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L'esca succulenta ed il pesciolino che abbocca
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Titolo: L'esca succulenta ed il pesciolino che abbocca
Autore: Emma
Contatto:
Racconto n° 449
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Da due giorni a Rapallo, da solo, non sono riuscito a combinare nulla e mi annoio. Poi, una sera, sul lungomare, trovo un mio prof. di diritto privato, con tutta la famiglia. Saluto da bravo studente. Mi riconosce anche lui, anche se non ricorda più il mio nome. Mi presenta signora Giovanna, la moglie, e Simona, che non è però la figlia, ma la nipote. La moglie è una gran donna, avrà una trentina d'anni ed è anche elegantissima, nel suo vestitino intero nero e con un giro di perle al collo. Ma è la nipotina che è un vero capolavoro. E' giovanissima e bellissima. Capelli scuri corti, un visetto paffutello da ragazzina sveglia. Ma è il pancino che è un incanto: una spanna di pancino nudo e abbronzato che termina in pantaloni bianchissimi, aderentissimi e con una vita così bassa che si intravede spuntare su un fianco quello che sicuramente è l'inizio di un favoloso perizoma supersexy. Resto senza parole, tanto più che ha un sorriso dolcissimo e due occhi da sogno.
Del resto anche il prof. è un tipo notevolissimo. Il prof. più brillante dell'università. Un mito per noi studenti, e specialmente per le studentesse. Quarantenne fascinoso e giovanile, avvocato di successo, sempre elegantissimo e con l'aria di uno che ha una barca di soldi.
Qualche convenevole sui miei studi e mi invitano con loro a prendere un gelato ai tavolini di un bar all'aperto. Qui altre chiacchiere e così vengo a sapere che hanno una casa e resteranno a Rapallo quasi tutta l'estate.
"Senti - mi fa ad un certo punto - domani noi dobbiamo tornare a Milano, perché ho un impegno. Perché non ti metti d'accordo con Simona per farle compagnia e farvi una nuotata assieme?"
Cazzo! Questa è manna dal cielo, tanto più che lei sembra felicissima della prospettiva. In un attimo abbiamo concordato ora e posto dove trovarci. Quando abbiamo finito il gelato e ci lasciamo, sono al settimo cielo. Non ho neppure più voglia di tentare la sorte in qualche discoteca. Me ne torno direttamente alla mia pensione e mi tiro una sega colossale, pensando a Simona e a come sono fortunato.

All'una del giorno dopo, sono già ad aspettarla, anche se eravamo d'accordo per le due. Fortuna che trovo una panchina in ombra. Al momento buono, mi inchioda con lo scooter ad una spanna da un piede e mi rendo conto che è lei solo quando si toglie il casco.
"Dai, salta su."
Riparte a razzo e sono costretto ad abbracciarla. Devo anche scostarmi un po' indietro sul sellino, se no si accorge che mi è venuto duro. Oltre ad un paio di calzoncini corti militari, ha addosso solo una specie di maglietta allacciata dietro al collo e in fondo alla schiena: niente reggiseno, naturalmente. Schiena, braccia e spalle nude proprio sotto il mio naso sono troppo per me. E non si è neanche infilata il casco e il profumo dei suoi capelli mi solletica il viso.
"Andiamo a casa degli zii, che c'è la piscina".
Guida come una delinquente, zigzagando tra pedoni, bambini e cani e giocando a far passare a tutta velocità le mie ginocchia ad un centimetro dagli specchietti retrovisori di tutte le macchine parcheggiate ed in movimento di Rapallo. Meglio così, che almeno penso ad altro e mi si smolla. Infila una tortuosissima strada in salita, risale per un bel pezzo la collina, fa scattare l'automatismo del cancello di una villona incredibile e parcheggia direttamente nel praticello al bordo di una altrettanto incredibile piscina.

