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Perduti sensi
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Titolo: Perduti sensi
Autore: Saladino
Contatto:
Racconto n° 4517
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- Ancora qualche foto, poi tutto finito - dissi frettolosamente, quasi scusandomi, alzando il mio tono di voce. - D'accordo - rispose Carla ammiccando con il mento per accentuare l'affermazione. Ero entusiasta, tutto me stesso avevo buttato in quel pomeriggio. Da quasi tre ore fotografavo Carla, lei me lo aveva chiesto, io avevo fatto il possibile per accontentarla. Giocare con la luce e le penombre, variare le tonalità di grigio, ombreggiare i particolari, creare spontaneità, captare istanti ed emozioni in bianco e nero, mi ha sempre divertito e appagato. Avevo fatto delle belle foto, ne ero più che sicuro, stanco, ma anche Carla mi sembrava esausta.
Ci conoscevamo da parecchio tempo, un'amica e nulla di più, era gentile e simpatica, sicura nel lavoro e nelle amicizie, a volte un po' sfrontata. Vestiva in modo eccentrico, ma aveva un suo stile, soprattutto faceva impazzire, in genere gli uomini. La sua cordialità e solarità era spesso fraintesa e questo la alterava giustamente non poco, se devo essere sincero, la consideravo troppo lunatica, troppo vanitosa e soprattutto era la sua sicurezza ostentata che mi teneva lontano da qualsiasi tentativo di approfondire la nostra amicizia. Quel pomeriggio avevamo iniziato con qualche posa scontata e banale, poi stranamente era stata lei a imporre il suo feeling. Si era mossa come un felino davanti all'obiettivo, sembrava una morbida lince in agguato, in cerca di preda, occhi lucenti fissi, dominava la scena, audace, calcolata, istintiva, sensuale.
Sotto la luce, durante le pose diventava un'altra, mansueta, delicata come un petalo di viola e poi aspra come un mirto selvaggio, lacerante come le spine di un rovo. Il suo corpo, sembrava ardere di desiderio, bruciava dentro. Mutava repentinamente umore, espressione, come un aquilone in balia del primo vento, era davvero imprevedibile come donna. Le linee del suo corpo non erano perfette, ma spruzzavano sensualità, accidenti se comunicavano.
Le sue morbide curve, i fianchi larghi e bianchi, accentuati dalle penombre, un seno piccolo da apparire acerbo e i capezzoli pronunciati quasi in cerca di piacere, nel silenzio assoluto il suo corpo parlava, rime di poesia che penetravano nel mio cuore, nella mia anima. Un corpo liscio dalla pelle vellutata e chiara, reso ancora più disponibile dalla luce, un prato d'erba carnosa, recondito rifugio di pensieri e piaceri. I suoi movimenti soffici, elastici, felini, avevano un qualcosa di animalesco, di invitante, questo suo amoreggiare istintivo, naturale, provocatoriamente semplice, era inebriante, inarcava la schiena, faceva astutamente ondeggiare il suo ventre e lo sguardo sensuale come di chi ti vuole carpire, questa era Carla, che io non conoscevo, ma intuivo. Il suo ventre tenero e rotondo pulsava come una stella, emanava passioni indomite e accese. Per fortuna la mia destrezza nel maneggiare le luci, gli obiettivi, mi aveva aiutato a mascherare la mia eccitazione e il mio coinvolgimento. Più tardi seduti al tavolo di un bistrò, mentre cenavamo e ci lasciavamo a qualche piccola confidenza, la mia mente vagava visionaria, in balia della sua sensualità. Cercava invano, sognava ancora quella Carla, sensuale e naturale, tenera e dolce, piena d'istinto, a me sconosciuta, ma improvvisamente rivelatasi in quel pomeriggio.


