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Titolo: Racconto breve
Autore: Siruos
Contatto:
Racconto n° 4488
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La tua testa sul cuscino, i capelli sciolti ed arruffati per la notte; hai una maglia di cotone, di colore arancione, un po' sbiadito da troppi lavaggi, scollata, con il collo a V, e ti copre il corpo ed il seno, poco le spalle, e lambisce le tue cosce, coprendo il tuo pube.
È da poco che sei sveglia, è una giornata di prima estate, dalle tende bianche della finestra filtra il sole, tiepido e piacevole. E la stanza è gradevolmente rischiarata dalla luce, forte quanto basta perché tutto si veda, ma non abbagliante.
Hai dormito sola, con soddisfazione e buon riposo.
Sei stesa sul letto matrimoniale. Non sei a casa tua. In lontananza, un cane abbaia.
Io sono entrato nella tua stanza, sono in piedi, vestito, e tu mi sorridi, e con un piede allontani il lenzuolo anche lui bianco che ti ha coperto questa notte, e che profuma di te. Mi inviti a sedermi sul letto.
E io mi siedo al tuo fianco; allunghi il tuo corpo, un po' di traverso, e stendi le tue braccia sopra il tuo capo - ti stiri - per poi abbracciarti i gomiti sopra la testa e così facendo la maglia sale e lascia scoperto il tuo pube.
Infilo la mano sotto la tua maglia, la porto sul tuo ventre morbido, sento la tua pelle vellutata, e con le dita gioco, sfiorando il tuo fianco, disegnando cerchi con i miei polpastrelli. Mi guardi e sorridi, dicendo frase insulse e divertenti.
Sciogli l'abbraccio dei tuoi gomiti, e porti una tua mano sul mio ginocchio. Indosso un paio di pantaloni corti, e la mia bianca carne - ancora ignara del sole estivo - sente il tuo contatto, sui miei radi peli.
Adesso anche tu disegni figure geometriche con il tuo dito indice, che ti portano ad infilarti su, nella gamba dei pantaloni, verso il mio membro. E continui a dire cose sciocche e divertenti.
Scosto i capelli dal tuo viso, e con una carezza scendo, fino alla tua ascella, ancora schiusa, per il braccio sempre posto sopra il tuo capo. Col dito traccio il profilo dell'incavo glabro. Sul polpastrello il lieve umore della notte appena passata. E pòio la mano scende sul fianco, a sentire la forza del tuo bacino femminile, sul quale si ferma.
E adesso non parli più, solo mi guardi. Lo sguardo non è equivoco.
Mi alzo, mi spoglio.
Prendo le mie calze, le annodo, ne faccio una benda, per i tuoi occhi.
E poi comincio a giocare con il tuo corpo. Ancora infilo le mani, questa volta entrambe, sotto la tua maglia, per accarezzati, simmetrico, scendendo, sui tuoi fianchi, ed intanto tu abbandoni le tue mani, sorridendo e allargando sul letto le braccia, come pronta per un grande abbraccio. Inarchi la tua schiena, per aiutare le mie dita curiose a frugare sotto i tuoi fianchi, lì dove sei appoggiata al materasso, che ancora un po' invidioso ti abbraccia.
E le mia dita trillano sulla tua pelle, e correndo lì dove la tua pelle sfiora il materasso, scendono fino al tuo sedere. E poi le dita si incrociano sul bacino e sulle tue cosce, saltellando - e tu ne ridi - nell'incavo delle tue gambe, fino alle tue ginocchia. E poi il saltello diventa un messaggio, e le tue gambe si aprono, a far sbocciare la tua carne.
Mi fermo e ti guardo: la maglia ancora sul tuo corpo; il seno è procace, libero dall'abbraccio del reggiseno; vibra lievemente, non si capisce se per un brivido della folata d'aria entrata or ora dalla finestra, a smuovere le tende, o per un tremito del corpo tutto. Pieghi le tue ginocchia, per contrastare l'inarcare della schiena, che dunque torna nel solco già tracciato del materasso, ben felice di questo nuovo struscio su di se.
Mi siedo tra le tue gambe, le tue ginocchia flesse scavalcano le mie gambe allungate, i miei piedi vicini alle tue inconsapevoli mani. Con le unghie traccio arabeschi discendendo le tue cosce, dall'incavo delle tua ginocchia, giù fino al tuo sedere. Poi le mani si aprono, e i palmi si appoggiano, e a poco a poco allargano, per mostrarmi ogni parte di te.
E ancora le mie mani sotto la tua maglia, ora un po' più rude, con la voglia di prendere il tuo seno.
E' morbido, carnoso, posso accoglierlo a riempire le mie mani, sentendolo come sprizzare tra le dita che si devono aprire a raggiera, per contenerlo tutto. I capezzoli si inturgidiscono, e bussano sul palmo delle mani. E il tuo riso singhiozza in gola, e si mescola con i primi sospiri. Abbracci le mie mani, sopra la maglia.
Per toccare il tuo seno mi sono dovuto un po' più avvicinare, ed il mio membro sfiora il tuo fiore. E dai petali esce una stilla, densa e limpida, che bacia il mio glande. Dalla finestra, i rumori di un'auto in lontananza. Le mie dita strizzano i tuoi capezzoli, come un bimbo stupido, che altro non sa fare del tuo seno.