"Vado a fare pipì. Tu intanto tuffati."
Ci metto un po' a riprendermi. Mi do anche un pizzicotto, per essere certo che sono sveglio ed è proprio tutto vero. Poi, visto che non torna, mi sfilo scarpe, pantaloni e maglietta e mi butto in piscina. Meno male che il costume me l'ero già messo sotto.
Torna. Sul bordo della piscina, si libera del top, dei sandali, ma, subito dopo, anche dei pantaloncini e del perizoma e si tuffa nuda. Non faccio in tempo a restarci secco, perché mi emerge davanti, mi butta le braccia al collo e mi bacia. Ma un bacio vero, con la lingua.
"Che sciocco che sei. Qui ci siamo solo noi e il costume non serve. "
Con un gesto deciso, me lo sfila giù. Non riesco neanche a spiaccicare una parola, perché riprende a baciarmi con foga e non mi resta che assecondarla. Inutile dire che mi si è di nuovo drizzato, ma, data la situazione, non poteva essere altrimenti e non vale la pena che me ne preoccupi. Mi toglie la lingua dalla bocca dopo una limonata da record, ma solo per mordermi il lobo di un orecchio e sussurrarmi un "Vieni, ho voglia di fare l'amore subito" che non mi lascia nessuna possibilità di replica. Mi trascina per mano fuori dalla piscina, mi porta in una zona del prato in ombra. Ci corichiamo lì e facciamo l'amore con un trasporto di cui non mi credevo neanche capace.

Le conversazioni vengono dopo, tra un bacio, una spalmata di crema solare, una coccola. Ci raccontiamo tutto di noi, ma lei mi racconta anche una cosa che mi lascia di sasso.
"Giulio e Giovanna non sono per nulla i miei zii. Anzi, fino a due mesi fa, non sapevo neanche esistessero".
Mi faccio spiegare e ne viene fuori una storia incredibile. Era entrata in contatto con loro attraverso internet. Ufficialmente è assunta per tutta l'estate per fare la cameriera e tenere in ordine la villa. In realtà non fa nulla di tutto questo. Semplicemente movimenta le loro serate a letto.
"Però non possono presentarmi come la loro amante, così ci siamo messi d'accordo per dire che sono la loro nipotina."

Resto letteralmente a bocca aperta. Neanche riesco a chiederle di più. Per fortuna provvede lei ad illuminarmi meglio. Mi si siede a cavalcioni delle gambe, mi accarezza l'uccello e mi racconta. Il prof. e la moglie questo giochino della nipotina lo fanno ogni estate, sempre con una ragazzina nuova, assoldata appositamente. Si divertono a fare l'amore in tutte le salse e il suo compito è innanzitutto quello di infilarsi a letto con loro e di non lasciarli mai a bocca asciutta.
"Ma ti pagano?" Riesco ad obiettare stupidamente.
"Certo che mi pagano, e mica poco, ma non ti credere: lo farei anche se non mi pagassero; non mi sono mai divertita tanto."
"E cosa fai?"
"Che sciocco che sei! Facciamo l'amore."
"Ma anche con lei?"
"Ancora più sciocco! Certo. Ho fatto presto ad imparare. Sapessi, io e Giovanna facciamo di quei numeri!"

Mi si siede un po' più su. Stavolta fa in modo che l'uccello le si infili su, nella passerina. Si muove solo impercettibilmente, con le mani mi accarezza il petto, di tanto in tanto si china a baciarmi e continua a illuminarmi su quello strano ménage, arrivando al punto centrale della questione.
"Anche il prof. è strano. Mica si accontenta di noi due. Va matto per i ragazzi ed il mio compito è anche quello di procurarglieli."
Comincio a capire. Ecco perché tutto è stato così facile. Realizzo di colpo che lei è l'esca succulenta ed io sono il pesciolino che ingenuamente ha abboccato. Mi tendo e mi guardo in giro, temendo di vedere il prof. comparire da un momento all'altro. Tutta la sensazione paradisiaca di un attimo prima svanisce.
"Tranquillo. Non c'è nessuno. Sono davvero a Milano e non torneranno prima di domani".
Senza girarci troppo attorno, mi conferma che è proprio così: deve accalappiarmi e convincermi a infilarmi a letto con loro.
"Però mi piaci, e sono contenta di dover cercare di accalappiare proprio te".
"Ma a me gli uomini ..."
"Che sciocco! Neanche a me le donne dicevano mica niente, ma adesso con Giovanna mi diverto come una matta. E poi mica devi farti solo il prof.: sua moglie un bocconcino come te non se lo lascia di certo passare sotto il naso. E anch'io con te ho voglia di fare follie"

