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Titolo: Ancora
Autore: Siruos
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Racconto n° 4519
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Mi eccita sempre vederti indaffarata nelle faccende domestiche come ora, che lavi i piatti dopo la nostra cena. Le tue mani nel lavello, le tue belle gambe dritte, le spalle un poco abbassate che lasciano cadere i tuoi lunghi capelli biondi, le tue forme a malapena celate negli abiti di casa, a fine giornata.

Ancor più ora, pensando a questa sera a cena, quando, provocante, tra un bicchiere di vino e un altro, catturavi il mio sguardo mangiando le olive snocciolate manco fossero ostriche della Bretagna, risucchiate una alla volta, la lingua curiosa ad infilarsi nel pertugio del nocciolo. Dopo cena, in camera, mi preparo per la serata, mentre riassetti la cucina. Lo tocco: mi sembra ancora più duro del solito. Ti raggiungo in cucina.

Spengo questa sigaretta, che ho fumato avidamente, guardandoti mentre stai finendo di rassettare il lavello, e mi parli della tua collega stronza che anche oggi ha provato a fregarti con il capo, e io che rispondo a monosillabi.

Non resisto più, e anche se non hai ancora finito ti vengo alle spalle, mi appoggio contro di te, ti abbraccio incrociando le mie mani sul tuo ventre.

- Dai, smettila, fammi finire! - rispondi subito, ma non sei affatto convinta. E infatti passi il panno sempre più lento sul lavello, mentre le mie mani si fanno strada sotto la tua maglia, le mie labbra giocano sul tuo collo, la mia lingua ti sfiora; mi inebrio del profumo sulla tua pelle, e intanto spingo contro di te.

Una mia mano sul tuo seno, mia preda sempre ambita e desiderata, l'altra sul tuo ventre, a spingerti contro di me. Colgo il lieve movimento del tuo bacino, una piccola rotazione, segnale al quale mi adeguo subito, roteando anch'io per meglio farti sentire la mia robusta presenza dietro di te.

Finalmente ti volti: le tue braccia sulle mie spalle, le mie mani sui tuoi fianchi. Mi guardi, sorridi, mi baci. Mi piace baciarti. Vedere le tue labbra che si schiudono, aprire questo tuo antro umido della mia passione, la punta della tua lingua che vibrando morbida si offre. Impaziente, affondo nella tua bocca, il gusto acre del tabacco si mescola a quello delle olive in te. Il tuo seno spinge contro di me.

E la mia mano sui tuoi capelli, sulla tua testa, l'altra a correre sul tuo sedere, a strizzarne la soda consistenza che tanto mi eccita.

Sciolgo l'abbraccio, ti prendo per mano, mi segui, andiamo in camera da letto, il letto matrimoniale ancora sfatto da stamane, il tuo cuscino in terra, come sempre. Ci liberiamo dei vestiti, io completamente, e resto con la lancia in resta, tu in intimo e calze autoreggenti, e mi sorridi, porca!, perché sai che non ce la faccio più.

Rude ti spingo sul letto, cadi all'indietro, fragorosa la tua risata: ti diverte quando provo ad essere forte con te. Mi getto sopra di te: la mia bocca sul tuo ventre, la mia lingua che gioca sull'ombelico, le tue mani nei miei capelli, il tuo ventre sussulta per le risate, il solletico che tanto mi e ti eccita. Risalgo sul tuo seno, a giocare con la trama del pizzo che ancora ti copre; con la lingua scavallo i tuoi capezzoli per poterli voracemente succhiare; con le dita li strizzo con forza. Mi piace da impazzire il tuo seno: a volte lo invidio.

Ancora bacio a fondo la tua bocca, e con le mani scendo sulle tue anche, e, non so come hai fatto, ti scopro già nuda, con le sole calze autoreggenti. Sai che così mi fai impazzire di libidine. E allora corro, e affondo la mia bocca sulle tue labbra rosse, umide. Il tuo soffice pelo mi solletica sul naso, il tuo odore mi tramortisce, le tue mani nei miei capelli. Affondo la mia lingua dentro di te; il tuo succo, denso e caldo: ondate che mi allagano la bocca e scendono in me, scariche di adrenalina che salgono al cervello ed esplodono nel mio corpo per morire risucchiate dal gorgo tra le mie gambe.

Impaziente come sempre non resisti, vuoi comandare tu, mi spingi indietro, mi fai cadere sul letto e ti butti a cavalcioni su di me, a mordicchiare i miei capezzoli. Mi guardi sorridendo, e, senza pazienza, lo prendi in mano, e ti ci siedi sopra, lo affondi nella tua carne.

Cominci a muovere il tuo bacino, e io lo sento scuotersi, avanti e indietro. Le mie mani sui tuoi fianchi, le tue sulle mie spalle, i tuoi capelli che scendono a solleticarmi i capezzoli.

Il tuo ritmo cresce, come il tuo respiro, un senso di potenza mi invade. Con forza ti rovescio sul letto, ti afferro, vengo alle tue spalle e ti spingo, cadi sui gomiti, il tuo seno a strusciarsi sul lenzuolo, il tuo sedere, magnifico davanti a me. Affondo le mie mani nei tuoi capelli e li tiro, criniera della giumenta che voglio montare. E di nuovo in te, ci metto tutta la mia forza nello spingere colpi ritmati del mio bacino contro il tuo sedere; i tuoi seni, ad ogni colpo, si scuotono, appesantiti dalla gravità e dal gonfiore della eccitazione. Fiotti caldi di te bagnano le mie gambe.

Ma ancora scappi, e di nuovo subito sopra di me, mi succhi, la lingua sulla punta, le labbra sulla punta, e poi lo inghiotti. Mi guardi maliziosa, sorridendo, io a bocca aperta che a fatica inghiotto aria, col cervello in cortocircuito, mentre ti vedo sferzarti il seno con colpi violenti e ritmati del membro: sono schiocchi rumorosi, scariche che vibrano in me. Sento le mie gambe tendersi e sciogliersi, impazienti della corsa verso il nostro godimento.

Ti fai padrona di me, e io ubbidiente ti assecondo, i tuoi pensieri e le tue idee cibo per le nostre gioie; mi fai sedere sul bordo del letto, davanti allo specchio; mi vieni davanti, mi porgi la schiena che subito bacio, ti siedi su di me. Sento spingere, la tua carne cedere. E poi apri le tue gambe, volti il viso per guardarmi, afferri la mia testa per i capelli, perché vuoi guardarmi, mentre mi ordini di guardare nello specchio dove mi sto aprendo la strada in te.

E io, con la sola idea fissa del tuo godimento, lo sguardo fermo sul tuo sesso, scendo le mani sul tuo pelo; ti sento, gonfia, rossa di sangue ed eccitazione, affondo le mie dita in te. Le mie dita in te, che sentono le mie penetrazioni in te. Le mie mani fradice di te. Con l'altra mano ti abbraccio, per sentire la tua schiena umida di sudore che si appoggia su di me.

E poi via in una corsa forsennata, fino a quando il ritmo è affannato, e d'improvviso, finalmente, ti alzi, mi fai alzare, in piedi, e poi ti inginocchi davanti a me, succhi, e le tue mani corrono sulla mia schiena, sul mio sedere. Ti sento armeggiare, e guardo il tuo sguardo, lascivo, io con la bocca aperta.

Lo slacci, lecchi alla mia fonte i miei fiotti di passione che ormai colano tra le mie gambe, e mi dici quello che da minuti impaziente sto aspettando.

- Anna, adesso tocca a me -.