Mi alzo, ti metto supina, di traverso sul letto, con la nuca che si appoggia al bordo del materasso, e la testa che si rivolge all'indietro, e mi mostri la gola, oscena al mio volere.
Porto le tue mani sui tuoi fianchi, e poi mi appoggio, di peso, sui tuoi polsi, perché le mani restino lì bloccate, e tu non possa reagire. Hai capito, e offri la tua lingua, a vibrare nell'aria, come un serpente, in attesa della propria preda. E quando senti il mio odore avvicinarsi nell'aria, la allunghi, e schiudi le tua labbra, vogliosa di me nella tua bocca. E io mi porto più avanti ed entro in te.
Succhi, succhi subito forte. E io mi ritraggo. Non è così che voglio. Capisci, e ti fermi subito. Adesso apri la tua bocca, e mi avvolgi con la lingua e le tue guance. E così che voglio: la tua bocca come un caldo e morbido antro, nel quale penetrarti, fino in fondo. Mi lecchi, mi succhi, vorresti muoverti per potermi succhiare meglio, ma io tengo le tue mani bloccate, e questo basta perché tu capisca che è così che ti voglio. E dunque lecchi, e succhi, ed io inizio a spingere, dentro di te.
Guardo la tua gola oscenamente provocante, e le tue labbra aperte, e spingo. Sento che ti manca il respiro, e recedo. E poi ricomincio. Ogni volta un po' più in fondo. Ogni volta un po' più a lungo. Ogni volta un po' di più. E ogni volta il tuo respiro si fa più profondo, affannato alla ricerca dell'aria, che si fa largo nella saliva che dalla gola sale. E guardo il tuo viso, con gli occhi bendati che non ti lasciano vedere - ma non serve.
La tua gola, che si bagna e mi bagna.
Mi fermo, e ti volto e ti spoglio, ti sposto in mezzo al letto, e tu ubbidiente, ti disponi prona, con le braccia allungate oltre la tua testa e le mani giunte, e ti siedi sui tuoi talloni, le tue mammelle ad appoggiarsi sulle tue ginocchia, il tutto come voglio io. Ammiro il dritto filo della tua schiena e il curvo profilo del tuo corpo, una posa dannatamente femminile. Con le mani, corro ad accarezzare i tuoi fianchi, con le sole punta delle dita. E poi vengo davanti a te. Mi siedo sui miei talloni e sulle tue braccia, la tua testa tra le mie gambe, le mie ginocchia all'altezza delle tue spalle. Il tuo viso affondato nel materasso, il mio membro che fastidiosamente si annoda ai tuoi capelli.
E con tremore bacio. Bacio la tua schiena, tra le scapole, mentre allungo le mie mani sui tuoi fianchi, serrandoti con le braccia, come se ti dovessi bloccare lì, in una posizione dalla quale peraltro mai ti muoveresti.
E con le labbra mi muovo, verso le tue spalle, vicino al collo, alcuni tuoi capelli ribelli si annodano sulla mia lingua. Le loro carezze, sulla tua pelle, una ulteriore fonte di piacere: silenziosa fremi. Sento le tue mani muoversi, a toccare il mio sedere. Nel cortile, voci di donne che chiacchierano gioiose, a rompere il silenzio dei sospiri.
Di nuovo ti volto, supina. Perché ora forte è la voglia di succhiare i tuoi capezzoli. E quindi rude, riempio le mie mani delle tue mammelle, ed affondo la mia bocca sul tuo capezzolo. Provi ad abbracciarmi, ma mi ritraggo, e ancora fermo le tue mani suoi tuoi fianchi, spingendo forte, così che di riflesso il tuo busto spinge, e il tuo seno ancora più oscenamente mi si offre.
E quindi corro, da un capezzolo all'altro, a sentirne il turgore che progressivamente aumenta, fino a portarli duri, come chicchi di granturco, perché li morda e li strizzi, serrando le mie labbra. Ad ogni suzione, un tuo profondo sospiro. Ad ogni morso, un tuo mugolio. Ogni volta, una reazione delle tue spalle, che si alzano e si scuotono.
E adesso basta, adesso è finito il tempo delle cose gentili, adesso è il momento di affondare, ogni carne nella carne.
Ancora mi siedo tra le tue gambe, le tue ginocchia flesse sopra le mie, il mio membro vicino.
Metto le mie mani dietro le tue ginocchia, e spingo. Spingo le tue ginocchia verso le tue spalle, la tua schiena si inarca, il tuo sedere si alza, il mio membro con la punta accarezza la tua schiena, e offri alla mia bocca il tuo fiore di carne, tumido, rosso e palpitante.
Lo guardo ammaliato, e guardo il tuo viso. Sai cosa ti aspetta, ma gli occhi bendati non ti lasciano vedere cosa e come sta per accadere, e quindi il fremito è per la attesa, impaziente. Senti il mio alito, dal ritmo accelerato, che soffia sulle tue labbra.
Violente ondate di piacere già attraversano il tuo ventre.
Di fuori, dalla finestra, un clacson insistente, a rompere il silenzio.
E insiste, insiste.

E apri gli occhi.
Non era la benda, era il buio di camera tua.
Adesso rotto dai lampi della sveglia del tuo cellulare.

Lui dorme, ignaro di te e dei tuoi sogni.
Il ventre, dolorante.
Il letto, bagnato.