E' tutto così enorme che mi sorge persino il sospetto che Simona mi stia raccontando un sacco di balle.
"Non ci credi?!. Vieni, che ti faccio vedere una cosa."
Si alza, mi trascina in piedi e mi guida verso la villa. Vorrei mettermi qualcosa addosso, ma lei insiste che tanto non c'è nessuno. Attraversato un soggiorno lussuosissimo, mi guida per una scala in discesa e mi porta nel seminterrato. Apre una porta con una chiave che recupera sopra lo stipite, accende la luce e mi fa entrare in un posto incredibile.
Una stanza interamente ricoperta di specchi, pavimento e soffitto compresi. Al centro, un enorme letto rotondo, da starci in una mezza dozzina. Dei divani attorno. Un paio di telecamere sistemate su treppiedi e puntate verso il letto e un enorme televisore che praticamente è un maxischermo da stadio.
"A te pare che due si tengono una stanza del genere per venirci a conversare?!"
E no, cazzo. Quello è un vero impianto per ammucchiate.
Simona si butta sul lettone e mi dimostra che il materasso in realtà è una specie di canotto gonfiato ad acqua. Mi invita a provarlo. Incredibile: si muove tutto ad ogni minimo sussulto, come se fosse vivo. Incredibile poi vedersi riflessi praticamente in ogni direzione, come se in quella stanza fossimo una folla.
Simona si impossessa di un telecomando. Con quello mette in funzione il televisore e una telecamera. Guidata a distanza dal suo pigiare con le dita, la telecamera si gira verso di lei e la riprende, restituendo l'immagine sul televisore. Aggiusta l'inquadratura su di sé, zumma, apre le cosce e, con la mano libera, inizia a masturbarsi.
"Io vado matta per questo posto. Quando potrò permettermela, una stanza così devo averla anch'io".
Si tocca ancora un po', ma poi vede che io sono perplesso e anche un po' a disagio e mi riporta all'aperto.

Ci facciamo un tuffo in piscina e poi riprendiamo a parlare stravaccati sul prato. Di nuovo mi sistema supino, mi sale a cavalcioni e se lo infila dentro.
"Sei il terzo ragazzo che accalappio. Con gli altri due non è stato difficile."
Mi racconta del primo. Decisamente carino e in gamba.
"Scopava da dio e ce lo siamo fatti per una decina di giorni. Poi però le sue vacanze sono finite, doveva partire per l'Inghilterra e ce lo siamo persi."
L'altro mi racconta che era stato invece una vera delusione.
"Era bello, ma non sapeva di niente. A Giovanna piaceva, ma Giulio dice che era come inchiappettarsi un prosciutto. E comunque faceva un mucchio di storie e così, dopo qualche giorno, ce lo siamo sbolognati".
Mi bacia ancora, dà qualche colpetto più deciso col bacino e continua.
"Tu però dovresti essere anche meglio del primo. Giulio mi ha detto che hai fatto un buon esame e che sei un tipo sveglio. Giovanna, ieri sera, ha confessato che lei non vede l'ora di scoparti".
Le faccio raccontare appunto della sera prima. Erano andati a casa, avevano fatto l'amore tutti e tre e avevano parlato di me. Non so proprio più che pensare.
"E se a me non va di fare giochetti strani e non riesci ad accalappiarmi?"
"Non importa. Troveremo qualcun altro. Però sarebbe un peccato".