Dopo qualche settimana ero a Nizza, ospite per qualche giorno di una coppia di amici: Martina e Andrea; lì ritrovai Carla, che teneramente mi aveva fatto sognare.
Nizza è città moderna e antica con viottoli e stradine tipiche di tanta storia e di mare. Il sole, l'aria, sapori di mare, di terra, tutto è bizzarro, un piacere, un sogno antico. L'aria del mare giunge sulle onde e si frantuma in colori a filo d'acqua, penetra con la sua viva forza nell'anima delle persone. Le ammalia, le intriga, le trasforma, irrompe nella vita di ognuno, solleva impellenti desideri accendendo passioni, ti acceca e ti travolge. Furono giorni tranquilli, spensierati, una cordiale compagnia, una bella casa, dove riposare, con un grazioso angolino di verde rigoglioso per chiacchierare, stanze fresche e luminose al piano superiore. Con Andrea e Martina ero molto legato, ci frequentavamo da anni, una coppia affiatata, collaudata, allegra e divertente. Spesso con Andrea, con cui avevo una stretta confidenza, si passeggiava, si andava a mare e ci si rifugiava in qualche piccolo bar a sorseggiare qualche buon cocktail. Passò qualche giorno, su un tardo pomeriggio, quando la - Promenade des Anglais - brulicava ancora di persone, Andrea e io ci lasciammo, doveva sbrigare qualche faccenda privata, io ritornai a casa. Avevo bisogno di distendermi, salii le scale, quasi in cima, udii delle voci simili a lamenti, provenivano dalla porta socchiusa della stanza di Martina. Subito non diedi importanza, poi capii che erano lievi gemiti, puri sibili di piacere, mi fermai e guardai all'interno.
Martina e Carla, prese, eccitate nella penombra, si amavano liberamente, trasportate istintivamente dalla loro voglia intensa d'amore. Nel vedere le loro figure morbide, le loro movenze teneramente romantiche, attonito rimasi senza parole, riservatamente coinvolto da quell'amplesso così dolce, toccante, totalizzante. Carla completamente nuda, era distesa, aveva la testa adagiata su un cuscino a lato del divano. Il suo corpo inarcato, come invocasse piacere, le gambe lisce, snelle, ben fatte, leggermente divaricate, quasi pudicamente invitanti. Il viso rilassato, appena solcato da un accennato sorriso, emanava un opaco e tenero bagliore. Il suo ventre, coperto solo da luce soffusa, era percorso da movenze sensuali, istintive, i bei fianchi, maturi, bianchi, invitavano ad essere posseduti, i suoi seni piccoli, leggeri, liberi, pieni di radiosità, coppe delicate di miele dalle punte dolci come bacche di rovo. Davanti a lei, in ginocchio sul tappeto c'era Martina, il suo sguardo come travolto da incantesimo, sul viso tracce di un'eccitazione intensa e profonda. Vitalità nuova, accesa, trascendente fluiva in loro. Con carezze, le sue mani percorrevano il corpo di Carla, come una danzatrice d'amore, un incedere ostinato, lento. Scendevano lungo la schiena e sui fianchi, a volte esitanti, poi decisi, sembrava disegnassero strane figure, archi di teneri brividi, semplici e gustosi giochi d'amore. I loro corpi si stringevano, docili l'un contro l'altro, intensamente allacciati, dispersi, presi da un armonioso e stupendo ballo erotico, la loro pelle sensibile vibrava come corda di violino. Musica sublime di sensi perdutamente animati e innamorati. Due glicini delicatamente ansimanti che s'intrecciavano per mescolare profumo e colore.

Io stentavo a credere a quello che i miei occhi videro, fu un intenso e toccante tenero amplesso di due donne. Rimanevo lì fermo, senza respiro, incapace di scuotermi, coinvolto dal loro piacere, dal loro delicato donarsi, ero travalicato da così forte desiderio e da tanta poesia dei corpi.
Carla ora ansimava, era un crogiuolo vivo di teneri gemiti, avida di voglie reclamanti, stava come annegando. Il forte desiderio di sesso l'aveva addolcita dentro, travolta dal piacere senza ritegno, solo, puro e libero, tenero amore. Martina maliziosamente trovò il calore del suo piacere, le sue carezze si avventurarono là, dove l'estasi si duplicava, si esaltava, si percuoteva a tutto il corpo.
I fianchi palpitavano, la sua carne, come seta soffice svolazzante, bramava di passione. Il toccare amorevolmente con le dita portò a profondi quanto delicati brividi, poi un'ondata piena di piacere, maturo, completo. Leggevo nei loro occhi estasiati, appagati, un infinito, sconfinato, lasciarsi andare, travolte da un'intimità intensa, naturale e selvaggia. Per un attimo i due corpi sembrarono acquietarsi, ricomporsi, con calma si ritraevano come felini esausti e ammansiti. La tempesta lasciava spazio alla serena e appagante bonaccia, ma non tutto si placa, quando la fiamma della passione non è del tutto consumata. Martina lasciò cadere istintivamente maliziosi e avidi baci là dove i fianchi unendosi formano la dolce oasi d'amore, baci teneri, cadenzati, baci sensualmente eccitanti, come morbide sferzate scossero nuovamente il corpo di Carla, ritornò a parlare, posseduto sussultava. La sua voce si fece rauca, dolcissimi rantoli scaturivano dalla sua gola, come tanti pistilli dai petali di un fiore, suoni profondi, gravi, caldi empivano il silenzio sacro e puro di quella stanza. Il suo corpo parlava con lunghi sospiri, flebili, ritmati, quasi modulati dalle voglie svelate del corpo, musica soave, assoli di appagante godimento. Oh! Divina lussuria, profondo naturale piacere, desiderio mai assopito, voglia aspra di possedere e appartenere, che accendi le menti e i corpi. Rovente ardere di delicate carni, passione accecante, non più emozioni o sensazioni, ma assoluto, totale bisogno di lasciarsi cadere nella voragine di papaveri rossi.
Quasi inebetito, preso da liriche irresistibili di dolcezza e bellezza, fui destato da un rumore di passi al piano terra, riparai subito in camera, la mia mente chiusa nel suo rigido pensare maschile, rifiutava di capire ciò che i miei occhi avevano appena visto, confuso mi chiedevo, pensavo.
Erano quei corpi imperfetti e presi che parlavano di dolcezza, quasi animalesca, sensibilità smisurata, a occupare la mia mente. La mattina seguente a colazione, Carla furbescamente mi sussurrò: - Che fai, adesso mi spii? - Risposi con tono: - No. Ero solo accecato dal desiderio.- Lei maliziosamente volle avere l'ultima parola: - Sai i desideri non vanno rifiutati o traditi.- Finalmente, capii, nonostante il mio stupido pensare maschile, che m'invitava nel suo maturo campo di grano dorato a cogliere i suoi fiordaliso.


Dedicato alle Anime sensibili della Red Chat.