del suo corpo, uno che voleva giocare sempre alla cavallina sopra di lei, frustandola, chi mentre la scopava metteva una telecamera per filmarla e farla vedere agli amici, chi la ricopriva di miele dalla testa ai piedi per poi leccarla, chi la picchiò a sangue per riuscire a godere, e mille altre tragi-commedie che aveva subito in quei lunghissimi anni, o forse secoli, da chi era veramente malato, e lei ne era la vittima sacrificale. Stravolta da queste visioni, e dall'attesa snervante, dopo altri quindici minuti osò di nuovo aprire bocca: - "Ti chiedo solo questo, e puoi fare in modo di rispondermi per favore? E' una domanda per nulla difficile, te ne sarei veramente grata, potrei anche farti uno sconto se me lo chiedi, dunque: cosa vuoi che faccia per te?" Passò qualche altro istante eterno, poi arrivarono in uno spiazzo dentro una radura dove per settimane non sarebbe passato nessuno, per tutta la notte sarebbero stati da soli, ora le poteva fare tutto, ma proprio tutto di tutto, anche ucciderla, e forse era l'unica cosa che desiderava. Disse dall'alto della sua saggezza una volta a una sua amica dell'anima: "Non si può fuggire da qui, è impossibile, tranne che in un modo drastico". L'amica morì con un'overdose qualche giorno dopo, forse perché non ce la faceva più, o forse perché aveva scelto il modo drastico. Ma, proprio allora finalmente quell'uomo aprì la bocca e miracolosamente parlò: "Il mio nome è Angelo. Voglio questo da te stanotte: parlarmi dei tuoi sogni, Bree, se ne hai ancora". E stettero tutta la notte lì in quella macchina a chiacchierare, tutti e due, di loro stessi, passati, presenti e futuri, sì, anche futuri, e solo questo, niente di più, basta. Poi la riaccompagnò dove si erano incontrati, era l'alba.
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