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Il battesimo
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Titolo:
Il battesimo |
Autore:
edelweis |
Contatto:
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Racconto
n° 4512 |
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Frequentavamo entrambi l'ultimo anno del liceo classico - Norberto Rosa - e lei era una delle ragazze più popolari del liceo: alta e formosa, con un bel seno e delle belle gambe, che spesso metteva in risalto con le sue minigonne. Me la sognavo la notte e a volte mi masturbavo pensando a lei, ai suoi seni sodi, al suo profumo, al suo calore...
A volte era capitato di andare insieme ad alcune feste e l'avevo tenuta fugacemente tra le braccia invitandola a ballare qualche lento, ma lei pareva non accorgersi di me. Così cominciai a fare di tutto per farmi notare: alle partite a pallavolo, a volte facendo il buffone con le altre ragazze, e spesso la seguivo o l'aspettavo fuori come ad averla incontrata per caso. Lei a volte rideva sorniona e ,per fugaci attimi, intuivo che le mie attenzioni non le erano del tutto indifferenti. Erano solo attimi, poi tutto finiva lì e ognuno seguiva i suoi amici e la propria comitiva.
Lei aveva il ragazzo e, col passare dei mesi, anch'io ebbi una storiella romantica con una mia compagna di classe ma furono cose di poco conto, nate e morte nel giro di pochi mesi. Inevitabilmente il mio pensiero tornò a lei, ai suoi seni, alle sue cosce tornite, alla voglia di toccarla e rubare un po' della sua intimità. Così nelle assemblee mi mettevo in una posizione in cui potevo sbirciarle il seno, oppure avere una visione fugace delle sue mutandine durante un suo accavallamento delle gambe.
In un pomeriggio di marzo, mentre stavamo facendo delle attività extracurriculari nel cortile della scuola, scoppiò un terribile temporale che ci colse impreparati: ci fu un fuggi-fuggi generale dei pochi ragazzi presenti nelle più svariate direzioni. Ricordo che ci bagnammo come dei pulcini appena dischiusi dall'uovo. Come per incanto, per caso o per fortuna, noi due ci rifugiammo in un corridoio della scuola, silenzioso e deserto come non era mai accaduto. Ricordo che guardai i suoi lunghi capelli grondanti d'acqua e feci una battuta, lei si avvicinò a me dicendo che la pioggia mi aveva messo addosso un odore strano, quasi simile a quello del suo cane... Risi alla battuta e mi avvicinai di più a lei, dicendole qualche altra sciocchezza che non ricordo, poi fui come calamitato dalla visione di una gocciolina d'acqua che s'insinuava correndo nell'incavo dei suoi seni e fu così che, per istinto o per incoscienza, posai prima una mano e poi l'altra sui suoi bei seni sodi e tondi e cominciai a palparli, a sfiorarli. Riavutomi da quel momento di puro istinto e aspettandomi di essere respinto, o peggio di ricevere uno schiaffo, la guardai negli occhi con un attimo di smarrimento e, con mia grande sorpresa, lei mi penetrò con lo sguardo e poi, quasi avesse un'urgenza insopprimibile, mi attirò a sé e facendomi schiudere le labbra, infilò la sua lingua dentro la mia bocca, per un bacio alla francese imperioso e quasi selvaggio... A quel gesto inaspettato la mia eccitazione sale alle stelle e d'istinto la serro a me, stringendola al mio bacino, per farle sentire la mia imperiosa erezione. Continuando a baciarmi ancora, con dolcezza stavolta, con una mano lei scende alla patta dei pantaloni, accarezza il mio membro turgido da sopra i jeans, poi abbassa la zip e con delicatezza, svincolandolo dagli slip lo prende in mano. Ne ammira la consistenza e guardandomi negli occhi, quasi a non voler perdere neppure un attimo del mio godimento, comincia a scappellarlo e poi a masturbarlo. La sua mano è fredda, avverto questa sensazione come primo impatto ma il mio membro è bollente e presto la sua mano si fa calda e dolce, in pochi colpi vengo, vengo a getti copiosi, chiudendo gli occhi e soffocando un gemito di piacere intenso. Quando li riapro vedo la sua mano ancora piena del mio seme e mi pare di scorgere quasi un lampo di trionfo nei suoi occhi, poi lei prende un fazzolettino dalla sua borsa e si ripulisce, chiedendomi se mi è piaciuto.
Era la prima volta che godevo di tanta intimità con una donna, avrei voluto assaporare il caldo e bagnato della sua figa di cui sentivo il profumo, immergervi le dita e assaporare il gusto del suo miele acerbo, ma non ebbi il coraggio di farlo.
Ci salutammo come se niente fosse successo, ma quell'episodio rimase scolpito in maniera indelebile nella mia mente, e spesso ancora oggi penso a lei con nostalgia...
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