Prima di sera vuole fare ancora l'amore. Poi decidiamo di rivestirci e uscire per mangiare qualcosa. Ho solo maglietta da spiaggia e pantaloncini, così mi costringe a mettermi qualcosa del prof. Pantaloni eleganti e camicia di lino mi vanno benissimo e anche le scarpe. Lei si veste esattamente come la sera prima. Quando lasciamo lo scooter e, mano nella mano, ci mescoliamo alla folla, mi sento il più invidiato tra gli uomini, anche se, dentro di me, sono anche il più tormentato.
Mi porta a mangiare in un ristorante incredibile, che né io né lei potremmo mai permetterci, ma dove il prof. ha un conto aperto e lei può portare chi vuole, specie quelli che sta accalappiando. Tiriamo tardi sulla passeggiata, quindi a baciarci seduti su una panchina. Infine mi scarrozza di nuovo alla villa.
"Giulio e Giovanna non saranno di ritorno prima di mezzogiorno e io voglio dormire tutta la notte con te."
Fare l'amore con lei, nel suo letto, è una cosa paradisiaca. La casa è deserta e silenziosissima. Dalla vetrata aperta entrano la luce della luna e il fresco del giardino. Lei è morbidissima, calda e giovane. Non si risparmia: un vero serpente che ora mi sguscia di tra le braccia, ora mi avvolge e mi stritola tra le sue spire.
Ogni volta che il gioco si fa duro e potremmo concludere, mi sguscia via e mi si offre in un altro angolo del letto, pronta a ricominciare dall'inizio. Ad un certo punto, mi ritrovo coricato sulla schiena, con lei a cavalcioni sopra. Come al pomeriggio, sul prato. Nella capriola, le sono uscito fuori e non vedo l'ora che me lo ingoi di nuovo dentro. Si diverte a strusciarsi la punta contro le labbra della fessurina, ma poi cambia idea.
"Aspetta. Facciamo così."
Si siede più avanti e, con la mano, me lo toglie da dove è e me lo guida più indietro, nel solco delle chiappette. Il gioco è divertente, ma, prima che me ne renda conto, lei si abbassa, si impala su di me e mi ritrovo con tutto l'uccello nel suo sedere. Questo non lo avevo mai fatto. Pensavo servissero chissà quali sforzi per farlo entrare, ma, lubrificato com'è, è invece scivolato dentro meglio che non davanti.
"Adesso voglio godere. E voglio godere così".
Ci pensa lei a cavalcarmi forsennatamente. In un attimo mi fa godere, e gode anche lei.

"Ti voglio bene" mi sussurra all'orecchio quando ormai non ci resta più neppure un briciolo di energia e tutte le nostre voglie sono esaudite.
"Dormiamo. Poi domani facciamo ancora l'amore e, prima che arrivino Giulio e Giovanna, se non vuoi restare con noi, ti riporto giù in paese".

Lei si addormenta come un angioletto. Io non riesco a prendere sonno per tutta notte. Quando si fa l'alba, sono ancora lì, che la guardo, fumo e penso. E' coricata a pancia in giù scoperta, con le spalle, la schiena ed il sederino sempre più distinguibili alla prima luce del giorno. Respira piano, ritmicamente. Sarà ben perversa, ma, vista così, dalle scapole potrebbero benissimo spuntarle le alucce: sarebbe un angelo perfetto. Resterei una vita anche solo a guardarla dormire.
Infine crollo e mi addormento anch'io.

Mi sveglia lei, con un bacio, quando il sole è già alto.
"E tardi. Se non vuoi restare, dobbiamo sbrigarci e te ne devi andare."
Ci metto un po' a rendermi conto di dove sono e cosa accade. Lei ne approfitta per darmi un altro bacio e per sussurrarmi ancora: "Comunque sono contenta di averti conosciuto; ti voglio bene".
In un attimo decido: Che cazzo! Professore sodomita, moglie ninfomane e falsa nipotina candida e perversa di cui non so cosa pensare. Finisce che me lo prendo chissà dove e mi caccio nei guai, ma, succeda quel che deve succedere, io qui ci resto, ci potete scommettere.